Manuale di psicologia dell'adolescenza: Compiti e conflitti
Parte 1: Rappresentazioni dell'adolescenza
Capitolo 2: L'adolescenza nella storia della psicoanalisi
Sigmund Freud: L'adolescenza non nominata
L'unico scritto di Freud che tratta specificatamente temi e situazioni tipiche dell'adolescenza è “Psicologia del ginnasiale” (1914), anche se tuttavia la parola “adolescente” non viene mai menzionata, così come negli altri scritti di Freud. Al posto di “adolescenza”, Freud preferisce utilizzare la parola “pubertà” nel descrivere la strutturazione definitiva della vita sessuale. Tuttavia, parlare di pubertà al posto di adolescenza rischia di condurre le complesse vicende psichiche dell’adolescente a delle semplici trasformazioni somatiche e fisiologiche che lo sviluppo puberale determina.
In questo scritto, Freud sottolinea che per lo sviluppo della personalità sono assolutamente decisivi i primi sei anni di vita. Un altro scritto di Freud che tratta di adolescenza è la prefazione a “Gioventù traviata” di Aichorn (1925), in cui Freud osserva che il libro di Aichorn mostra che per poter esercitare un influsso positivo sui ragazzi trasgressivi l’educatore deve acquisire una cultura psicoanalitica: senza di essa il “bambino” rimane un enigma inattingibile.
Anna Freud: L'adolescente e le sue difese
Lo scritto di Anna Freud “L'Io e i meccanismi di difesa” (1936) è il primo testo psicoanalitico in cui l'adolescente è visto come un soggetto psichico con una sua specificità. Anna Freud individua in particolare due meccanismi di difesa presenti nell'adolescente:
- Intellettualizzazione: è un processo di difesa mediante cui il soggetto sposta su un piano teorico e astratto questioni e conflitti della sua vita affettiva ed emotiva, in modo da poterli dominare. L'intellettualizzazione di solito riguarda l'amore libero, il matrimonio, la fondazione di una famiglia, ecc. Questo meccanismo di difesa era caratteristico degli adolescenti del periodo storico e della fascia sociale cui apparteneva Anna Freud. Oggi questo meccanismo è meno utilizzato dagli adolescenti a causa della pervasiva diffusione dei mass media che hanno provocato una perdita di familiarità con i processi di pensiero più legati alla riflessione individuale.
- Ascetismo: è un processo di difesa caratterizzato dal rifiuto di una condizione di vita ordinaria a favore di un atteggiamento negativo rispetto alla propria esistenza, che viene considerata come non-valore rispetto al valore che si vuole realizzare. Rappresenta quindi una difesa a disconoscere i bisogni corporei più elementari, come il coprirsi per proteggersi dal freddo o l’alimentarsi adeguatamente. Questo meccanismo si ritrova nelle adolescenti anoressiche.
Negli anni ’50 e ’60, Anna Freud pubblica due scritti (“Adolescenza” e “L’adolescenza come disturbo evolutivo”) in cui descrive altre modalità difensive dell’adolescente:
- Tendenza ad agire: la tendenza a convertire spinte e tensioni intrapsichiche in azioni compulsive o in comportamenti impulsivamente espressi. Si ritrova negli adolescenti di oggi, che non hanno più quei vincoli sociali e ideologici che contenevano gli adolescenti di una volta.
- Difesa contro i legami oggettuali infantili: agisce mediante lo spostamento dell’investimento libidico dai genitori all’ambiente esterno: il gruppo dei pari, il cantante preferito, il leader del gruppo, ecc. Se lo spostamento avviene invece verso il Sé, si potranno manifestare forti sentimenti ipocondriaci e dismorfofobici.
Erik Erikson: L'adolescenza come tappa del ciclo di vita
Erikson, che fa parte degli psicologi dell'Io, ha inserito lo sviluppo del bambino e dell'adolescente nel quadro di un complesso piano di adattamento dell'individuo all'ambiente sociale. Erikson individua 8 tappe evolutive dell'individuo nel corso del ciclo di vita, in ognuna delle quali si presenta un momento critico dato dal conflitto di due opposte tendenze.
L'adolescenza è caratterizzata dal conflitto tra “identità” e “dispersione”, dove l’identità rappresenta l’obiettivo specifico dello sviluppo adolescenziale. L'identità è concepita come sintesi e integrazione tra le diverse parti della personalità, come senso della continuità storica dell’Io, come concordanza tra l’interiorità dell’Io e l’esteriorità sociale dei ruoli del Sé. Secondo Erikson, crescere significa essere divisi in parti che si muovono a velocità diverse, e diventare consapevoli di tali pluralità e divisioni interne del soggetto.
La centralità nello sviluppo adolescenziale dell’acquisizione di un senso di identità organico e forte e contemporaneamente aperto alla relazione con l’Altro è contrapposta alla dispersione del Sé. La dispersione di Sé è intesa come disgregazione del senso di identità in parti interne irriducibilmente separate, che provoca l’impossibilità di sperimentare l’intimità con se stessi e con l’altro, rendendo impossibile accedere alla fase successiva post-adolescenziale. In generale il discorso eriksoniano si caratterizza per un approccio non deterministico all’adolescenza, che è concettualizzata come una fase evolutiva in cui tutte le fasi precedenti dello sviluppo sono messe in discussione e possono quindi essere riorganizzate.
Peter Blos: Le fasi dell'adolescenza
Peter Blos, che fa parte degli psicologi dell’Io, articola l’adolescenza in fasi, secondo una sequenza evolutiva preordinata.
- La pre-adolescenza: caratterizzata da un aumento della pressione pulsionale, legata alla pubertà. In questa fase, il maschio sviluppa un atteggiamento aggressivo e svalutante nei confronti delle femmine e si organizza in gruppi con altri maschi (stadio delle bande), mentre la femmina si rivolge da subito interessata all’altro sesso, creando nella propria mente complicati romanzi d’amore e contemporaneamente difendendosi dalle tentazioni regressive che la richiamano verso la madre (pre-edipica).
- La prima adolescenza: caratterizzata dall’avvio del processo di separazione dai genitori, dalla rinuncia all’illusione infantile della bisessualità e dall’importante formazione degli ideali dell’Io. Per quanto riguarda la formazione degli ideali dell'Io, nel maschio è fondamentale la funzione del gruppo dei pari, ma possono influire anche modelli idealizzati forniti dallo sport, dalla musica, dallo spettacolo o dai professori. Nella femmina è fondamentale la funzione dell’“amica del cuore” e dei primi innamoramenti.
- L'adolescenza vera e propria: caratterizzata dall’assidua ricerca di un oggetto d’amore.
- La tarda adolescenza e la post-adolescenza: sono due fasi poco differenziate, caratterizzate dal conseguimento della posizione sessuale e genitale definitiva. Queste fasi portano al compimento dell’organizzazione di un Io organico e integrato.
Donald Winnicott: L'adolescente nella bonaccia
Secondo Winnicott, il compito dell’adolescenza è quello di raggiungere l’indipendenza individuale, intesa come forma evoluta e matura di dipendenza dall’altro. Questo obiettivo è tuttavia sempre collegato a conflitti, per cui l’adolescente alterna uno spirito di indipendenza a spinte regressive verso la dipendenza infantile.
Winnicott è particolarmente interessato al rapporto dell’adolescente con l’ambiente sociale e in quest’ottica indica i principali bisogni evolutivi dell’adolescente:
- Necessità di sfidare l’ambiente familiare da cui è dipendente: l’adulto deve saper fronteggiare la sfida dell’adolescente senza abbandonarlo a se stesso.
- “Pungolare” continuamente la società: l’adolescente mette in discussione ciò che è vecchio e ripetitivo.
- Evitare le “false soluzioni”: nella ricerca di un Sé, l’adolescente elabora diverse soluzioni, che acquistano però spesso un carattere di falsità, per esempio se si identifica con i genitori o con i coetanei che hanno avuto uno sviluppo più rapido degli altri.
Winnicott definisce “zona di bonaccia” dell’adolescenza proprio questa tipica inquietudine che attraversa l’adolescente nel processo di ricerca del proprio Sé, caratterizzata dal rifiuto dei falsi Sé che si producono nei processi di identificazione alle figure parentali o al gruppo dei pari, così come nell’accesso a un agito sessuale compulsivo, funzionale solo alla scarica delle tensioni sessuali che attraversano il suo corpo.
Donald Meltzer: Adolescenza come passione della verità
Secondo Meltzer, “l’adolescente pur sembrando principalmente preoccupato della sessualità, in realtà è soprattutto preoccupato della conoscenza e del capire”. L’esperienza clinica con gli adolescenti conferma questo bisogno di comprensione di sé e del mondo: l’adolescente è affamato di verità e cerca di darsi risposte sugli interrogativi che aveva da bambino sul mondo, su di sé, sui propri genitori e sulle relazioni affettive.
Meltzer individua 4 categorie di adolescenti:
- Adolescenti che cercano di restare nella famiglia: dominati dall’idea che verità e forza siano trasmesse per mimesi dai genitori al bambino, che quindi accederà al mondo adulto riproducendolo in modo passivo.
- Adolescenti protesi verso un’adultizzazione precoce: spesso ha a che fare con le ambizioni irrealizzate dei genitori.
- Adolescenti isolati: apparentemente non soffrono ma gli adulti sono preoccupati. Nel ritiro narcisistico dal mondo dei coetanei essi trovano un’illusoria sensazione di onnipotenza, come se fossero genitori di se stessi, individui unici e superiori.
- Adolescenti più prossimi alla normalità: accettano di far parte della comunità dei coetanei e come loro sono protesi alla ricerca della verità. Soffrono ma sono in grado di tollerare il dolore e grazie a questo possono evolvere.
Moses e M. Eglè Laufer: Il dramma del corpo genitalizzato
I coniugi Laufer affermano che la principale funzione evolutiva dell’adolescenza è l’instaurarsi dell’organizzazione sessuale definitiva. Il primo compito evolutivo imposto dalla pubertà è l’integrazione nel Sé e nello schema e immagine del corpo della rappresentazione mentale dei genitali sessuali maturi. L’attaccamento regressivo o la fissazione ad oggetti sessuali arcaici può far fallire questo processo di simbolizzazione.
In questo caso, l’adolescente rigetta la sessualità, attacca il proprio corpo e saccheggia la propria mente. Se invece accetta la propria sessualità, va incontro al compito di integrare la nuova rappresentazione del proprio schema corporeo e dei propri organi sessuali nella “fantasia masturbatoria centrale”, che è un prodotto inconscio proveniente dall’infanzia. Questa fantasia ha la funzione di dare soddisfacimento ai bisogni pulsionali pregenitali.
L'adolescenza nella psicoanalisi francese: Dal primato dell'Edipo a quello del narcisismo
La psicoanalisi francese contemporanea ha dedicato molta attenzione all’adolescenza. Inizialmente Françoise Dolto esplorò l’adolescenza a partire dalla teoria pulsionale freudiana, ponendo la vicenda edipica al centro dello sviluppo umano in tutte le sue tappe evolutive. Negli ultimi anni altri autori francesi hanno centrato la loro attenzione sugli aspetti narcisistici dello sviluppo adolescenziale. François Ladame per esempio ha posto al centro del suo pensiero clinico il processo di separazione-individuazione per l’adolescente.
La psicoanalisi dell'adolescenza in Italia
Esiste una “scuola italiana” di psicoanalisi dell’adolescenza, attenta ai fattori ambientali, socio-familiari e ai contesti di vita in cui respira, pensa e sente l’adolescente. Sul piano teorico gli psicoterapeuti della scuola italiana si riferiscono in particolar modo al Sé. La figura principale è Tommaso Senise, che ha elaborato il primo modello di “consultazione e psicoterapia breve di individuazione”.
- La “consultazione” dà importanza ad un intervento che fino a quel momento era poco considerato nel mondo psicoanalitico.
- La “psicologia breve” consiste nell’interferire il meno possibile con i naturali processi evolutivi dell’adolescente.
- L’“individuazione” mette al centro dell’adolescenza non tanto il conflitto sessuale quanto la nascita dell’adolescente come individuo separato e soggettivato. In questo processo è importante il mondo di rappresentazioni che l’adolescente costruisce su di sé e sui suoi oggetti.
Parte 2: Compiti e conflitti evolutivi
Capitolo 1: La preadolescenza
Introduzione
La fase di transizione dall’infanzia all’adolescenza è una delle più complesse ed affascinanti nell’arco della vita, un momento di cambiamento accelerato sia fisico sia psichico. La preadolescenza costituisce una fase di transizione specifica, determinata dal succedersi rapido di cambiamenti radicali ed irreversibili in ogni campo. Anche se i concetti di pubertà e di preadolescenza sono spesso usati come sinonimi, essi fanno riferimento a due cose differenti:
- Pubertà: processo delle trasformazioni fisiche che segnano l’uscita dall’infanzia.
- Preadolescenza: periodo delle trasformazioni psicologiche, relazionali, sociali che accompagnano la pubertà.
Le trasformazioni fisiche della pubertà
La pubertà è un processo biologico con rilevanti effetti sociali ed emotivi sull’individuo. Lo sviluppo puberale è un processo continuo caratterizzato da una serie di cambiamenti ormonali e fisici interconnessi, che sfociano nello sviluppo delle capacità riproduttive e nell’aspetto adulto. I cambiamenti esterni e interni della pubertà coprono 5 o 6 anni e sono:
- Cambiamenti nel sistema ormonale ed endocrino.
- Accelerazione (scatto di crescita) seguita da rallentamento e arresto dell’accrescimento scheletrico.
- Aumento e/o ridistribuzione del grasso corporeo e del tessuto muscolare.
- Sviluppo del sistema circolatorio e respiratorio e quindi aumento di forza e resistenza.
- Maturazione dei caratteri sessuali secondari e degli organi riproduttivi.
Gli ormoni gonadici (estrogeni e testosterone) sono regolati da due ormoni secreti dalla ghiandola ipofisaria (LH e FSH) la cui secrezione avviene sotto il controllo dell’ormone GnRH, prodotto nell’ipotalamo. Fin da prima della nascita questi centri sono attivi, ma quiescenti fino allo sviluppo puberale, in cui riprende la secrezione di GnRH che porta all’aumento di LH e FSH. L’LH è importante per la produzione di ormoni sessuali (androgeni nei maschi e estrogeni nelle femmine). L’FSH stimola lo sviluppo delle capacità riproduttive.
Lo sviluppo puberale oltre ad essere caratterizzato da cambiamenti ormonali è caratterizzato anche da cambiamenti sessuali e somatici. Questi cambiamenti si sviluppano in sequenze stabilite e con notevoli variazioni da individuo a individuo, sia per quanto riguarda l’età, sia per quanto riguarda l’inizio del processo. Per la femmina la prima caratteristica sessuale ad apparire è il seno, in genere tra gli 8 e i 13 anni e poco dopo compaiono i primi peli pubici. La crescita in altezza inizia in genere con il primo svilupparsi del seno e ha la sua massima accelerazione nella media pubertà, per poi diminuire progressivamente. La comparsa della prima mestruazione (menarca) è successiva allo scatto di crescita puberale. Attualmente lo sviluppo nelle bambine tende ad avvenire più precocemente rispetto a prima, ma ciò non avviene invece per i maschi.
Per il maschio l’inizio puberale è di 1 anno o 2 più tardivo che nella femmina ed il segno iniziale è dato dall’accrescimento dei testicoli, in genere tra i 9 e i 14 anni. Seguono poi lo sviluppo progressivo del pene, l’ingrandimento dello scroto e l’aumento dei peli pubici. La crescita dei testicoli è in genere seguita, dopo circa due anni, dall’inizio dello scatto di crescita, mentre solo successivamente si avrà la prima eiaculazione e altri cambiamenti come il mutamento della voce e la comparsa dei peli facciali.
Variazioni nell'inizio della pubertà
Lo scatto della crescita avviene con forti differenze individuali non solo fra maschi e femmine ma anche all’interno dello stesso sesso. Le ragazze raggiungono lo scatto di crescita puberale in altezza circa due anni prima dei maschi e anche la maturazione sessuale nei maschi è ritardata di 18–24 mesi rispetto a quanto avviene nelle femmine. L’inizio dei cambiamenti puberali sia nei maschi che nelle femmine è influenzato dalla “tendenza secolare”, ossia l’aumento di peso e statura e l’accelerazione del ritmo di sviluppo sia dei bambini sia degli adolescenti rispetto a quello dei secoli scorsi. A partire dal 1850 si è verificata una diminuzione di circa 4 mesi per decennio dell’età del menarca. Le cause di questa variazione possono essere attribuite soprattutto al miglioramento dell’alimentazione, dell’assistenza sanitaria e delle condizioni generali di vita. Le spiegazioni della differenza dell’anticipo fra maschi e femmine sono state correlate ai seguenti fattori:
- L’esposizione a tossine ambientali che simulano l’azione degli estrogeni
- L’incremento dei tassi di obesità
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