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Sunti di Storia del Giornalismo e delle Comunicazioni Sociali, libro adottato Storia del Giornalismo, Gozzini

Riassunto per l'esame di Storia del Giornalismo e delle Comunicazioni Sociali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Giornalismo, Gozzini. Particolare riferimento ai seguenti argomenti trattati: il potere del sistema dell'informazione, definizione di opinione pubblica, la ricostruzione della storia delle tecniche tipografiche, la cultura dellanotizia, la stampa, la stampa dei primi due volumi della Bibbia.

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  • 16-01-2013
di 63 pagine totali
 
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Sunti di Storia del Giornalismo e delle Comunicazioni Sociali, libro adottato Storia del Giornalismo, Gozzini
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STORIA DEL GIORNALISMO di Gozzini INTRODUZIONE Il potere incarnato dal sistema dell’informazione è oggetto di una costante discussione civile. Fin dalla metà del XIX secolo i giornalisti mostrano una precoce ed orgogliosa coscienza del proprio ruolo pubblico. Alle spalle di questa consapevolezza stanno le battaglie che giornalisti ed intellettuali hanno combattuto per la conquista e la difesa della libertà di stampa. La vicenda storica del giornalismo si accompagna all’emergere di una nuova categoria della realtà: l’opinione pubblica, intesa come l’insieme di cittadini che leggono i giornali e attraverso essi si informano degli avvenimenti capaci di condizionare le loro esistenze. Al tempo stesso la stampa rompe l’orizzonte privato della sfera familiare introducendo gli individui nella dimensione pubblica. Le rivoluzioni del XVII secolo in Gran Bretagna e quelle che, alla fine del secolo successivo, in America e in Francia mettono fine all’antico regime determinano una vera e propria esplosione del numero di giornali e giornalisti. L’opinione pubblica diventa così un soggetto attivo sulla scena della storia, in grado di esercitare un vincolo sull’azione dei governi. La stampa, che ne interpreta gli umori con uno spazio variabile di autonomia e di libertà (quindi di forzatura), si colloca accanto al parlamento, all’esecutivo e alla magistratura, come un quarto potere. Da versanti politici opposti si identifica il giornalismo con la democrazia. In quasi tutti i paesi europei giornali e riviste hanno vissuto, prima della rivoluzione, in regime di privilegio monopolistico concesso dai monarchi a prezzo di una censura preventiva, che di fatto riduce la stampa a portavoce ufficiale delle istituzioni. Dopo la rivoluzione, invece, il tema dell’indipendenza dal potere politico contribuisce a fondare una nuova identità dal giornalista, la cui libertà di indagine e di espressione si pone a tutela del diritto all’informazione di ogni cittadino. Oltre che alla storia politica, quindi, la storia del giornalismo si collega alla storia del diritto (figure giuridiche del direttore responsabile, dei reati a mezzo stampa, del segreto professionale a proposito delle fonti utilizzate). Le normative che regolano la pubblicazione ed il contenuto dei giornali diventano la spia di orientamenti più generali (in senso democratico-liberale o centralistico-autoritario) dei diversi governi nazionali. A metà del XV secolo l’invenzione del torchio e dei caratteri mobili ha mutato radicalmente modi e tempi di trasmissione della cultura, che diventa riproducibile e trasportabile. La tecnologia di Gutemberg fornisce poi le basi per le prime riviste e gazzette, che fanno la loro comparsa a partire dal XVII secolo, aggiungendo un’altra caratteristica discriminante della stampa moderna: la periodicità. Una classica ricostruzione della storia delle tecniche tipografiche divide il secolo creativo compreso tra il 1450 ed il 1550 dai 3 secoli successivi, definiti come una semplice e monotona era di consolidamento (la tecnologia rimane grosso modo la stessa, la circolazione di carta stampata non esce dai circoli ristretti delle classi colte, la grande maggioranza della popolazione versa in una condizione di analfabetismo, l’opinione pubblica ancora non esiste). È solo sotto la spinta poderosa della rivoluzione che questo circolo vizioso si rompe. Nei primi decenni dell’800 fanno la loro comparsa il torchio a vapore, il telegrafo, la rotativa; alla fine del secolo la linotype. Ognuno di questi avanzamenti tecnici corrisponde ad un salto di quantità e di qualità del mestiere del giornalista, che adesso è in grado di trasmettere le notizie in un tempo sempre minore e di raggiungere un numero sempre più ampio di individui. Ognuno di questi avanzamenti corrisponde ad un accrescimento dell’impresa giornalistica che acquista una dimensione industriale (nascono le agenzie di stampa, aumentano i costi di produzione, la pubblicità diventa una fonte insostituibile di finanziamento). Ma una volta svincolata dalla soggezione al potere politico, la stampa vede profilarsi il pericolo di una nuova subordinazione al potere economico di gruppi e interessi privati. La sociologia coglie nel giornalismo una fonte insostituibile per lo studio della vita sociale. A partire dalla metà dell’800, a questa società civile in espansione, giornali e giornalisti garantiscono la circolazione di notizie e idee, l’omogeneizzazione crescente di linguaggi e categorie, la costruzione di un discorso pubblico condiviso che si rivela condizione decisiva per la costruzione e l’integrazione di ogni comunità nazionale. Attraverso la lettura dei giornali ci si sente cittadini di uno stato, investiti di diritti e doveri. In ogni paese le statistiche dei lettori di quotidiani e periodici disegnano i confini dell’opinione pubblica. Il numero delle testate e delle copie di tiratura diventa un indicatore del relativo grado di avanzamento del processoEspandi » di modernizzazione. La crescita quantitativa della stampa corrisponde ad una maggiore complessità interna dei periodici (aumenta il numero delle pagine e delle rubriche, si definiscono formati e stili giornalistici degli articoli, compaiono illustrazioni e foto, si allegano supplementi). Con questi sviluppi la professione giornalistica conquista maggiore autonomia. Si fa strada una cultura della notizia che concepisce l’informazione con un valore d’uso, utile e importante di per sé: il giornale non è più soltanto un contenitore di fatti e opinioni. La professione giornalistica cresce in complessità ad articolazione interne: si moltiplicano e si separano ruoli e funzioni (accanto ai redattori compaiono cronisti, reporter, inviati speciali). La corporazione dei giornalisti acquista dignità e potere ma anche responsabilità
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(deve difendere la stampa dai condizionamenti di governi ed imprenditori, fissare i criteri-base di una deontologia professionale che vincoli la libertà di stampa alla ricerca della verità e al rispetto della privacy. La storia del giornalismo può anche essere vista come capitolo particolare di una storia più generale: quella della comunicazione umana. Si è cercato di costruire un modello teorico dell’azione di comunicazione, fondato sulla distinzione tra il soggetto comunicante (chi), l’oggetto della comunicazione (cosa), lo strumento utilizzato per comunicare (con quale mezzo), il pubblico cui è destinata la comunicazione (a chi), gli effetti provocati in quest’ultimo dalla comunicazione (con quali risultati). Al tempo stesso, la comunicazione è stata vista come chiave di lettura privilegiata dell’intera storia umana: l’evoluzione dei sistemi comunicativi rappresenta il vero motore della storia umana. Con Gutenberg la storia umana vive un processo di esplosione che frammenta e meccanizza le attività umane suddividendole per ruoli e funzioni: l’editore si separa dal giornalista, il tipografo dallo stampatore. Al contrario, la scoperta dell’energia elettrica e i nuovi media del XX secolo hanno prodotto un’implosione che riunifica il mondo alla stregua di un villaggio globale, entro il quale la comunicazione diviene un fatto centrale nella vita quotidiana. I computer stringono l’intero pianeta in una rete di comunicazioni che ormai avvengono in tempo reale. La diffusione su scala mondiale di internet apre la strada ad un nuovo giornalismo sempre più libero. È normale che i periodici a stampa vengano utilizzati come fonte documentaria dagli storici per le loro ricerche di carattere generale, ma per lungo tempo la storia del giornalismo propriamente intesa si è invece ridotta ad un lungo, noioso e poco significativo catalogo di testate. È rimasta scarsa l’attenzione per il lavoro giornalistico, i suoi contenuti professionali, i suoi molteplici rapporti con il pubblico e con le istituzioni. Soprattutto nel caso italiano, del resto, la mancanza di autonomia e la subordinazione strumentale alla politica e alla cultura rimane uno dei tratti di lungo periodo del giornalismo: è quindi normale che si riverberi nel modo di farne la storia. Il giornalismo deve essere inteso come informazione di attualità rivolta al pubblico a frequenza periodica. Occorre indagarlo secondo un approccio sincronico e comparativo: le vicende dei diversi giornalismi nazionali comprese nello stesso arco di tempo vengono cioè raffrontate tra loro per mettere in evidenza analogie e differenze, ritardi e anticipazioni, modelli e imitazioni. LA STAMPA (1450 – 1650) Gutenberg nel 1456 stampa un’edizione in 2 volumi della Bibbia in latino. Fino a questo momento la tecnica di stampa è stata la xilografia: una matrice di legno in rilievo che riproduce un’intera pagina. Gutenberg ha invece ideato dei caratteri mobili: ogni singola lettera dell’alfabeto è stata incisa in rilievo e si sono così ricavate tante piccole matrici di ogni lettera, che possono essere composte insieme a formare una pagina per poi essere smontate e riutilizzate. L’innovazione di Gutenberg ha una portata epocale, sottolineata dal fatto che per più di 3 secoli la tecnologia della stampa rimarrà sostanzialmente identica. Prima di questa innovazione il modello di libro dominante, al quale anche Gutenberg si ispira, è quello manoscritto degli amanuensi. Fino a Gutenberg sia il processo di lavorazione sia i materiali utilizzati contribuiscono a fare del libro un prodotto raro e costoso, la cui circolazione è riservata ad ambienti estremamente ristretti. Quanto meno in Europa, perché l’Oriente, e particolarmente la civiltà cinese si dimostra in anticipo sulle altre non solo per i materiali ma anche per le tecniche; ma tale vantaggio storico non si traduce nell’avvio di un più generale processo di modernizzazione. Anche in Europa non sono mancati esempi di giornalismo ante litteram, ma essi erano sprovvisti dei requisiti di riproducibilità e trasportabilità. È solo con il fiorire di un’economia monetaria, delle f « Comprimi