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Capitolo 1: lo studio sociologico dei sistemi scolastici

L'emergere della forma scolastica e la sua egemonia attuale

La scuola in senso moderno è un modello di scuola profondamente diverso da quello dell’antica Grecia o antica Roma. Nasce in Francia (nel 16o secolo) e si sviluppa anche nei paesi non cattolici, soprattutto in quelli protestanti, i quali diffondono la scolarizzazione perché i suoi membri dovevano saper leggere i passi della Bibbia.

  • La società moderna si fa partire con la scoperta dell’America nel 1492.
  • La sociologia è la disciplina fondamentale della società moderna.
  • A metà del 1400 c’è stata l’invenzione della stampa, prima di questa invenzione i libri venivano scritti dagli amanuensi.
  • La separazione fra politica e religione (elemento fondamentale della modernità) si è sviluppata e si è resa netta dopo l’Illuminismo, con la Rivoluzione francese.

Dopo si è passati a quello che Weber chiama: tipi ideali (costrutto mentale), con ciò identifica un modello astratto di burocrazia, infatti sottolineava il potere razionale legale con la divisione tra politica e religione. Quindi lo stato moderno democratico liberale, non può che non essere uno stato laico, lasciando ad ogni cittadino le proprie libertà, ma non viene riconosciuta dallo stato una propria opinione religiosa, in quanto stato laico.

  • La scuola in senso moderno si rivolge particolarmente all’infanzia. Secondo ARIES l’infanzia è un fatto sociale e culturale, che nacque nel 16o secolo nell’aristocrazia e alta borghesia, e solo in un secondo momento si è diffusa.
  • Nelle società pre-moderne il metodo di apprendimento era fondato sull’imitazione, il modo di socializzazione tradizionale era basato sul sentito dire e sul veder fare, cioè si imparava sul campo tramite l’imitazione. (Nel medioevo esisteva un apprendimento di tipo professionale presso le botteghe degli artigiani, sempre per imitazione, perciò non c’era la necessità di saper leggere e scrivere). Nella scuola moderna, si passa ad un apprendimento simbolico-ricostruttivo: attraverso simboli (linguaggio, scrittura), si ricostruisce uno schema mentale di ciò che si deve apprendere, (e in questo il libro è fondamentale).
  • La scuola in senso moderno nasce in Francia, e si diffonde grazie alle scuole dei fratelli cristiani (di Ferdinand Lasalle), non erano sacerdoti e avevano come unico scopo quello di insegnare a tutti; costituirono un corpo speciale e diedero origine a edifici in cui insegnare, inventarono inoltre le classi scolastiche, i manuali e le regole che rendevano più efficace l’apprendimento. I gesuiti, al contrario, erano meno importanti in quanto non insegnavano a tutto il popolo, ma solo all’aristocrazia. Caratteristica importante della scuola moderna, infatti è che si rivolgeva a tutti.

Vincent, sociologo italiano ricordava che la forma scolastica e in particolare la metodologia di apprendimento permea a tutta la società e non soltanto la scuola, quindi la forma scolastica ha acquistato l’egemonia della società moderna.

Tesi di Cesareo: sostiene che negli anni 80, nella società (post-moderna) c’è stato un passaggio da un sistema di educazione scuola-centrico ad un sistema policentrico in cui la scuola non è più centrale. In questi ultimi decenni la scuola ha perso il monopolio della socializzazione secondaria, (prima degli anni 70’ la scuola veniva subito dopo la famiglia), anche in senso economico, infatti, una volta occupava il 90% della vita dell’uomo, oggi invece è uno degli interessi e non l’unico. Questo è dovuto all’importanza attribuita al gruppo dei pari che è diventato fondamentale con l’esplosione della scolarizzazione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. La scuola oggi mantiene comunque la sua centralità perché da gli strumenti adatti per vivere in una società complessa e multietnica come la nostra.

Per Weber l’insegnante non deve:

  • Peccare di proselitismo o demagogia verso i suoi allievi (non deve influenzare gli allievi con le proprie opinioni).
  • Manipolare i propri allievi, deve essere il più possibile neutrale esplicitando i propri valori, (Weber parla di non essere valutativi).

Nel 1619 fu istituito il primo obbligo scolastico a Weimar, in Germania; tale obbligo prevedeva l’insegnamento per i bambini dai 6 ai 12 anni (Nei paesi protestanti l’alfabetizzazione era notevolmente superiore rispetto ai paesi cattolici, perché la riforma imponeva ai credenti la lettura diretta delle sacre scritture). Mentre, in Italia nel 1877, venne istituito l’obbligo di soli 4 anni.

Origini e trasformazioni dei sistemi scolastici

Tra la fine del 18o secolo e l’inizio del 19o secolo inizia a svilupparsi un sistema scolastico generalizzato non più in mano al potere religioso, ma allo Stato che è il principale finanziatore. Si possono distinguere 2 modelli di sistemi educativi europei:

  1. Sistema scolastico accentrato in Francia e Italia
    • Nasce grazie alla Rivoluzione Francese la quale costituì una frattura netta sia con l’Ancient Regim che con la chiesa. Essa mirava, ad una lotta contro la chiesa, non per eliminarla, ma per sostituirla in parte con la religione cattolica (in effetti vennero chiuse le prime università perché messe in piedi dall’Ancient Regim). Con questo sistema lo stato repubblicano francese doveva gestire l’educazione di tutta la nazione, abbiamo perciò un sistema educativo fortemente centralizzato con una forma di controllo top-down, cioè dall’alto in basso.
  2. Sistema scolastico decentrato in Gran Bretagna
    • A differenza del primo modello si ha la presenza del re o della regina che sono a capo sia del potere politico che religioso, perciò una frattura tra le due parti avrebbe provocato diversi disagi. Con questo sistema le classi del proletariato e della borghesia hanno costituito scuole autonome proprie, organizzate da organizzazioni locali che a loro erano finanziate dallo Stato. Le scuole godono di una certa autonomia ma esistono comunque scuole private che hanno tasse elevatissime, si finanziano da sole, quindi totalmente autonome, (sono le scuole d'élite).

Nella seconda metà degli anni 80 e inizi anni 90’ i due modelli sono andati trasformandosi:

  1. Il sistema francese o italiano, ha acquistato più autonomia, quindi si avvicina verso un decentramento.
  2. Il sistema inglese ha acquisito, invece, elementi di accentramento.

A metà degli anni 70’ la sociologa inglese Margaret Archer analizzò i due modelli, anche se preferiva ovviamente il modello decentrato, modello di sua formazione. Sottolineava la superiorità del sistema decentrato, sostenendo che si possono avere 3 tipi di modifiche (iniziazione interna, transazione esterna, manipolazione politica) che permettono dei cambiamenti fluidi e continui. Mentre nel sistema centralizzato il mutamento non può essere fluido e continuo, perché le decisioni debbono essere prese tramite lo strumento legislativo (modello dominato da leggi). Quest’ultimo si poteva modificare attraverso trasformazioni stop-go (arresto-continuo) cioè trasformazioni a singhiozzo, più lunghe e difficili.

La Francia dal 58 ad oggi ha un sistema elettorale che rende i governi piuttosto stabili, questo è dovuto al cosiddetto doppio turno alla francese, un ballottaggio fra i 2 candidati estratti, colui che ottiene la maggioranza dei punti vince. In Italia fino al 93 vigeva un sistema elettorale proporzionale quasi puro; con questo mai nessun partito poteva avere la maggioranza assoluta. Poi nel 93, un movimento complessivo richiese un referendum che permise il passaggio ad un sistema elettorale maggioritario, successivamente modificato, questo sta a indicare che i politici sono eletti dai cittadini, ma manipolati dal partito, e quindi sono sostanzialmente interessi del tutto politici, e solo formalmente del popolo.

Nei primi anni 60’ in Italia ci fu un cambiamento politico importante, si parla infatti di una riforma in cui i socialisti appoggiarono il governo presieduto dall’onorevole Aldo Moro. Fu un periodo di grandi riforme:

  • Nel 62 riforma sulla scuola media (l’Italia era il primo stato ad usare un sistema unico di 8 anni) e sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica.
  • Nel 63 il nuovo governo con una commissione messa in piedi dal rettore Ermini presentò un progetto di riforma per la scuola secondaria superiore e per l’università; la riforma non fu mai accolta e il progetto rimase tale. Solo la riforma relativa all’università riuscì ad entrare in vigore e successivamente modificata (3+2).

Oggi c’è una relativa omogeneità fra sistema decentrato e accentrato perché entrambi condividono il P.O.F (progetto di offerta formativa) o progetto educativo, inizialmente in Italia fu chiamato P.E.I (progetto educativo d’istituto). L’autonomia scolastica esiste da quasi 10 anni durante i quali: chi approvò l’autonomia scolastica non rimase al governo, e chi ne subentrò non ci credeva molto, ma essendo inserita nella Costituzione non poteva essere eliminata, e quindi si ricorse all’ibernazione. Sostanzialmente è rimasta ibernata per molto tempo, poi successivamente incentivata e oggi si presenta con tagli al personale scolastico e ai fondi destinati all’istruzione. Da questo discorso emerge che: i sistemi scolastici decentrati hanno la massima autonomia ed un curriculum, mentre quelli accentrati non posseggono una larga autonomia perché devono sottostare alle direttive del finanziatore primo, cioè lo Stato.

Recentemente è stato affermato da Esteve che siamo di fronte alla terza rivoluzione educativa. Circa venti anni fa inventò il termine Malestar (spagnolo) che significa “malessere degli insegnanti” e nell’inventarlo non tenne conto delle cause di questo malessere e quindi la terza rivoluzione educativa.

  • La 1a rivoluzione educativa è quella dell’antica Roma e Grecia (di sole élite).
  • La 2a rivoluzione educativa è data dalla nascita della scuola in senso moderna, che si limitava a leggere, scrivere e fare il conto.
  • La 3a rivoluzione (si ha nel secondo dopoguerra e culmina alla fine del secolo) prevede la generalizzazione universale della scuola secondaria inferiore e superiore. Entrambe sono concepite ormai come diritto per tutti, infatti l’obbligo scolastico venne portato fino ai 16-18 anni. Con la terza rivoluzione educativa cambia totalmente il senso dell’istruzione secondaria superiore, prima preparava al mondo del lavoro, invece ora da un’istruzione più generalizzata, meno professionale. Essendo rivolta alla generalizzazione non produce mobilità sociale, prodotta quindi solo dall’università, e vive un profondo senso di crisi proprio nel momento della sua massima espansione.

Cambia anche il lavoro degli insegnanti, infatti il malessere è dovuto al fatto di non trovarsi più di fronte un pubblico omogeneo, ma diversificato e per questo diventa più difficile insegnare, e trasmettere il sapere. (nel 68’ gli insegnanti si dichiararono contrari alla riforma). Sono cinquant’anni che questa terza rivoluzione si è realizzata negli Stati Uniti, mentre in Italia da solo 10 anni circa.

I sistemi scolastici europei e l’autonomia

Il movimento verso l’autonomia scolastica va visto alla luce di alcune caratteristiche che contraddistinguono i 4 modelli di sistemi educativi presenti in Europa.

  1. Modello SCANDINAVO: comprende i tre paesi della Scandinavia, Islanda, Portogallo e Polonia. Questo modello ha caratteristiche uniche in Europa:
    • La più importante è quella di avere una scuola di base che va dai 6 ai 15 anni (in Svezia, dai 7 ai 16 anni): è una scuola totalmente unitaria per 9 anni di fila.
    • Almeno un insegnante segue gli allievi dal primo all’ultimo anno; si comincia con 2/3 insegnanti e si arriva ad avere all’ultimo anno max 7/8 insegnanti (in Italia 11).
    • Non ci sono voti tranne che nell’ultimo anno per indirizzare il futuro dell’allievo, né bocciature, quindi si cerca di portare quasi tutti gli allievi ad alti livelli qualitativi di apprendimento e di istruzione.
    • I paesi che adottano questo modello hanno un buon livello di preparazione in generale; sono paesi con una forte equità: pur avendo una media molto elevata, la differenza fra gli allievi migliori e i peggiori è molto bassa.
    • C’è una valutazione formativa, invece di quella sommativa: perché ci si preoccupa di dare una formazione elevata a tutti gli studenti.
  2. Modello ANGLOSASSONE: è la scuola polivalente (comprensive-school) perché invece di unificare primaria e secondaria, cerca una continuità tra quest’ultima e la secondaria superiore.
    • La scuola elementare comincia a 5 anni, dopo si passa alla scuola secondaria inferiore e poi a quella superiore.
    • C’è un relativo accorpamento fra scuola secondaria inferiore e superiore, (la Comprensive-school elaborata dal governo Laburista).
    • Ogni studente si costruisce un curriculum (piano di studi) secondo i suoi interessi, con l’aiuto del Tutor.
    • Non ci sono le bocciature ma si danno i voti (A, B, C).
  3. Modello GERMANICO: presente in Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Svizzera.

    La logica di questo modello è opposto a quello scandinavo perché in quest’ultimo ci si prefigge di portare tutti allo stesso livello, mentre nel modello tedesco l’orientamento precoce porta ad una situazione che da sicurezza sul futuro professionale. Ogni Stato ha la sua autonomia scolastica, ma il modello prevede una scuola elementare che dura 4 anni (a partire dai 6) e a 10 anni gli allievi devono scegliere quale indirizzo prendere:

    • Il Gymnasium: è l’unico indirizzo che permette di prendere la maturità a 19 anni e di accedere all’università, per questo è considerata la via maestra.
    • Realschule: permette di accedere all’istruzione secondaria superiore, ma non all’università, da un titolo di studio professionale.
    • Hauptschule: (è il canale più frequentato) questo indirizzo è l’equivalente dell’avviamento professionale in Italia: si va a scuola solo fino a 15 anni ed è una scuola poco culturale che prevede anche la pratica; dai 15 ai 18 anni si è obbligati a continuare la scuola ma nel frattempo a lavorare. A volte, succede che chi esce dal Gymnasium non riesce ad entrare subito all’università, perciò chiede di fare uno stage.
    • Esiste un 4o canale: Sonderschule: è il canale per coloro che hanno handicap fisici o mentali, per gli stranieri e coloro che vengono espulsi dagli altri 3 indirizzi.
  4. Modello LATINO-MEDITERRANEO: utilizzano questo modello Spagna, Francia, Italia.
    • È il modello in cui ci sono più bocciature.
    • Ha un tronco comune: scuola elementare i primi 5 anni, poi media di 3 anni (in Francia 4 anni).
    • È un sistema classico, molto nazionalistico.

Effetti sociali della scuola e prospettive di analisi

La sociologia della scuola presenta due prospettive:

  1. Funzionalismo: visione positiva e ottimista della società, si preoccupa di spiegare le istituzioni sociali a partire dalle loro funzioni svolte nella società. Secondo l’ottica funzionalista la società è concepita come un insieme di istituzioni connesse che mantengono il proprio equilibrio. Non tutti i funzionalisti sono conservatori come Merton secondo cui ci sono delle funzioni importanti che la società deve mantenere, parla di ingegneria sociale e non di ritualismo, per cui dirà che non si può tenere conto solo delle funzioni manifeste, ma ci si deve occupare anche delle funzioni latenti.
  2. Conflittualismo: visione negativa e pessimista della società, (i padri di questo filone sono Marx e Weber) sostiene che la società non è un insieme di parti connesse e in equilibrio tra di loro, ma è formata da più classi in lotta fra loro.

Il funzionalismo afferma l’importanza della riproduzione sociale come mantenimento di equilibrio, mentre il conflittualismo cerca di spiegare la riproduzione del potere e dell’ideologia dominante nel conflitto fra le classi. Secondo le due ottiche ci sono degli effetti della scuola che influiscono sulla società:

  • Effetto economico: secondo i funzionalisti l’aumento di istruzione rende gli individui più produttivi; mentre per i conflittualisti l’istituzione non rende gli individui più produttivi.
  • Effetto sociale: per i funzionalisti la scuola è lo strumento fondamentale per realizzare l’uguaglianza delle opportunità, mentre per i conflittualisti, la scuola non rende gli individui più uguali, anzi, è lo strumento migliore per mantenere le diseguaglianze.
  • Effetto di socializzazione o ideologico: per i funzionalisti la scuola socializza nel modo migliore possibile le nuove generazioni; mentre per i conflittualisti, la scuola non integra gli individui nella società, ma li obbliga alla visione delle classi dominanti.

Queste due posizioni, fra loro diverse hanno in comune quello di essere analisi macro sociali. Agli inizi degli anni 70’ si è sviluppato un nuovo filone di ricerca che si è autodefinito: Nuova Sociologia dell’Educazione e la caratteristica fondamentale è quella di essere un’analisi micro e non macro. Questa nuova scuola veniva considerata

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleunam88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Rovelli Roberto.
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