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Non gridate più (Giuseppe Ungaretti)


da Il dolore

Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

La poesia si rivolge a coloro che hanno superato gli anni tragici della Prima guerra mondiale e trasforma il dolore individuale di Ungaretti nel dolore storico di tutta l’umanità. È una forma di preghiera, vibrata e dolente, il cui tono imperativo (“Cessate”, “non gridate”, …) invita gli uomini a salvare sé stessi, a riscoprire i valori della solidarietà e della pietà. Il poeta esorta a superare gli odi e le diversità che ancora insanguinano la vita politica e civile italiana. Per questi odi il sacrificio dei caduti è stato vano, ma da essi proviene una lezione di salvezza. Il loro “impercettibile sussurro” insegna a porre fine alle barbarie folli che da lungo tempo macchiano la storia (“non gridate più”).

Accostando il sussurro fievole dei morti all’immagine dell’erba “lieta dove non passa l’uomo”, Ungaretti segnala che i morti stanno abbandonando l’uomo. Da ciò egli deriva il malinconico sgomento che permea la poesia. Le sue ripetute esortazioni a “non gridare” si rifanno alla tradizione poetica e in esse si intravede una più aperta e dispiegata volontà di canto, che induce Ungaretti a rispettare le misure tradizionali del verso.

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