Altre teorie linguistiche del 1500
Teoria toscanista
La teoria toscanista ha come suo rappresentante più noto Machiavelli; è autore di un'operetta intitolata Dialogo sulla nostra lingua. È un'opera che ha posto problemi sia di datazione che di attribuzione. La scrive nel 1525, proprio nello stesso anno delle Prose della volgar lingua.
I fiorentini, in genere, difendevano l'identificazione dell'italiano con il loro dialetto corrente; e l'antico prestigio permetteva loro di far coincidere la scrittura con la parlata. Parlato e scritto si identificano, a Firenze, in un'unica realtà linguistica. Questo ha dato origine ad un'identificazione tra due poli: Firenze terrena e Firenze celeste (Nencioni).
La Firenze celeste era quella della grande letteratura; la Firenze terrena era quella della lingua parlata quotidianamente. Queste due parti si incontrano: non sono due realtà incomunicabili, ma due facce della stessa realtà linguistica.
La dimensione della popolare della lingua non va disprezzata, al contrario di ciò che diceva Bembo. La lingua deve sopperire alla necessità di comunicabilità quotidiana (aspetto d'uso).
Machiavelli dice che la lingua non deve essere chiamata italiano, ma fiorentino. Lo stesso Dante, pur cercando il volgare illustre, non si è allontanato dal fiorentino. Machiavelli è consapevole del fatto che Dante, anche nella Commedia, fa entrare parole provenienti da altre lingue; Machiavelli dice che le parole "straniere" sono accettabili e rendono più ricca la lingua, se piegate morfologicamente e foneticamente alla lingua italiana.
Il carattere di eccellenza del fiorentino è il fatto di essere una lingua contemporaneamente parlata e scritta. Porta ad esempio le Commedie dell'Ariosto. Nelle commedie lo scritto diventa parlato, e, per ridere, bisogna comprendere: questo a Firenze può succedere, in altri posti no. Ariosto non ha usato il dialetto emiliano, ma non conosce esattamente i motti fiorentini; per questo motivo la sua commedia è una "veste rattoppata" che non va incontro al piacere del pubblico.
Ovunque, però, ormai l'italiano si impara sui libri. Machiavelli non si rende conto che il fiorentino del 1500 non è più quello del 1300: è più popolare, più povero, sta diventando un dialetto.
Teoria cortigiana
La teoria cortigiana "pensava che la lingua migliore si trovasse dove si incontravano i migliori intellettuali d'Italia" (Bembo). C'è una città, che per il suo prestigio, in cui convergono i grandi intellettuali e artisti d'Italia: Roma.
-
Storia della lingua italiana - questione della lingua
-
Storia della lingua italiana
-
La storia della lingua francese, dal 1500
-
Storia della lingua italiana