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Didattica della geografia - teoria e prassi

Capitolo 1 - Ricerca e didattica a confronto

Prima dell'avvento della geografia scientifica di Sette-Ottocento, la geografia è un sapere caratterizzato da conoscenze molto diversificate e scollegate tra loro. La nascita della geografia si può in ogni caso far risalire all'antica Grecia. Nella sua opera andata perduta (Descrizione del mondo), Dicearco di Messina (fine IV secolo a.C.) cerca di razionalizzare il disegno della terra, determinando la posizione dei luoghi attraverso il parallelo centrale passante per Rodi.

Eratostene scrive un'opera in tre libri, il primo dei quali relativo alla storia della geografia: da Omero ai suoi tempi. La geografia astronomica e quella fisica costituiscono il contenuto del secondo libro, mentre il terzo riguarda la descrizione del mondo allora conosciuto. Strabone, poi, nella sua opera Geografia in 17 libri, definisce la scienza geografica come materia filosofica (opera riconosciuta da Friedrich Ratzel).

Nel Medioevo, dopo la caduta dell'Impero romano, il termine geografia scompare e le conoscenze geografiche spesso vanno a sconfinare nel magico e nel fantastico. Il pensiero umanistico, maturato nel Quattro-Cinquecento, si contrappone alla formazione intellettuale del Medioevo, considerata responsabile di una visione mistica del mondo e dell'universo. In questo periodo avvengono le grandi scoperte geografiche, incredibili ricerche e invenzioni, da cui nascerà poi la storia moderna.

La conoscenza scientifica del mondo è rilanciata da grandi studiosi come Francis Bacon, Galileo Galilei e René Descartes. Anche il pensiero di Immanuel Kant esercita una grande influenza sulla geografia. Soprattutto in Germania, agli inizi dell'Ottocento, si assiste a un vigoroso progresso negli studi geografici, grazie a studiosi come Alexander von Humboldt e Karl Ritter, considerati fondatori della geografia contemporanea. Grande merito ha poi Friedrich Ratzel che giunge a una concezione unitaria della geografia. Nel 1859 Charles Darwin pubblica Sull'origine delle specie. Il quadro di riferimento è costituito dalla concezione meccanicistica da cui deriva la formulazione del principio del determinismo, che rimanda all'idea di una legge universale. L'ambiente naturale viene così visto come agente dominatore sull'uomo e la natura è soggetta a leggi rigorose e ben determinate.

In Italia la geografia si afferma già alla fine dell'Ottocento, in pieno clima positivista, traendo le sue basi dal maestro Paul Vidal de la Blache. L'obiettivo della nuova geografia è un'originale concezione dei rapporti tra uomo e ambiente: il possibilismo geografico (Lucien Fevre). Dopo la Seconda guerra mondiale, in Italia la disciplina si modifica ma non eccessiva lentezza rispetto ad altri Paesi. Alla fine degli anni Sessanta la geografia è permeata dal pensiero marxiano, che rifiuta una geografia intenta a vedere il territorio come semplice stato di fatto. In questo periodo avviene poi la "rivoluzione quantitativa" della geografia che intende circoscrivere ogni fatto geografico entro una misurazione quantitativa. Nuove sono anche le geografie della percezione, del comportamento e la geografia umanistica, che propone e utilizza collegamenti con arte e letteratura.

Mauro Laeng sostiene che la didattica rappresenta la teoria della corretta ed efficace pratica di insegnamento. La didattica è quindi riflessione ragionata e muove dall'esperienza (incontro tra teoria e prassi). Le conoscenze devono essere presentate in modo tale da permettere all'allievo una proficua rielaborazione, che stimoli il formarsi di strategie mentali individuali. L'insegnamento, inoltre, deve poggiare su solide conoscenze scientifiche e varietà di saperi. Di conseguenza la didattica si pone al crocevia tra discipline pedagogiche, psicologiche, sociali e della comunicazione. La scuola è in qualche modo dimora della didattica, i cui fondamenti sono: la continuità, la collegialità, la partecipazione sociale, i tempi e gli spazi dell'apprendimento e dell'insegnamento, la progettazione e la valutazione.

La geografia inoltre si lega a un'ampia gamma di discipline, a cui si intreccia in un discorso interdisciplinare. La didattica disciplinare studia i rispettivi programmi e le strategie di apprendimento e insegnamento delle singole materie scolastiche; essa non può ignorare, inoltre, le tecniche della didattica generale. La didattica della geografia si occupa dell'insegnamento della geografia nelle scuole di ogni ordine e grado, con gradi di complessità differenziati. La didattica della geografia si trova in stretta relazione con molteplici ambiti di ricerca, quali la didattica generale, la pedagogia, la psicologia, la storia della scuola, e così via.

La didattica della geografia, inoltre, deve indagare in più direzioni:

  • Sul rapporto tra il sapere elaborato dai geografi e quello da insegnare.
  • Sui processi della ricerca geografica, per individuare come questi processi possano tradursi efficacemente nella quotidiana pratica dell'insegnamento scolastico.
  • Sui rapporti tra gli studenti e la geografia.
  • Sugli strumenti che sono in grado di agevolare l'apprendimento della geografia.

Tuttavia la didattica della geografia rimane ancora scarsa in ambito universitario. Infatti molte ricerche e riflessioni sono state condotte da docenti all’interno dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG). Soltanto in tempi recenti la didattica della geografia è entrata a far parte delle discipline insegnate all’università.

Negli ultimi decenni la geografia si è trasformata da disciplina descrittiva ed enciclopedica in una disciplina impostata sull’esame di problemi, volta alla ricerca delle spiegazioni dei fenomeni e sempre più protesa verso la comprensione dei rapporti e delle interrelazioni. Occorre che la geografia sia resa compatibile con le esigenze cognitive e formative degli studenti. Una riflessione seria, che affronti il tema del rapporto tra ricerca e didattica, è strategica, giacché implica effetti in ambedue le sfere. Il compito di avviare e consolidare relazioni tra scuola e università, rimane affidato in prevalenza all’azione volontaria dei docenti che, però, in mancanza di una rete di sostegni, non possono incidere in maniera significativa e ad ampio raggio nel tessuto scolastico.

L’insegnamento della geografia dovrebbe svolgere una funzione educativa di grande rilevanza, cogliendo e approfondendo i cambiamenti operati dall’uomo. Risulta importante, infatti, un’approfondita valutazione del comportamento dell’uomo nei riguardi della natura. Consumo di risorse e di spazi e diseguaglianze territoriali costituiscono altrettanti problemi di grande interesse geografico, per la ricerca e per la didattica. Il rapporto tra ricerca e didattica è bidirezionale: la ricerca dà il suo contributo alla didattica, ma da questa anche lo riceve. Le politiche educative che i governi mettono in atto ricoprono grande rilevanza socio-culturale ed economica nella vita di un Paese. Al momento dell’unificazione del Regno d’Italia, la scuola italiana si trovava di fronte a enormi difficoltà, aggravate dalla presenza di un numero elevatissimo di analfabeti, quasi l’80% dell’intera popolazione.

Il ministro della Pubblica Istruzione, Casati, stabilisce le prime direttive della politica scolastica italiana; la legge del 13 novembre 1859 infatti porta il suo nome. I programmi scolastici predisposti dai positivisti evidenziano il metodo oggettivo o intuitivo, l’osservazione e la lezione attraverso i sensi, la raccolta e la catalogazione dei materiali. Inoltre i testi scolastici si presentano pieni di biografie di benefattori dell’umanità, in particolare inventori, scienziati, naturalisti, esploratori.

All’inizio del Novecento, l’analfabetismo non era ancora debellato e la scuola ha una penetrazione ancora insufficiente. Le materie insegnate allora erano: lingua italiana e amor patrio, aritmetica e ordine, storia e nazionalismo. Col passare del tempo la scuola inizia ad aprirsi alle classi subalterne. Nuove impostazioni didattiche sono tracciate dalla riforma del 1923 del ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, che influenza fortemente il rapporto tra pedagogia e filosofia. L’idealismo di Gentile, tuttavia, distingue tra cultura umanistica e cultura scientifica, con conseguente squilibrio delle materie scolastiche. Infatti la geografia viene assorbita nel settore umanistico oppure è relegata fra le materie tecnico-scientifiche.

Durante il fascismo, il sistema scolastico cambia in funzione di aspirazioni nazionalistiche e imperialistiche. Nel 1928 nasce il testo unico di Stato, ispirato agli ideali di partito. Nazionalismo, razzismo, guerra, colonialismo costituiscono i concetti chiave dell’insegnamento. Il pedagogista Giuseppe Lombardo-Radice ritiene che la geografia non ha un suo precipuo oggetto di studio, ma è o un capitolo di fisica o un capitolo di scienze biologiche o un capitolo di storia dell’uomo.

In questo contesto si distingue il filosofo John Dewey che auspica una scuola sperimentale, laboratoriale. La geografia per tanto tempo è stata definita la scienza che studia il paesaggio. Questa definizione in realtà è riduttiva, anche se tuttavia i rapporti tra geografia e paesaggio sono fortissimi. Il programma scolastico serve a fornire le linee unitarie per la struttura e l’organizzazione scolastica Paese. I programmi scolastici hanno continuamente bisogno di trasformarsi; tale rinnovamento consente di trasmettere nell’insegnamento le nuove acquisizioni della ricerca e di rispondere alle trasformazioni della società. Il programma di ogni disciplina deve essere aperto verso le altre materie.

Ogni area disciplinare scolastica ha una o più associazioni di insegnanti che la rappresenta. Grazie a queste associazioni si possono svolgere insieme ricerca, didattica e attività di formazione. I rappresentanti delle associazioni si incontrano in seminari nazionali. Nel 1954 nasce l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia per iniziativa di Elio Migliorini (anche primo presidente) durante il XVI Congresso Geografico Italiano nei locali dell’Università di Padova. Nello Statuto si legge:

  • Diffondere la conoscenza dei principi didattici dell’insegnamento della geografia.
  • Favorire e coordinare iniziative e realizzazioni didattiche.
  • Mantenere rapporti con le associazioni consorelle estere.

Gli obiettivi dell’AIIG sono volti a:

  • Favorire l’incontro degli insegnanti di discipline geografiche.
  • Promuovere l’aggiornamento scientifico e didattico degli insegnanti di discipline geografiche.
  • Promuovere la ricerca e la sperimentazione didattica al fine di rendere più efficace l’insegnamento.
  • Tutelare l’insegnamento della geografia nelle strutture scolastiche.
  • Diffondere l’educazione e la cultura geografica a ogni livello.
  • Promuovere la conoscenza e la tutela dei beni ambientali e culturali.
  • Promuovere la conoscenza della Costituzione.
  • Mantenere i contatti e gli scambi di esperienze con analoghe associazioni italiane ed estere.

Per conseguire tali finalità, l’Associazione pubblica il bimestrale “Ambiente, Società, Territorio – Geografia nelle Scuole” a cui dal 2005 si affianca la rivista la Collana “Ambiente Società Territorio” (edita da Carocci e fondata e diretta da Gino De Vecchis). L’associazione promuove, inoltre, convegni nazionali annuali, ospitati sempre in regioni diverse. Il convegno annuale promuove il perfezionamento, l’aggiornamento scientifico e didattico degli insegnanti. Dal 2003 l’AIIG ha un sito telematico nazionale in grado di diffondere e promuovere le iniziative nazionali e locali, e fornire un servizio utile a tutti gli insegnanti e ai cultori di geografia.

Nella seconda metà dell’Ottocento è istituita anche in Italia la Società Geografica, il cui obiettivo è quello di promuovere la cultura e le conoscenze geografiche. Poco dopo nasce la Società di Studi Geografici, ente culturale riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione. Di più recente istituzione (nel 1978) è l’Associazione dei Geografi Italiani, in cui vi afferiscono gli studiosi di discipline geografiche.

Capitolo 2 – Temi, metodi e strumenti. Appunti nella storia dell’educazione geografica

Si è cercato di ricostruire una storia dell’educazione geografica analizzando l’evoluzione nei vari settori e soprattutto seguendo un percorso cronologico dal mondo classico a oggi. Le radici di una geografia della quotidianità si collocano in tempi remoti. Lo spirito d’osservazione nei primi uomini è assolutamente indispensabile per sopravvivere in un mondo difficile. Da questa geografia spontanea deriva anche il legame con il mito, il modo primitivo per spiegare il mondo. La narrazione mitologica rispecchia la visione del mondo di un popolo.

Nelle civiltà in possesso di una scrittura, la narrazione mitologica può comparire in opere letterarie. Non a caso, la storia della geografia, secondo Eratostene, inizia da Omero, che è considerato il grande educatore dell’antichità. Assai diffusi erano i miti cosmogonici, utilizzati non soltanto per spiegare la posizione della Terra nell’universo, il corso del sole o le fasi lunari, ma anche per dare una motivazione alla presenza sul pianeta delle montagne e dei vulcani, del mare, dei corsi d’acqua. Negli ultimi secoli nuovi miti, come quello del sangue (razza) e della nazione (nazionalismo) sono esplosi in maniera dirompente, proponendo aberranti visioni del mondo, che hanno portato fino alla mostruosità dell’ideologia nazista.

L’insegnamento della geografia può avvalorare o combattere questi pregiudizi. In passato il tema delle razze ha trovato a scuola un ampio spazio come principale elemento di distinzione qualitativa della popolazione, esaltandone le differenze e creando l’identità del bianco superiore. Mito della razza e della nazione insieme producono visioni pericolosamente deformate. In questo modo, l’insegnamento della geografia accentua un’impostazione finalizzata a conoscere il mondo non per comprenderlo, ma per dominarlo.

La carta geografica, manifestazione principale del linguaggio della geograficità, è la prima espressione grafica dell’intelligenza spaziale e trova ampia diffusione e utilizzo anche nel lontano passato. Essa risulta, inoltre, essenziale per la descrizione e l’interpretazione di sistemi territoriali e di fenomeni storico-sociali. La forma e le dimensioni della Terra costituiscono due oggetti di studio essenziali per la trasmissione del sapere geografico. In ambito cartografico le grandi scoperte geografiche costringono gli studiosi del Rinascimento ad affrontare nuovi problemi e a cercare soluzioni soddisfacenti.

Alcuni secoli dopo Jean-Jacques Rousseau offre spunti di riflessione utili per l’insegnamento. Il problema della trasmissione delle conoscenze è problema antico, che viene risolto grazie alla poesia. Lo scopo della poesia nella Grecia arcaica non è solo quello di raccontare una storia, è soprattutto pedagogico. Per l’uomo greco il poeta è in primo luogo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovyviv94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Vecchis Gino.
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