Possiamo quindi affermare che:
Sunto elaborato dagli appunti presi durante le lezioni e basato sulla personale rielaborazione dei contenuti del libro La narrazione è un costrutto di senso (ogni narr ha un senso).
“Narrare – dall’Odissea al mondo Ikea”.
Incentrato su una contrapposizione (ossia un conflitto) per l’esame di Storytelling (docente: Davide Pinardi), con una sua dinamica (non è statico, c’è uno sviluppo), nel tempo e nello spazio, al fine di renderla comprensibile ad altri.
Quali sono le basi di ogni narrazione?
Cosa intendiamo per narrazione
Narrazione considerata come una forma essenziale dell’attività umana che permette di costruire immagini della realtà e trasmetterle agli altri esseri umani.
Fin dai tempi più antichi agli esseri umani sono servite narrazioni per acquisire, organizzare, memorizzare e infine condividere conoscenza (è un metacodice).
Ogni processo di narrazione è un processo di rappresentazione – che però è sempre mediata.
(È una tecnica sia per costruire rappresentazioni, sia per comunicarle).
Ogni narrazione si costruisce attraverso un processo creativo che coinvolge una serie ben differenziata di componenti. Grazie a questi mattoncini avviene la narrazione, ossia la costruzione di immagini, la transustanziazione di significati e valori ed emozioni. Essi sono “le caratteristiche fondamentali, le componenti identitarie, le basi strutturali della narrazione”, indipendentemente dalle forme che la narrazione può assumere.
1. Il narratore
Colui da cui scaturisce la narrazione. Nessuna nasce dal nulla e non ne esistono di oggettive (anche se alcuni tentano di dissimulare il loro ruolo, nascondendosi e negandolo, per paura, furbizia o falsità). Per narrare non bisogna necessariamente inventare. / Non esistono narr oggettive perché già solo il punto di vista col quale si racconta un dato evento toglie qualsiasi elem di oggett. / Non esistono narratori senza responsabilità (chi si nasconde è perché non ne vuole pagare le conseguenze).
2. Il narratario
È colui che viene sedotto dal narratore. Lui decide deliberatamente se accettare di fruire della narrazione: non esiste narr senza almeno un narratario. Non esistono scuse, non si può subire la narrazione. Se la si accetta, si diventa complici. // Narratari sono in sovrannumero rispetto ai narratori, soprattutto con l’evoluzione tecnologica. // Spesso i narratari acquisiscono la narrazione e la adattano – spesso opera in corso è influenzata dalla massa – “lector in fabula” – se perde interesse, la narr si butta via subito. // Differenza tra narrazione e comunicazione sta nel ruolo del narratario – nella prima è co-autore, nella seconda è fruitore passivo. Comunicazione è a una via, la narrazione è a due vie.
3. Il patto fiduciario
È ciò che deve crearsi tra narratore e narratario. Senza patto fiduciario, la narrazione non esiste.
Patto fiduciario non si instaura durante la narrazione, bensì prima, ma non subito dopo lo scatto attenzionale, se non ci sono delle controassicurazioni iniziali -> la narrazione civetta, che anticipa parte dei contenuti della narr effettiva in forma allusiva o sintetica (es. trailer dei film, quarta di copertina, titoli del telegiornale, …) – è una “paranarrazione.”
Stabilito il patto quindi il narratario offre la sua attenzione (vediamo se è in grado di sedurmi!). Esso può essere talvolta costituito da uno sguardo, un abito, una dichiarazione di intenti, oppure premesse molto più articolate, come la copertina di un libro o una campagna di advertising – fa delle promesse. E si stabilisce quando dà qualcosa di rassicurante al narratario, che supera la diffidenza iniziale.
Esempio: se devo chiedere informazione per trovare un campo da golf, mi rivolgo al senzatetto ubriaco puzzolente vestito di stracci oppure al signore che sorseggia vino bianco al tavolino di un lussuoso bar in giacca e cravatta?
Esso può essere messo in discussione molto spesso e non è stabile, anzi… Narrazione è un continuo trovare compromessi da parte del narratore per non perdere il patto (es. comico che cerca battute migliori per non far annoiare il pubblico).
Servono feedback costanti da parte del narratario che riceve la narrazione per dimostrare che egli sta ancora usufruendone. Il narratario può interrompere il patto quando vuole, magari perché si annoia!
Tappe del processo di costruzione di una narrazione:
- Differenziazione dall’indistinto
- Scatto attenzionale
- Narrazione civetta (prenarrazione)
- Definizione del patto fiduciario
- Avvio effettivo della narrazione
- Verifiche periodiche del patto fiduciario
- Mantenimento delle promesse – Appropriazione della narrazione da parte del narratario
- Non mantenimento delle promesse – Rifiuto o rimozione della narrazione
4. La cornice
Ogni narr si sviluppa all’interno di un terreno di gioco con dei limiti. È il confine fisico / mentale che la distingue dal contesto e le dà rilievo. C’è un dentro e un fuori. Non è mai precisamente delimitata, infatti non ha confini che delimitino un coeso continuum spazio-temporale, vi possono
7. Polemos o il conflitto
In ogni narrazione si narra almeno un conflitto.
(Polemos oppure dramma, contrasto, scontro, guerra, lotta, contrapposizione, dialettica :: è una dialettica tra due o più elementi contrapposti).
Sono i conflitti a creare le narrazioni, NON
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