Concetti Chiave

  • Il discorso di Oderisi da Gubbio mette in evidenza la vanità della gloria artistica, sottolineando come essa sia destinata a svanire nel tempo.
  • Oderisi utilizza esempi di artisti celebri come Cimabue e Giotto per illustrare la transitorietà della fama e la continua successione di talenti.
  • Dante esprime un legame affettivo con Oderisi, condividendo riflessioni sulla superbia legata all'eccellenza artistica e sulla necessità di umiltà.
  • Il dialogo tra Dante e Oderisi riflette una dimensione autobiografica, con Dante che considera la propria fama e la sua inevitabile caducità.
  • La meditazione sulla fugacità della gloria evidenzia l'importanza della modestia e del riconoscimento dei propri limiti nel contesto della creazione artistica.

Indice

  1. Il discorso di Oderisi
  2. L'amicizia tra Dante e Oderisi
  3. La superbia e l'eccellenza
  4. L'autobiografia di Dante

Il discorso di Oderisi

La parte più rilevante del canto consiste tutta nel discorso d'un miniatore, Oderisi da Gubbio: alla menzione che Dante fa della sua gloria artistica, egli risponde che essa è già finita, è passata a un altro: così, aggiunge, è avvenuto della gloria di Cimabue, oscurata da quella di Giotto, o di Guido Guinizzelli, vinto nella nominanza da Guido Cavalcanti; e l'uno e l'altro Guido saranno forse vinti da un altro ancora, da Dante stesso; e si sottintende che nella perenne vicenda anche lui, Dante, passerà presto in secondo piano.

All'esempio personale (82-84), Oderisi da seguire una prima esclamazione: "Oh vana gloria de l'umane posse..." (91-93), a sua volta seguita (94-99) dagli esempi di Cimabue, di Guinizzelli, di Cavalcanti, di Dante. Quindi, una nuova e più ampia considerazione dell'essenziale vanità della fama (100-108); un altro esempio, tratto questo dal campo dell'azione politica, quello di Provenzano Salvani (109-114), e ancora un'esclamazione: "La vostra nominanza è color d'erba..." (115-117): si direbbe che il poeta non riesca a staccarsi da un tema affascinante. la conclusione è l'esplicita confessione di Dante di essersi, attraverso una meditazione che ora egli ha messa sulle labbra di Oderisi, liberato dalla superbia che gli veniva dalla sua gloria di poeta: "Tuo vero dir m'incora bona umiltà, e gran tumor m'appiani" (118-119).

L'amicizia tra Dante e Oderisi

Anzitutto, questi è un amico di Dante: un moto d'affetto li spinge l'uno verso l'altro: per Oderisi il vederlo il riconoscerlo il chiamarlo è tutt'uno (76), egli si torce sotto il masso per guardare Dante, questi si piega e procede piegato per porsi al livello dell'amico ("tenendo li occhi con fatica fisi a me che tutto chin con loro andava" 77-78). Un moto non dissimile da quello degli episodi di Casella, di Belacqua, di Nino, poi di Forese (Purgatorio XXIII 46 ss.): tutti morti da poco, come Oderisi.

La superbia e l'eccellenza

Con tutti questi amici Dante riprende per un momento vecchie abitudini di vita comune. Come con Forese rievocherà, per allontanarle da sé, la vita e la poesia men degne che aveva avute in comune con l'amico, così ora allontana da sé la superbia per l'eccellenza artistica, che era stata anche di quest'altro amico, e forse rievoca dolorose considerazioni in proposito fatte insieme. Dice Oderisi che, per la superbia, è desiderio smodato di eccellenza ("superbia dicitur esse amor propriae excellentiae, in quantum ex amore causatur inordinata praesumptio alios superandi", Tommaso, Summa theol.), non avrebbe mai in vita riconosciuto la superiorità d'un altro (85-87); risponde Dante confessando il tumor suo proprio (118-119).

L'autobiografia di Dante

Oderisi è certo il portavoce di Dante.

Questo sfondo autobiografico ci porta a prender posizione tra color che nel passo "e forse è nato chi l'uno e l'altro caccerà del nido (98-99)", vedono un'allusione di Dante a sé stesso. L'obiezione che si muove a questa opinione è che sarebbe strano che Dante affermasse la sua eccellenza proprio in un girone dove espiano coloro che s'inorgoglirono di tale eccellenza, e per nocca d'uno di essi. Ma l'obiezione è persuasiva solo in apparenza; in realtà è estremamente fragile, dal momento che il poeta propone, e larvatamente, sé stesso come esempio non già di gloria duratura, ma d'un momento di gloria destinato a dileguare presto. Nè a dire, con alcuni, che lasciando assolutamente indeterminato, senza allusione ad alcuna persona, il successore di Guinizzelli e di Cavalcanti, la regola della fugacità della fama sarebbe rinforzata; al contrario, come ha ben visto il Sapegno, essa è ribadita da un esempio tratto da sé stesso, e, si aggiunga, dal fatto che il porta si dichiarò presto convinto di quella fugacità: e questa meditazione non poteva non prendere in considerazione anche la fama sua propria e la sua probabile proiezione nel tempo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il messaggio principale del discorso di Oderisi da Gubbio?
  2. Il discorso di Oderisi evidenzia la vanità della gloria artistica, sottolineando come essa sia effimera e destinata a essere oscurata da altri, come avvenuto con Cimabue e Giotto, e persino con Dante stesso.

  3. In che modo si manifesta l'amicizia tra Dante e Oderisi?
  4. L'amicizia è palpabile nel loro incontro, dove Oderisi si sforza di vedere Dante e quest'ultimo si piega per avvicinarsi all'amico, mostrando un affetto profondo e un legame emotivo forte.

  5. Come viene trattato il tema della superbia nel dialogo tra Dante e Oderisi?
  6. Oderisi descrive la superbia come un desiderio smodato di eccellenza, e Dante riconosce la propria inclinazione a essa, confessando di aver meditato su questo aspetto per liberarsi dalla superbia legata alla sua gloria di poeta.

  7. Qual è il significato dell'autobiografia di Dante nel discorso di Oderisi?
  8. Oderisi funge da portavoce di Dante, il quale riflette sulla propria fama e sulla sua fugacità, suggerendo che la sua gloria, come quella degli altri, è destinata a svanire nel tempo.

  9. Come si interpreta l'allusione di Dante alla propria eccellenza nel contesto del girone in cui si trova?
  10. Sebbene possa sembrare strano che Dante parli della sua eccellenza in un girone di espiazione, in realtà egli si presenta come esempio di gloria temporanea, consapevole della fugacità della fama e della sua inevitabile caducità.

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