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Capitolo 1: Storia della scienza e storia della psicologia

Perché studiare la storia della psicologia?

Generalmente, la risposta che si dà a questa domanda vuole che la storia della psicologia venga studiata per non ripetere gli errori che la caratterizzano. Secondo Hearst e Viney, è importante conoscere la storia della psicologia per: rendersi conto che spesso ciò che viene presentato come nuovo è in realtà antico, capire che spesso la scienza dà conclusioni provvisorie, valutare la grande potenzialità che possono avere anche idee semplici, comprendere i rapporti della psicologia con altre discipline e per individuare future linee di tendenza. Secondo entrambi gli studiosi, la scienza è progredita accumulando sapere e tutto ciò che troviamo nel passato può avere valore positivo e attivo oggi.

In generale, studiare la storia della psicologia è importante per tre motivi principali:

  • Serve a capire come si sono determinati storicamente i grandi concetti di questa disciplina e come utilizzare il lessico psicologico;
  • Capire i rapporti che la psicologia ha con il mondo scientifico, con la cultura e con la società;
  • Vivere questa disciplina come un’attività profondamente umana nata dalle storie di uomini che hanno faticato per poter affermare le loro teorie.

Storiografia della scienza

La moderna storiografia scientifica ha superato il concetto di scienza intesa come continuo accumulo di conoscenze. Infatti, si è sempre più consapevoli che la scienza procede per sostituzione delle vecchie idee con idee nuove ritenute più adeguate delle precedenti. La scienza procede infatti per falsificazione di teorie e non per corroborazione, va avanti per rotture epistemologiche, per sostituzione di vecchi paradigmi con nuovi paradigmi. Alla nozione di “accumulo del sapere” è andata sostituendosi una visione del progresso basato su “rivoluzioni scientifiche” (Kuhn). Si è passati dal continuismo alla rivoluzione scientifica.

Ma qual è stata l’evoluzione della riflessione epistemologica?

Convenzionalismo

Posizione scientifica che ha trovato la sua massima espressione nel matematico francese Poincaré il quale sosteneva che il compito dello scienziato fosse salvare i principi della scienza servendosi di ipotesi ausiliarie e convenzioni. Questo modo di vedere le cose ha due conseguenze importanti non solo sulla conduzione di ricerche scientifiche ma anche sul modo di concepire lo sviluppo storico della scienza: esso presuppone che sia possibile giustificare le acquisizioni del passato e che la scienza risulti essere una “marcia” verso il progresso, contrassegnata da accumulo di conoscenze tutte valide (concezione del progresso da far risalire a Condorcet).

Nell’Ottocento, con l’affermazione del positivismo, si diffonde l’idea di una storia della scienza come accumulo continuo di conoscenze che portano l’umanità da una condizione di barbarie (Rousseau) a diventare padrona dell’universo. Questa idea della scienza vede intrecciate da un lato le idee del continuismo (con giustificazionismo e convenzionalismo), dall’altro l’idea di progresso. Questi aspetti convergono a contrassegnare l’aspetto più negativo della storia della scienza: il presentismo, ovvero la tendenza a leggere tutta la storia della scienza in funzione delle nostre conoscenze attuali.

Furono le teorie di Koyré, di Popper e di Kuhn ad attaccare il continuismo. Popper parte dal rilevare che una teoria è scientifica se è falsificabile e quindi se esistono ipotesi o teorie che possono confutarla. Secondo lui, la scienza progredisce solo quando le teorie valide sono falsificate e superate.

Secondo Kuhn, la scienza attraversa storicamente diverse fasi: esistono periodi storici di “scienza normale” in cui il sapere è annunciato tramite diversi paradigmi; vi sono poi delle fasi in cui la scienza normale entra in crisi perché s’imbatte in anomalie sempre più frequenti. Quando le anomalie raggiungono una determinata “massa critica” si ha la rivoluzione scientifica durante la quale avviene la sostituzione dei vecchi paradigmi con i nuovi.

Paradigma = enunciato (o serie di enunciati) che definisce un determinato nucleo tematico proprio di una certa disciplina scientifica e che è accettato da tutta la comunità scientifica di un dato momento storico. Il paradigma è la matrice di teorie e ipotesi empiriche di una data disciplina scientifica. I paradigmi sono tra loro incommensurabili, non trasferibili l’uno all’altro.

Tutta la discussione storiografica scientifica degli ultimi decenni è improntata sulla teoria di Kuhn.

Storiografia della psicologia

La psicologia non ha una straordinaria tradizione storiografica alle spalle. Fino agli anni ’50, la disciplina è stata dominata da Boring che aveva una concezione storiografica ben precisa di stampo idealistico fondata sul concetto di Zeitgeist, lo spirito del tempo che s’incarna di volta in volta in diversi grandi uomini. Schultz, Smith e Watson furono direttamente ispirati da Boring. Watson ha cercato ispirazione in Kuhn ed ha concluso che la psicologia non è ancora una scienza normale, ma va considerata una scienza “prescrittiva” i cui costrutti sono più che altro valoriali, non empirici. A partire dagli anni ’70 la discussione si è assopita.

Questo testo ritiene importanti tre aspetti dello sviluppo storico:

  • Il realizzarsi di condizioni (strumentali e culturali) che rendano possibile l’acquisizione di un certo concetto empirico.
  • Il crearsi di rotture epistemologiche che rendano incommensurabili i concetti sviluppatisi in una determinata epoca rispetto a quelli sviluppati nel periodo successivo alla rivoluzione.
  • Il crearsi di “demarcazioni” e quindi di critiche e confutazioni di certe ideologie e filosofie precedenti la rottura epistemologica.

Capitolo 2: Il lungo passato filosofico

Primi problemi psicologici

Il termine psicologia deriva dalle parole greche psychè e logos e significa scienza dell’anima. Si tratta di un neologismo coniato nel Rinascimento. Occorre aspettare il XVIII secolo perché si parli di psicologia in senso analogo a quello odierno. Il termine compare nel Rinascimento, ma la riflessione sui problemi psicologici nella cultura umana è presente in ogni civiltà e, per quanto riguarda l’occidente, da far risalire come minimo ai presocratici. La psicologia ha, infatti, antiche radici filosofiche.

La psicologia nel pensiero classico

La mente e corpo nel mito – Sono molte le religioni antiche che credono soprattutto nel corpo e vedono la sopravvivenza dell’anima legata in qualche modo al corpo. Per esempio, i sumeri credevano nell’al di là (il paese di Kur) ma questo era estremamente concreto perché in esso anime e dèi sono mortali.

Mente e corpo nel pensiero greco – Alcuni aspetti del pensiero greco, saldando il corporeo al mentale, hanno costituito delle precondizioni per uno studio scientifico della psiche. Ad Alcmeone si deve la straordinaria intuizione di porre nel cervello la sede centrale del pensiero; secondo Democrito, gli oggetti emanano simulacri (aventi la forma e le caratteristiche percettive degli oggetti stessi) che raggiungono concretamente gli organi di senso. Aristotele ha lasciato la più completa teoria psicologica dell’antichità. Per lui, la sede dell’anima sensitiva non è il cervello come in Alcmeone, bensì il cuore.

La psicologia dal pensiero classico al cristianesimo

Nel pensiero cristiano, fino al Rinascimento, lo studio dell’uomo è visto con sospetto e non può essere affrontato senza cautela. L’uomo è interposto tra Dio e la natura e ogni tentativo di naturalizzarlo è condannato. Non c’è discriminazione tra studio delle funzioni mentali e studio dell’anima. Dal punto di vista corporeo, l’uomo è parte della natura in posizione privilegiata che lo pone subito sotto Dio. Ciò rende empi gli studi anatomici e fisiologici. Il cristianesimo vede per secoli i rapporti tra corpo e anima in modo diverso da come li vediamo noi oggi. Nei dipinti rinascimentali l’anima è materiale, soffre all’inferno e gode in paradiso. Il pensiero di Cartesio (affermazione della diversità ontologica sostanziale tra anima e corpo) sarà duramente condannato.

Dagli arabi al Rinascimento

Il pensiero arabo libero e laico comincia a diffondersi in Occidente. Le idee di Alhazen (studioso arabo del X secolo d.C.) sul processo della percezione visiva hanno influenzato tutte la riflessione percettologica occidentale fino a Keplero che studiò il problema dell’immagine invertita nella retina.

Umanesimo e Rinascimento

Con umanesimo e rinascimento la concezione cristiana medievale subisce un rivolgimento. Vi è una nuova collocazione dell’uomo nella natura (epistola sulla dignità dell’uomo di Pico della Mirandola). L’uomo è partecipe degli stessi attributi della divinità, anche se ciò non consente ancora un’analisi scientifica.

Cartesio (più grande rappresentante del razionalismo)

L'importanza che ha avuto il dualismo cartesiano come precondizione per la nascita della psicologia scientifica. Il corpo è una macchina e il suo movimento è dato dal meccanismo dell’arco riflesso. Il processo sensoriale è passivo (in quanto essi non sentono che mediante una “passione” provocata dagli oggetti) ed è diviso da Cartesio in tre diversi livelli: fisiologico (appartiene all’ambito della fisica ed è condiviso da uomini e animali), spirituale (la sensazione diventa cosciente e raggiunge la ghiandola pineale), percettivo (solo ora avviene la vera percezione). Ritiene che a livello dell’anima, nella ghiandola pineale, ci sia un’immagine corrispondente a quella retinica invertita. Se il corpo era una macchina poteva essere studiato come tale; se lo spirito interagiva con tale macchina, nulla vietava di studiare questo tipo di interazione.

Empirismo

Sostiene la massima dipendenza delle strutture dell’intelletto dalle esperienze passate. La percezione si struttura in base all’esperienza e, attraverso la percezione, si struttura il nostro pensiero. Nulla è nella mente, che non abbia la sua origine nella percezione sensoriale. Non ci sono idee innate come sostenevano i razionalisti.

Da Cartesio agli Ideologues

La nascita della dicotomia tra scienze della natura e scienze dello spirito – Alla prima compete lo studio dei fenomeni materiali generalmente di ordine chimico e fisico, mentre alla seconda compete lo studio dei fenomeni immateriali mentali e sociali. Sono diverse le procedure d’indagine, diversi gli strumenti di analisi. Tale dicotomia risale al secolo della rivoluzione scientifica. La res extensa cartesiana rientrava nello studio delle scienze della natura.

Distinzione tra qualità primarie e qualità secondarie fatta da Galilei nel Saggiatore tale distinzione viene posta a fondamento della scienza moderna, diventando un pilastro del criterio di oggettività. Secondo questo criterio, solo alcune delle qualità percepite degli oggetti possono essere considerate presenti nel mondo come tali (estensione, durezza, peso, moto e numero). Ma esistono anche altre qualità: colore, odore, gusto ecc. che sono definite secondarie e ad esse corrispondono caratteristiche fisiche che però non vengono percepite in quanto tali. Ciò che è nel mondo sono, infatti, le onde elettromagnetiche di una certa frequenza, determinate molecole aromatiche ecc. Se parliamo del colore di un oggetto, parliamo di una qualità che non è la luce che questo oggetto riflette. Il colore non è nell’oggetto ma nel percipiente. Lo scienziato moderno tralascia le qualità secondarie, cercando di individuare solo quelle oggettive e primarie.

Il materialismo di La Mettrie

La Mettrie riduce tutto a res extensa cercando una soluzione monistica al problema del rapporto mente-corpo. Si rifà ai filosofi empiristi e non ai razionalisti.

Dal sensismo agli Ideologues

Il sensismo si sviluppa in Francia nella prima metà del Settecento. Il primo esponente è De Condillac. Il pensiero si costruisce solo sulla base delle afferenze sensoriali. Nasce anche la Société des Observateurs de l’Homme che diviene un importante circolo scientifico in cui per la prima volta le attività mentale e sociali dell’uomo vengono affrontate con spirito scientifico. Il nome che si danno è idéologues intendendo con questo termine gli scienziati che studiano come si formano le idee. Essi sentono il disagio della separazione tra uomo fisico e uomo morale e il fatto che con tale separazione la psicologia venisse oscurata dalle vaghezze della metafisica. Con la restaurazione queste idee perdono importanza.

L'interdizione kantiana

Alla possibilità di costruire una scienza della psicologia. La matematica non è applicabile infatti ai fenomeni del senso interno e alle loro leggi. Kant distingue le grandezze estensive (costituite da aggregati di parti; la loro rappresentazione nasce dalla rappresentazione delle loro parti; sono così le grandezze nell’intuizione) dalle grandezze intensive (hanno solo un grado; sono così le grandezze nella sensazione e nella percezione). Se la psicologia ha a che fare solo con grandezze intensive, allora non può essere indagata con le leggi delle scienze naturali. Le grandezze psicologiche non sono suscettibili di matematizzazione. Gli idealisti tedeschi furono i primi nemici di ogni possibile psicologia che si fosse voluta costruire come scienza.

Capitolo 3: Il farsi della psicologia scientifica (tempo della mente e psicofisica)

Herbart: il superamento dell’interdizione kantiana

Tra gli anti-idealisti ebbe un ruolo di rilievo Herbart, seguace di Fichte e ispirato da Leibniz.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinamelogno di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tirassa Maurizio.
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