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L’enigma del solitario


Jostein Gaarder, scrittore norvegese di fama internazionale, deve sicuramente parte del proprio successo al romanzo “Il mondo di Sofia” il quale, pubblicato per la prima volta nel 1991, viene considerato un breve trattato sulla storia della filosofia.
L’autore è però noto anche per aver elaborato altri scritti di minore fama tra cui il romanzo intitolato “L’enigma del solitario”.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, questo libro tratta del lungo viaggio alla volta della lontana Grecia intrapreso da un padre, il cosiddetto Pater, collezionista di Jolly ed amante dei discorsi filosofici, e dal figlio dodicenne Hans Thomas, protagonista indiscusso della narrazione.
La ragione che spinge i due a lasciare il paese norvegese di Arendal, è la ricerca della madre di Hans, Anita, la quale abbandonato il figlio ed il marito molti anni prima, aveva trovato impiego come modella per una rivista greca.
Durante il lungo percorso per arrivare nel paese che ospita i più grandi capolavori architettonici ed artistici del periodo greco, la coppia s’imbatte in un uomo piuttosto particolare, il quale nelle vesti di benzinaio, consiglia al pater di fare una sosta in un paesino poco lontano e regala una piccola lente d’ingrandimento al giovane, il quale inizialmente non capisce a cosa possa essergli utile.
Arrivati nel luogo consigliato dal piccolo e particolare omino, il padre decide di rilassarsi bevendo qualcosa nella locanda del paese, mentre Hans Thomas opta per fare un giro.
Giunto quasi al termine della passeggiata, il giovane si ritrova davanti ad una panetteria, nella cui vetrina vi è una boccia ospitante un pesce dalle mille sfumature. A catturare l’attenzione di Hans però non è l’animale, bensì la boccia alla quale manca un piccolo pezzo.
A quel punto, il ragazzo capisce subito che la lente data dal benzinaio non era altro che un frammento di quel contenitore e, curioso, decide di entrare.
All’interno del negozio, il protagonista incontra un uomo gentile e cordiale, Ludwig, terzo panettiere di Dorf, il quale gli regala dei panini al latte ed intima al ragazzino di tenere per se il panino più grande.
Hans Thomas, segue le istruzioni date dal vecchio panettiere e, una volta in camera, mangia il panino più grande trovandovi all’interno un piccolo libricino, leggibile solo con la sua lente.
Tale libricino ospita una storia molto importante che, ambientata secoli addietro, tratta di un giovane naufrago, Hans, che approda su un’isola abitata da strane persone; gli abitanti sono infatti suddivisi in quattro semi ad eccezione del Jolly, il quale si distingue da tutti gli altri.
La creazione di questo complesso sistema, simile ad un solitario, viene attribuita ad un vecchio naufrago, Frode, che, arrivato sull’isola molto tempo prima, con un solo mazzo di carte, aveva escogitato un sistema per riempire le proprie giornate.
È infatti alla sua morte che tutto svanisce, l’isola si inabissa portando con se tutti gli abitanti ad eccezione del Jolly e di Hans, il quale riesce a tornare a casa e a raccontare l’accaduto a colui che alla sua morte diventerà il secondo panettiere di Dorf.
Sarà proprio il cosiddetto “libro del panino” a rivelare al giovane protagonista che, il panettiere incontrato nel paesino non era altro che suo nonno, dovutosi allontanare dall’innamorata in dolce attesa in tempi di guerra.
L’intera narrazione è caratterizzata da un linguaggio semplice e scorrevole che invoglia il lettore alla continuazione della lettura e lo incuriosisce.
Si tratta di uno di quei libri che oltre alla storia in sè, nascondono un significato nascosto che sta al lettore individuare, uno di quei romanzi che vanno letti perché in un modo o nell’altro cambiano colui che legge, lo fanno riflettere e forse anche ricredere, è uno di quei racconti che fa porre delle domande ed è principalmente questo il motivo per cui si legge volentieri, dalla prima all’ultima pagina, senza annoiare o pesare.
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