Manuale di psicologia degli adolescenti
Alfio Maggiolini, Gustavo Pietropolli Charmet
Parte 1 - Rappresentazioni dell'adolescenza
L'adolescenza nella storia della psicoanalisi
Sigmund Freud: l'adolescenza non nominata
L'unico scritto di Freud in cui si affrontano specificamente temi e situazioni tipiche dell'adolescenza è Psicologia del ginnasiale (1914), in cui però non compare mai l'espressione adolescente o adolescenza. In Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud preferisce parlare di pubertà. Tuttavia, utilizzando questo termine si corre il rischio di condurre le complesse vicende psichiche dell'adolescenza a un semplice epifenomeno delle trasformazioni somatiche e fisiologiche che lo sviluppo puberale determina.
Spesso Freud ha ribadito l'idea che per lo sviluppo della personalità fossero assolutamente decisivi i primi sei anni di vita, certezza sicuramente non più condivisa tra gli psicoanalisti, nella convinzione attuale che proprio l'adolescenza introduca passaggi inediti nella storia dell'individuo e possa riorganizzare in modo epigeneticamente trasformativo le basi infantili della personalità. D'altra parte, Freud, soffermandosi sulle profonde e complesse esperienze relazionali e interne che il ginnasiale affronta e sperimenta a scuola, dimostrava una grande attenzione anche ai processi identificatori adolescenziali, al di là di un modello puramente pulsionale dello sviluppo.
Anna Freud: l'adolescente e le sue difese
L'io e i meccanismi di difesa (1936) è il primo scritto di Anna Freud in cui si indaga sulle caratteristiche intrapsichiche dell'adolescente in termini di strutture, organizzazione dell'io e meccanismi di difesa. È anche il primo scritto teorico psicoanalitico in cui l'adolescente è visto come un soggetto psichico con una sua specificità.
Anna Freud individua due meccanismi di difesa caratteristici:
- Intellettualizzazione → Opera spostando su un piano teorico ed astratto questioni e conflitti che ineriscono la vita emotiva e quotidiana dell'adolescente. È un meccanismo sintonico con le caratteristiche evolutive della mente dell'adolescente. Oggi questo meccanismo di difesa appare meno centrale nella descrizione del modo in cui l'adolescente affronta i suoi compiti evolutivi, probabilmente in virtù della crisi dei grandi sistemi ideologici e dell'avvento e della diffusione dei mass media, che hanno portato a una perdita della familiarità con i processi di pensiero più legati alla riflessione individuale.
- Ascetismo → È una difesa per lo più diretta a frustrare o addirittura disconoscere i bisogni corporei più elementari. È un meccanismo volto a soffocare e padroneggiare bisogni e pulsioni, in risposta all'angoscia che l'improvviso e prepotente erompere dei bisogni pulsionali scatena in alcuni adolescenti, specialmente nelle ragazze. Ad oggi ritroviamo questo meccanismo nelle dinamiche intrapsichiche presenti nelle adolescenti anoressiche, anche se le spietate pratiche di ascetismo che queste mettono in atto vanno ben al di là del tradizionale ascetismo adolescenziale.
Adolescenza come disturbo evolutivo (1966) → In questo testo la Freud descrive ed esplora altre modalità difensive e di funzionamento psichico caratteristiche dell'adolescente.
- Tendenza ad agire = Tendenza a convertire spinte e tensioni intrapsichiche in azioni compulsive o in comportamenti impulsivamente espressi. Possiamo riconoscere questa tendenza negli adolescenti di oggi, che a causa della crisi dei processi autoriflessivi del pensiero, e del venire meno dei vincoli sociali e ideologici, hanno ridotto la capacità dell'adolescente di frenare, procrastinare e pensare il suo agire.
- Difesa contro i legami oggettuali infantili = Agisce mediante lo spostamento dell'investimento libidico verso l'ambiente esterno, in cui l'adolescente trova nuovi legami, nei confronti dei quali allestisce nuove fedeltà e vive tumultuosamente nuove passioni. Ad oggi il gruppo dei pari sembra possedere una straordinaria capacità di assorbimento delle energie pulsionali e mentali dell'adolescente, ed è nel gruppo dei pari che vengono soprattutto rielaborati miti e valori cui ispirare condotte e pratiche, fedeltà e trasgressioni.
- Ritiro dell'investimento verso il sé = Porta a comportamenti ipocondriaci o dismorfofobici, al limite dell'elaborazione delirante, oppure si potranno avere condotte alimentari disturbate fino alle forme di anoressia e bulimia-anoressia più tenacemente strutturate.
Erik Erikson: l'adolescenza come tappa del ciclo di vita
Erikson fa parte della corrente della Psicologia dell'Io, preponderante negli Stati Uniti durante gli anni '60 del '900. Erikson inserisce lo sviluppo del bambino e dell'adolescente nel quadro di un complesso e intrinsecamente conflittuale piano di adattamento dell'individuo all'ambiente sociale. L'esito di questo adattamento è un forte senso di identità, aperto al mondo e capace di relazione.
Erikson sviluppa la lezione di Hartmann e riprende concetti della scuola interpersonalista. Erikson individua otto tappe evolutive successive nel processo di crescita e di sviluppo dell'individuo, e indica come opposizione dialettica che caratterizza l'adolescenza quella fra "identità" e "dispersione".
L'identità è da intendersi quale obiettivo specifico dello sviluppo adolescenziale e corrisponde a una sintesi ed integrazione tra le parti differenti della personalità, come senso della continuità storica dell'Io, come concordanza tra interiorità dell'Io ed esteriorità sociale dei ruoli del Sé. Erikson intende il crescere come l'essere divisi in parti che si muovono a velocità diverse, e il diventare consapevoli di tali pluralità e divisioni interne per soggetto.
Il concetto di Sé vede in Erikson uno dei primi significativi precursori. Parallelo all'acquisizione di un senso di identità forte e organico, è il rischio del fallimento catastrofico che porta alla dispersione di sé. La dispersione è una disgregazione del senso di identità in parti interne separate oppure in ambiti relazionali non simbolizzati dal soggetto.
La dispersione pregiudica la possibilità dell'adolescente di accedere a una vita matura e adulta e a una prospettiva mentale e affettiva autenticamente genitale: è solo nel momento in cui si sperimenta un sufficiente senso di identità che si può sperimentare l'intimità con se stessi e con l'altro, passo che caratterizza la fase successiva, quella post-adolescenziale, dello sviluppo individuale. È un approccio non deterministico, in cui l'adolescenza è concettualizzata come una fase evolutiva nella quale tutte le fasi precedenti vengono messe in discussione e possono quindi essere epigeneticamente riorganizzate.
Peter Blos: le fasi dell'adolescenza
Blos è il primo autore che sistematizza la comprensione dell'adolescenza, articolandola in fasi, secondo una sequenza evolutiva preordinata. Anche Blos fa parte della corrente della Psicologia dell'Io, ed è particolarmente attento alle funzioni dell'Io e suoi processi maturativi, nonché ai processi di rappresentazione ed organizzazione del Sé.
Fasi della sequenza evolutiva:
- Fase della pre-adolescenza → Aumento della pressione pulsionale legata alla pubertà, che travolge la diga della latenza. Il maschio sviluppa un atteggiamento aggressivo e svalutante nei confronti delle giovani femmine e si organizza in gruppi "omosessuali" (stadio delle bande). Nello stesso periodo le ragazze sono interessate e seduttive rispetto all'altro sesso, creando nella propria mente fantasie d'amore nelle quali perdersi e contemporaneamente difendersi dalle tentazioni regressive che le richiamano verso le madri (fase pre edica).
- Fase della prima adolescenza → Sul piano intrapsichico si caratterizza per la rinuncia all'illusione infantile della bisessualità e l'importantissima formazione degli ideali dell'Io (siamo nella fase del processo di separazione dai genitori).
- Fase dell'adolescenza vera e propria → Caratterizzata dall'assidua ricerca di un oggetto d'amore, esperienza più agevole per alcuni adolescenti, meno per altri.
- Tarda adolescenza e post-adolescenza → Sono due fasi poco differenziate nello schema di Blos, e sono caratterizzate dal conseguimento pieno e irreversibile della posizione sessuale e genitale definitiva. Queste fasi permettono il raggiungimento di un'organizzazione dell'Io organica e integrata e alla costituzione di un Sé coeso, sia per quanto riguarda il sistema delle rappresentazioni del Sé, sia per quanto riguarda il Sé come principio organizzatore che sovrintende all'integrazione tra i vari processi identificatori che definiscono l'Io, gli ideali dell'Io e un Super-Io maturo, coerente e flessibile.
Donald Winnicott: l'adolescente nella bonaccia
Il compito evolutivo specifico secondo Winnicott è quello di raggiungere l'indipendenza individuale. Con indipendenza gli psicologi della "Scuola di mezzo" o indipendenti, intendono una forma di dipendenza evoluta e matura (genitale) dall'altro. Per raggiungere questo obiettivo è necessario passare attraverso drammatici conflitti che sono causati dal bisogno di realtà e verità che trova nella lotta per essere e per sentirsi reale un inevitabile correlato.
L'adolescente si trova così ad alternare uno sprezzante spirito di indipendenza a spinte regressive che lo portano verso la dipendenza infantile. Questo continuo alternarsi può causare una notevole angoscia. L'adolescenza porta a uno sviluppo puberale che consente l'accesso al potere di generare vita e al tempo stesso di generare morte.
Winnicott è particolarmente attento al rapporto dell'adolescente con l'ambiente sociale, e in quest'ottica indica i principali bisogni evolutivi dell'adolescente:
- Necessità ontologica di sfidare l'ambiente familiare da cui è dipendente. L'adulto tuttavia deve saper fronteggiare e resistere alla spinta distruttiva dell'adolescente, rimanendo ancorato a quelle che sono le sue responsabilità.
- Bisogno di pungolare continuamente la società. Questo secondo bisogno è espressione di una funzione filogenetica che lo sviluppo ontogenetico assegna all'adolescenza, come messa in gioco di ciò che è vecchio e ripetitivo, nel tentativo di aprire nuovi scenari affettivi e antropologici. Secondo Winnicott la società rischia di non essere in grado di cogliere e valorizzare tale fenomeno: "il problema è: la nostra società è abbastanza sana da poterlo fare?"
- Tentativo di evitare le false soluzioni. L'adolescente è impegnato nella ricerca di un Sé, cui essere fedele, e per questo elabora diverse soluzioni che però acquistano spesso ai suoi occhi caratteristiche di falsità, in quanto consistono ai suoi occhi più in un arresto che non in un'elaborazione delle dinamiche intrapsichiche. Alcuni esempi di false soluzioni che possono condurre a false maturità sono l'identificazione imitativa con i genitori oppure quella con i coetanei che hanno avuto uno sviluppo più rapido; un'attività sessuale compulsiva.
Gli adolescenti di solito devono passare attraverso una "zona di bonaccia", una fase in cui si sentono futili e in non hanno ancora trovato se stessi. Il rifiuto totale di ogni compromesso implica la necessità per ogni individuo di ripartire da zero.
Donald Meltzer: adolescenza come passione della verità
Meltzer propone una riflessione molto originale che può essere riassunta in queste parole "l'adolescente, pur sembrando principalmente preoccupato della sua sessualità, in realtà è soprattutto preoccupato della conoscenza e del capire". L'adolescente è affamato di verità, permeato da un bisogno di comprensione e simbolizzazione di sé e del mondo. Erede del bambino edipico, l'adolescente è proteso a elaborare teorie sulla mente e sul mondo alla ricerca spasmodica dei misteri di vita che travagliano la sua mente infantile: la differenza dei sessi e l'origine della vita.
Già Bion sosteneva che come il corpo richiede per vivere cibo, l'apparato mentale necessita di verità. La verità serve all'adolescente per uscire dallo stato di confusione e illusione dell'infanzia e della pubertà nella quale talvolta il mondo adulto vorrebbe rinchiuderlo. Il processo di disillusione e deidealizzazione con cui l'adolescente investe i genitori, è dovuto alla presa di coscienza che questi non solo non sono onnipotenti e buoni, ma nemmeno sapienti e onniscienti. Ciò porta alla consapevolezza che la conoscenza sia una conquista dolorosa e solitaria che deve passare attraverso la tolleranza della confusione e della sofferenza: il sapere è anche dolore, consapevolezza della propria debolezza e impotenza.
Meltzer propone quattro categorie per decifrare il mondo degli adolescenti:
- Adolescenti che cercano di rimanere in famiglia, dominati dalla teoria sul mondo che caratterizza la fase di latenza e che prevede che la verità e la forza siano trasmesse per mimesi dai genitori al bambino. Idea di una trasmissione passiva del potere e del sapere.
- Adolescenti adultoidi, protesi verso un'adultizzazione precoce, che spesso riflettono le ambizioni irrealizzate dei genitori. Anche questi adolescenti sono ancora invischiati in una latenza mentale protratta, a cui farà seguito una crisi.
- Adolescenti isolati. Apparentemente questi non soffrono, ma suscitano negli adulti una grande preoccupazione. Si chiudono in un ritiro narcisistico, quasi fossero genitori di se stessi, votati a un sogno dimissione megalomanico nel mondo.
- Adolescenti più prossimi alla normalità. Accettano di far parte della comunità dei coetanei confusi e incerti come loro, e come loro protesi alla ricerca della verità. Questi adolescenti soffrono, ma grazie alla loro capacità di tollerare il dolore e la sofferenza, possono autenticamente evolvere. Ciò che li aspetta è un accesso al mondo degli adulti, che passi però attraverso la lotta contro di essi e un accesso al mondo della sessualità attraverso una guerra fra i sessi fino alla conoscenza matura.
Moses e M. Eglè Laufer: il dramma del corpo genitalizzato
Propongono una teoria clinica interessante, in quanto ritorna all'idea del ruolo assolutamente centrale dello sviluppo psicosessuale nelle vicende evolutive che dall'infanzia conducono, attraverso la pubertà, alla condizione adulta. Sostengono i due coniugi che la principale funzione evolutiva dell'adolescenza è l'instaurarsi dell'organizzazione sessuale definitiva, funzione evolutiva che passa inevitabilmente attraverso processi difficili e delicati che possono provocare un vero e proprio "breakdown evolutivo" che spesso non può che essere risolto con un intervento clinico.
Primo compito evolutivo: Integrazione nel Sé e nello schema e nella immagine del corpo della rappresentazione mentale, dei genitali sessuali maturi. Se vi è un attaccamento regressivo, o una fissazione, ad oggetti sessuali arcaici e a una rappresentazione infantile del sé che non vengono disinvestiti, si può incorrere in un fallimento del processo di simbolizzazione. L'adolescente rigetterà quindi la sessualità, attaccherà il proprio corpo e saccheggerà la propria mente.
Secondo compito evolutivo: Se si accetta, dolorosamente e gioiosamente, la propria sessualità il compito sarà quello di integrare nella nuova rappresentazione del proprio schema corporeo e dei propri organi sessuali la "fantasia masturbatoria centrale", prodotto inconscio, proveniente dall'infanzia. La funzione di questa fantasia è quella di dare soddisfacimento ai bisogni pulsionali pregenitali e alle identificazioni sessuali che si sono stratificate nell'inconscio e che in esso rimangono annidate, sopravvivendo al tramonto del complesso edipico. Essendo inconscia, questa fantasia si manifesta consciamente attraverso derivati, che si esprimono in fantasie sessuali che possono accompagnare la masturbazione. Se la fantasia masturbatoria non è integrata nei processi di mentalizzazione del nuovo corpo sessuale, l'adolescente incorre in un arresto evolutivo.
I fattori che possono inficiare l'integrazione sono:
- Deficit o immaturità dell'Io
- Super-io rigido o grandioso
- Difficoltà dell'adolescente a sviluppare ideali dell'Io fase-specifici, ovvero conformi alle idealizzazioni e alle aspettative del gruppo di coetanei.
L'adolescenza nella psicoanalisi francese: dal primato dell'Edipo a quello del narcisismo
Francoise Dolto → Adolescenza pensata e clinicamente esplorata a partire dalla teoria pulsionale freudiana. Dolto pone la vicenda edipica al centro dello sviluppo umano, in tutte le sue tappe evolutive, compresa l'adolescenza. La triangolazione edipica precede e costituisce la soggettività individuale, nel senso che solo l'accettazione della castrazione e del divieto edipico consentono l'accesso al simbolico e alla "normalità".
Questa difficile accettazione si riaccende con la pubertà. In questo è fondamentale il ruolo dei genitori che devono essere capaci di far dono ai figli della benefica "castrazione simboligena", che consente loro di acquisire il linguaggio simbolico e, attraverso il percorso adolescenziale, una condizione affettiva e mentale matura. Se ciò non avviene si può incorrere in gravi fragilità narcisistiche, che possono arrivare sino alle psicosi e ad adolescenze irrisolvibili.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame psicologia del ciclo di vita, prof Maggiolini, libro consigliato Manuale di psicologia dell’adoles…
-
Riassunto esame Psicologia del ciclo di vita, prof. Alfio Maggiolini, libro consigliato Senza paura, senza pietà. V…
-
Riassunto esame Psicologia del ciclo di vita, prof. Maggiolini e Riva Crugnola, libro consigliato La relazione geni…
-
Riassunto esame di Psicologia del Ciclo di vita, Prof. Riva Crugnola e Maggiolini