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Concetti Chiave

  • Manzoni ha scelto il romanzo come forma espressiva per rappresentare una realtà umile, rompendo con le convenzioni della letteratura classica e abbracciando i principi del romanticismo.
  • La narrazione è collocata nel Seicento, permettendo ai sentimenti e ai gesti dei personaggi di acquistere significato attraverso il contesto storico, avviando il romanzo storico realista.
  • I personaggi fungono da modelli delle diverse classi sociali, evidenziando le irrazionalità della società del Seicento e invitando a un miglioramento sociale e politico in Italia.
  • La maturazione di Renzo e Lucia è centrale nell'opera, mostrando come affrontano le negatività del loro tempo, raggiungendo una maggiore consapevolezza del male e della spiritualità.
  • Manzoni propone una concezione della provvidenza divina in cui virtù e felicità si realizzano solo nell'eternità, sottolineando l'importanza della fiducia in Dio per la serenità degli uomini.

Qual è l'innovazione letteraria di Manzoni?

I promessi sposi è, delle opere di Manzoni, quella che più ha innovato la letteratura italiana. L’autore milanese scelse il romanzo come forma di scrittura, benché fosse ritenuto indegno della più alta letteratura classica. Il romanzo, tuttavia, rispondeva perfettamente alla poetica del vero, dell’interessante e dell’utile in cui, secondo Manzoni, si riassumevano i principi essenziali del romanticismo. Il romanzo aveva, inoltre, il pregio di rivolgersi ad un pubblico vasto, di diversa estrazione sociale, pur consentendo di svelare a quest’ultimo notizie storiche, idee, principi e cognizioni morali. Era un genere nuovo, e perciò libero da regole prescritte, in special modo dalla “separazione degli stili”, che voleva serietà e bellezza per i soli argomenti nobili. Attraverso il romanzo Manzoni ebbe, invece, modo di rappresentare una realtà umile, tipicamente ignorata dalla letteratura o, al più, descritta con toni comici e irriverenti. Egli elesse a protagonisti due semplici popolani della campagna lombarda (Renzo e Lucia) e ne narrò la vicenda con assoluta serietà.

Rappresentazione storica e sociale

Rappresentando, poi, il suo racconto nel quadro storico del Seicento, Manzoni poté definirlo e approfondirlo nel contesto delle problematiche di quel tempo, tanto che ogni singolo sentimento o gesto esprime il suo significato esclusivamente in relazione ad esse. Manzoni fu, in questo, iniziatore del romanzo storico realista. I promessi sposi è una ricostruzione scrupolosa del XVII secolo, affrontata, però, dalla realtà umile dei due protagonisti, e sullo sfondo della quale si pongono i grandi personaggi storici e le vicende note.

Critica sociale e modelli di Manzoni

Il quadro proposto da Manzoni è, in realtà, fortemente polemico, poiché egli badò a evidenziarne irrazionalità e aberrazioni, per svelare al presente (e in special modo all’Italia) le radici della sua arretratezza. Attraverso la critica del Seicento, insomma, Manzoni offrì un esempio alla società contemporanea, perché si migliorasse e rispondesse alle esigenze imprescindibili dell’uomo: un saldo potere statale, una legislazione razionale ed equa, una politica economica oculata, un’organizzazione sociale giusta.

Personaggi e classi sociali

Strumento principale della critica di Manzoni sono i personaggi, che egli pose a modelli, positivi e negativi, delle diverse classi sociali. Don Rodrigo e Gertrude (la Monaca di Monza) rappresentano la funzione negativa dell’aristocrazia, mentre il cardinal Federigo è il modello positivo e l’Innominato il nobile fuorilegge che si converte alla cura per gli umili. Dei ceti medi, Don Abbondio e l’Azzecca-garbugli sono figure negative, e positivo è, invece, padre Cristoforo. Al livello dei poveri Renzo ha la funzione esemplare di lasciare il carattere ribelle per la fiducia in Dio, Lucia è esempio positivo della rassegnazione cristiana, e negativa è la folla sediziosa e violenta di Milano.

Il modello offerto da Manzoni, di una società giusta e priva di contrasti, si nutre tanto di principi laici quanto di ideali religiosi. L’autore milanese era, infatti, convinto della capacità riformatrice del cattolicesimo, e in esso vedeva l’unica forza in grado di cambiare alla radice i mali della società.

Formazione e maturazione dei protagonisti

Le vicende narrate ne I promessi sposi definiscono l’opera come un “romanzo di formazione”. Di capitolo in capitolo si osserva la maturazione dei due protagonisti, che seguono percorsi diversi e complementari attraverso le negatività del mondo seicentesco. Entrambi, infine, acquistano coscienza del male, che tuttavia li porta alla conquista della vera spiritualità.

Renzo è l’esponente tipico del popolo contadino, e perviene ad una formazione soprattutto morale. Egli sperimenta i mali socio-politici del mondo (la sommossa di San Martino, il disfacimento della Milano appestata), e giunge ad abbandonare ogni velleità d’azione per rassegnarsi del tutto a Dio. Lucia, al contrario, mostra da subito una maggior fiducia nella provvidenza; tuttavia crede in una visione ingiustamente idillica della vita, che l’esperienza dovrà smentire. Lei sperimenta i mali del campo morale (la corruzione della monaca aristocratica, la violenza prevaricatrice del signore “tiranno”) e apprende che innocenza e bontà non bastano ad evitare le sventure.

Concezione della provvidenza divina

Il rifiuto dell’idillio, dell’idea di una vita quieta e senza scosse, è essenzialmente il lieto fine del romanzo. Si delinea una particolare concezione della provvidenza divina, che non interviene infallibilmente a premiare i buoni. Nella visione teologica di Manzoni, virtù e felicità possono coincidere solo nella prospettiva dell’eterno: alla fine dei tempi (e non prima) vi è la certezza che i puri saranno ricompensati e i malvagi puniti. La fiducia in Dio, cui Renzo e Lucia pervengono al termine del racconto, migliora la vita degli uomini e assicura loro la serenità.

Modello linguistico e revisione

L’edizione definitiva de I promessi sposi fornì alla letteratura italiana del XIX secolo un nuovo modello linguistico. Per la sua difficoltà, infatti, la tradizionale forma di espressione letteraria non poteva più essere usata; serviva un codice comune al lettore quanto allo scrittore.

In un primo momento, Manzoni risolse il problema impiegando un fondo di toscano letterario, espressioni del linguaggio popolare e termini dal francese. Già nel 1824 però, pubblicato il primo Fermo e Lucia, egli abbandonò questo composto e si orientò verso il fiorentino tipicamente usato nei libri. Scoprì, con sorpresa, che tale lingua mostrava parecchie concordanze con gli altri dialetti, e in special modo con il milanese. Recatosi a Firenze, Manzoni si convinse che il fiorentino colto, nella sua forma viva e attuale, dovesse diventare la lingua della letteratura moderna. Da qui l’episodio dello “sciacquo in Arno”, la revisione del romanzo che portò alla definitiva edizione de I promessi sposi (la Quarantana, 1840-1842).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'innovazione principale che Manzoni ha portato alla letteratura italiana con "I promessi sposi"?
  2. Manzoni ha scelto il romanzo come forma di scrittura, innovando la letteratura italiana e permettendo di rappresentare una realtà umile, tipicamente ignorata, attraverso protagonisti popolani come Renzo e Lucia (testo).

  3. In che modo Manzoni utilizza il contesto storico del Seicento nella sua opera?
  4. Manzoni colloca la sua narrazione nel Seicento per approfondire le problematiche del tempo, rendendo ogni sentimento e gesto significativo in relazione a quel contesto storico (testo).

  5. Qual è il messaggio sociale che Manzoni intende trasmettere attraverso i suoi personaggi?
  6. Manzoni utilizza i personaggi come modelli delle diverse classi sociali, evidenziando le aberrazioni dell'aristocrazia e proponendo esempi positivi per una società più giusta e riformata (testo).

  7. Come si sviluppa la formazione dei protagonisti nel romanzo?
  8. "I promessi sposi" è un romanzo di formazione in cui Renzo e Lucia maturano attraverso esperienze diverse, acquisendo coscienza del male e una profonda fiducia in Dio (testo).

  9. Qual è la concezione della provvidenza divina espressa da Manzoni?
  10. Manzoni rifiuta l'idea di un'idillio e sottolinea che la provvidenza divina non premia sempre i buoni immediatamente; la vera ricompensa avviene solo nell'eternità, migliorando la vita degli uomini (testo).

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