Concetti Chiave
- Italo Svevo, nato Aron Hector Schimtz, rappresenta una fusione di culture italiane e tedesche, essendo originario di Trieste durante l'Impero asburgico.
- Dopo il fallimento paterno, Svevo affrontò un declassamento sociale, lavorando in banca per 19 anni mentre cercava di dedicarsi alla scrittura.
- Il matrimonio con Livia Veneziani nel 1896 migliorò le sue condizioni di vita, permettendogli di abbandonare il lavoro in banca per diventare direttore della ditta del suocero.
- Incontri significativi con James Joyce e l'introduzione alla psicanalisi influenzarono profondamente la sua formazione intellettuale, incoraggiandolo a riprendere la scrittura.
- Il romanzo "La coscienza di Zeno", pubblicato nel 1923, non raggiunse il successo in Italia, ma ottenne riconoscimenti internazionali, in particolare da Joyce e critici francesi.
Indice
Identità e formazione di Italo Svevo
Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schimtz. Il suo pseudonimo rispecchia la sua duplice formazione italiana e tedesca. Infatti, egli nacque nel 1861 a Trieste, al tempo territorio dell’Impero asburgico. Proveniva da un’agiata famiglia borghese di origini ebraiche. Fu avviato agli studi commerciali in Germania e a Trieste, ma la sua aspirazione era letteraria, tanto è vero che collabora con la rivista L'indipendente su cui scrisse il suo primo racconto, L' assassinio di via Belpoggio. Politicamente era vicino alle posizione irredentistiche e manifestava un certo interesse per il socialismo.
Esperienze di declassamento e lavoro
In seguito a un investimento industriale sbagliato, il padre fallì: Svevo conobbe così l’esperienza del declassamento, passando dall’agio borghese a una condizione di ristrettezza economica. Fu costretto a impiegarsi in una banca per 19 anni. Il lavoro impiegatizio era per lui arido ed opprimente, e perciò cercava un’evasione nell’attività letteraria. Nel 1892, pubblicò a proprie spese il romanzo Una Vita, senza però ottenere alcun successo.
Matrimonio e ascesa sociale
Nel 1895 morì la madre. Nel 1896 sposò la cugina Livia Veneziani. Il matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo. Sul piano psicologico, egli riuscì a superare molte fragilità e insicurezze personali grazie al nuovo ruolo di marito e padre. Inoltre, migliorarono le sue condizioni economiche e sociali. Infatti, abbandonò l’impiego in banca ed assunse l’incarico di direttore nella ditta del suocero, una fabbrica di vernici per navi ben inserita nel mercato nazionale. Fu un salto di classe sociale: da piccolo borghese al mondo dell’alta borghesia.
Incontri significativi e abbandono della letteratura
Il nuovo lavoro gli consenti di compiere numerosi viaggi in Francia e in Inghilterra (dove c'erano delle filiali dell'azienda). Qui venne a contatto con un ambiente in cui ciò che contava erano il profitto e gli affari. L'insuccesso del suo secondo romanzo "Senilità" del 1898 e il nuovo lavoro da dirigente lo portarono ad abbandonare la letteratura. Infatti, egli la riteneva ormai "ridicola e dannosa".
Due eventi furono fondamentali per la sua formazione intellettuale.
L'incontro con lo scrittore irlandese James Joyce, da cui prende lezioni di inglese a Trieste. Tra i due nacque una solida amicizia. Svevo gli fece leggere i suoi romanzi, ottenendo l'incoraggiamento a proseguire l'attività letteraria.
L'incontro con la psicanalisi nel 1910. Il cognato di Svevo stava seguendo una terapia a Vienna con il dottor Sigmund Freud, facendogli scoprire così le teorie psicanalitiche.
Ritorno alla scrittura e successo postumo
L'occasione di poter riprendere la scrittura arrivò con la prima guerra mondiale. La fabbrica di vernici fu requisita e Svevo si trovò libero dal lavoro, potendo riprendere la sua attività intellettuale. Nel 1919 iniziò il suo terzo romanzo, "La coscienza di Zeno". Fu pubblicato nel 1923, a distanza di ben 25 dall’ultimo. Ancora una volta, però, l'opera non ebbe successo in Italia. Tuttavia, ottenne grande attenzione all'estero ottenne. Joyce lo apprezzò molto e in Francia accolse recensioni positive grazie ai due importanti critici Larbaud e Cremiex. In Italia, solo il giovane Eugenio Montale gli dedicò un saggio sulla rivista "L'esame", riconoscendone la grandezza.
Svevo successivamente progettò anche un quarto romanzo dal titolo "Il vecchione". Rimase però incompleto a causa della sua morte improvvisa nel 1928 in seguito ad un incidente automobilistico.
Domande da interrogazione
- Qual è il vero nome di Italo Svevo e quale significato ha il suo pseudonimo?
- Come ha influito il fallimento del padre sulla vita di Svevo?
- Quale impatto ha avuto il matrimonio di Svevo sulla sua vita personale e professionale?
- Quali incontri significativi hanno influenzato la carriera letteraria di Svevo?
- Qual è stato il destino delle opere di Svevo e il loro riconoscimento?
Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schimtz. Il suo pseudonimo riflette la sua duplice formazione italiana e tedesca, essendo nato a Trieste, all'epoca parte dell'Impero asburgico.
Il fallimento del padre portò Svevo a un'esperienza di declassamento, costringendolo a lavorare in banca per 19 anni, un'occupazione che trovava arida e opprimente, spingendolo a cercare un'evasione nella scrittura.
Il matrimonio con Livia Veneziani nel 1896 segnò una svolta fondamentale, permettendogli di superare fragilità personali e migliorare le sue condizioni economiche, abbandonando il lavoro in banca per diventare direttore nella ditta del suocero.
Due incontri fondamentali furono quello con James Joyce, che lo incoraggiò a continuare a scrivere, e l'introduzione alla psicanalisi nel 1910, che arricchì la sua formazione intellettuale.
Dopo un lungo periodo di inattività, Svevo tornò a scrivere durante la prima guerra mondiale, pubblicando "La coscienza di Zeno" nel 1923, che, sebbene non avesse successo in Italia, ricevette grande attenzione all'estero, grazie anche all'apprezzamento di Joyce e critici francesi.