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Storia del diritto romano

753 a.C.: fondazione di Roma

753-509 a.C.: regno (monarchia romano-sabina e monarchia etrusca). 509-27 a.C.: repubblica (fino al 133 a.C. repubblica dello stato patrizio-plebeo e poi crisi della repubblica). 27 a.C.-235 d.C.: principato. 235-565 d.C.: dominato.

Forme di organizzazione politica nell'antichità

1) Stato a grande estensione territoriale retto dalla monarchia assoluta (es. Egizi, Assiro-babilonesi, Persiani e Alessandro Magno re di Macedonia che sottomise tutta la Grecia e parte dell’Asia a muore nel 323 a.C. anno in cui nasce l’epoca ellenistica alessandrina che nel 146 a.C. diviene romana). Da Augusto in poi anche Roma tende a diventare di questo tipo. Vi è a capo un monarca che è esclusivo depositario della sovranità, questo è per ragioni divine o militari. In questa organizzazione non c’è libertà, ma c’è 'uguaglianza tra i cittadini (questo in linea di massima).

2) Città-Stato (o Stato-Città). Stato con estensione territoriale limitata che può anche espandersi e mantenersi comunque di questo tipo di organizzazione. Un esempio è quello di Roma che conquista vari territori, ma rimane comunque città-Stato. La sovranità non è mai di una persona sola, ma del popolo (salvo qualche eccezione).

  • Monarchia (non assoluta): il re dipende dalla collettività ed è il solo titolare dell’esercizio della sovranità, ma non ne è il detentore, perché come abbiamo detto la sovranità è del popolo.
  • Aristocrazia
  • Democrazia

La città-Stato assicura la libertà delle persone, dei cittadini, ma non assicura l'uguaglianza; esistono infatti diverse classi sociali di persone. In Grecia ci sono tre organi principali indispensabili:

  • Magistrati, che sono coloro che esercitano la sovranità del popolo e possono essere vitalizi/temporanei; unici/plurimi; elettivi/non elettivi. Se sono vitalizi, unici e non elettivi si chiamano REX.
  • Consiglio degli anziani, che è quel complesso di persone che assistono i magistrati. Di norma sono i capi delle famiglie più importanti (a Roma è il Senato).
  • Assemblea, in cui si organizza il popolo, ci sono i membri della comunità. Esse hanno diversi poteri a seconda delle varie città-Stato: ad Atene ad esempio c’è la democrazia e ne fanno parte tutti i cittadini anche se divisi per classi; a Sparta c’è invece l’aristocrazia quindi c’è solo una parte dei cittadini di ceto più elevato (spartani); a Roma ci sono i comizi curiati in cui ci sono solo i capi delle gentes. Durante la Repubblica faranno parte invece tutti i cittadini, ma divisi per classi.

Forme pre-cittadine e premonarchiche

Non tutti i popoli dell’antichità hanno queste forme statali, ma ci sono delle forme di una fase anteriore rispetto a queste due: Precittadine e Premonarchiche. Possono essere designate come:

  • Orde in cui non c’è proprio nemmeno il minimo di organizzazione.
  • Tribù in cui invece c’è un minimo di organizzazione e lo erano tra il XII-XI a.C. gli Ebrei nella fase in cui c’erano i giudici a capo delle varie tribù per liberare Israele, ma non rappresentavano mai un punto di riferimento di tutte le tribù; e lo erano anche le popolazioni celtiche, che si trovavano dalla pianura Padana verso Nord, e anch’essi non avevano un capo unico, ma c’erano diverse tribù che avevano delle intese tra di loro. Solo più tardi adottarono o una o l’altra delle organizzazioni politiche sopra descritte.

Aristotele descrive le tre forme possibili nelle città-Stato spiegandone anche le tre forme di degenerazione che sono: per la monarchia la tirannide, per l’aristocrazia l’oligarchia e per la democrazia l’oclocrazia/anarchia. Nella Grecia classica esistevano oltre 700 città-Stato e la democrazia rappresentava l’eccezione, la maggior parte avevano la forma oligarchica. Demetreo Falereo vive ad Atene dopo Alessandro Magno e governa Atene dal 310 a.C. con una forma di stato oligarchica. Lascia anche lui una trattazione sulle forme di Stato. Egli scrive che nella democrazia il massimo potere appartiene all’assemblea, nell’oligarchia è del consiglio unito ai magistrati e nella monarchia invece appartiene al magistrato.

La parola regime deriva dal latino e significa reggere il timone della nave, lo stato vien visto come una grande nave. A Roma il regime è misto, come scrive Polibio (visse in Grecia nel II secolo a.C. e venne portato a Roma nel 146 a.C., quando la Grecia era sottomessa da Roma, nel circolo degli Scipioni dove scrive la storia sul mondo antico della quale si sono conservati i pezzi su Roma), ed è infatti formato da elementi monarchici (caratteristica dei consoli che avevano i poteri civili e militari cosa che non succedeva invece ad Atene dove i magistrati avevano solo poteri civili), da elementi oligarchici come la durata vitalizia dei senatori e da elementi democratici come l’assemblea. Secondo Polibio nessuno di questi tre organi prevaleva. Nella realtà si può dire che non è mai stata una democrazia, quanto piuttosto una monarchia e poi un’oligarchia nel periodo repubblicano.

Cosa c'è prima di Roma? Indoeuropei e preindoeuropei

Tra il 3000 e il 1500 a.C. avvengono delle consistenti migrazioni di popoli provenienti dalle regioni centrali dell’Asia. Prima dell’arrivo di questi popoli l’Italia era già abitata da popoli chiamati preindoeuropei (o mediterranei) tra i quali sono da ricordare: i Baschi che stanno sul confine tra Francia e Spagna, i Liguri che occupavano tutto il nord Italia dalla Liguria fino al Veneto, gli Etruschi in Toscana e gli Elleni (stesso ceppo dei Liguri) in Sicilia.

I popoli indoeuropei si accomunano perché hanno la stessa radice linguistica e per questo motivo ci si chiede se gli Etruschi siano popoli indoeuropei o preindoeuropei, la lingua etrusca non è decifrabile con le chiavi indoeuropee quindi gli Etruschi potrebbero essere un popolo preindoeuropeo.

Dal 3000 dunque arrivano le popolazioni indoeuropee tra cui i più importanti sono i popoli micenei (Grecia), i Celti, i Latini (Lazio) e i Siculi (Sicilia). Dopo il 1500 arrivano altri popoli che vanno in centro e sud Italia: i Sabini, i Volsci, i Sanniti, gli Umbri, i Bruzzi, nel nord arrivano i Veneti (in Veneto). Tra i popoli più importanti dopo il 1500 ci sono gli Etruschi che erano stanziati in Toscana, ma dopo il 1000 si espandono prima in pianura padana e nel VI secolo a.C. anche a Sud del Tevere fino alla Campania.

Molti luoghi erano derivati dalla popolazione etrusca, ad esempio la Rupe Tarpea, che è una rupe che si trova a Roma sul campidoglio dalla quale i romani buttavano i condannati, i bambini deformi, …

Si arriva alle origini di Roma nel 753 a.C. e l’organizzazione era di tipo tribale. In origine erano pre tribù indipendenti che si stanziarono dapprima sull’isola Tiberina, punto in cui era più semplice attraversare il Tevere. Si misero in zona collinare per evitare le paludi della zona sottostante.

Le tribù erano tre: Romnes, Tities e Luceres. Da Romnes probabilmente deriva il nome dei Romani, essi provenivano da Albalonga, una metropoli latina, e questo stanziamento era considerato una colonia per arginare la pressione etrusca a Nord. Questo gruppo di coloni si fuse con le tribù dei latini già presenti lì e da questa fusione nacque l’organizzazione statale che divenne poi la forma tipica di questa popolazione romana. Roma diviene quindi una città-stato e il primo re secondo la tradizione è Romolo. La tradizione ci dice anche che sempre all’inizio della storia di Roma ci sarebbero stati due re contemporaneamente: Romolo e Tito Tazio (un sabino). Il fatto che ci fossero due re risulta essere impossibile, ma ci sono notizie riguardanti il ratto delle sabine che porta a pensare proprio a questo. Sembra quindi ad un certo punto che Roma si fosse fusa con le comunità dei sabini e fosse nata questa prima città di romani e sabini. Secondo alcuni i romano erano i Romned e i sabini i Tities, poiché il loro re si chiamava Tito Tazio. Secondo altri il nome dei quiriti in età probabilmente indicava i sabini e derivava da Cures che era una città sabina, o da quiris che nella lingua sabina significa lancia. Abbiamo quindi un popolo romano dei quiriti (cioè fusione dei romani e i sabini) con capitale Roma.

Con la nascita delle città-Stato le tribù esistono ancora, ma non sono più entità autonome ma divengono raggruppamenti dei cittadini e poi costituiscono dei distretti amministrativi, la tribù diviene dunque la base dell’amministrazione della città. I Romani erano inoltre divisi in Gentes (raggruppamento di famiglie che ritengono discendere dallo stesso ceppo originario) che avevano un capo e tutte le gentes formavano le tribù; questo vale sia per le città-stato che per lo stato tribale. Gentes e famiglie sono entità necessarie sottoposte al potere di un capo. Sopra i capi delle gentes non c’è il capo tribù che non esiste, ma il capo dello Stato che è il Rex.

Organizzazione dello Stato durante il regno

Il primo periodo va dal 753 al 617 ed è quello della monarchia romano-sabina, mentre il secondo periodo va dal 617 al 509 ed è la monarchia etrusca. Il primo re è Romolo, il secondo Numa Pompilio (Sabino), il terzo Tullo Ostilio (Romano), il quarto Anco Marzio (Sabino). Questi sono i re del primo periodo.

Eventi del primo periodo

Il rex è il magistrato supremo della Città, i capi delle gentes sono i patres gentes e vanno a costituire il consiglio degli anziani che poi coadiuverà il magistrato e prenderà il nome di Senato; anche l’assemblea del popolo è costituita dagli appartenenti alle gentes; tutto il sistema organizzativo di questo periodo era incentrato sulle gentes. La popolazione in questo periodo era divisa in tre distretti amministrativi corrispondenti alle tre tribù divise a loro volta in 10 curie, queste ultime si riuniscono in comizi denominati curiati (ai quali dunque possono partecipare solo la popolazione maschile adulta appartenente alle gentes).

In questa popolazione regia non sono tutti cittadini, questa parte esclusa è formata dai plebei, questo perché essi sono al di fuori delle gentes, quindi la maggior parte della popolazione è esclusa dalla vita politica ossia dall’assemblea di tutti i cittadini. Colore che invece ne fanno parte sono denominati patrizi, che hanno tutti i diritti civili.

  • Sono patrizi i nobili, ossia coloro che appartengono a quelle gentes che avevano fondato la città.
  • I patrizi erano gli indigeni e i plebei gli immigrati.
  • I patrizi erano stati scelti dal re in base alla ricchezza e ad altri requisiti stabiliti da lui.
  • I patrizi sono gli Albani e i plebei invece i Sabiniani.
  • I patrizi sono gli etruschi e i plebei sono i romani.

Conclusione: non si sa quale sia la realtà dei fatti. Il pomoerium era il confine della città molto importante da ricordare.

Distinzioni culturali tra patrizi e plebei

  • Diverse divinità: Giove, Giunione, Minerva per i Patrizi, mentre Cerere, Libero e Libera per i Plebei;
  • Non si possono sposare tra di loro fino al 445 a.C.;
  • I plebei erano esclusi dalla possibilità di prendere gli Auspici (cioè di interpretare le volontà degli Dei), poiché i loro Dei non erano quelli Romani e perciò erano esclusi dal governo. Infatti la volontà degli Dei era interpretata dai governanti;
  • I plebei sono più poveri e non facevano parte dell’esercito in questa epoca poiché l’esercito era a base gentilizia, era un forma di esercito arcaica, solo più avanti verranno introdotti nell’esercito.

(in età repubblicana c’è una continua lotta tra i Patrizi e i Plebei e questi ultimi minacciavano i Patrizi di non voler andare più a combattere per loro dal momento che erano la parte più sostanziale e utile per l’esercito romano).

Organizzazione dello stato Patrizio-Plebeo

A. Magistratura unica e vitalizia del rex. Egli non ha una discendenza di famiglia, ma afferma il suo potere in base alla sua attività militare, era se si può dire scelto dalla comunità. Ha con sé tutti i poteri civili e militari. È a capo dell’esercito e ha poteri interni alle città come:

  • Il potere di polizia (coercitio), che consiste nel costringere chiunque all’obbedienza e anche nell’uccisione delle persone, il diritto di vita o di morte sulle persone spettava anche ai patres gentes. Il rex ha una guardia del corpo costituita dai littori (10) armati con fascio di verghe con dentro una scure. Le prime servivano a frustare e la seconda a decapitare. Essi erano i soli a poter girare per la città armati, questo dentro al POMOERIUM, al di fuori non vigevano queste regole invece, questo per sottolineare il fatto che solo il magistrato poteva avere il potere di polizia, i comizi curiati dovranno stare all’interno di esso per poter essere protetti.
  • Il potere di infliggere sanzioni economiche.
  • La funzione giurisdizionale sia civile (che era bifasico: nella prima fase si stava davanti al magistrato e nella seconda davanti ad un altro giudice nominato, il rex indicava quale doveva essere la norma da applicare al giudice nominato), che penale per quanto riguarda quella penale il rex subentra solo nei casi più gravi (negli altri casi c’erano i patres gentes).
  • Aveva la rappresentanza diplomatica se si dovevano concludere i trattati con le altre città.
  • Il potere legislativo è discusso.

La nomina del re avviene tramite una procedura che coniuga la sfera religiosa con quella politica. C’era un inter rex, che era il senatore più anziano e durava 5 giorni, che doveva decidere la nomina per il rex futuro, doveva nominare un candidato a tramite la ruspice si vedeva se gli auspici erano positivi o negativi e in base a ciò il popolo organizzato in comizi curiati decideva se sottomettersi o no al rex. La lex curiata de imperio era l’atto attraverso il quale il popolo decideva di sottomettersi al rex. Non c’è dunque una vera elezione, ma è il senato che nomina il candidato.

B. Senato, consiglio degli anziani. Esso ha tre competenze:

  • Consultiva, sono i consiglieri del Re (in caso sia vitalizio hanno pochissima importanza);
  • Interregno, hanno quindi la competenza di nominare un candidato;
  • Auctoritas, dovevano approvare tutti gli atti emanati dall’assemblea che in quest’epoca si chiamava: comizi curiati.

C. I comizi curiati. Lex curiata de imperio è l’atto di conferimento e sottomissione al rex nuovo da parte di questa assemblea, non si sa come avveniva la votata la lex, ad Atene la votazione avveniva per alzata di mano, si dava un’occhiata generale e si stabiliva l’esito della votazione in modo approssimativo; a Sparta invece la votazione era diversa, l’esito della votazione era dato dalla potenza della voce, si chiudeva delle persone in una stanza vicina all’assemblea e si urlava in modo che non vedessero, ma soltanto sentissero e si chiedeva poi loro chi avesse avuto le urla più potenti. In secondo luogo si fanno gli atti di diritto privato come: i testamenti oppure gli atti di adrogatio (adozione da parte di un pater verso un altro pater) e la detestatio sacrorum (rinuncia al proprio culto famigliare).

La monarchia etrusca

Intorno al 617 a.C. abbiamo il quarto re di Roma e gli Etruschi della Toscana si muovono in due direzioni: nord-est e sud. Costituiscono tre leghe, ossia tre confederazioni di città con a capo un locumone: la lega in Toscana, quella in Pianura Padana e quella in Campania. I romani cacciano gli Etruschi a Nord del Tevere nel 510/509 a.C. Quindi tra il 617 e il 509 Roma è stata sotto il dominio etrusco. Gli Etruschi hanno apportato alcune modifiche, ma non hanno stravolto l’ordine statale. Il periodo etrusco è stato un periodo di grande splendore, Roma cresce come dimensioni. Viene definita la grande Roma dagli Etruschi. Essi importarono nuove tecniche di coltura intensiva (i Romani erano un popolo di pastori e un po’ di cerealicoltura). La città crebbe quindi territorialmente e demograficamente, l’urbanizzazione si estende ad altri due colli (Quirinale e Viminale), Roma è cinta da mura e la popolazione cresce fino a 40000 abitanti. Si costruisce la cloaca massima con un diametro di 4 metri. Vengono inoltre costruite le prime mura della città e le fogne.

Per gli aspetti costituzionali le strutture rimangono pressoché invariate: rimane il rex anche se comunque ovviamente etrusco (infatti gli ultimi tre re di Roma furono Etruschi) e vengono modificati di poco gli altri due organi per controllare meglio la città.

Gli Etruschi sostengono i plebei contro i Patrizi, distribuendo terre ai Plebei e cercando di condurre le gentes ad un indebolimento (dal momento che esse erano il cuore dell’organizzazione statale romana). Dopo la monarchia etrusca le gentes divengono acefale, senza più un capo. Gli Etruschi immettono nel Senato alcuni Plebei e la grande riforma di Servio Tullio dell’ordinamento centuriato ossia vengono immessi i Plebei anche nell’esercito. Nel 509 c’è una ribellione dei Patrizi che cacciano gli Etruschi.

I Patrizi cercarono di tornare al periodo del regno nel quale comandavano esclusivamente loro e i Plebei erano totalmente esclusi dalla vita del regno, ma la situazione era cambiata e non riuscirono a mantenere il controllo.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.pezzera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Gagliardi Lagala Francesco.
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