La casa dei doganieri di Eugenio Montale


È forse la più suggestiva delle poesie incluse nella raccolta Le occasioni, la seconda delle raccolte di Montale, pubblicata nel 1939.

Il motivo ispiratore della poesia è l’incapacità della memoria di far rivivere il passato. Essa può tutt’al più riportare alla mente dei ricordi, suscitati anche dalla visione di cose ed oggetti del passato, ma non può assolutamente mettere in contatto due persone non più vicine: ciò che è ancora vivo nella memoria di uno può essere già morto in quella dell’altro. Tutto passa, tutto se ne va: il tempo, inesorabilmente, scava un solco tra le persone, che si allarga anche nella memoria. È quanto accade al poeta, il cui ritorno nella casa dei doganieri gli fa ricordare i giorni trascorsi con la donna amata, la quale però adesso è lontana, non solo perché non è presente fisicamente, ma anche perché il suo pensiero è altrove.
Parafrasi della lirica: Tu non ricordi più la casa dei doganieri, situata a strapiombo sulla scogliera: così il poeta si rivolge ad una donna che in passato ha amato.

Quella casa ancora ti aspetta dalla sera in cui gli agitati pensieri della tua mente vi entrarono e vi si soffermarono. Il vento soffia ormai da tempo sulle sue vecchie mura dove non risuona più l’eco del tuo lieto sorriso; l’ago della bussola non segna più una direzione precisa; non si possono più fare previsioni sul futuro. Tu non ricordi più, da altre cose sono presi i tuoi pensieri; un filo si avvolge su se stesso, il filo della memoria, di cui io tengo ancora un capo, ma si allontana, mentre gira senza sosta la bandierina che segna la direzione del vento. Ne continuo a mantenere un capo, ma tu non ci sei più. L’orizzonte sembra sparire nell’oscurità nel punto illuminato dalla luce della petroliera: forse è qui uno spiraglio (dove l’onda si frange sulla scogliera). Tu non ricordi più la casa ed io non so chi veramente vi sia rimasto dentro: io con i miei ricordi o tu che te ne sei andata dopo avervi trascorso momenti d’intesa felicità.
Il senso della negatività traspare dai versi di questa poesia, non solo per quanto concerne l’incapacità della memoria di far rivivere il passato, ma anche per quanto riguarda la consapevolezza dell’impossibilità di stabilire una reale comunicazione tra gli individui.
La poesia è composta da versi di varia misura senza legami di rima.
La figura retorica in questi versi è l’anfora: il “Tu non ricordi” che dà inizio alla poesia si ripete ai versi 10 e 21, mentre “Ne tengo… un capo” del verso 12 si ripete anche al verso 15.
In questa, come in altre poesie, Montale ripropone un dialogo con l’altro attraverso il ricorso al “tu”, rivolto in questa occasione alla donna amata nel passato ed il cui ricordo è suscitato dalla casa dei doganieri.
Questo dialogo con il “tu” si conclude però con l’impossibilità di comunicare con la donna che si allontana sempre di più dalla memoria del poeta.

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