Concetti Chiave
- Giovanni Verga è il capofila del Verismo, noto per la rappresentazione realistica delle classi umili e per l'adozione del principio dell'impersonalità di Flaubert nella sua narrazione.
- La formazione di Verga, influenzata da scrittori francesi e dalla letteratura romantica, ha contribuito a formare il suo stile distintivo, che si distacca dalla tradizione letteraria italiana.
- Le opere principali di Verga, come "I Malavoglia" e "Rosso Malpelo", riflettono una visione pessimistica della vita, evidenziando la lotta per la sopravvivenza e l'assenza di speranza di riscatto.
- Il pessimismo di Verga si oppone alle ideologie progressiste, mettendo in risalto la brutalità della realtà sociale senza offrire alternative, rendendolo un autore provocatorio.
- Le opere di Verga affrontano temi di amore, corruzione e degradazione, rivelando l'egoismo anche nella vita contadina, contribuendo alla sua reputazione di scrittore aspro e sgradevole.
Indice
Chi è Giovanni Verga e cosa rappresenta il Verismo?
Giovanni Verga è il capofila del Verismo, il più rilevante tra i movimenti che inaugurano la letteratura dell'Italia unita. L’importanza della sua opera non consiste solo nel nuovo modo di rappresentare le classi più umili, insistendo sulla durezza della loro fatica e miseria, ma, fondamentale è la novità dei procedimenti con cui è costruita la narrazione. Lo scrittore decide di adottare il principio dell'impersonalità di Flaubert che si rivelerà il MODO PIU’ EFFICACE con cui esprimere il suo pessimismo.
La vita di Verga
Verga nasce a Catania nel 1840 – 5 anni dopo la nascita di Carducci- da una famiglia di agiati proprietari terrieri. Assorbe la passione per la letteratura romantica dal maestro Antonio Abate, inizialmente frequenta la facoltà di Legge a Catania, ma, successivamente, preferisce dedicarsi al giornalismo politico. La sua formazione irregolare segna la sua visione di scrittore che si discosta dalla tradizione e forma, così, il proprio gusto leggendo scrittori francesi popolari moderni. Nel 1865 si reca per la prima volta a Firenze dove entra in contatto con la Società Letteraria Italiana. Nel 1872 si trasferisce a Milano – centro culturale fervido e stimolante - dove abbraccia la Scapigliatura e durante il cui soggiorno scrive tre romanzi: Eva – Eros – Tigre reale di ascendenza romantica. Il racconto che segna la definitiva conversione al verismo è Rosso Malpelo a cui seguono, I Malavoglia, Vita dei Campi, Mastro Don Gesualdo. Torna definitivamente a Catania nel 1893, anno dal quale ha inizio il silenzio pressoché totale di Verga. Si dedica alla cura delle piccole proprietà agricole, le sue posizioni politiche si fanno sempre più conservatrici, è un fervente interventista e nazionalista. Muore nel 1922.
Opere e temi di Verga
La produzione letteraria più significativa di Verga ha inizio con i romanzi composti a Firenze e a Milano tra il 1866 ed il 1878. Le sue opere riprendono temi fortemente romantici tra cui:
- Una peccatrice (1866) romanzo autobiografico che narra la storia di un intelletuale siciliano che conquista ricchezza e successo ma che verrà lacerato dall’amore per una donna.
- Storia di una capinera romanzo lacrimevole che tratta di una monacazione forzata.
- Eva romanzo che si dispiega come una confessione polemica ed autobiografica che narra la storia di pittore siciliano che si invaghisce di una ballerina – metafora di corruzione di una società “materialista” - che asservisce l’arte ai bisogni di lusso.
- Eros romanzo che tratta la storia di un intellettuale corrotto da una società vuota.
- Tigre reale romanzo che narra l’aberrazione di un giovane invaghito da una divoratrice di uomini.
- Opere tardo-romantiche caratterizzate da un linguaggio ampolloso e ridontante, in cui spiccano le descrizioni di ambienti aristocratici.
Principio dell'impersonalità
Cosa induce Verga ad applicare così rigidamente il principio dell’impersonalità?
Nella Prefazione ai Vinti Verga ci da una risposta a questa domanda: il siciliano ritiene che l’autore debba eclissarsi dall’opera perché non ha il diritto di giudicare la materia che rappresenta. Alla base delle sue visioni – influenzate da posizioni radicalmente pessimistiche – la società umana è dominata dal meccanismo della lotta per la vita: secondo Verga l’altruismo o la generosità non esistono nella realtà effettiva perché l’uomo è per natura mosso da interessi economici, dall’egoismo e dalla brama dell’utile e perciò non da ideali nobili e genuini. Secondo lo scrittore, la vita è retta da un meccanismo crudele secondo il quale il più forte schiaccia necessariamente il più debole e questa è una legge di natura – perciò evidenzio il necessariamente - universale e immodificabile. Lo scrittore ritiene, inoltre, che non possano esistere alternative alla realtà, un’organizzazione sociale diversa e giusta né in questa vita né tantomeno in una dimensione trascendentale, in sostanza Verga esclude ogni speranza di riscatto. Se è impossibile modificare la realtà, ogni intervento dell’autore giudicante appare inutile e dunque allo scrittore non resta che riprodurre la realtà così com’è. La letteratura, quindi, non può contribuire a migliorare la realtà ma solo a riprodurla fedelmente.
Pessimismo e visione sociale
Un simile pessimismo che nega ogni progresso sociale ha una connotazione fortemente conservatrice, vi si esprime un rifiuto esplicito e polemico per le ideologie progressiste contemporanee e democratiche. Anche se non fornisce giudizi correttivi, Verga rappresenta con grande acutezza l’oggettività delle cose – brutalità, l’oppressione – la degradazione. I fatti parlano da sé, eloquentemente, sono immuni dal mito del progresso e del popolo. Pur sottolineando la negatività del progresso moderno, Verga non gli contrappone il miro della campagna, della civiltà contadina innocente ritratta come un antidoto a quelle cittadina e moderna. Infatti, anche la vita contadina è scandita dall’egoismo, da qui verga assume l’appellativo di “autore aspro e sgradevole” proprio perché urta il lettore, stimolandone la riflessione critica.
Domande da interrogazione
- Qual è il contributo principale di Giovanni Verga al Verismo?
- Quali sono le opere più significative di Verga e i temi che affrontano?
- Come si manifesta il principio dell'impersonalità nelle opere di Verga?
- Qual è la visione sociale di Verga e il suo atteggiamento verso il progresso?
- In che modo Verga stimola la riflessione critica nei lettori?
Giovanni Verga è considerato il capofila del Verismo, un movimento che rappresenta le classi più umili con un nuovo modo di narrare, adottando il principio dell'impersonalità di Flaubert per esprimere il suo pessimismo (testo).
Le opere più significative di Verga includono "Una peccatrice", "Storia di una capinera", "Eva", "Eros" e "Tigre reale", che trattano temi romantici e la corruzione della società, evidenziando la lotta per la vita e l'egoismo umano (testo).
Verga applica rigidamente il principio dell'impersonalità per eclissarsi dall'opera, ritenendo che l'autore non debba giudicare la materia rappresentata, poiché la vita è dominata da un meccanismo crudele e senza speranza di riscatto (testo).
Verga esprime un pessimismo che nega ogni progresso sociale, rifiutando le ideologie progressiste e rappresentando con acutezza la brutalità e l'oppressione della realtà, senza contrapporre un ideale di vita migliore (testo).
Verga, definito "autore aspro e sgradevole", urta il lettore con la sua rappresentazione della realtà, stimolando una riflessione critica sulla condizione umana e sull'egoismo presente anche nella vita contadina (testo).