Concetti Chiave
- L'autore nacque ad Agrigento in una famiglia benestante e studiò prima a Palermo, poi a Roma e infine in Germania.
- Iniziò la sua carriera letteraria con il romanzo "L'Esclusa" nel 1901 e collaborò con riviste, teatro e cinema, mostrando versatilità nella scrittura.
- Si iscrisse al partito fascista nel 1924 per ottenere appoggi, ma successivamente si distaccò dal regime, riconoscendone la superficialità.
- La teoria del vitalismo sostiene che la realtà e l'individuo sono in continuo divenire, evidenziando come tutti indossiamo maschere fittizie.
- La crisi d'identità nei suoi romanzi è rappresentata come una frantumazione dell'io, con l'umorismo che funge da mezzo per rivelare le contraddizioni della vita.
Origini e Formazione
Nacque presso Girgenti (ovvero Agrigento) da una famiglia agiata di condizione borghese, il padre dirigeva alcune miniere di zolfo. Studio all’università di Palermo, puoi di Roma e poi si trasferì in Germania.
Carriera Letteraria
Pubblicò il suo primo romanzo nel 1901 “l’Esclusa”, nel 1908 degli articoli su varie riviste tra cui il Marzocco che aveva tra i collaboratori Pascoli e D’Annunzio e scrisse anche la sua prima commedia il “nibbio” più tardi chiamato se non così, scrisse anche per il teatro (il gioco delle parti ) e collaborazioni con il cinema.
Adesione e Distacco dal Fascismo
Dopo il delitto di Matteotti 1924 si era iscritto al partito fascista, e questo gli servì per ottenere appoggi da parte del regime.
Spinto ad appoggiare il regime da: conservatorismo politico, il fascismo come una garanzia di ordine e da spirito antiborghese.
Però dopo un po’ di tempo si rese conto del carattere vuoto del regime, della retorica pomposa e pur evitando ogni forma di rottura o di dissenso si distacca con un sottile disprezzo. Nel 1934 prese il primo Nobel per la letteratura.
Teoria del Vitalismo
Il vitalismo—> movimento della vita, la realtà e l’uomo sono in continuo divenire, noi siamo individui diversi a seconda di chi ci guarda, ciascuno di noi indossa delle maschere fittizie.
Crisi d'Identità e Umorismo
Questa teoria della frantumazione dell’io è dovuta dalla crisi d’identità di una persona ma anche dell’instaurarsi del capitale monopolistico che annulla l’iniziativa individuale e nega la persona.
Queste cause della sofferenza dell’individuo vengono cercate nell’individuo diversamente dal naturalismo francese che venivano cercate nella storia o nella società. Da questa crisi l’uomo può uscire attraverso l’immaginazione o con follia che è vista come salute.
E dall’osservazione della realtà umana, con l’avvertimento del contrario scaturisce il riso e la comicità però in un secondo momento interviene la riflessione dopo c’è umorismo(sentimento del contrario)=disvelamento delle contraddizioni della realtà, disgrega la personalità degli uomini che non appare più un insieme unitario e armonico ma evidenza le maschere fittizie che ognuno indossa.
Quando ci si accorge dell’auto inganno della coscienza si cerca di superare andando oltre l’immagine però penetrare negli elementi della realtà non è possibile.
Novelle e Risveglio di Belluca
Fa parte delle Novelle per un anno che scrisse per tutto l’arco della sua vita, queste novelle sono specchi che riflettono la vita dell’uomo.
Belluca sembra essersi risvegliato e sembra che adesso veda la vita nella sua dimensione più vera infatti non è più sottomesso al suo capo ufficio ma si ribella.
Dopo aver aperto gli occhi il protagonista guarda con umorismo la vita consapevole degli inganni dell’uomo.
La Follia come Comprensione
La follia è una condizione di comprensione delle regole della vita però dalle altre persone vista come una condizione psicologica di infelicità o di malessere in contrasto con la salute. Però chi è veramente sano ha compreso le regole della vita.
Situazione psicologica questa sua situazione psicologica viene giustificata dalla vita impossibile che ha vissuto fino ad ora oppure dall’ambiente in cui ha vissuto/lavorato. Tutti lo credevano impazzito ma in realtà è l’unico sano perché vede con i suoi occhi la vera realtà.
Prima =bestia bendata, ora=immaginazione si era risvegliata.
Storia di Mattia Pascal
È la storia di un piccolo borghese imprigionato nella trappola di una famiglia e di una misera condizione sociale, per caso si trova improvvisamente libero e padrone di sé, diviene economicamente autosufficiente grazie una vincita al casinò e apprende di essere ufficialmente morto in quanto la moglie la suocera lo hanno riconosciuto nel cadavere di un annegato.
Invece di cominciare una vita senza maschere fittizie decide di crearsi una nuova identità, con questo pensa di essere libero dalla crisi d’identità dell’uomo moderno però con questo si auto inganna.
Inizialmente pensa di essere libero di crearsi di essere artefice del proprio destino però poi quando si accorgerà della maschera che sta indossando si sentirà più solo di prima, perché anche se libero è sempre condannato a mentire della propria condizione.
Ad Adriano Meis (uomo senza obblighi sociali), forestiere della vita da Mattia Pascal (giovinezza spensierata)
Critica alla Civiltà Moderna
Critica la civiltà moderna, perché rivendica i valori del passato, e alienazione a cui la macchina condanna l’uomo = meccanizzazione della vita, senza senso.
Natura nella sua grandezza non si cura delle persone e della loro vane illusioni cfr Leopardi.
Mattia Pascal afferma come è possibile vivere fuori dalla legge e fuori dalle particolarità. Ogni giorno porta una corona di fiori alla sua tomba.
Crisi d'Identità in Moscarda
Il protagonista non rinuncia al nome infatti fa riferimento adesso nella sua incertezza esistenziale, accosta insieme al suo nome la particella fu in tal modo indica la perdita o la distruzione della propria identità.
Questo romanzo è strettamente collegato al fu Mattia Pascal perché tratta lo stesso tema ovvero la crisi dell’identità individuale. Il protagonista Moscarda scopre di non essere “uno” come aveva creduto ma “centomila”perché visto dalle persone in modo diverso perciò è nessuno.
Il protagonista si estrania totalmente dalla vita sociale rifiuta ogni identità e si abbandona al fluire della vita, vive identificandosi di volta in volta nelle cose che lo circondano= esperienza panica nella natura.
L’eroe non si limita più ad una condizione negativa sospesa come Mattia Pascal ma trasforma la mancanza di identità in una condizione positiva in liberazione completa della vita da ogni limitazione mortificante.
Monologo e Identità
Questo romanzo si presenta come un ininterrotto monologo, i gesti che compie il protagonista sono la negazione di ogni logica comune sono coerenti all’interno della sua follia.
Il protagonista nelle ultime pagine del romanzo afferma che non si è più guardato nello specchio ovvero non si è più guardato dentro appunto perché non vuole assumere nessuna identità.
Vivere Senza Identità
La vita siccome non si conclude non ha nomi, il nome è come un’epigrafe funeraria perciò serve soltanto ai morti che hanno concluso il loro ciclo della vita, perché assumere un’identità individuale significa staccarsi dal flusso della vita ovvero cominciare a morire.
Crisi di identità viene vista in maniera positiva perché significa vivere di attimo in attimo in perenne mutazione. Diversamente nel fu Mattia Pascal era solo negativa perché il non avere un’identità significava essere limitati e non poter dire la verità sulla propria condizione e perciò non avere amici, infatti Mattia Pascal si estranea dalla realtà sociale però restava a contemplarla da lontano, Moscarda invece realizza al massimo il grado di estraniazione.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto familiare e formativo dell'autore?
- Come si sviluppa la carriera letteraria dell'autore?
- Qual è il percorso dell'autore rispetto al fascismo?
- Come viene rappresentata la crisi d'identità nei suoi romanzi?
- Qual è la visione dell'autore sulla follia e la comprensione della vita?
L'autore nacque ad Agrigento in una famiglia borghese agiata, con un padre che dirigeva miniere di zolfo. Studiò all'università di Palermo e poi a Roma, prima di trasferirsi in Germania.
L'autore pubblicò il suo primo romanzo "L'Esclusa" nel 1901 e scrisse articoli per riviste come il Marzocco. Collaborò anche con il teatro e il cinema, dimostrando una versatilità artistica.
Dopo l'omicidio di Matteotti nel 1924, l'autore si iscrisse al partito fascista per ottenere appoggi, ma successivamente si distaccò dal regime, riconoscendo la sua vuotezza e retorica.
La crisi d'identità è centrale nelle opere dell'autore, come in "Il fu Mattia Pascal" e "Moscarda", dove i protagonisti affrontano la frantumazione del loro io e la ricerca di una nuova identità.
L'autore considera la follia come una forma di comprensione delle regole della vita, contrapposta alla percezione comune di malessere, suggerendo che chi vede la realtà con chiarezza è in realtà l'unico sano.