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Riassunti di storia dei paesi islamici

Capitolo 1 – Le terre dei musulmani all'inizio del XVI secolo

Panorama generale

Con la conquista di Bisanzio terminava il glorioso Impero Romano d’Oriente e si affermava come potenza egemone del Vicino Oriente l’Impero Ottomano, dal nome del fondatore della dinastia, Othman o Osman, morto nel 1326. Nel 1453 e nei decenni successivi la potenza ottomana si estendeva dalla Penisola Iberica all’Asia sud-orientale. In Spagna resisteva l’ultima roccaforte araba, l’emirato di Granada che cadrà nel 1492. L’Egitto era in mano ai potenti Mamelucchi, il cui dominio si estendeva anche sulla Siria. Sul versante del Mar Adriatico gli Ottomani erano avanzati a danno dei Veneziani, stabilendosi in Albania. Gli Ottomani nel 1480 arrivarono persino a minacciare direttamente l’Italia sbarcando a Taranto, ma la morte improvvisa del sultano Mehmet II allontanò dalla penisola la loro minaccia.

L’Islam si è diffuso in due modi:

  • Attraverso la conquista, l’occupazione e l’assimilazione ideologico-culturale;
  • Mediante l’opera dei mercanti e dei missionari.

I grandi imperi islamici sono espressione della prima forma di espansione. Tra di essi figurano l’impero Ottomano, Safavide e Timuride. Nella conquista ottomana dell’Anatolia e dei Balcani rivestirono un ruolo determinante i gazi, i combattenti per la fede, che combattevano gli infedeli in maniera disordinata e spontanea, senza ricevere ordini dai superiori. I Safavidi “crearono” una Persia sciita senza essere né Persiani né sciiti (almeno in origine), ma sfruttando sapientemente il dinamismo militare di una confraternita di tendenza gazi. Un abile uso della fede è presente anche nella storia dell’Impero Timuride, sfruttando la corrente sciita e sunnita a proprio vantaggio.

Lungo le frontiere dei grandi imperi si stavano sviluppando, all’inizio del XVI secolo, delle formazioni statuali minori come il khanato uzbeko della Transoxiana, ma vi erano anche i residui dei khanati eredi dell’Orda d’Oro (prossimi alla conquista russa). In Cina l’Islam era radicato fin dal X secolo, mentre in India i Timuridi – dopo aver sopraffatto i sultanati musulmani locali – estesero il loro dominio fino ai confini del subcontinente indiano.

Ad est dell’Oceano Indiano la diffusione dell’Islam è avvenuta grazie all’opera di mercanti e missionari, già dal VII secolo: una forma di islamizzazione pacifica. La presenza di comunità islamiche in questi territori non significava necessariamente esistenza di sultanati o regni. Le prime entità politiche fecero la loro comparsa in epoca tarda: il fondatore del regno di Malacca si convertì all’Islam nel 1414. Ma a est dell’Oceano Indiano l’islamizzazione non è avvenuta solo grazie a mercanti e missionari, in alcuni casi è avvenuta spontaneamente, come in Malesia, la cui conversione all’Islam è stata frutto di un risveglio di natura mistica (sufi).

Sul versante europeo i grandi nemici dell’Impero Ottomano erano l’Austria, Venezia, la Francia e il papato. Alla morte di Mehmet II il Conquistatore, Bayazit II (1481-1512) ereditò un impero gravato da gravi problemi economici (dovuti alle campagne di conquista del padre) e politici, dovuti alle tensioni tra i partiti in lotta per il potere: il partito dei devshirme (i cristiani reclutati dai Balcani in giovane età per prestare, dopo la conversione all’Islam, servizio militare e svolgere funzioni amministrative) e l’aristocrazia turca.

Bayazit II, a differenza del padre, non concentrò la sua attenzione su nuove conquiste militari, ma cercò di dare basi amministrative più solide allo Stato, istituendo una “cassa di guerra” alimentata da imposte regolari prelevate in tempo di pace. Importante fu anche la restituzione ai vecchi proprietari della maggior parte delle terre confiscate e ridistribuite sotto forma di timar da Mehmet II (timar appezzamento di terreno concesso in cambio di prestazioni rese all’amministrazione o per aver prestato servizio nella cavalleria).

La politica di Bayazit II favorì lo sviluppo economico di Istanbul e il miglioramento della situazione finanziaria dell’Impero, permettendo di destinare maggiori risorse alla marina e all’esercito (dove militavano i giannizzeri, potenti unità di fanteria dotate di armi da fuoco e reclutate attraverso il sistema del devshirme).

Il successore del Conquistatore non trascurò completamente le conquiste militari. A Ovest venne conquistata l’Erzegovina nel 1483, a nord-est gli Ottomani imposero la loro sovranità sulla Moldavia ed entrarono in conflitto con il mondo slavo (scontrandosi con i Polacchi), a sud vi era la difficile convivenza con i Mamelucchi, ad est l’espansione verso i Balcani fu ostacolata dagli Asburgo e da Venezia.

Guerra ottomano-veneziana (1499-1503)

La guerra fu scatenata da una serie di fattori:

  • Gli Ottomani desideravano estendere la loro influenza su Cipro, che dal 1489 era in mano ai Veneziani, e farne un’importante base navale e commerciale.
  • Bayazit II favorì lo sviluppo della marina militare ottomana, scontrandosi con la Serenissima.
  • Venezia attuò una serie di manovre per recuperare le basi e i territori persi nel precedente scontro con l’Impero Ottomano del 1463-1479, conclusosi con l’abbandono dell’Albania.

Accanto a Venezia scese in campo una potente coalizione formata da Ungheria, Spagna, Francia, Cavalieri di Rodi, papa e Portogallo. Dinanzi al pericolo, Bayazit II preferì siglare la pace, che manteneva intatto lo status quo ma di fatto segnava il declino della potenza navale veneziana a vantaggio di quella ottomana.

L’espansione ottomana nei Balcani rendeva inevitabile lo scontro con l’Impero Asburgico. Il conflitto fra Ottomani e Asburgo si divide in tre fasi. Nella prima fase del conflitto (1520-1526) teatro dello scontro fu l’Ungheria, regno cuscinetto tra i due imperi, indebolito dalle tensioni tra i nobili e dalle divisioni religiose (tra protestanti e cattolici). L’Impero Ottomano approfittò allora della debolezza interna muovendo guerra alla Serbia e conquistando Belgrado nel 1521 sotto Solimano il Magnifico (noto come Il Legislatore, 1520-1566). La fine dell’indipendenza ungherese fu segnata dalla battaglia di Mohacs (1526); l’Ungheria divenne così uno Stato vassallo dell’impero. Solimano designò come amministratore dell’Ungheria Giovanni Zapolya, mentre gli Asburgo fecero eleggere re il granduca Ferdinando, che iniziò ad esercitare una pressione crescente su Zapolya. Questo indusse il Sultano ad affrontare nuovamente gli austriaci, arrivando ad assediare la stessa Vienna nel 1529.

L’assedio ottomano di Vienna, nonostante il fallimento, spaventò profondamente le potenze europee, tant’è che alla Dieta di Ratisbona del 1532 vennero messe temporaneamente da parte le divergenze tra cattolici e protestanti per concentrarsi sul nemico ottomano. Tuttavia Carlo V d’Asburgo era troppo impegnato con la Riforma protestante e con la guerra contro la Francia per poter concentrare la propria attenzione sulla minaccia ottomana.

Quando Solimano avviò la seconda fase del conflitto contro gli Asburgo, l’esercito austriaco evitò lo scontro imperiale e venne siglata la pace del 1533 che ribadiva la sovranità ottomana sull’Ungheria settentrionale e obbligava Ferdinando a pagare un tributo. La pace durò fino al 1541, quando Zapolya cercò di liberarsi del dominio ottomano nominando Ferdinando proprio erede. Quando Ferdinando rivendicò il trono d’Ungheria alla morte di Zapolya, Solimano intervenne annettendosi de facto l’Ungheria.

Tra le potenze europee anche la Francia di Francesco I ebbe dei rapporti con la Sublime Porta. Sconfitta nella battaglia di Pavia (1525) contro Carlo V, la Francia sollecitò un’alleanza con l’Impero Ottomano. Un’alleanza con gli ottomani aveva anche dei tornaconti economici: concessioni economiche furono riconosciute alla Francia sotto forma di Capitolazioni nel 1536 e nel 1569 (Capitolazioni = privilegi commerciali concessi da sovrani musulmani a commercianti europei); primo esempio di un accordo che favorirà la penetrazione commerciale, finanziaria e politico-militare delle potenze europee nell’Impero Ottomano.

I vantaggi economici che derivavano dalle Capitolazioni riguardavano sia gli Ottomani che gli europei: i primi ottenevano vantaggi politici (alleati in seno alla cristianità) ed economici (importazioni di merci), i secondi godevano del diritto di rimanere soggetti alle leggi del loro paese. La Francia, in particolare, ottenne il diritto di proteggere i pellegrini cristiani diretti a Gerusalemme.

Di fronte alla minaccia Ottomana gli europei cristiani cercavano nel papato ispirazione e guida, questo portò ad una serie di inconcludenti Crociate tra il Trecento e il Quattrocento. Del tutto eccezionale va dunque considerata la vittoria di Lepanto nel 1571 (vittoria epocale nell’immaginario europeo ma d’importanza secondaria per la potenza ottomana), che vide contrapporsi l’Impero e la Lega Santa, composta da Genova, Venezia, papato, Spagna e altri Stati Italiani.

Tuttavia la battaglia di Lepanto ebbe scarso valore ai fini del dominio navale nel Mediterraneo: per le potenze cristiane si trattò di una conquista eccezionale difficilmente ripetibile, per gli Ottomani invece di un semplice incidente di percorso. Gli Ottomani ristabilirono successivamente il predominio navale in tutto il Mediterraneo togliendo Tunisi alla Spagna (1574), in questo modo tutto il Nord-Africa diveniva base sicura per le navi ottomane.

La battaglia di Marj Dabiq in Siria (1517), dove il Sultano Selim I annientò i Mamelucchi, garantì agli Ottomani la conquista di tutto il Nord-Africa. La stessa campagna militare garantì a Selim la conquista di alcuni paesi arabi e della Mecca: l’attributo di “Custode dei Luoghi Santi” passò in questo modo alla dinastia di Othman.

La conquista dei paesi arabi venne continuata dal suo successore Solimano il Magnifico (il Legislatore), che nel 1533 conquistò l’Algeria e nel 1534 inviò una prima spedizione contro Tunisi. L’espansione ottomana si era estesa nel frattempo anche al Mar Rosso, con la conquista dello Yemen (1532) della Somalia costiera. Da Mosul invece si procedeva per via terra alla conquista parziale dell’Iraq meridionale.

Nel giro di un secolo quasi tutti i paesi arabi (tranne Marocco, Arabia centrale, Oman nella Penisola Araba) furono annessi nell’Impero Ottomano. Siria e Palestina furono divise in quattro pashalik (circoscrizioni territoriali affidate a un pascià mandato da Istanbul) mentre Gerusalemme fu eretta a sangiaccato (unità amministrativa ottomana).

L’espansione in Arabia portò gli Ottomani ad affacciarsi sull’Oceano Indiano, frequentato dai portoghesi. Questo portò ovviamente a nuovi conflitti navali.

L’espansione degli Ottomani verso la costa settentrionale del Mar Nero li portò a contatto con le forme statuali del Nord: il principato Russo e i khanati eredi dell’Orda d’Oro (i tatari-mongoli). Tra le formazioni statuali eredi dell’Orda d’Oro spicca il khanato di Crimea o Krim, con cui gli Ottomani strinsero buoni rapporti.

La conquista ottomana del Nord-Africa si arrestò ai confini del Marocco, dove erano presenti alcune piazzeforti portoghesi. Qui inizialmente presero il potere i Wattasidi, ma poi si affermò la dinastia dei Banu Sa’d, che conobbe il massimo sviluppo sotto Ahmad al-Mansur (1578-1603), il quale mostrò mire espansionistiche sul Sudan. Lo sviluppo commerciale degli Stati Europei indebolì l’espansionismo marocchino, favorendo la confraternita degli ‘Alawidi che nel 1666 si proclamarono successori dei Sa’didi.

Sul versante africano

Le mire dei sovrani marocchini sul Sudan portarono i musulmani nel cuore di una regione che aveva già conosciuto una parziale islamizzazione, proveniente soprattutto dalla fascia costiera. La conquista delle zone interne fu piuttosto lenta e affidata all’iniziativa spontanea di mercanti e predicatori, che portarono la nuova fede nei centri principali del Sahel, del Sahara e del Bilad al-Sudan.

I primi islamizzatori della parte occidentale del Bilad al-Sudan furono mercanti berberi che, risalendo le vie carovaniere, indussero alla conversione capi tribù e mercanti neri. Solo verso il 1076 si hanno testimonianze sull’islamizzazione della corte di Ghana.

Con la fine del califfato abbaside iniziano a fiorire importanti imperi, come l’impero del Mali (XIII secolo), il regno dei Malinke, l’impero Songhay (XV secolo). In questo contesto si inserisce anche il sufismo, l’Islam delle confraternite: la prima confraternita organizzata a diffondersi entro e oltre il Sahara meridionale fu la Qadiriyya.

Diversamente dall’odierno Sudan, che nelle regioni settentrionali e centrali fu quasi completamente arabizzato, nella parte occidentale del Bilad al-Sudan all’avvento dell’Islam non si accompagnò una diffusione della lingua araba, ad eccezione delle élites locali e dei letterati e della Mauritania.

Piuttosto precocemente furono fondate delle colonie musulmane sulla sponda africana del Mar Rosso e lungo le coste del Corno d’Africa. Da questa colonizzazione costiera si passò a decisi tentativi di penetrazione nell’entroterra solo all’inizio del XVI secolo.

Sul versante asiatico

L’Impero Ottomano grazie alla sconfitta dei Mamelucchi e alla conquista del litorale nord-africano era diventato la potenza egemone dell’area mediterranea. Ad est invece, oltre i confini dell’Anatolia, l’avanzata degli Ottomani fu ostacolata dalla Persia Safavide. L’espansione musulmana fu bloccata sul confine che oggi separa la Turchia dall’Iran.

Il moderno Stato persiano discende da una confraternita di dervisci dell’attuale Azerbaigian iraniano. La confraternita safavide era originariamente sunnita ma poi, sotto Isma’il, divenne sciita. Il sovrano impose infatti la dottrina della shi’a, con l’obbligo di maledire i primi tre califfi, rei di aver usurpato i diritti di ‘Ali. In breve tempo la fede sciita divenne elemento costitutivo della futura identità nazionale.

Isma’il non solo fece della shi’a il collante ideologico del suo impero, ma inviò anche dei missionari in Anatolia dove la situazione offriva prospettive favorevoli alla propaganda contro l’Impero Ottomano. Mentre consolidava il nuovo Stato, Isma’il fomentava nei territori ottomani numerose rivolte, alle quali Bayazit II inizialmente non diede peso.

A ridimensionare le ambizioni di Isma’il intervenne Selim, successore di Bayazit II. Salito al trono nel 1512, grazie ad un colpo di mano dei giannizzeri, Selim dapprima eliminò possibili contendenti al trono (lasciando come unico erede Solimano), poi si mosse contro i sostenitori dei Safavidi nelle province orientali ed infine inviò una spedizione contro i territori safavidi in Azerbaigian.

Nel 1514, vicino Tabriz, i Safavidi subirono una sonora sconfitta dovuta all’uso dell’artiglieria da parte degli Ottomani. Tale sconfitta segna la fine delle ambizioni di espansione safavide verso occidente.

Altre questioni attirarono allora l’attenzione di Isma’il: sul fronte nord-occidentale dove i Safavidi non riuscivano a mantenere l’occupazione di Samarcanda, e sul fronte interno dove si aprì una lunga guerra civile (sedata solo nel 1533) contro i Qizilbash, l’aristocrazia militare della Persia.

I futuri sovrani dello Stato Safavide continuarono a scontrarsi contro gli Ottomani. Il più importante di essi fu ‘Abbas il Grande (1587-1629) che diede alla Persia un lungo periodo di crescita artistica, culturale, prosperità economica e stabilità politica.

Sul piano militare riorganizzò l’esercito sul modello ottomano, con unità di artiglieria, cavalleria e fanteria. Sul piano culturale trasferì la capitale a Isfahan dotandola di numerosi monumenti. Sul piano economico inviò delle missioni a Venezia e in altre importanti città per stabilire relazioni commerciali e incoraggiò i mercanti europei a stabilirsi in Persia. Sul piano urbanistico costruì nuove strade per incoraggiare i commerci.

Tuttavia ‘Abbas introdusse l’usanza di far crescere i giovani principi nell’isolamento dell’harem, per scongiurare eventuali rivendicazioni: abitudine più civile dell’eliminazione fisica dei possibili rivali, ma generatrice di eredi privi di esperienza amministrativa e militare. Continuatore della politica di ‘Abbas fu Safi I, ma l’impero si stava già avviando verso la decadenza. L’ultimo scià safavide, Husayn I (1694-1722) non riuscì ad impedire l’invasione del paese da parte degli afghani.

Gli Uzbeki costituivano, dopo gli Ottomani, la seconda minaccia esterna incombente da nord. Questo insieme eterogeneo di popolazioni si era consolidato nel 1500 sotto la guida di Muhammad Shaybani, il quale diede vita alla dinastia degli Uzbeki in Transoxiana, a danno dei Kazaki e dei Timuridi.

Il vero artefice del consolidamento uzbeko in Transoxiana fu ‘Ubaidallah (1533-1539), che guidò delle fallimentari incursioni contro la Persia. L’insuccesso, sancito dalla disfatta del 1529, va attribuito alla mancanza di armi da fuoco, destinata a relegare gli Uzbeki tra le potenze minori dell’Asia.

Successivamente ‘Abdullah Khan favorì la ripresa del commercio e dell’agricoltura. Fu alleato degli Ottomani, ai quali le sue vittorie contro i Safavidi consentirono di concludere con un successo la loro campagna militare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei Paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Pizzo Paola.
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