Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Storia del diritto medievale e moderno - lezioni

Appunti di Storia del diritto medievale e moderno con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: il rapporto tra Medioevo e modernità, la politica assunta dalla città nei confronti dello straniero, la defensio christianitatis, il popolo romano, ilbellum romanum.

Compra 2.99 €

Voto: 5 verificato da Skuola.net

  • 9
  • 21-01-2013
Scrivi la tua recensione »

Recensioni di chi ha scaricato il contenuto

Anteprima Testo:
STORIA DEL DIRITTO 2 22/02/10 Rapporto medioevo-modernità; in che senso è possibile parlare di diritti del soggetto nella cultura occidentale? Pluralità di condizioni soggettive alle quali possiamo applicare la nostra terminologia di diritto. Gravi difficoltà ad individuare queste pretese; ci sono i diritti, ma non c’è il soggetto eguale, perché la società medievale è differenziata per ceti, e quindi esiste una differenziazione di diritti suddivisi per ciascun ceto. Attribuzione al cittadino della civitas di diritti, ma persistenza di una strutturazione prettamente gerarchica della distribuzione dei diritti. Il rapporto con la città conta molto in relazione ala pretesa di diritti soggettivi. Il rovescio della medaglia: cosa succede quando il rapporto si interrompe es. il bando: scissione del cittadino con la città, caduta dello status civitatis. Il cittadino è indebolito in relazione ai diritti. Il meccanismo che caratterizza il bandum è quello “di esclusione”: i cittadini non galleggiano nel vuoto, ma vanno agganciati a qualche comunità politica. Sono soggetti dentro una comunità politica. Siamo di fronte ad individui che, appartenenti ad un ordinamento, e quindi caratterizzati da oneri e doveri, passano ad uno stato in cui cessano di essere parte di quest’ordinamento. L’attribuzione di diritti deve quindi sempre essere collegata all’appartenenza di un ordinamento politico. Abbiamo visto due ordinamenti della società medievale: la città da una parte e la chiesa dall’altra. Il meccanismo di esclusione muta il riconoscimento dei soggetti da uno o dall’altro ordinamento. Soggetti banditi: che rapporto passa tra i soggetti fuori e dentro l’ordinamento? Analizziamo città e chiesa: il problema dell’immigrazione pervade questo argomento, la percezione dello straniero, il problema del dentro o fuori. Chi sono gli stranieri per la società medievale? La Grecia è costruita intorno alla città stato, cioè la polis; chi non rientra nella polis è uno straniero. E l’ateniese è colui che è figlio di madre e padre ateniese. Ci sono due livelli diversi di estraneità: i medeci (residenti ad Atene ma non cittadini, es. Tebani); e i barbari (coloro che stanno all’esterno, i non cittadini, gli stranieri per eccellenza). C’è qualcosa di simile a quest’ultimo nella comunità medievale, dove si introducono altre due distinzioni all’interno della categoria di barbari: barbari secundum quid (barbari relativi); e barbari simpliciter (assoluti). Questi ultimi sono creature che rientrano nell’immaginario leggendario, creature mostruose, es. uomini a tre teste, ecc. I primi sono estranei rispetto alla cristianità. Quindi estraneità come non appartenenza alla cristianitas. Ad esempio i saraceni, la grande offensiva araba di religione musulmana, che si espande a macchia d’olio all’interno del mediterraneo (penisola iberica); una potenza sicuramente politica e culturale (v. centro culturale in Andalusia dove si confrontano varie lingue e varie culture). Che senso ha dunque il termine “Barbaro”, seppure secundum quid? C’è una stratificazione di sensi: sicuramente il gioco del migliore/peggiore (privilegio del noi nei confronti dell’esterno); la convinzione che la cristianità è sì religione di salvezza ma anche momento di civiltà. La civiltà non è separata dalla cristianità, e il non cristiano è dunque barbaro. Questo è lo scenario generale della considerazione di barbaro. Questa è ancora una struEspandi »ttura di mentalità, una percezione. Dobbiamo analizzare il rapportarsi allo straniero, il rapporto tra il dentro e fuori la città. Quali aspettative può avere lo straniero nei confronti della città? quale è il trattamento giuridico ad esso riservato? Non possiamo usare qui categorie generalizzanti, ma ci sono due elementi da prendere in considerazione: 1. La politica assunta dalla città nei confronti dello straniero; ci si rapporta con lo straniero differentemente da città a città; dunque quali sono i diritti dello straniero? Dipende dalla città. 2. Gli stranieri rispetto alla città non sono una categoria uniforme; ci sono tante classi di stranieri, rispetto alle quali le città stabiliscono rapporti differenziati. Lo straniero potrebbe intrattenere un rapporto effimero o permanente nei confronti della città; quest’ultimo non cancella l’estraneità, ma certamente il rapporto continuativo lo rende uno straniero di diverso grado. La grande distinzione è straniero privilegiato e straniero svantaggiato. Un esempio del primo è sicuramente il mercante, la cui presenza la città tenderà a privilegiare. Un’altra categoria privilegiata è quella dello studente, in quanto una delle grandi invenzioni e istituzioni portanti della città è l’università (v. Bologna, Parigi). Università significa affluenza di studenti provenienti dall’estero; nel corpo degli studenti si organizzano le nationes, gruppi etnici di studenti del medesimo paese. Sono dunque stranieri, ma fatti oggetto di regolamentazioni specifiche. Altro soggetto privilegiato è il pellegrino; nel medioevo si viaggia molto, ci sono viaggi sì commerciali e culturali, ma anche viaggi religiosi; siamo in una cultura intrisa di religione in cui il raggiungimento di mete è il viaggio del peccatore che compie redenzione (v. Roma, Santiago de Compostela). Ma anche il bisogno di uscire dalla chiusura dell’ambiente locale, contando che viaggiare in pellegrinaggio significava un forte impegno della vita (si faceva testamento!). Ci sono luoghi di accoglienza del pellegrinaggio che appositamente davano asilo ai pellegrini. E poi ci sono categorie di soggetti svantaggiati: individui in condizioni di estrema povertà, che migrano in cerca di sostegno altrove. Una città che ha bisogno di espansione economica, ha certamente bisogno di essere particolarmente accogliente nei confronti di soggetti non privilegiati, però tendenzialmente la chiusura è netta, e si rafforzano i meccanismi di identità tra dentro e fuori, riducendo a zero le aspettative politiche che uno straniero può ambire nei confronti della città che lo accoglie. Fra le tante categorie differenziate, una categoria a parte degna di essere menzionata sono gli ebrei, vittime della diaspora. Si trovano comunità ebree sparse ovunque. Noi ci troviamo in una comunità concepita come cristiana, e dentro questa città medievale avviene un lungo e lento processo (che si intensificherà oltre i confini medievali) di crescente separazione. Gli ebrei sono tollerati, ma fino a che punto? Fino a che punto è giusto che una civiltà cristiana accolga al suo interno la rappresentazione del popolo deicida per eccellenza? Si crea una forte differenziazione, anche a livello giuridico (l’ebreo potrà dedicarsi al commercio e all’usura, attività proibitissime per i cristiani). Come quelle giuridiche anche le differenziazioni simboliche aumenteranno, si creeranno realtà urbanistiche che prenderanno il nome di ghetti. Il ghetto, una differenza nella differenza; sta nelle mura della città ma non è in essa dissolta. Lo straniero è sempre suscettibile di un’ulteriore trasformazione, cioè di quella da straniero a nemico. I diritti dei soggetti nemici si porranno con non poche incertezze. Come ci si rapporta a questa soggettività, che non è solo estranea ma anche nemica? Innanzitutto, chi è il nemico della città? La città si afferma contro qualcosa (es. signori feudali, pretese imperiali, ecc.) che si contrappone ad essa. È secondariamente un’altra città. Lo straniero tende a trasformarsi in nemico. Il passaggio da estraneo a nemico è interessante quando prendiamo in conside « Comprimi
Contenuti correlati