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Topografia antica

Definizione

La topografia studia le dinamiche insediative di un territorio. Secondo Giovanni Uggeri, è l’attività di ricerca che mira ad individuare e ad interpretare i fenomeni storici o i dati archeologici nel loro ambiente geografico in modo da conferir loro la concretezza. Fenomeni storici e materiali archeologici devono essere contestualizzati e sono, perciò, fortemente legati al territorio a cui sono connessi. Il contesto geografico influenza questi dati e la seguente interpretazione di essi. Con la topografia antica si studia la storia del territorio e della sua evoluzione.

Uomo e ambiente

L’uomo interviene sull’ambiente ma anche l’ambiente influisce sulla vita dell’uomo ponendogli determinate condizioni a cui adattarsi. Si può affermare che qualunque aspetto della vita dipende dal territorio: i climi, la geomorfologia, l’idrografia, cave-miniere-saline (che influenzano le risorse economiche)...

La topografia antica è plurisciplinare e interdisciplinare: è necessario conoscere ambiti veramente vari ma è chiaro che non è il topografo a dover avere tutte le conoscenze necessarie; l’importante, e ciò che la rende una materia pluridisciplinare, è la capacità di chiedere e l’apertura verso l’aiuto da parte delle altre discipline. La topografia antica è anche diacronica.

Il topografo fa sintesi della pluralità di informazioni trovate sul territorio, che lui considera ma che poi saranno studiate specificatamente dal settore a cui più appartengono. La topografia lega tutte le modalità di approccio alla ricerca: il topografo mette insieme tutte le varie conoscenze e fornisce l’immagine!

Etimologia

Topografia non è un termine moderno: esisteva già nel greco e poi nel latino con significato di “descrizione lucida dei luoghi”. Lo stesso termine latino lo si trova in uno scritto di Giovanni B. Marliani nel 1543; successivamente, la topografia inizia ad essere vista ed insegnata come disciplina anche matematica legata alla geografia. Per finire, il nome completo della disciplina diventa Topografia Antica.

Per denominarla era stato proposto anche “topografia storica” o “topografia archeologica”, tuttavia l’aggettivo Antico si è rivelato il più adatto poiché la disciplina non privilegia alcun tipo di fonte (storica o archeologica), ed ognuna è utile al topografo. La topografia è stata denominata anche archeologia del territorio o del paesaggio o, ancora, archeogeographie.

Topografia/geografia antiche

La topografia antica è subito seguita dalla geografia antica e la differenza sta semplicemente nel tipo di scala su cui si lavora. La topografia, infatti, si concentra sullo studio di un campo geografico più preciso, su un territorio più ristretto. Il topografo si basa più spesso su dati archeologici rispetto al geografo che, invece, si concentra più sulla storia delle scoperte del mondo o del preciso luogo (sebbene entrambi usino comunque entrambe le fonti). Ad ogni modo, spesso le due discipline si sovrappongono.

Storia

La topografia nasce come disciplina dell’umanesimo, a partire dal 1400, con la riscoperta del mondo classico, in particolare, quando viene tradotta la geografia di Tolomeo, grazie alla quale viene dunque riscoperto questo argomento tra gli intellettuali. Il documento antico iniziò ad essere apprezzato come qualcosa di prezioso per il sapere così come l’intera storia delle scoperte geografiche degli antichi.

Con la nascita della topografia, una delle principali protagoniste in Italia, è Roma: l’obiettivo è quello di leggere, all’interno del tessuto cittadino contemporaneo, quello che doveva essere il tessuto cittadino più antico e di cui si era potuto leggere solo sui libri dei grandi autori classici, anch’essi riscoperti nello stesso periodo. Leon Battista Alberti scrisse un testo (“Descriptio urbis Romae”) che fu una delle prime descrizioni sistematiche della città.

Il vero e proprio padre della topografia fu Flavio Biondo (1392-1463), notaio e segretario pontificio (a lui si deve l’individuazione del Teatro di Pompeo). Egli studiò direttamente i ruderi di Roma e scrisse i risultati delle ricerche in “Roma instaurata” e designò, dunque, la struttura della Roma antica. Biondo partì dalle fonti letterarie degli antichi cercandone sistematicamente il riscontro sul territorio ma si servì anche di fonti epigrafiche e archeologiche. Più tardi, nell’opera “Italia illustrata”, si occupò dell’intera penisola. L’opera era incentrata maggiormente sull’Italia settentrionale.

Altro personaggio importante per la topografia fu Ciriaco d’Ancona (1391-1454). Considerato il padre della topografia della Grecia. Si trattava di un mercante che viaggiava principalmente in Grecia, con un amore per il mondo classico. Ben presto, lasciò gli affari e si trasferì ad Istanbul dove studiò il greco. Egli registrava, appuntava e riportava i dati e le informazioni che non desiderava andassero perduti racchiudendoli nei “Commentarii”; non si tratta di un’opera sistematica ma di una raccolta che comunque ci lasciava molte immagini sulle città greche. Oggi l’opera è perduta, bruciata nell’incendio della biblioteca di Pesaro, che la conservava.

Cluverio Filippo (1580-1623) intende occuparsi di tutto il mondo classico antico. È considerato il fondatore della geografia antica! Tuttavia prima di giungere a zone ampie, e dunque di studio più geografico, partì da piccoli ambiti regionali. Per l’Accademia di Leuda, fece uno studio di questo genere a partire dalla Sicilia antica e poi cercò di estendere il suo interesse all’Italia antica, si interessò della Germania e dell’Olanda come anche della Gallia e della Grecia; tuttavia, l’opera, comprendente solo gli studi di Sicilia e Italia, è stata pubblicata postuma mentre gli altri studi restano per noi degli appunti.

Dalla fine del 1700 le linee di indagine di cui si erano serviti i topografi diventano indipendenti e si sviluppano separatamente (es. con Winckelmann si sviluppa l’archeologia, che è perlopiù storia dell’arte antica; si sviluppa l’epigrafia e la cartografia scientifica, gli studi di scienze naturali, ecc…) Queste rivoluzioni cambieranno il metodo di ricerca.

Il metodo dell’indagine topografica

Strumenti

L’obiettivo è passare dalla città oggi alla città antica. Nel fare il lavoro a ritroso, sono importanti tutti i gradini intermedi.

  • La carta geografica: Creare una carta geografica è giungere dal paesaggio soggettivo al paesaggio razionale. Compito dei geografi è stabilire delle “norme” così da far sì che una visione che potrebbe essere soggettiva possa diventare oggettiva e cioè uguale per tutti. Lo stesso è per i topografi e per la carta topografica.
  • Sistema UTM: Si tratta del sistema geografico di riferimento per la cartografia mondiale. La difficoltà principale era sempre stata quella di portare su un piano qualcosa che piano non era: la terra è, infatti, sferica/ellittica o, meglio, è un geoide (perché non ha un profilo lineare). I tentativi sono stati svariati fino a Mercatore: egli propose una proiezione cilindrica, la terra è considerata come inserita in un cilindro tangente all’equatore, su questo cilindro tutti i punti della terra vengono proiettati e infine “aprendo” o “srotolando” il cilindro si ottiene l’immagine. Il problema è che i paesi più distanti dall’equatore, convergono, nella sfera, in un certo punto mentre, nel cilindro esteso, finiscono per essere rappresentati alla stessa larghezza dell’equatore. Così questi paesi appaiono più grandi e più larghi della realtà: questo tipo di proiezione è detta conforme poiché i paesi mantengono la loro forma reale dal momento che mantengono i loro angoli però presentano dimensioni sballate. Si pensò allora di girare il cilindro in orizzontale di modo che la terra risultasse tangente non all’equatore ma ad un meridiano: spostando e ruotando il cilindro a seconda del luogo che si vuole raffigurare si può essere precisi per ogni meridiano; Proiezione di Gauss o Proiezione Trasversale Universale di Mercatore (UTM). La terra è divisa, in questo modo, in fusi verticali mentre in orizzontale si formano delle fasce, e l’incrocio tra i fusi e le fasce sono detti zone.
  • L’IGM (Istituto Geografico Militare), 1872: Le carte nascono e si sviluppano da sempre per ragioni economiche o militari e di fatto l’Italia, appena unificata, aveva la necessità di avere una carta che fosse uguale per tutti in termini di qualità e rappresentazione. La carta dell’intera penisola la troviamo in scala 1:100'000. Attraverso vere e proprie ricognizioni sul campo furono mappati tutti i territori italiani a 1:25'000. La carta dell’Italia fu pubblicata nel 1920 circa, in 277 fogli ridotti tutti ad 1:100'000. Questi fogli, vengono pubblicati anche singolarmente nel caso ci si volesse concentrare su una sola parte di territorio, e non per forza nella carta dell’intera penisola. La carta dell’intera Italia è detta “la Gran Carta”. Ogni foglio della Gran Carta è suddiviso in 4 Quadranti, ogni quadrante è una zona rappresentata in scala 1:50'000 e ogni quadrante è a sua volta suddiviso in 4 Tavolette rappresentanti porzioni di territorio in scala 1:25'000. La divisione in quadranti e tavolette non corrisponde alle zone del reticolo UTM. Se siamo in possesso di una tavoletta: in alto a sx troveremo lo schema della Gran Carta con le sue suddivisioni, dove, in particolare, è indicato il quadrante e la sua tavoletta presi in esame. Affianco allo schema c’è il numero del foglio a cui questi appartengono (es. foglio 45 Carta d’Italia). In alto a dx, invece, troviamo indicati il n°. del quadrante e l’orientamento della tavoletta (es. 3° quadrante, tavoletta nord-ovest). In basso a sx, troviamo i dati di rilievo e gli aggiornamenti oltre allo schema detto Reticolato Chilometrico Gauss-Boaga che riporta i dati numerici necessari per permetterci una conversione da questo sistema a quello UTM. Per finire, i quadranti racchiudono 100 km dove per ogni km è segnata una linea. I numeri visibili alla fine di ogni linea sono il numero di questa o del chilometro. Già a partire dagli anni ’30, la carta ha subìto degli aggiornamenti, dapprima corretti “manualmente” con ricognizioni dirette sul campo, poi con la fotografia aerea. Nell’aggiornarsi della carta, piano piano è cambiata anche la resa grafica, infatti le prime tavolette erano in bianco e nero mentre successivamente sono stati introdotti sostanzialmente 3 colori: nero di base, azzurro per l’idrografia e marrone per le curve di livello. A partire circa dal ’61 si aggiunge il verde per le forme vegetali e il rosso per le strade. Nel caso della topografia, ci si rifà più facilmente e volentieri alle carte nella loro versione in bianco e nero poiché sono le più antiche e, dal momento che bisogna cercare di eliminare tutto ciò che è stato aggiunto di più recente, con esse parte del lavoro è già fatto.
  • La fotografia aerea: La visione dall’alto permette di eliminare gli ostacoli che possono infastidire il nostro campo visivo e, allo stesso tempo, permette di vedere l’insieme al di là delle nostre umane limitazioni. Tuttavia non garantisce una scala corretta.

Storia

Nel 1800 circa un fotografo francese sperimenta l’idea di legare una macchina fotografica ad un pallone aerostatico e nel 1899, Giacomo Boni, che aveva scavato a Roma, decide di provare con un pallone frenato (cioè una piccola mongolfiera che rimaneva comunque legata a terra) di comune uso militare, per vedere il risultato complessivo dei suoi scavi. Grazie a queste fotografie Boni scoprì, inaspettatamente, un’iscrizione sulla pavimentazione del foro e così, negli anni successivi, la fotografia aerea fu utilizzata come mezzo per un’ulteriore documentazione.

Una vera e propria svolta nel modo di intendere la fotografia aerea si ebbe durante la seconda guerra mondiale. Negli anni di guerra, gli aerei che volavano a bassa quota fotografavano con l’obiettivo di controllare il territorio, dunque la fotografia aerea fu usata a scopo militare. Le foto furono operate soprattutto dalla RAF (Royal Air Force) inglese. Alla fine del conflitto, in Italia, si possedeva un vasto numero di foto di moltissime zone della penisola e ci si rese conto delle moltissime informazioni, al di là di quelle militari, che queste foto potevano offrire.

Il primo a studiare il territorio attraverso le foto fu Bradford, che usò le foto per studi archeologici, infatti si accorse che la fotografia poteva offrire nuove tracce dell’antico e non solo documentare quelle già note. Giulio Schmiedt (italiano), comandante dell’IGM, si interessò di archeologia quanto divenne responsabile della foto-interpretazione e fece “l’atlante aerofotografico delle sedi umane in Italia”.

Altri topografi antichisti da ricordare, che fecero uso della fotografia aerea, sono: Alfieri, Castiglioni, Dinu Adamesteanu. Fino al 2003, le fotografie aeree erano legate al segreto militare, dunque, tutte queste persone, collaboravano obbligatoriamente e strettamente con l’IGM. Dal Boni in poi la tecnica della fotografia aerea è sempre più migliorata: nuove macchine fotografiche, obiettivi, risistemazioni post fotografiche, strumenti di bordo… Ma, molto importante, ciò che anche è migliorato è la capacità di foto-interpretazione.

Tecnica

La foto può essere obliqua o verticale/zenitale. La foto è obliqua quando il mezzo che la produce è posto su un allineamento che forma, con la perpendicolare al suolo, un angolo maggiore di 5°; è, invece, verticale se l’angolo non supera i 5°. La foto obliqua è di più immediata lettura ma è poco utile allo studioso perché i valori metrici del territorio sono facilmente distorti. Ottima per un’analisi di tipo dimensionale è dunque la foto verticale.

Con la foto verticale si può creare una visione stereoscopica: si tratta di una tecnica che prevede una serie di foto verticali poste in sequenza (per questa tecnica, gli scatti devono essere fatti in modo tale che ogni immagine si sovrapponga per almeno il 60% a quella precedente e così via a catena). La sovrapposizione è chiamata overlap mentre, la sovrapposizione di una strisciata laterale, nel caso in cui il territorio sia più largo e richieda altre foto, non richiede un margine così ampio ma può limitarsi al 20% o ancora meno ed è detta sidelap. La lettura di questa visione stereoscopica avviene, come dice la parola stessa, con lo stereoscopio.

Fonti

  • La toponomastica: La toponomastica è lo studio dell’origine e del significato dei nomi geografici (dei luoghi). Un nome conserva, infatti, numerose tracce e indicatori sulle sue caratteristiche e su chi l’ha assegnato per la prima volta. Molti nomi sono rimasti collegati a tempi precedenti per una questione di comodità ma questi possono essere stati alterati nel tempo mantenendo soltanto la loro radice originaria. Altri toponimi possono derivare da antichi monumenti o edifici lì collocati. Bisogna comunque tener presente che ogni toponimo può essere contestabile, la toponomastica non è, infatti, una scienza esatta e non bisogna mai assegnare ad un toponimo un significato certo.

Quali sono le sue funzioni come fonte?

  • Dallo studio della toponomastica è possibile individuare l’ubicazione di siti antichi.
  • Dal toponimo si può identificare anche l’onomaturgo e cioè l’inventore del nome, dunque il popolo originario.
  • Dai toponimi si possono infine ricavare informazioni sulle caratteristiche del luogo o della funzione che esso poteva avere in origine.

Esempio di una ricerca toponomastica

I toponimi si possono individuare da documenti antichi: nelle carte storiche, su documenti catastali, negli archivi parrocchiali, ecc… ma anche nei testi specialistici come i dizionari di toponomastica. In seguito, si individua il luogo di interesse sulle carte IGM, di solito carte di tipo topografico, dunque estremamente dettagliate, e con un lavoro di ricerca e confronto si cercano di ottenere più informazioni possibili. A volte i toponimi possono essersi modificati nel tempo per via di errori di comprensione/pronuncia o trascrizione: errori, dunque, per assonanza, interpretativi o storici; perciò bisogna verificare con molta attenzione quanto il nome che si crede originario si sia modificato. Per esempio, è un errore di tipo storico pensare che l’attuale Capua corrisponda all’antica Capua, che fu abbandonata nel Medioevo e spostata.

Classificazioni

  • Radici e suffissi di origine pre-indoeuropea:
    • Sostrato Mediterraneo -> comune alle popolazioni abitanti sul mediterraneo (es. Alb- che significa Monte ma può essere anche derivante dal latino Albus, cioè bianco.)
    • Sostrato Ligure -> comune alle popolazioni liguri (es. –asco, -asca, -usco, -allo, -ello,-elli.) La presenza di questi suffissi in zone anche differenti dalla Liguria ci fa capire...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/09 Topografia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JessApp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Topografia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Legrottaglie Giuseppina.
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