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Capitolo 1 - Che significato ha un'espressione facciale

Il quesito che si pone Russell in questo capitolo è connesso ad altrettanti dilemmi:

  • Emozione ed espressione del volto sono strettamente connesse come il senso comune sostiene?
  • Le espressioni facciali sono espressione dell'emozione?
  • Esistono davvero emozioni universali espresse con identiche modalità in qualsiasi cultura?
  • È l'attività neuromuscolare del volto a farci percepire l'emozione o è l'emozione che modifica l'attività neuromuscolare?
  • Esistono emozioni di base? Se sì, quali sono?
  • L'osservatore percepisce una differenza tra le espressioni spontanee e quella di posa?

Fondamentale, risulta per l'autore il chiarimento lessicale: come si intende oggi espressione (dell'emozione), cosa significa "emozione", cosa significa per chi osserva (quindi nella interazione comunicativa) una determinata espressione del volto.

L'autore propende per la relazione intrinseca tra emozione ed espressione neuromuscolare, sostiene quindi il Programma Espressione Facciale alla cui creazione hanno contributo Tomkins, Izard, Ekman, Friesen e che ha lo scopo di rendere l'emozione qualcosa di misurabile e comprensibile, procede infine con una disamina di come siano state studiate le emozioni, partendo in particolare da Darwin.

Per Darwin "espressione" è un concetto generico: "azioni di ogni tipo che accompagnano uno stato della mente"; tra gli stati della mente, oltre a quelli che conosciamo come emozioni, Darwin inserisce sensazioni e processi cognitivi (dolore, meditazione). Per Darwin le espressioni meglio riconosciute sono "morale basso" "morale alto".

Psicologia sperimentale: Riconoscimento delle emozioni = riconoscimento degli stati d'animo o delle circostanze che accompagnano espressioni del volto (Buzby, 1924; Landis, 1929). I primi ricercatori si interessarono anche al problema del contesto e alla sua influenza sull'interpretazione dell'espressione facciale (nel capitolo 10 di questo libro viene riportato l'esperimento di Kuleshov del '17 che gira 3 film muti che terminano con lo stesso volto inespressivo di un attore: il pubblico leggeva sullo stesso volto emozioni diverse a seconda del "corto" che aveva visto).

Psic sperim 1930-1960: è in questo periodo che si formano 3 scuole di pensiero che cercano di riconciliare i dubbi posti dalle prove sperimentali.

  • Woodworth ipotizza che anche se i volti non comunicano emozioni specifiche comunicano famiglie di emozioni. Scholsberg sostiene che ad accomunare i membri delle famiglie di emozioni ci sono alcune componenti di base come piacevolezza/spiacevolezza, attenzione/rigetto, attivazione autonoma/rilassamento. Klineberg e Vinacke sostengono un ruolo specifico della cultura nell'espressione universale delle emozioni. Il riferimento è a quelle che vengono chiamate regole di esibizione.
  • Osgood pose in rilievo le dimensioni del significato (valutazione, potenzialità, attività) e la tecnica del differenziale semantico, fornendo anche prove della generalità transculturale del significato del volto.
  • Frijda propone un modello di percezione delle emozioni nel volto basato sull'elaborazione delle informazioni ponendo in risalto il ruolo della preparazione all'azione nell'emozione e nel volto (modello multicomponenziale).

La psic dal '60 ad oggi: centrale in questo periodo il Programma dell'Espressione Facciale che rivaluta l'opera di Darwin (Damasio, Oatley). Il programma consiste in una rete di assunzioni, teorie, metodi che sono però proposti in versioni diverse e in rapida evoluzione. Alcune assunzioni (l'autore ne elenca 14) rappresentano i fondamenti centrali:

  • Numero ristretto di emozioni di base (felicità, sorpresa, paura, collera, disprezzo, disgusto, tristezza).
  • Ciascuna emozione di base determinata geneticamente, universale, distinta.
  • La codifica (produzione) e decodifica (riconoscimento) delle espressioni facciali è un adattamento evolutivo.
  • Non è emozione di base quello stato privo di segnale facciale.
  • Tutte le emozioni che non sono di base sono loro sottocategorie o combinazioni.
  • Le espressioni volontarie sono false e condizionate dalla cultura, l'emozione vera può essere rilevata attraverso le misurazioni facciali.
  • Se un'espressione si discosta dai segnali universali: o è falsa e frutto di esibizione culturale, o è una mescolanza di emozioni di base.
  • La misurazione facciale rivela lo stato emozionale (metodi di scoring).
  • Esiste un feedback propriocettivo di riconoscimento dell'emozione che si sta provando.
  • La manipolazione facciale può essere usata per svelare la firma fisiologica di ciascuna emozione in quanto manipolando deliberatamente il volto si crea un pattern neurologico dell'emozione corrispondente.
  • Tutti gli esseri umani a prescindere dalla cultura riconoscono le emozioni di base (o meglio i 7 segnali facciali).
  • Tale capacità è innata e non culturale.
  • Le categorie mentali di riconoscimento sono geneticamente determinate. Lingue diverse categorizzano le stesse emozioni.
  • Il significato (valore di segnale) di un'espressione facciale è fissato dalla natura e non cambia cambiando il contesto. Gli osservatori riconoscono la stessa emozione nella stessa espressione a prescindere dalle varie età di presentazione dell'espressione.

Tutti questi corollari sono da provare sperimentalmente e gli studi condotti volgono a falsificare tali presupposti. Quello messo più in discussione è quello dell'universalità anche perché gli studi sinora condotti lasciano aperta l'interpretazione dei dati raccolti. Resta da spiegare per esempio se i dati che riportano "risposte corrette" per associazione non casuale possano essere interpretate solo secondo la teoria del Programma dell'Espressione Facciale. Emerge quindi il concetto di "universalità minima" che predice una somiglianza transculturale senza postulare un sistema innato di segnalazione dell'emozione. Il continuum sta tra universalità piena e causalità. In che modo precisamente il comportamento facciale è connesso all'emozione e che cos'è veramente un'emozione? Per Izard l'emozione è una somma di componenti neurofisiologiche, comportamentali e soggettive, cosa che per Fear e Russell confonde l'emozione con i desideri, le intenzioni. Il dilemma rimane aperto.

L'autore prosegue descrivendo le linee guida per la ricerca di futura:

  • Descrizione del volto
  • Produzione
  • Reazione

Capitolo 2 – Metodi per lo studio del comportamento facciale

Wagner distingue tre gruppi specifici di studi:

  • Studi di misurazione (o studi di componenti come li definiscono Ekman, Friesen e Ellsworth)
  • Studi di giudizio
  • Studi con metodo combinato

Gli studi di misurazione si occupano di:

  • Descrizione e misurazione del comportamento facciale tramite l'identificazione di specifici pattern di movimento facciale.
  • Esistenza di emozioni di base o fondamentali e universali.
  • Implicazione del comportamento facciale nell'esperienza emozionale.

Gli strumenti utilizzati sono:

  • EMG Elettromiografia
  • FaCS Facial Affect Coding System
  • FAST Facial Affect Scoring Technique
  • Max Maximally Descriptive Facial Movement Coding System
  • Affex System for Identifying Affect Expression by Holistic Judgment

- Elettromiografia: rappresenta il modo più oggettivo per misurare il comportamento facciale e consiste nell'applicazione di piccoli elettrodi di superficie sui muscoli implicati nella modificazione delle sembianze del volto. Il suo utilizzo comporta però anche degli svantaggi: in primis si tratta di un metodo intrusivo che modifica probabilmente il comportamento facciale che quindi può risultare inattendibile. In secondo luogo, come altri metodi psicofisiologici, è relativamente costoso.

- FaCS: (Ekman e Friesen) è stato ideato con l'obiettivo di fornire uno strumento completo per distinguere e classificare tutti i possibili movimenti facciali. Ogni movimento facciale è stato indicato come unità di azione (UA). Successivamente è stata creata una versione chiamata EM-FACS che considera solo quelle UA che singolarmente o in combinazione tra loro risultano essere "segnali di emozione". L'applicazione del FACS ha lo svantaggio di richiedere molto tempo in quanto è necessario riesaminare a rallentatore le immagini videoregistrate.

- FAST: (Ekman, Friesen e Tomkins) consiste di 77 descrizioni delle 6 emozioni ritenute "universali": gioia, sorpresa, tristezza, paura, rabbia, disgusto.

- Max e Affex: (Izard; Izard, Dougherty) sono stati sviluppati per essere utilizzati con neonati e hanno il difetto di non permettere la misurazione dell'intensità del comportamento oltre che di omettere molte configurazioni facciali che potrebbero essere rilevanti per chi studia bambini più grandi o adulti.

Gli studi di giudizio si occupano di:

  • Quali informazioni vengono veicolate dal comportamento facciale.
  • Capacità di lettura dell'esperienza emotiva sulla base del comportamento facciale.
  • Capacità di decodificare menzogna o verità in base al comportamento facciale (Lie to me…!).
  • Differenze di genere nel comportamento facciale.

Si distinguono due tipi di studi di giudizio:

  • Giudizi categoriali: vengono create categorie tenendo conto delle espressioni del volto presentate e dell'emozione che il "giudice" abbina. Con il metodo di scelta forzata le categorie sono proposte, mentre con il metodo di risposta libera il giudice sceglie liberamente quale etichetta applicare. Alla base di questo approccio sta la convinzione della esistenza di una serie di affetti primari distinti e universali.
  • Metodo di valutazione: si valuta la misura delle singole caratteristiche presenti nei volti stimolo. Alla base della scelta di questi metodi di studio sta l'ipotesi che le categorie di emozione siano spiegabili da ciò che varia all'interno di dimensioni indipendenti delle stesse (culturali, fisiologiche etc).

Gli strumenti utilizzati sono: Foto, pose con calibratura della presenza di certe caratteristiche.

Metodo combinato: integra i due sistemi, ossia accanto all'idea di un numero di emozioni di base, pone l'ipotesi che ci siano dimensioni specifiche attraverso le quali indagare la serie di emozioni fondamentali (o di base). Nummenmaa ha utilizzato un metodo per cui proponeva una serie di stimoli (metti 100) a cui corrispondevano altrettante categorie di definizione. Ogni stimolo era in relazione biunivoca con una categoria. In pratica: la lista era chiusa, ma consentiva di valutare quanto fosse presente o meno una certa dimensione nello stimolo proposto.

L'autore sottolinea che se si vuole indagare la struttura di un comportamento facciale occorre utilizzare il metodo di misura (elettromiografia, FACS etc) per una valutazione obiettiva del comportamento. Mentre se vogliamo occuparci delle informazioni accessibili agli altri nel comportamento facciale occorre utilizzare metodi di giudizio. Come in qualsiasi altro studio la costruzione del quesito di indagine è fondamentale, così come è indispensabile l'identificazione di un campione adeguato.

La scelta della circostanza elicitante avviene sulla base di requisiti indicati da Ekman & co:

  • Elementi per affermare che la circostanza è rilevante per l'emozione.
  • Modi per stabilire quando e quale emozione è attivata.
  • Registrazione chiara delle componenti cruciali, cioè di quelli aspetti legati all'emozione che sono misurabili ed evidenti agli osservatori.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche di comunicazione interpersonale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Garotti Pier Luigi.
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