Il ragazzo che fu tramutato in stella


È il racconto di un viaggio interiore: la dolorosa presa di coscienza di un’ingiustizia subita e non rimediabile si trasforma nella spinta ad abbandonare la condizione di crisi. l’approdo è il cielo, sede di un’esistenza divinizzata.
La strada vittoriosa, per la vittima, non passa né dalla ribellione contro la prepotenza, né dal totale ossequio alle regole che, coniugato con il lavoro paziente, può portare a un miglioramento. Insomma, non viene proposto né il modello di vita del rivoluzionario, né quello dell’uomo “che si è fatto da sé”, ma quello assai meno praticato del santo. Vittorioso in un senso pieno e non convenzionale è solo chi, attraverso la meditazione e la preghiera, scende fino al fondo della propria anima per incontrarvi il volto e la parola del dio. Il dio parla a Dhruva e lo porta con sé in cielo, trasformandolo nella divinità che personifica la Stella Polare.
Il racconto è tratto da un libro intitolato Vishnu Purana, che significa “leggende intorno al dio Vishnu”, scritto in lingua sancrita ( letteralmente “sancrito” significa “perfetto sotto l’aspetto grammaticale”): questa lingua indoeuropea fu il veicolo principale della cultura dell’India dal 1500 a.C. circa all’età moderna. Le redazioni dei Purana che possediamo sono piuttosto tarde (VI-XV secolo d.C.), ma rielaborano materiali precedenti.
I Purana sono testi narrati di argomento mitologico, con toni di volta in volta mistici, morali, filosofici; hanno intento didattico e divulgativo, cioè servono a trasmettere in una forma popolare i contenuti della religione induista alle persone meno colte, che non sarebbero in grado di leggere e capire senza una mediazione i testi sacri molto più antichi; vasta raccolte di leggende si sono formate intorno a tutti i principali dèi dell’induismo, scelti di volta in volta come centro tematico.
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