La comunicazione. Maestri e paradigmi
Parte prima – Scienza dei media
McLuhan fonda la sua scienza dei media affermando il valore autonomo della comunicazione di massa, originata dalla tecnologia della stampa e in fase di rapida evoluzione grazie alle nuove tecnologie elettroniche, informatiche e telematiche. Per Innis e McLuhan: la comunicazione è un anello di congiunzione all’interno della società e ne determina i cambiamenti.
Harold Adam Innis
Monopolio e potere
Innis è un economista che concentra le sue prime ricerche sui gradi di sviluppi dell’economia condizionati dal controllo delle materie prime. Il concetto di monopolio viene esteso dalla dimensione strettamente economica, legata ai mezzi di produzione materiale, a quella immateriale del potere, determinata dai mezzi di comunicazione. Non è in gioco solo il possesso dei beni materiali, ma anche il controllo dell’informazione, dei segni e dei simboli del potere stesso, quindi della vita quotidiana dei cittadini. Il monopolio è il principale strumento di esercizio del potere.
Un elemento fondamentale nello sviluppo delle comunicazioni e soprattutto dei media è la creazione di un pubblico che interagisca con essi per formarsi un’opinione. Un’opinione libera, critica, anche alternativa al potere, ma a rischio. Questo stesso processo che crea uno spazio di libertà può trasformarsi in un’azione di manipolazione del consenso sia attraverso forme non totalitarie sia attraverso l’esercizio della violenza e del terrore.
La comunicazione basata sull’occhio in termini di stampa e fotografia aveva sviluppato un monopolio che minacciava di distruggere la civiltà occidentale prima in guerra e poi in pace. L’effetto disastroso del monopolio della comunicazione basato sull’occhio accelerò lo sviluppo di un concorrenziale tipo di comunicazione basato sull’orecchio, con la radio e con l’abbinamento del suono al cinema e alla televisione. Lo stampato cedette il passo in efficacia alla radiodiffusione e all’altoparlante. I capi politici furono in grado di appellarsi direttamente ai votanti e di costruire la pressione dell’opinione pubblica sull’assemblea legislativa.
Tendenze e civiltà
"The Bias of Communication" raccoglie i principali saggi e interventi di Innis. Bias è una parola chiave, densa di significati. Intraducibile in italiano, se non attraverso una riflessione critica e l’utilizzo di parafrasi, è forse la metafora più significativa della teoria di Innis: riflette l’oscillazione teorica e la ricerca di equilibrio tra la forza delle tecnologie di “modellare” il mondo e la continua, instancabile reazione degli esseri umani e delle società sia per adeguarsi a quella forza sia per utilizzarla per i loro scopi e interessi fondamentali.
Il bias definisce le proprietà specifiche di un medium e quindi lo distingue da altri mezzi e da altre tecnologie, ne indica le potenzialità, ma anche i limiti. Le forme espressive – i linguaggi – non sono separate dalle condizioni materiali in cui devono operare. Esistono dinamiche in continua evoluzione: esse generano il cambiamento. È un processo incessante e circolare in cui mutano continuamente i pesi delle diverse forze in campo e degli attori che intendono governarle e spiegarle secondo i propri processi. Sono perciò processi determinati e condizionanti, sia nella sfera economica sia in quella spirituale. Noi viviamo sempre dentro una situazione condizionata e condizionante.
Individuare una teoria e gli strumenti conoscitivi che ci consentano di interpretare senza pregiudizi il nostro mondo e la sua storia è l’ambizione teorica di Innis. Con il termine bias viene indicato, dunque, un processo generale e di lungo periodo che individua una civiltà. Innis guarda alla storia in un modo nuovo, concentrandosi sui caratteri dominanti. È il medium dominante, infatti, che caratterizza una società. Quando il medium decade, si assiste al declino della società e a un vero e proprio conflitto tra medi diversi per conquistare quella supremazia che caratterizzerà la nuova civiltà.
Nella prefazione a "The Bias of Communication" Innis indica con chiarezza il passaggio fondamentale dall’analisi economica a quella culturale. L’attenzione alla formazione dei monopoli in campo economico si estende a quella del monopolio della conoscenza. In questo modo Innis indica una tendenza fondamentale che si evidenzia sempre più nella storia moderna e contemporanea: la rilevanza dei processi culturali, fondati sullo scambio comunicativo.
Le categorie costanti che determinano l’esistenza umana, cioè lo spazio e il tempo, sono “intessute in maniera irregolare” cioè non possono essere conosciute una volta per tutte e non offrono “un solo punto di vista”. L’irregolarità della trama produce “modelli deformati” e, come afferma Innis, è assai difficile liberarsi del condizionamento dei mezzi di comunicazione. Questa è la base del pensiero critico di Innis: la ricerca di un metodo e di forme di conoscenza scientifica che non siano distorte, inquinate dall’ideologia del tempo. In questo quadro egli afferma la necessità di estendere la conoscenza economica oltre la sfera stessa delle merci e della produzione e portarla a confrontarsi con la sfera dei rapporti di relazione e scambio. Questi sistemi sono i media, sono i mezzi di comunicazione. La parola, la cultura, le forme di rappresentazione stanno conquistando una loro autonomia e stanno rivelando, anche per il passato, quanto peso abbiano nel destino dei popoli e della civiltà la penna, la voce, il libro.
"Impero e comunicazione": un esempio di anti-storia totale
Nel 1950 Innis pubblica "Impero e comunicazioni". È la fine della carriera accademica e del suo percorso di studioso di economia e di storia economica. Un percorso concentrato sui temi della “staple theory”, ovvero sui condizionamenti della produzione di materie prime sullo sviluppo. Per Innis, però, non solo le risorse economiche che condizionano lo sviluppo di una società, ma anche le trasformazioni del sistema politico e dei modelli culturali. Il tema centrale è il conflitto tra mezzi di comunicazione e istituzioni del sistema politico e dei modelli culturali.
L’alternanza dei grandi poteri – politico, religioso, burocratico – si rivela attraverso l’appropriazione o la perdita della tecnologia dominante dell’epoca, che è rappresentata di volta in volta dalla scrittura, dal papiro o dalla carta, dalla stampa, etc. In questa prospettiva una civiltà dipende dal controllo "totale" delle dimensioni di spazio e tempo. La funzione determinante dei media è quella di modificare questo equilibrio, di imprimere un dinamismo che spezza l’unitarietà della tradizione, per imporre un nuovo potere che solo alla fine del processo ritroverà un’altra forma di equilibrio e quindi consoliderà un’altra forma di civiltà. I media leggeri, caratterizzati dalla portabilità e dalla facilità d’uso, enfatizzeranno il ruolo dello spazio ed eserciteranno un più facile controllo su di esso. I media pesanti, caratterizzati dalla materialità del supporto e quindi dalla durata, consentiranno invece il controllo delle istituzioni destinate appunto a restare immutabili.
Su questa base Innis imposta i diversi capitoli del libro, dedicati alla civiltà egizia, babilonese, romana, medievale e moderna. Innis non è uno storico e non crede alla storia determinata da un unico punto di vista, quello del progresso. Questa ideologia è vista come il prodotto della modernizzazione e come il risultato sia di meccanismi economici e poi industriali, sia della cultura che deriva da essi. Lo svincolarsi dall’ideologia del progresso induce Innis a prendere in considerazione i modi attraverso i quali le società, nel tempo e nello spazio, trovano un proprio equilibrio interno.
La comunicazione crea un pubblico che influisce fortemente sulle scelte decisive di una società, agisce sugli atteggiamenti, sui costumi e infine sulla stessa economia. La comunicazione è diventata, nella piena modernità, merce universale e flusso. Non sono i singoli oggetti che contano, non sono le cose, ma il loro insieme e il loro flusso ininterrotto al di là dei confini dei singoli mercati. I flussi di informazioni e i flussi di merci e il loro consumo tendono a identificarsi.
La concentrazione su un mezzo di comunicazione porta con sé un condizionamento nello sviluppo culturale della civiltà, che di conseguenza sarà interessata all’importanza dello spazio, e quindi dell’organizzazione politica, o del tempo, e quindi dell’organizzazione religiosa. L’introduzione di un secondo medium tende a frenare l’influenza del primo, e a creare le condizioni adatte alla crescita dell’impero. L’Impero bizantino, per esempio, emerse da una fusione tra gli effetti del papiro sull’organizzazione politica e gli effetti della pergamena sull’organizzazione ecclesiastica. Il dominio della pergamena ha portato al monopolio dell’organizzazione ecclesiastica, che a sua volta provocò l’introduzione della carta, favorevole invece allo sviluppo delle istituzioni politiche. Con l’avvento della stampa, la carta facilitò lo sviluppo effettivo dei vernacoli, e diede espressione alla loro vitalità nella crescita del nazionalismo. L’adattabilità dell’alfabeto alla produzione industriale su larga scala diventò la base dell’alfabetizzazione, della crescita della pubblicità e del commercio. Il libro, quale prodotto specializzato della stampa, e successivamente il giornale, rafforzarono la posizione della lingua come base del nazionalismo.
Marshall McLuhan
"La galassia di Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico"
L’oggetto della "Galassia Gutenberg" è la formazione dell’Europa moderna, di cui McLuhan rilegge la storia individuando nella tipografia e nella stampa la tecnologia dominante che nella sua fase di affermazione forgia le mente, le idee, gli atteggiamenti sociali e stabilisce il primato dell’individuo. Perché il termine “galassia”? Perché vuole significare la totalità del processo che viene messo in moto dalla nuova tecnologia affermatasi in una tipografia tedesca: la galassia è l’universo e comprende anche spazi conosciuti, aree che verranno influenzate nel tempo secondo un processo di esplorazione di dominio che sarà appunto caratteristico della moderna società europea.
McLuhan in alternativa al termine galassia, propone quello di “ambiente”, temendo che il termine astronomico sia troppo evanescente; la sua intenzione, al contrario, è quella di individuare i caratteri di questo medium che costituisce la nascente società moderna. Un ambiente tecnologico non è soltanto un contenitore passivo di uomini, bensì un processo attivo che modella gli uomini al pari di altre tecnologie. [McLuhan, La galassia Gutenberg] pag. 72.
È l’essenza della posizione di McLuhan: comprende l’affermazione forte del ruolo attivo, trasformativo delle tecnologie rispetto agli esseri umani, sia singoli sia associati, tentando di eludere il rischio di determinismo tecnologico. E colloca i media, ma soprattutto questo medium – al centro dei processi costitutivi della società moderna, affiancandoli al dominio della produzione, e quindi del lavoro e dell’economia, e al dominio politico dello stato e della società civile.
La stampa crea la sfera pubblica e la società civile, distinte dal potere dello stato, e quindi mette in moto quel carattere peculiare della società moderna che è l’affermazione delle idee, delle opinioni mediate dagli intellettuali e da tutti gli operatori e funzionari cui è affidato il compito di salvaguardare la libera circolazione delle idee.
Sia per l’impianto teorico sia per lo stile e il linguaggio, "La galassia Gutenberg" è anti-storia della modernità, una presa di distanza totale dai metodi della storiografia e della teoria economica della tradizione scientifica occidentale. Lo stile a mosaico è lo strumento che consente a McLuhan di procedere per illuminazioni e lo spinge a dialogare direttamente col suo lettore, facendo riemergere i tipici meccanismi dell’oralità. Oralità vuol dire immediatezza e quindi utilizzo delle fonti, degli autori e degli esempi, liberati dal contesto di provenienza e soprattutto dalla tradizione istituzionale attraverso la quale sono stati tramandati.
La riapparizione di forme di oralità corrisponde alla negazione di una prigione che progressivamente lo stesso uomo tipografico si è creato e che corrisponde a una tecnologia sua propria, quella della tipografia. Il nuovo, rappresentato dalla tecnologia elettrica e poi da quella elettronica, rompe quella prigione, rivelando nuovi comportamenti e nuovi linguaggi e recupera in profondità sentimenti ed emozioni che erano stati, almeno apparentemente, cancellati o rimossi.
Forse sarebbe stato meglio usare al posto di galassia la parola ambiente. Ogni tecnologia tende a creare un nuovo ambiente umano. Un ambiente tecnologico non è soltanto un contenitore passivo di uomini, bensì un processo attivo che rimodella gli uomini al pari delle altre tecnologie. La stampa e i caratteri mobili crearono un ambiente nuovo e del tutto inaspettato: il pubblico. Il carattere peculiare del pubblico fu quello di una consapevolezza intensa e visivamente orientata, così l’individuo come nel gruppo [McLuhan, La galassia Gutenberg] pag. 74.
Lo stile: comunicare col lettore
Nelle pagine del libro di McLuhan, figure di grande rilievo nella tradizione filosofica vengono volutamente e provocatoriamente mescolate, vengono fatte reagire direttamente, quasi che conversassero le une con le altre in modo anche frivolo, al di là degli schemi “seri” e ufficiali della tradizione filosofica. McLuhan rilegge la tradizione culturale utilizzando nuovi schemi che eliminano le distanze tra il passato storico e il presente. Lo scenario è, dunque, l’attualizzazione. Questa è la dinamica che interessa: la tecnologia tipografica forgia l’uomo meccanico e occulta le radici orali che precedono il cambiamento culturale conseguente alla tipografia, cioè l’alfabetizzazione e la costituzione della stessa cultura moderna in cultura del libro e del testo.
Media intelligenti
Nel 1964 viene pubblicata la raccolta di saggi "Understanding Media", un titolo che si potrebbe tradurre “i media intelligenti” o “i media che apprendono e fanno apprendere”. In questo modo si rende giustizia a uno degli assunti principali di McLuhan, cioè l’insistenza sulla funzione dinamica e cognitiva dei media. Si mette in luce la distinzione fondamentale, per Innis e McLuhan, tra la definizione di medium e quella di media di massa, tra la funzione esercitata dalla comunicazione in tutte le epoche e i diversi strumenti e mezzi di comunicazione che hanno caratterizzato la società del Novecento: quelli appunto che vengono definiti media di massa. È una differenza importante perché, nelle posizioni di McLuhan, ritorna costante la tesi del ruolo attivo dei mezzi di comunicazione, insieme alla peculiarità dei media strettamente legati e condizionati da quelle che l’autore chiama le “estensioni” del corpo umano e del suo sistema nervoso.
Il punto di partenza dell’analisi di McLuhan è il cambiamento: l’attenzione è concentrata sulle tecnologie dominanti, spesso su una tecnologia dominante. La tecnologia caratterizzante è anche la tecnologia dominante, forgia essa stessa un’epoca, in quanto si mescola e interagisce con le forme di potere dominanti. L’applicazione della teorie dei monopoli di Innis trova in McLuhan una rielaborazione particolarmente efficace. Il rapporto tra tecnologie e comunicazione è uno dei vettori principali dell’affermarsi delle forme di potere di un’epoca.
I media sono caratterizzati da tecnologie “morbide”, che accompagnano le trasformazioni dell’uomo e quindi della sua psicologia, delle sue abitudini, dei suoi comportamenti. La visione meccanica del mondo si basava sull’espansione nel territorio e la diffusione sempre più ampia delle merci e dei beni materiali, quella che McLuhan chiama “esplosione”.
L’immagine unificata è tipica del Novecento, e in particolare della società che viene denominata di massa perché caratterizzata dai mass media. Sono questi che impongono l’immagine unitaria di società e culture profondamente diverse. L’estensione del corpo va ad impattare sia con la sfera psichica sia con quella sociale, determinando un modo di conoscere il mondo e di abitarlo che ciascun individuo vive in modo assolutamente individuale.
Nelle posizioni di McLuhan “noi viviamo, per così dire, miticamente e integralmente, ma continuiamo a pensare secondo gli antichi e frammentari moduli di spazio e di tempo dell’era pre-elettrica”. La distanza tra l’uomo e i prodotti del suo agire e l’ambiente circostante caratterizza l’uomo gutenberghiano “l’uomo occidentale aveva derivato dalla tecnologia dell’alfabetismo la capacità di agire senza reagire”. Agire senza reagire è un segno di non partecipazione che aveva consentito l’affermarsi di una forma di razionalità astratta in grado di controllare dall’alto i processi, ordinandoli separatamente e in modo sequenziale lungo l’asse del tempo lineare. Questa ragione viene messa in crisi da nuovi processi che coinvolgono direttamente i soggetti umani. I nuovi media, anziché mediare, facilitano con tale forza i rapporti diretti tra gli esseri umani da mettere in crisi le istituzioni sociali.
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