Concetti Chiave

  • Il Canto VI del Paradiso è interamente occupato dal discorso dell'imperatore Giustiniano, che risponde a due domande di Dante e rivela la sua identità.
  • Giustiniano racconta la storia dell'aquila romana, simbolo dell'Impero, dalla sua origine nell'età dei re fino all'epoca imperiale, evidenziandone il ruolo provvidenziale.
  • Il discorso include una critica ai guelfi e ai ghibellini, accusati di distorcere il significato dell'Impero, trattandolo come una fazione politica anziché un'istituzione universale.
  • Giustiniano spiega che gli spiriti nel cielo di Mercurio, tra cui il suo, operarono il bene per ambizione di gloria, e sono contenti del loro grado di beatitudine.
  • La storia di Romeo di Villanova, un fedele ministro ingiustamente esiliato, è presentata come un esempio di come il bene comune possa trovare ricompensa nell'aldilà, nonostante l'ingiustizia terrena.

Indice

  1. Canto VI - Paradiso
  2. Risposta alla prima domanda: Giustiniano narra la sua vita
  3. Ragioni della digressione sull'Impero
  4. Storia dell'aquila romana: l'età dei re e della repubblica
  5. Storia dell'aquila romana: l'età imperiale
  6. Invettiva contro i guelfi e i ghibellini
  7. Giustiniano indica lo spirito di Romeo di Villanova
  8. Analisi

Canto VI - Paradiso

Il Canto è occupato interamente dal discorso dell'imperatore Giustiniano (caso unico nel poema) che risponde alle due domande che Dante gli ha posto alla fine del precedente, rivelando cioè la sua identità e spiegando la condizione degli spiriti del II Cielo di Mercurio.


Risposta alla prima domanda: Giustiniano narra la sua vita

Rispondendo alla prima domanda del poeta, l'anima dichiara di essere l’imperatore Giustiniano, che governò l'Impero oltre duecento anni dopo che Costantino ne aveva trasferito la sede in Oriente. Giustiniano spiega che dopo che Costantino aveva portato l'aquila imperiale (la capitale dell'Impero) a Costantinopoli erano passati più di duecento anni, durante i quali l'uccello sacro era passato di mano in mano giungendo infine nelle sue.

Parla poi della sua conversione alla fede. Su ispirazione dello Spirito Santo riformò la legislazione romana. Prima di dedicarsi a tale opera egli aveva aderito all'eresia monofisita, credendo che in Cristo vi fosse solo la natura divina, ma poi papa Agapito lo aveva ricondotto alla vera fede e a quella verità che, adesso, egli legge nella mente di Dio.


Ragioni della digressione sull'Impero

Giustiniano afferma che la natura stessa di tale risposta, con l'accenno all'aquila romana, lo obbliga a indicare le erronee azioni dei guelfi e dei ghibellini: gli uni infatti combattono l'aquila imperiale, gli altri indebitamente se ne appropriano per i loro fini.


Storia dell'aquila romana: l'età dei re e della repubblica

Giustiniano comincia il racconto della storia dell'aquila imperiale: rimasta in Alba per più di trecento anni, essa passò nelle mani di Roma con la lotta fra Orazi e Curiazi. Vinse i nemici vicini durante il periodo dei sette re e successivamente debellò i Galli e i Tarentini, e atterrò l'orgoglio dei Cartaginesi, giunti sino in Italia dietro ad Annibale. Sotto il segno dell'aquila trionfarono Scipione e Pompeo.


Storia dell'aquila romana: l'età imperiale

Nel periodo vicino alla nascita di Cristo, l'aquila venne presa in mano da Cesare, che realizzò straordinarie imprese in Gallia. Passò poi il Rubicone e iniziò la guerra civile con Pompeo, vincendo infine la battaglia di Farsàlo. Il suo successore Augusto sconfisse Bruto e Cassio, poi sconfisse Cleopatra che si uccise facendosi mordere da un serpente. Augusto portò l'aquila fino al Mar Rosso, garantendo a Roma la pace e facendo addirittura chiudere per sempre il tempio di Giano.

Però la massima gloria toccò al terzo imperatore, Tiberio, poiché la giustizia divina gli concesse di compiere la vendetta del peccato originale, con la crocifissione di Cristo. Successivamente con Tito punì la stessa vendetta, con la conquista di Gerusalemme e la punizione del popolo ebraico per aver condannato a morte il Figlio di Dio.

Poi, quando la Chiesa di Roma fu minacciata dai Longobardi, fu soccorsa da Carlo Magno.


Invettiva contro i guelfi e i ghibellini

Giustiniano conclude la digressione ribadendo il rimprovero contro guelfi e ghibellini: i primi si oppongono al simbolo imperiale dell'aquila appoggiandosi ai gigli d'oro della casa di Francia, i secondi se ne appropriano per i loro fini politici, per cui è arduo stabilire chi dei due sbagli di più.

Risposta alla seconda domanda: condizione degli spiriti del cielo di Mercurio
Giustiniano risponde alla seconda domanda di Dante: "perché ti trovi in questo cielo insieme ad altre anime beate?". Giustiniano afferma che nel cielo di Mercurio sono apparse a Dante le anime di coloro che operarono il bene, ma per ambizione di gloria e di fama. Ciò diminuisce i loro meriti, ma del grado della loro beatitudine essi sono contenti, perché vedono che la ricompensa è pari a ciò che hanno meritato e la giustizia divina è tale che non possono nutrire alcun pensiero negativo.


Giustiniano indica lo spirito di Romeo di Villanova

Giustiniano conclude dicendo che in questo cielo vi è anche l'anima di Romeo di Villanova, ministro e Gran siniscalco di Raimondo Berengario IV, conte di Provenza. Giunto alla sua corte, seppe giovare al suo signore: grazie all'opera dell'umile Romeo tutte le quattro figlie furono regine, e aveva accresciuto le rendite statali.

Ma poi l'invidia dei cortigiani lo rese sospetto a Raimondo, per cui, vecchio e povero, si allontanò dalla corte e andò mendicando, ma conservò un animo saldo e dignitoso.


Analisi

Il canto VI del Paradiso è l'unico dell'intera Commedia pronunciato interamente da una sola anima: l'imperatore Giustiniano. Egli presenta il proprio progetto di restaurazione dell'Impero. Questo èfondato su tre aspetti: il ristabilimento dell'unità religiosa, la riorganizzazione del diritto attraverso il Corpus Iuris Civilis. Intendeva riordinare il caotico sistema giuridico dell'epoca, salvaguardare l'eredità del diritto romano e unificare l'impero. La parte centrale del canto è dedicata alla storia dell'Impero romano, rappresentato dall'aquila imperiale, simbolo della sua missione universale. Dante non esalta tanto le conquiste militari quanto il ruolo provvidenziale di Roma: l'Impero ha garantito la pace necessaria alla diffusione del cristianesimo, ha fatto da contesto alla crocifissione di Cristo, ha punito Gerusalemme per tale evento e ha protetto la Chiesa nei momenti di difficoltà. Per questo Giustiniano critica sia guelfi sia ghibellini, colpevoli di considerare l'Impero una semplice fazione politica invece che un'istituzione universale voluta da Dio.

Nella rievocazione storica grande spazio è dedicato a Gaio Giulio Cesare, figura particolarmente complessa per Dante. Pur riconoscendo la violenza con cui Cesare conquistò il potere, il poeta interpreta le sue azioni come strumenti della Provvidenza divina, che voleva unificare il mondo sotto un'unica autorità. Per questo Dante attenua gli aspetti più controversi della sua ascesa e presenta il suo operato come conforme al disegno di Dio.

Nella parte finale del canto compare la figura di Romeo di Villanova, la cui vicenda contrasta con la grandiosità della storia imperiale. Uomo onesto e fedele servitore del conte Raimondo Berengario, viene ingiustamente accusato, costretto all'esilio e ridotto in povertà. Attraverso questa storia, Dante rivede la propria esperienza di esule e afferma che chi opera per il bene comune può non ricevere giustizia sulla Terra, ma troverà ricompensa nell'aldilà.

Domande da interrogazione

  1. Chi è l'anima che parla nel Canto VI del Paradiso e quale è la sua importanza storica?
  2. L'anima che parla è l'imperatore Giustiniano, noto per aver riformato la legislazione romana e per il suo ruolo nella storia dell'Impero, come narrato nel Canto VI del Paradiso.

  3. Qual è il significato dell'aquila romana nel discorso di Giustiniano?
  4. L'aquila romana simboleggia l'Impero e la sua missione universale. Giustiniano racconta la sua storia per sottolineare il ruolo provvidenziale di Roma nella diffusione del cristianesimo e nella protezione della Chiesa.

  5. Perché Giustiniano critica i guelfi e i ghibellini?
  6. Giustiniano critica i guelfi e i ghibellini perché entrambi distorcono il significato dell'Impero, considerandolo una fazione politica anziché un'istituzione universale voluta da Dio.

  7. Qual è la condizione degli spiriti nel cielo di Mercurio secondo Giustiniano?
  8. Gli spiriti nel cielo di Mercurio, come spiegato da Giustiniano, sono quelli che hanno operato il bene per ambizione di gloria e fama. Sebbene ciò diminuisca i loro meriti, essi sono contenti del grado di beatitudine che hanno ricevuto.

  9. Chi è Romeo di Villanova e quale lezione offre la sua storia?
  10. Romeo di Villanova era un ministro fedele che, nonostante le sue opere benefiche, fu ingiustamente accusato e costretto all'esilio. La sua storia dimostra che chi opera per il bene comune può non ricevere giustizia sulla Terra, ma troverà ricompensa nell'aldilà.

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