Concetti Chiave
- L'importanza dell'organo colpito determina la severità della patologia cardiovascolare, con il cuore che presenta conseguenze più gravi rispetto ad organi meno vitali.
- La capacità di un organo di resistere all'ipossia può essere aumentata abbassando il metabolismo basale, ad esempio tramite il raffreddamento durante i trapianti.
- Ogni anno, circa 150.000 persone vengono ricoverate per malattie cardiovascolari, con una mortalità ospedaliera del 2-5% e un miglioramento della mortalità per infarto rispetto a 20 anni fa.
- Il Framingham heart study ha identificato numerosi fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, tra cui fumo, ipercolesterolemia e inattività fisica, contribuendo a una maggiore consapevolezza epidemiologica.
- In medicina, il rischio di malattie cardiovascolari può essere stratificato, con interventi mirati per i pazienti ad alto rischio, poiché i fattori di rischio si moltiplicano anziché sommarsi.
Determinanti della severità cardiovascolare
Cosa determina la severità di una patologia cardiovascolare?
- Importanza dell’organo che viene colpito: se viene colpito il cuore a differenza di un dito le conseguenze saranno notevolmente diverse.
- Capacità dell’organo di resistere all’ipossia: diversi organi hanno diversa capacità di resistere all’ipossia. Il tempo di resistenza può essere modificato solamente
abbassando il metabolismo basale. Raffreddando l’organo il metabolismo basale si abbassa, metodo utilizzato nei trapianti d’organo.
Epidemiologia delle malattie cardiovascolari
Epidemiologia delle malattie cardiovascolari:
Ogni anno vengono ricoverati circa 150.000 persone. La mortalità ospedaliera varia dal 2-5%. Di tutti i pazienti che hanno un infarto il 3% muore, dato migliorabile ma comunque migliore rispetto a 20 anni fa dove la mortalità si attestava attorno al 10-15%.
Fattori di rischio e studi epidemiologici
I dati sui fattori di rischio sono stati raccolti principalmente dal Framingham heart study, uno
studio prospettico durato 60 anni (1948-2002) dove vennero inclusi tutti i cittadini di Framingham, una piccola cittadina vicina a Boston ove, alla fine della seconda guerra mondiale, decisero di studiare e seguire nel tempo tutti i circa ventimila cittadini.
Nel corso degli anni man mano che si ammalavano e che morivano si andavano a fare delle valutazioni comparandole con gli altri cittadini consentendo così di fare delle associazioni per identificare i fattori di rischio legati a malattie cardiovascolari e non.
Dopo 12 anni dall’inizio dello studio si notò una forte correlazione tra il fumo di sigaretta e le malattie cardiovascolari. Col passare degli anni si identificarono sempre più fattori di rischio associati alle malattie cardiovascolari come:
● 1961: si identificò nell’ipercolesterolemia e nella pressione sanguigna
● 1967: l’inattività fisica.
● 1970: ipertensione
● 1976: menopausa
● 1978: fattori psicosociali
● 1988: alti livelli di HDL abbassavano invece il rischio
● 1994: l’ipertrofia ventricolare
● 1994: lipoproteina a
Stratificazione del rischio in medicina
Quando si valuta il rischio in medicina non c’è la certezza assoluta ovvero non si può definire se un paziente sia totalmente esente dal rischio di contrarre una determinata malattia o che sia sicuro al 100% che possa contrarla.
Si può però stratificare il rischio del nostro paziente, identificando quelli che hanno un rischio maggiore o inferiore. Nei pazienti a rischio maggiore si possono fare degli interventi di tipo farmacologico, ambientale, dietetica, comportamentale per fare diminuire il rischio.
Un aspetto importante è da considerare il fatto che i fattori di rischio si moltiplicano e non si sommano.
Esempio. Se ho un fattore di rischio che aumenta la probabilità di 2 volte di contrarre una determinata malattia e un altro fattore per la stessa malattia lo aumenta di 3 volte, il rischio totale non è la somma, ma la moltiplicazione tra i due fattori. Ho dunque 6 volte il rischio di contrarre la malattia.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'organo colpito nella severità delle patologie cardiovascolari?
- Qual è la mortalità ospedaliera associata alle malattie cardiovascolari?
- Quali fattori di rischio sono stati identificati dallo studio di Framingham?
- Come si stratifica il rischio in medicina?
La severità di una patologia cardiovascolare dipende in gran parte dall'organo colpito; ad esempio, le conseguenze di un danno al cuore sono notevolmente più gravi rispetto a quelle di un danno a un dito.
Ogni anno, circa 150.000 persone vengono ricoverate per malattie cardiovascolari, con una mortalità ospedaliera che varia dal 2% al 5%. La mortalità per infarto è attualmente del 3%, un miglioramento rispetto al 10-15% di 20 anni fa.
Lo studio di Framingham ha identificato diversi fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, tra cui il fumo di sigaretta, l'ipercolesterolemia, l'ipertensione, l'inattività fisica e fattori psicosociali, tra gli altri.
In medicina, il rischio non può essere definito con certezza, ma può essere stratificato per identificare i pazienti a rischio maggiore o minore. È importante notare che i fattori di rischio si moltiplicano, non si sommano, aumentando significativamente il rischio totale di contrarre una malattia.