Concetti Chiave
- Il componimento "Spesso il male di vivere ho incontrato" è un esempio di correlativo oggettivo, dove gli oggetti rappresentano concetti e stati d'animo.
- Il "male di vivere" è rappresentato da elementi naturali, come il rivo strozzato, la foglia riarsa e il cavallo stramazzato, che esprimono dolore e sofferenza.
- L'indifferenza divina è vista come un'alternativa alla sofferenza, con immagini come la statua, la nuvola e il falco che simboleggiano questo distacco dalla miseria umana.
- Montale manifesta una sfiducia nella poesia, ritenendo che non possa trasmettere messaggi positivi in un contesto di dittatura e impotenza intellettuale.
- La poetica del correlativo oggettivo in Montale rimanda a influenze di autori come T.S. Eliot, con cui condivide diversi punti di vista.
Il Correlativo Oggettivo di Montale
Il componimento “Spesso il male di vivere ho incontrato”, tratto dalla raccolta “Ossi di seppia”, rappresenta il perfetto esempio del correlativo oggettivo, ossia del rapporto che la parola stabilisce con gli oggetti da essa nominati.
I singoli oggetti rappresentano per Montale il doppio di un concetto, di un’idea, di uno stato d’animo; in questo caso per la descrizione del male di vivere, il poeta adotta proprio degli elementi del mondo naturale.
Il Male di Vivere nella Natura
Infatti, il «male di vivere» si identifica direttamente con le cose materiali che lo rappresentano, nei quali si rivelano il dolore e la sofferenza. Esso è colto nella natura, in modo particolare attraverso tre esempi tratti rispettivamente dal regno minerale, dal regno vegetale e dal regno animale:
«Il rivo strozzato che gorgoglia»
«L’incartocciarsi della foglia riarsa»
«Il cavallo stramazzato»
L'Indifferenza Divina
In opposizione al male di vivere, che si manifesta negli aspetti più comuni della natura (rivo strozzato, foglia riarsa, cavallo stramazzato), vi è l’indifferenza, che viene considerata divina, questo perché essa è propria della divinità, che è dunque decisamente lontana dalla miseria del mondo.
Secondo Eugenio Montale l’indifferenza rappresenta l’unica alternativa alla sofferenza che tormenta tutti gli esseri e che si manifesta nelle cose più comuni. Anche in questo caso compare la poetica degli oggetti, infatti ci sono tre immagini che sono il “correlativo” tangibile dell’indifferenza: la statua per via della sua fredda e marmorea sensibilità; la nuvola e il falco, questo perchè essi si trovano in alto, staccati dalla miseria del mondo.
(La poetica degli oggetti e la poetica del correlativo oggettivo rimandando all’autore inglese ELIOT, con il quale ci sono vari punti in comune).
La Sfiducia nella Poesia
Il tema centrale del componimento è l’arsura dei sentimenti del mondo interiore, allora la poesia non può trasmettere un messaggio positivo, motivo per cui Eugenio Montale non ha fiducia nella poesia, questa sfiducia nella poesia va storicizzata, in quanto il contesto è rappresentato dalla dittatura fascista, e il conseguente senso di impotenza degli intellettuali, che non possono che rifugiarsi nella solitudine. (a differenza dei simbolisti e di Giuseppe Ungaretti che vedevano nella parola la possibilità di svelare i segreti delle cose).
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del "correlativo oggettivo" nel componimento di Montale?
- Come si manifesta l'indifferenza divina nel contesto del "male di vivere"?
- Perché Montale nutre sfiducia nella poesia?
Il "correlativo oggettivo" è il rapporto tra la parola e gli oggetti che essa nomina, dove gli oggetti rappresentano concetti e stati d'animo. Nel caso di Montale, il "male di vivere" è descritto attraverso elementi della natura, come il rivo strozzato e la foglia riarsa.
L'indifferenza divina si contrappone al "male di vivere" e si esprime attraverso immagini come la statua, la nuvola e il falco, che simboleggiano una distanza dalla miseria del mondo. Montale considera questa indifferenza come l'unica alternativa alla sofferenza.
Montale non ha fiducia nella poesia poiché ritiene che non possa trasmettere messaggi positivi, specialmente in un contesto di dittatura fascista che genera impotenza tra gli intellettuali, costretti a rifugiarsi nella solitudine.