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La Macedonia prima di Filippo

Il territorio governato dalla monarchia degli Argeadi comprendeva nel V secolo le pianure settentrionali circondate da monti che si estendevano attorno al corso dei grandi fiumi Haliacmon e Axios. Gli abitanti erano i makednoi, ossia gli abitanti dei luoghi alti, i montanari. I Greci erano propensi a considerarli barbari. La dinastia degli Argeadi riteneva di essere originaria della città peloponnesiaca di Argo e di discendere in particolare dal ramo dei Temenidi, dal mitico Temeno, bisnipote di Eracle e fondatore di Argo. Erodoto fornisce una lista di re macedoni dal VII secolo fino alla metà del V secolo. Il primo sarebbe stato Perdicca (o Archelao).

Aminta I e Alessandro I

La prima figura storicamente riconosciuta è Aminta I, che entrò in contatto con il re persiano Dario I, intorno al 513, divenendo il suo vassallo e dando in sposa sua figlia a un nobile persiano. Il figlio, Alessandro I, regnò nella prima metà del V secolo; si trovò a vivere in una situazione di dipendenza dall’impero persiano che lo costrinse a schierarsi dalla parte del re persiano, favorendo il passaggio sul suo territorio delle truppe di Serse. Fece molte riforme militari come la creazione di una fanteria a piedi composta da contadini affiancata dalla tradizionale cavalleria formata da nobili. Si espanse verso il Pangeo e lo Strimone, dove trovò delle miniere di argento che gli permisero di coniare le prime monete d’argento macedoni.

Perdicca II e la guerra del Peloponneso

Il figlio Perdicca II cercò di ritrovare una posizione di equilibrio fra Sparta e Atene. Durante la guerra del Peloponneso, fu soprattutto Atene a creargli problemi. Gli Ateniesi fondarono nel 437-436 alle foci dello Strimone la città di Anfipoli e fecero entrare nella lega delio-attica alcune città della penisola calcidica, città che il re macedone sostenne nel momento in cui si ribellarono agli Ateniesi.

Archelao e le lotte dinastiche

Il regno del suo successore, Archelao, fu caratterizzato da una grande apertura culturale verso il mondo greco. Alla morte di Archelao, avvenuta in un attentato, si aprì un periodo di lotte dinastiche. Divenne re Aminta III, che fronteggiò con l’aiuto di Sparta la lega calcidica diventata ostile e aderì alla lega navale ateniese. Alla sua morte si aprì una nuova fase di turbolenze, che coincise circa con il periodo dell’egemonia tebana, e che permise a Pelopida di intromettersi negli affari interni della Macedonia e di favorire l’ascesa al trono di Alessandro II, e in seguito, a quella del suo assassino Tolomeo di Aloro, che successe come tutore di Perdicca, figlio di Aminta III. Quest’ultimo riuscì a sbarazzarsi di Tolomeo con l’aiuto degli Ateniesi, ma morì contro gli Illiri dopo essere entrato in conflitto con Atene per la questione di Anfipoli.

Filippo II

Filippo, figlio di Aminta III, aveva trascorso due anni come ostaggio a Tebe, assunse il potere come tutore del giovane nipote Aminta nel 359. Probabilmente fu educato da Epaminonda. Egli si trovò in una situazione difficile a causa della presenza di altri pretendenti e per le pressioni esercitate sui confini dagli Illiri, Peoni e Traci. Attaccò gli Illiri annettendoli al regno.

Rapporti con Atene

Nel 357 iniziò i primi rapporti con Atene proponendole di conquistare Anfipoli per Atene in cambio di Pidna e Metone, che garantivano uno sbocco sul mare. Conquistata la tenne per sé. Trasformò un popolo barbaro in un popolo greco. Atene, nello stesso anno, deve occuparsi della guerra sociale contro gli alleati che si ribellano. Dura due anni, muore Cabria mentre Timoteo e Ificrate vengono accusati di non aver attaccato per una tempesta. Il Re decide che le città che vogliono lasciare la lega possono farlo ed Atene è costretta ad accettare.

La terza guerra sacra (356-346)

Nella Grecia centrale scoppia una guerra per il controllo dell’Anfizionia delfica, che parte inizialmente dal contrasto tra Focesi e Spartani contro i Beoti e i Tessali. Nel 356 i Tebani, con l’appoggio dei Tessali, spinsero il consiglio delfico a condannare al pagamento di una multa i Focesi per aver coltivato la terra sacra di Cirra, sia gli Spartani per aver attaccato la Cadmea nel 382. I Focesi risposero occupando il santuario delfico con un esercito comandato da Filomelo, che alla fine fu sconfitto dai Beoti. A succedergli alla testa dei Focesi come strategos autokrator (comandante militare con poteri assoluti) fu Onomarco, che rafforzò la posizione del koinon focese facendo ricorso alle ricchezze di Delfi.

All’interno della Tessaglia vi fu una divisione tra quelli, come i tiranni di Fere, che si alleano dalla parte di Onomarco, e quelli, come gli Aleuadi, che si alleano con Filippo. (Con i Locresi ci sono i Beoti e i Tessali, con i Focesi ci sono gli Spartani e gli Ateniesi. Beoti e Tessali chiedono aiuto a Filippo). Questo scontro dava la possibilità alla Macedonia, rimasta fino ad ora estranea ai conflitti fra le poleis greche, di inserirsi nel gioco politico greco. Nel 352 Filippo ottenne una clamorosa vittoria contro Onomarco (quindi contro i Focesi). Onomarco morì. Filippo si diresse verso le Termopili ma decise di scegliere la via diplomatica. La sua azione fu volta sostanzialmente a regolare i conti con la lega calcidica, espugnò e distrusse la città di Stagira e assediò Olinto. Atene, spaventata, concluse un’alleanza con i Calcidici inviando tre spedizioni in aiuto, ma non riuscirono a fermare l’avanzata di Filippo. Olinto fu rasa al suolo. Anche le altre città della Calcide si arresero divenendo parte del regno macedone.

Trattative di pace

Nel 346 una delegazione ateniese (Demostene, Eschine e Filocrate) si recò a Pella, presso la corte macedone, per iniziare le trattative di pace. Filippo avanzò le sue proposte, ossia il riconoscimento della nuova situazione egemonica e l’esclusione dagli accordi della Focide e della città di Alo in Tessaglia. Prima che la pace (detta di Filocrate) fu ratificata, Filippo riuscì con un’impresa fulminea a chiudere i conti con i nemici focesi occupando il passo delle Termopili, imponendo ai Focesi di lasciare Delfi e capitolare.

La Persia, rimasta fuori per problemi interni legati alle rivolte contro il potere centrale in Egitto, in Fenicia e a Cipro, riesce a sedarle. Nel 344 Artaserse III promette ad Atene aiuti contro Filippo, ma i gruppi ateniesi favorevoli a Filippo riescono a far respingere l’offerta persiana dall’Assemblea. Filippo, nel 343, stringe allora un’alleanza con la Persia e volge la sua attenzione verso la Tracia orientale e l’area degli Stretti, e allaccia rapporti con Ermia, signore di Atarneo in Asia Minore. Attaccò prima Perinto e poi Bisanzio, riuscendo a catturare una nave ateniese che trasportava grano. Gli Ateniesi mandano subito una spedizione in soccorso delle città assediate riuscendo a bloccare l’azione di Filippo. Quest’ultimo domò una rivolta in Tessaglia e favorì in Epiro l’ascesa al trono di Alessandro il Molosso, fratello della moglie Olimpiade. Filippo voleva accerchiare Atene e isolarla.

La quarta guerra sacra e la morte di Filippo

In seguito al sequestro della nave granaria nel 340, i cittadini ateniesi infransero la stele che riportava il testo della pace. Demostene riportò sotto l’influenza ateniese l’Eubea e le città degli stretti. Si recò nel Peloponneso, dove riuscì a creare una lega difensiva detta Lega Ellenica. Filippo per dare una svolta agli eventi, si servì di nuovo del santuario Delfico durante una disputa tra gli Anfissei e gli Ateniesi, dove gli Anfissei (città Locrese) denunciavano gli Ateniesi di sacrilegio e il filomacedone Eschine accusò a sua volta gli Anfissei di aver coltivato il luogo sacro di Cirra. Siccome Anfissa era alleata di Tebe, andare contro gli Anfissei avrebbe permesso a Filippo di intromettersi nuovamente, ma le forti pressioni esercitate dai Macedoni sul consiglio anfizionico portarono la proclamazione della quarta guerra sacra con...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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