Teoria e storia dei generi letterari
Iacoli Giulio: la letteratura nell'età globale
Giuliana Benvenuti - Remo Ceserani
L'europa al centro del mondo
1. Lo spazio geografico e culturale dell'Europa
Lo spazio geografico riassunto nella parola Europa ha subito forti mutazioni nel tempo. Per i Greci il termine Europa indicava il mondo ellenico compreso fra Creta e la Tracia, l’Asia minore e le colonie greche in Sicilia e in Italia meridionale. Nell’età cristiana si intendevano i Paesi intorno al Mediterraneo, compresa l’Africa, fino ai confini dei fiumi Reno e Danubio. Nel 476 d.C con la caduta dell’Impero romano l’Europa si presenta divisa tra parte occidentale - con i regni barbari - e impero bizantino. Questa divisione, resa ufficiale dallo scisma del 1054 fra il Papa di Roma e il patriarca di Costantinopoli, introdusse una linea di confine est-ovest destinata a durare nel tempo. Un’altra linea di confine fu quella introdotta dall’espansione musulmana che arrivò fino alle mura di Vienna. L’Europa nei secoli è passata da mediterranea a continentale. Non è facile trovare dei miti fondativi. Nella mitologia Europa era la figlia del re di Fenicia Agenore. Zeus se ne innamorò e per sedurla assunse le sembianze di un toro. Europa lo cavalcò e Zeus si lanciò in mare portandola con sé a Creta. Dal loro accoppiamento nacquero Minosse, Sarpendonte e Radamanto. Secondo la tradizione il nostro continente assunse il nome proprio dalla figlia del re fenicio.
Fra le principali divisioni interne dell’Europa segnaliamo:
- Divisione economico-sociale fra un’Europa feudale e agricola ed un’Europa mercantile e borghese.
- Divisione teologica e religiosa fra gli ordini monastici, in particolare quelli medievali dei domenicani e dei francescani.
- Divisione fra un’Europa protestante e una cattolica
- Divisione fra un’Europa liberale e democratica, come i modelli inglesi e francesi, e una conservatrice, basata sull’Impero asburgico.
- Divisione fra un’Europa amministrata dal diritto romano e una amministrata da norme consuetudinarie.
- Divisione tra Paesi a economia capitalista e Paesi a economia socialista, cancellata dalla caduta del muro di Berlino.
Conferma della mutevolezza dei confini ci viene data da Marc Bloch che ha dimostrato come la nascita dell’Europa sia più una dimostrazione di debolezza e crisi, che di speranza; dovuta al crollo dell’impero romano e alla dislocazione del potere del Mediterraneo in seguito alle invasioni barbariche e dell’Islam. Lo spazio europeo è complesso non solo per i climi, ma anche per la pluralità dei popoli e delle lingue.
2. Le tradizioni orali e la cultura popolare
In tutta Europa, prima della produzione scritta, si è avuta diffusione della cultura orale affidata alla memoria e all’improvvisazione. Gli studi specialistici hanno messo in rilievo la presenza di temi e valori di fondo uniformi provenienti dalla cultura contadina. La tradizione orale si può distinguere in due grandi aree:
- Mediterranea o meridionale: Fra il Golfo Persico e Gibilterra. La preferenza è per i temi lirici, con struttura ritmica libera e il predominio del verso endecasillabo. L’impianto melodico è per l’esecuzione solistica con preferenza per il tono minore.
- Settentrionale: Fra le coste atlantiche della Francia, le isole britanniche e l’Italia. La preferenza è per i temi narrativi epici, con struttura ritmica chiusa e l’uso frequente di ritornelli. L’impianto melodico, con versi di diversa lunghezza, predilige l’esecuzione corale e il tono maggiore.
Per molti secoli la trasmissione della memoria storica e dei valori culturali è stata quasi esclusivamente affidata alla comunicazione orale. Un esempio dell’origine orale di un testo epico giunto a noi attraverso la scrittura è la Chanson de Roland, dove lo stile è chiamato formulare, in quanto nella seconda parte del verso si fa uso di frasi stereotipate ed epiteti che provenivano dalla tradizione orale.
3. La scrittura e i grandi modelli antichi
L’introduzione della scrittura nel nostro mondo risale al III millennio a.C. in Mesopotamia. I sumeri usavano la scrittura cuneiforme, poi sostituita dall’aramaico e dall’alfabeto fenicio. Inizialmente veniva utilizzata per le esigenze amministrative e per le iscrizioni votive; in ultimo venne usata anche per narrazioni epiche come il Poema di Gilgamesh. Due sono i momenti fondanti della tradizione letteraria occidentale: la Bibbia e i testi greci. La Bibbia ha fornito modelli di scrittura e infiniti temi. La Bibbia è racchiusa in un unico libro, mentre la tradizione classica greca e latina presenta più storie. Tra le analogie fra Bibbia e testi omerici possiamo ricordare le date di composizione (X, IX secolo), le incertezze sugli autori e sulla trasmissione. La differenza principale è che i libri della Bibbia contengono testi di generi diversi fra loro, mentre i poemi omerici presentano un’omogeneità di genere. Molti autori hanno disquisito sulla paternità dei poemi omerici: Genette sostiene che l’autore sia lo stesso e la prova fondante è che la seconda opera non è una copia della prima.
Con l’affermarsi del romanzo il rapporto fra epica e romanzo è diventato più complicato. Fusillo (2002) ha dimostrato che la contrapposizione fra i due generi vada valutata con più attenzione. In questo panorama non va trascurata l’opera Le mille e una notte. Inizialmente (IX secolo) l’opera era intitolata Hazar Hafsana. Nella prima edizione viene mantenuta la cornice del racconto persiano dove il re Shahryar aveva scoperto la moglie infedele e l’aveva uccisa. Tutte le notti le passava con una donna diversa che poi uccideva alla mattina. Quando al re si unì la figlia del suo vizir questa passò la notte raccontandogli una storia che lasciò incompleta, così nelle notti a venire fino a che il re si redime. All’inizio il testo non aveva molte novelle, che si aggiunsero con il tempo fino ad arrivare a seicento. Il primo a tradurla in francese fu Galland nel 1704: egli arricchì l’opera di altre novelle tra cui quelle di Aladino e Alì Babà. Molte storie de Le mille e una notte sono penetrate nell’immaginario popolare occidentale.
4. Concezioni della letteratura prevalenti nell'epoca della modernità
Per i latini litteratura significava l’alfabeto; per Quintiliano indicava la grammatica: mentre per i padri della Chiesa un litterato era colui che aveva fatto molte letture. Nel Seicento e nel Settecento il termine acquistò un significato diverso, a seguito dell’aumento dei lettori, della nascita dell’industria editoriale. Nel Settecento le opere rientravano nella categoria della “poesia” mentre la “letteratura” rimaneva il momento della lettura. Nel Romanticismo si è affermata una concezione della letteratura che privilegiava le opere che hanno qualità di bellezza e che sanno suscitare emozioni. Nell’Ottocento e nel Novecento sono state elaborate teorie sull’autonomia dei testi letterari anche con norme rigide: ciò ha contribuito anche a separare il pubblico fra lettori educati alle qualità estetiche e lettori portati al consumismo dei prodotti più disparati.
5. Le patrie, le nazioni, le società civili
L’idea di nazione è un prodotto abbastanza recente che nasce nel Settecento con la necessità di definire un’identità alle nazioni intese come comunità politiche riunite in uno Stato. L’idea di patria, diffusa nell’Ottocento, ha a che fare con un luogo fisico e un insieme di manufatti culturali e costumi basata su affinità e solidarietà fra i membri di una comunità. L’amore per la patria è inteso come la disponibilità a morire per essa. Il concetto di nazione è moderno e si afferma quando si afferma l’individualità del soggetto borghese. Grande rilievo nella costruzione della nazione ha avuto la creazione di storie nazionali.
6. L'idea di Europa, alla ricerca di miti fondativi
L’idea di Europa pone problemi di ricostruzione e interpretazione storica. Che cosa è l’Europa? L’Europa non ha mai avuto confini certi e neanche un centro ben identificato; per questo ci sono due concezioni contrastanti: una è la concezione che riconduce l’Europa alle radici giudaico cristiane e alle tradizioni religiose e mitologiche riconducibili al Medio Evo e al Romanticismo (Novalis, Curtius); l’altra è riconducibile ad Hannah Arendt e Jurgen Habermas e si richiama alla tradizione illuministica che proclama un’identità immediata tra diritto di cittadinanza e appartenenza nazionale e democratica. In quest’ultimo caso le nostre nazioni sono concepite come moderne comunità di cittadini, fondate su un contratto costituzionale. Idee e proposte interessanti sono state avanzate anche da Denis De Rougemont che dedicò gli ultimi anni della sua vita alla battaglia per il federalismo europeo: l’Europa si presenta in contraddizione tra le ragioni di unità dello spirito europeo e sulla loro diversità. Affrontando il problema delle letterature europee la posizione di De Rougemont è simile a quella di Curtius. Gli studiosi hanno anche indagato su una possibile memoria collettiva, in particolare il germanista Francesco Fiorentino ne ha parlato nel suo libro Icone culturali d’Europa. Fiorentino intende con icone culturali figure, immagini eventi, concetti e termini chiave.
La costruzione dell’Europa è un lavoro lungo e impegnativo che non ha bisogno né di miti fondanti né di opere letterarie.
7. La costruzione delle letterature nazionali
In tutto l’Ottocento sono state prodotte storie della letteratura nazionale. Tra gli esempi più noti la Storia della letteratura poetica dei tedeschi di Gervinus; la Storia della letteratura inglese di Taine; la Storia della letteratura francese di Lanson e la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis. La storia di De Sanctis è destinata alle scuole di un paese da poco unificato; il tema conduttore è la rappresentazione di sé che il popolo italiano si è dato nei secoli e l’affermazione delle proprie virtù civili. Un libro di questo genere può contribuire alla formazione di un’ideologia e di una vera e propria mitologia nazionale. I concetti dominanti sono quelli di nazione, patria e popolo. Dal genere del romanzo di formazione De Sanctis ha preso il tema principale: ricostruire la crescita graduale di un intero popolo; altre analogie sono nell’impianto narrativo teleologico, nel contenuto etico e morale e nella costante applicazione della metafora della nascita, crescita e maturazione.
Ogni tentativo di tracciare una mappa dettagliata delle letterature europee è destinato a scontrarsi con due grossi problemi:
- In molti Paesi il processo di costruzione dell’identità nazionale ha quasi sempre comportato l’utilizzo della tradizione letteraria nazionale, ma ci sono state anche nazioni - come il Regno Unito - che non hanno sentito il bisogno di rivolgersi alla letteratura. A complicare le cose si aggiunge il fatto che non in tutti i Paesi europei i confini politici hanno coinciso con quelli linguistici.
- Un altro problema è costituito dalle spinte contrastanti delle forze opposte di uniformazione e differenziazione delle realtà locali.
8. Breve storia dell'idea di "Weltliteratur"
Gli studiosi attribuiscono a Goethe l’aver per primo parlato di Weltliteratur negli anni ‘20 dell’Ottocento. La Weltliteratur sarebbe la letteratura mondiale. Si possono fare alcune osservazioni su quanto dice Goethe:
- Goethe percepì con chiarezza che nella situazione culturale europea erano in corso mutamenti profondi.
- Goethe non fu il primo a parlare di Weltliterature, ma la parola fu usata prima da Wieland per alludere a qualità tipiche di uomini del mondo dalla cultura raffinata e in seguito alla capacità di muoversi nel mondo.
- È evidente in Goethe una forte presenza di gusto classicistico, sostenendo che la letteratura greca e latina dovevano essere la base di qualsiasi educazione letteraria.
- Per capire Goethe occorre tener presente la situazione della Germania: il paese era diviso in piccoli stati, con uno scambio di idee molto fervido. Da una parte c’era un’ampia apertura verso le culture, ma anche la necessità di costruire un’identità propria. Goethe era consapevole della difficoltà di costruire una specifica identità.
- L’apertura verso le altre culture era collegata con la generale atmosfera economica della nascente borghesia tedesca. L’idea di Weltliterature era collegata allo scambio intellettuale ed economico e messo in rapporto con la situazione politica e culturale europea e con il sistema di comunicazione e di scambio.
- Si possono vedere in azione anche tendenze contrapposte, contraddittorie: una spinta all’apertura cosmopolita e una spinta alla ricerca delle radici proprie e autoctone.
- Il primo intellettuale italiano a parlare di Weltliterature è stato Giuseppe Mazzini.
- Il punto di vista di chi scriveva di Weltliterature nell’Ottocento è nazionalista, con prospettiva eurocentrica.
9. Costruzione e crisi delle letterature comparate
Con i termini di comparatistica letteraria o altri simili si intende lo studio della letteratura su base non nazionale, ma sotto forma di confronti con le diverse tradizioni letterarie, lo studio degli aspetti generali della produzione, lo studio dei rapporti fra i diversi codici della comunicazione culturale e lo studio dei rapporti tra letteratura e contesto culturale. All’inizio dell’Ottocento risale l’impiego della dicitura letteratura comparata. Il primo manuale di letteratura comparata fu pubblicato nel 1886 da Posnett; mentre la prima grande storia delle letteratura europea dell’Ottocento fu pubblicata nel 1872 da Brandes. Le caratteristiche della comparatistica dell’Ottocento del primo Novecento sono due:
- Rapporto con la scienza positivista che finì per condizionare gli studi e ridurre la comparatistica a una raccolta dati. Contro questa corrente reagirono gli studiosi d’impostazioni idealistica come Benedetto Croce.
- Vago internazionalismo che dovette combattere contro le tendenze nazionalistiche e finì con l’infrangersi nelle esperienze tragiche della Prima Guerra Mondiale.
10. L'esempio di tre grandi romanisti: Curtius, Spitzer, Auerbach
Curtius rimase in Germania prendendo le posizioni di un intellettuale sopra le parti; Auerbach e Spitzer costretti ad emigrare si comportarono in modo differente, il primo non si abituò mai all’ambiente americano, mentre il secondo dimostrò grandi capacità di adattamento. Curtius ha una concezione della tradizione letteraria europea unitaria, compatta con aspirazioni universalistiche: la storia dello spirito europeo doveva essere ricondotta alla tradizione classico-cristiana e medievale. Spitzer identificava in ogni autore un atto di volontà e di creatività spirituale: si sforza di cercare nei testi la presenza di temi comuni e delle tendenze universali dell’anima umana. Spitzer aveva poco interesse per lo sfondo sociale, mentre aveva un grande interesse per l’etimologia e la storia delle parole. Diverso l’atteggiamento di Auerbach che muove da questioni storiche e filosofiche attorno alla crisi filosofica dello storicismo tedesco. Gli avvenimenti drammatici della Germania accentuarono la sua visione pessimista della storia. Il suo capolavoro è Impressioni d’Italia dove attorno ad un episodio della Bibbia e di altre opere capitali si allarga una complessa ricostruzione storica di tipo sociologico, stilistico e ideologico: il tutto senza uno schema teleologico, ma con attenzione alle strategie retoriche.
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