La psicologia cognitiva
La psicologia cognitiva è lo studio scientifico della cognizione, dei processi mentali e del modo in cui essi influenzano le nostre capacità di interazione con il mondo.
Il cervello e la cognizione
Neuroni
Il cervello adulto è formato da 10 miliardi di neuroni, che ci permettono di pensare, imparare e agire grazie alla trasmissione di segnali. La massa che noi vediamo quando osserviamo la superficie del cervello è detta corteccia ed è composta dai vari assoni dei corpi cellulari, sono unità indipendenti.
- Assone - Connettono i neuroni tra loro e veicolano segnali a una velocità di 100 m/s formando le sinapsi.
- Sinapsi - Connessione che consente ai neuroni di comunicare, è uno spazio vuoto tra i neuroni. Essa si riempie di sostanze chimiche dette neurotrasmettitori che trasmettono l'informazione.
- Corpo cellulare/soma - Elabora l'informazione.
- Dendriti - Ricevono l'informazione.
Cervello
Rombencefalo
Controlla i processi automatici deputati alla regolazione delle funzioni vitali come respiro, battito, deglutizione, cicli sonno-veglia e ci mantiene in vita. Un suo danno porta a coma o morte.
- Cervelletto - Zona del rombencefalo deputata all'equilibrio e alla coordinazione dei movimenti volontari. Un suo danno porta difficoltà di coordinazione di movimenti come camminare, calciare ecc. L'alcol ha effetti sul cervelletto e rende difficili i movimenti di coordinazione.
Mesencefalo
Centro di smistamento dell'informazione sensoriale in ingresso come quella uditiva o visiva. Inoltre è attraversato da un fascio di fibre associati con i movimenti volontari, una sua lesione può causare problemi all'udito, vista e controllo motorio.
- Sostanza nera - Struttura del mesencefalo che produce la dopamina (NT fondamentale per attenzione, memoria, motivazione e problem solving), una lesione porta a Parkinson o epilessia.
Prosencefalo
Circonda il mesencefalo, regola i processi mentali superiori e consente di fare compiti cognitivi complessi che implicano l'apprendimento, memoria, pensiero, linguaggio.
- Emisferi - Sono collegati da spessi fasci di fibre detti commessure, la più grande è il corpo calloso poi c'è l'ippocampale, l'anteriore e il fornice.
- Sinistro - Controlla la parte destra del corpo, funzioni di base del linguaggio: produzione, analisi grammaticale, comprensione.
- Destro - Controlla la parte sinistra del corpo, funzioni comprensione del linguaggio figurato e metafore.
- Lobi
- Frontale - Esercita molte funzioni: problem solving, memoria, attenzione. Danni al lobo frontale causano deficit diversi quali difficoltà nel problem solving e a concentrarsi, se la parte sinistra del lobo frontale viene danneggiata si perde la capacità di parlare in modo fluente.
- Parietale - Registra esperienze sensoriali (tatto, gusto, vista), riconoscono la posizione degli oggetti nello spazio e hanno un ruolo importante nel ragionamento matematico e spaziale.
- Temporali (2) - Elaborano suoni, sono importanti per il linguaggio e la memoria a lungo termine.
- Ippocampi: ogni lobo temporale contiene un ippocampo, quando entrambi gli ippocampi sono danneggiati si sperimenta l'amnesia, sono fondamentali per l'immagazzinamento di nuove informazioni, mettono in collegamento elementi della memoria per crearne una coerente.
- Occipitale - Informazioni visive, ma può supportare anche altre funzioni.
Metodi di visualizzazione cerebrale (neuroimaging)
- Elettroencefalografia (EEG) - Registra l'attività elettrica del cervello attraverso degli elettrodi posti in testa, serve a identificare il quando dell'attività elettrica ma non la zona.
- ERP - Cambiamenti transitori del segnale EEG che avvengono come risposta immediata a qualcosa che il partecipante ha osservato o pensato, ERP = potenziali cerebrali relativi a eventi.
- Risonanza magnetica funzionale (fMRI) - Più recente, quando una regione viene attivata aumenta la quantità di sangue che vi circola e ciò determina un aumento della quantità di ossigeno di quell'area modificando le proprietà magnetiche del sangue stesso, viene misurato il segnale BOLD (blood oxygen level dependent).
- Stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) - Influenza l'attività elettrica di un’area del cervello tramite una corrente elettrica che si trasmette con magneti posti in testa.
Attenzione
È una serie di processi cognitivi che ci consentono di concentrarci su di un insieme di eventi presenti nell'ambiente ignorandone altri. Il sistema attentivo influisce anche su come noi percepiamo il flusso degli stimoli in entrata. È una componente universale dell'architettura cognitiva umana.
Il fascio di luce è una metafora per descrivere come usiamo l'attenzione. Come un riflettore, l'attenzione può spostarsi e mettere nuovamente a fuoco oggetti, ha un'ampiezza di circa un grado di angolo visivo dal centro del fascio attentivo e diminuisce fuori dall'area centrale del focus. All'interno del fascio attentivo siamo in grado di afferrare immediatamente gli oggetti che stiamo osservando fino a un massimo di quattro, oltre questa quantità dobbiamo contare.
Riflessi di orientamento
Garantiscono che la nostra attenzione sia rivolta a stimoli importanti e ai cambiamenti che avvengono nel nostro ambiente. Possono portare vantaggi nella vita quotidiana ad esempio quando la nostra attenzione viene catturata da un suono, ciò aiuta anche il nostro sistema visivo a prestare attenzione a quel che compare in direzione del suono. Funziona anche con le novità; tuttavia, quando uno stimolo non è più una novità, questo non cattura più la nostra attenzione (abituazione).
- Rooting - Ad esempio, sfiorando la guancia di un neonato, si girerà nella direzione dello stimolo tattile.
- Circuiti del "dove" e del "che cosa" - Due circuiti cerebrali che elaborano le informazioni riguardo la localizzazione spaziale degli oggetti e la loro identità.
- Circuito del "dove": dalla corteccia visiva al lobo parietale (stimoli visivi) e dalla corteccia uditiva al lobo parietale (stimoli uditivi).
- Circuito del "che cosa": dalla corteccia visiva/uditiva al lobo temporale, e ci consente di attivare i ricordi necessari per riconoscere l'oggetto.
Magazzino sensoriale (SIS)
Il magazzino sensoriale conserva le informazioni senza analizzarle, è quindi un magazzino precategoriale. Ospita il flusso di informazioni in ingresso abbastanza a lungo da permetterci di prestare attenzione, viene chiamato buffer di memoria o memoria tampone perché separa gli stimoli in ingresso da ogni altro stimolo che in quel momento ha a che fare con il nostro sistema cognitivo. Svolge la funzione di isolare le informazioni in entrata, viene chiamato anche memoria sensoriale o magazzino dell'informazione sensoriale (SIS). La capacità del magazzino sensoriale è di 4,5 item.
- Capacità - Non c'è limite alla capacità effettiva della memoria sensoriale, il limite è la velocità con cui possiamo riferire ciò che esperiamo.
- Durata - La durata delle informazioni nel magazzino è limitata rispetto a quanto tempo è passato dallo stimolo ricevuto.
- Decadimento - Quando due eventi vengono presentati, l'evento 1 viene presentato, se l'evento 2 viene presentato mentre il primo è ancora nel buffer allora può interferire e rimuoverlo dal buffer. La forza del mascheramento dipende dal tempo che intercorre tra i due eventi (più sono ravvicinati più possono interferire).
- Codifica - Il magazzino sensoriale conserva informazioni senza analizzarle prima che vengano categorizzate. Una persona può quindi avere accesso a informazioni generali dello stimolo ma non è in grado di distinguere tra lettere e numeri se non entra nella memoria a lungo termine.
Proprietà
Limitazioni
Il sistema attentivo è limitato rispetto agli stimoli in entrata, infatti siamo in grado di focalizzarci su un numero limitato di attività per un tempo limitato. Esempio:
- Subitizing - Capacità di stimare in modo veloce ed accurato la quantità di un piccolo numero di item presentati simultaneamente. Gli esperimenti suggeriscono che siamo in grado di stimare automaticamente fino a un massimo di 4 item. Le ricerche nel subitizing aiutano a identificare i confini del riflettore attentivo e mostrano che il concetto ha basi biologiche.
- Attentional blink - È il momento in cui si regola o sposta il focus attentivo e si è incapaci di prestare attenzione completamente a un nuovo evento bersaglio.
- Cecità da ripetizione - Ridotta capacità di percepire stimoli ripetuti durante una presentazione seriale rapida. In un esperimento causava la creazione di parole illusorie: se venivano presentate le parole lake, brake e ush velocemente, gli osservatori riferirono di aver visto brush.
- Cecità al cambiamento - Causa dell'attenzione del fare qualcos'altro (ad esempio dare informazioni per strada) si diventa "ciechi" alle modificazioni dell'ambiente in cui si è immersi per necessità di conservare le risorse attentive. Questo tipo di cecità è più potente su oggetti inanimati che su soggetti animati (ad esempio lo scherzo dei the show quando si scambiavano di persona).
- Cecità da disattenzione - Causata da ogni attività che utilizza le risorse attentive (ovvero i processi controllati) avrà un effetto sulla prestazione ad un altro compito che richiede attenzione quindi ne va a discapito, simile alla cecità al cambiamento.
Selettività
Il sistema attentivo è selettivo rispetto a ciò che esso ci offre. Dobbiamo infatti escludere altri eventi filtrandoli, ovvero facciamo una selezione, perché l'attenzione è come una risorsa che viene distribuita agli eventi importanti e ripartita fra questi. La capacità di spostare l'attenzione avviene così rapidamente che una persona può essere momentaneamente non consapevole di tutti gli stimoli che sono stati esclusi. Ciò è dovuto all'elaborazione preattentiva.
- Elaborazione preattentiva: esamina tutte le caratteristiche fisiche in modo simultaneo, richiede pochi sforzi, poiché l'oggetto salta subito all'occhio e non si è consapevoli di tutti gli oggetti esclusi.
- Elaborazione attentiva focalizzata: ricerca del target, ovvero esaminare ciascun oggetto escludendo via via, serve più sforzo perché il target non è facilmente distinguibile.
Filtro dell'input sensoriale: il filtro attentivo di solito regola sulla rilevanza e consente agli stimoli visivi e acustici importanti di passare attraverso i filtri che normalmente ci permettono di proseguire la nostra attività senza essere continuamente distratti.
- Caratteristiche fisiche - Quando il sistema attentivo focalizza gli stimoli in base alle caratteristiche fisiche ad es. Fenomeno del cocktail-party: quando fra diversi rumori e suoni si riconosce una voce familiare o il proprio nome.
- Contenuto - Distinguere gli input sensoriali in base al loro contenuto ad es. in un esperimento in cui si doveva prestare attenzione alla cuffia destra in cui veniva raccontato un romanzo, quando cambiava cuffia, per 1-2 parole l'attenzione si spostava all'altro orecchio (ascolto dicotico). Filtro di selezione precoce: es. quando stiamo ascoltando un concerto e riconosciamo che qualcuno tossisce, il filtro è detto preattentivo perché l'attenzione viene ridotta dal colpo di tosse ma rimane comunque sul concerto.
- Filtro di selezione tardivo: ad esempio alcuni messaggi importanti da essere considerati sempre rilevanti o prioritari, ad esempio il nome o qualcuno che grida AIUTO!
- Rilevanza - Questo approccio all'attenzione prende il nome di Teoria della selezione tardiva, teorizza che il messaggio a cui non si sta prestando attenzione entri nel magazzino sensoriale e venga eliminato solo in un secondo momento qualora non sia rilevante.
Processi attentivi
Automatici
Attivati inconsapevolmente, possono essere innati (riflessi) o possono essere una combinazione di reazioni che avvengono insieme e ripetutamente. Operano in modo rapido e non necessitano di molte risorse attentive, così che possiamo utilizzare le nostre risorse attentive per reagire a eventi importanti. Possono essere anche problematici, ad esempio, se reagiamo automaticamente alle altre persone come fossero categorie. Inoltre, c'è il rischio di fare eccessivo affidamento sui processi automatici ed utilizzarli anche quando in realtà sarebbe meglio usare i processi controllati.
- Effetto Stroop - Dire il colore della scritta di una sequenza di nomi di colori, avverrà un’interferenza tra il nome del colore e il colore della scritta (verde, rosso, blu, giallo).
Controllati
Sono accessibili alla comprensione cosciente, hanno luogo quando spostiamo la nostra attenzione, volontaria, è tipicamente più lenta dell'elaborazione automatica e richiede maggiori risorse attentive.
Disturbi dell'attenzione
- Simultaneoagnosia - Chiamata anche sindrome di Bàlint, difficoltà a riconoscere due o più oggetti contemporaneamente, talvolta è causato da lesioni al lobo parietale.
- Eminegligenza/Neglect - Non si è in grado di spostare il focus attentivo su di una parte del campo visivo, come se non si vedesse una metà di ciò che si dovrebbe vedere.
- Deficit di attenzione e iperattività (ADHD) - Distraibilità, irrequietezza e difficoltà di autocontrollo, chi ne è affetto assorbe un’eccessiva quantità di stimoli e si ha difficoltà a filtrare le informazioni non necessarie (difficoltà nell'inibizione della capacità di risposta a stimoli concorrenti), ha una causa biologica: riduzione nel flusso ematico nei lobi frontali.
- Parkinson - Tremore quando i muscoli sono rilassati (paralisi agitante), si hanno problemi attentivi e sono riconducibili ai circuiti della corteccia prefrontale, la maggior parte dei malati di Parkinson ha perso l'80% delle cellule che producono dopamina (sostanza nera) come nel ADHD.
Riconoscimento
È un processo attraverso il quale prestiamo attenzione ad aspetti della stimolazione e identifichiamo ciò di cui abbiamo avuto esperienza. Richiede:
- Memoria a lungo termine
- Attenzione (mettere a fuoco l'esperienza in ingresso)
- Processi percettivi (analisi)
Spesso sono necessari anni di esperienza per sviluppare la capacità di riconoscere pattern con un minimo sforzo, e il problema della percezione è che è solamente una ricostruzione della realtà tramite i processi percettivi e non una copia perfetta.
Processi percettivi
Ogni esperienza percettiva è il risultato del contributo combinato di elaborazione bottom-up e top-down.
Elaborazione bottom-up
Parte dalle caratteristiche di base (contorni, colori, consistenza) fino a costruire un livello più elevato di comprensione (elaborazione preliminare). Fanno uso dell'esperienza confrontando le caratteristiche semplici con le conoscenze memorizzate. Alcune di queste caratteristiche sono considerate globali (che vengono elaborate per prime come la parola) e altre locali (le lettere).
Teoria delle caratteristiche distintive
La teoria delle caratteristiche distintive assume che tutti gli oggetti sono costituiti da caratteristiche che li distinguono da tutti gli altri oggetti. L'osservatore è in grado di riconoscere gli oggetti trovando un pattern nella memoria le cui caratteristiche corrispondono a quell'oggetto. Questa teoria predice correttamente che saremo confusi quando due oggetti hanno caratteristiche simili. Tutti gli stimoli percettivi complessi sono costituiti da attributi distintivi e separabili che prendono il nome di caratteristiche, che sono indizi che guidano gli osservatori e permettono la distinzione di un oggetto da un altro. Secondo questa teoria, ad esempio, due lettere P ed R con caratteristiche simili vengono distinte in più tempo di G e M che hanno poche caratteristiche in comune.
Teoria riconoscimento componenti (RBC)
La teoria del riconoscimento attraverso le componenti afferma che la maggior parte degli oggetti può essere scomposta in 36 forme primitive dette geoni. Queste sono le caratteristiche percettive di base che insieme formano la rappresentazione mentale umana di un oggetto. Per riconoscere un oggetto una persona deve abbinare i geoni di un oggetto a ciò che è immagazzinato nella memoria a lungo termine. In qualsiasi configurazione possono essere riconosciuti degli oggetti secondo questa teoria:
- L'osservatore suddivide l'oggetto in sotto oggetti, osservando dove le linee si intersecano.
- Vengono poi classificati in geoni (36 forme primarie geometriche).
- Una volta che vengono identificati i geoni, gli osservatori sono in grado di riconoscere l'oggetto come un pattern composto da questi geoni.
Questa teoria spiega come siamo in grado di riconoscere gli oggetti anche quando non possiamo vederli completamente.
Teoria del template matching (confronto di sagoma)
La teoria del template matching assume che le immagini degli oggetti di cui facciamo esperienza sono immagazzinate nella memoria a lungo termine. Il processo di riconoscimento del pattern implica un confronto tra l'oggetto di fronte a noi e l'immagine immagazzinata, che include il nome dell'oggetto. Questa teoria è applicabile al meglio quando l'oggetto è distinto e facilmente discriminabile dagli altri oggetti. Questa teoria assume che abbiamo memorizzato un numero illimitato di pattern, copie precise che corrispondono a ciascun oggetto che abbiamo incontrato nella nostra vita. I pattern sono etichettati con il nome dell'oggetto e quando ci imbattiamo in un nuovo esempio di questi oggetti, esso viene confrontato con il template immagazzinato in memoria. Risale al filosofo greco Democrito.
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