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X Agosto


La poesia “X Agosto” dà un immagine immediata della poetica e dell’ideologia pascoliana.
È la notte di San Lorenzo, la notte in cui si assiste al fenomeno delle stelle cadenti, che per l’autore è la notte in cui più di ogni altra notte si denuncia il male ontologico e metafisico che avvolge la Terra (“quest’atomo opaco del male” v.24). Pascoli immagina che le stelle cadenti siano delle lacrime e che il cielo pianga proprio perché quella notte è stato assassinato suo padre (“io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade” v. 1-3). Pascoli associa due immagini, quella del padre, morto a braccia aperte con gli occhi che fissano il cielo e quella di una rondine che è stata abbattuta e attorno a queste due immagini l’autore crea un contesto: il nido.
Sia la rondine che l’uomo stavano tornando alla propria dimora (il tetto ed il nido) ed entrambe le figure rappresentavano l’unica speranza per la famiglia, in quanto la famiglia di Pascoli dipendeva dall’appoggio economico del lavoro del padre, e i rondinini dipendevano dalla madre, che adesso pigolano affamati e stanno morendo (“che pigola sempre più piano” v.12 ). Queste due figure non sono solamente associate ma si intersecano: la rondine torna al tetto, parte di una casa umana, mentre l’uomo torna al nido. Dunque le due immagini rappresentano la stessa cosa, ovvero un’uccisione assolutamente ingiusta e immotivata, causata da una male che irrompe con forza nella Storia e avvolge tutta la Terra. La responsabilità di questa morte, infatti, non è addossabile al cielo che è vuoto di trascendenza ( Dio è indifferente), ma è addossabile unicamente agli uomini che sono malvagi.
Inoltre sia la rondine che l’uomo non sono solo degli esseri viventi abbattuti, ma diventano delle vere e proprie figure cristologiche, di un Cristo che muore ingiustamente per via dell’impossibilità di accoglienza del bene sulla Terra (“come in croce” v.9, “l’uccisero:disse:Perdono” v.14 e l’immagine degli “spini” al verso 6 rappresenta proprio la corona di Cristo).
L’immagine della croce è poi ripresa dallo stesso numero romano X che costituisce il titolo dell’opera (croce greca), per via dell’incrocio di due segmenti uguali, mentre la croce latina è rappresentata dall’adozione del verso lungo endecasillabo e del verso più corto novenario che rappresentano i due bracci della croce latina.
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