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Sociologia economica e politica

Una sociologia della globalizzazione

Il termine globalizzazione è un po' vago, ambivalente che s'impone sugli attori. Siccome c'è globalizzazione è necessaria efficienza. Questa, in presenza di alcuni fenomeni (sociali, politici, economici), può essere utilizzata tramite:

  • Circolazione delle informazioni: riferisce alla seconda rivoluzione che ha permesso lo sviluppo della tecnologia.
  • Politiche: nel senso che la globalizzazione ha portato alla diffusione di alcune politiche, quali la liberalizzazione della sanità, o la privatizzazione.
  • Politica: la globalizzazione è stata utilizzata anche in politica, grazie all'emergere di stati sovranazionali come l'ONU, la WHO (World Health Organization), il WTO (World Trade Organization) e l'EU.

Questo ha portato a una maggiore interdipendenza, cioè a una connessione tra fenomeni sociali tra i diversi paesi del mondo e quindi a un minor isolamento dal mondo e autonomia, e anche a un'affermazione di istanze sovranazionali, organismi globali o internazionali.

Il ruolo dello stato nazionale

La globalizzazione è un fenomeno sociale e perciò può essere solo il risultato di strategie di attori, importante quindi è l'agency. Tra gli attori, un ruolo fondamentale lo ha lo stato nazionale. Molto spesso si è detto che la globalizzazione mette in crisi lo stato, tuttavia una cosa altrettanto vera è che lo stato è il principale attore della globalizzazione, perché è proprio lo stato nazionale che si è posto alla guida di un insieme di azioni che poi ha condotto alla globalizzazione, che ha messo in crisi l'accezione nazionale.

Fin dall'inizio della storia degli stati nazionali, il territorio nazionale è stato un elemento costitutivo dell'azione e legittimazione di quest'azione politica con uno stretto rapporto tra il territorio politico e quello fisico. Tanto che le azioni sono state tese a costruire un territorio nazionale con una cultura, identità (tentativo di costruire un patrimonio culturale comune) quindi:

  • Cultura identità come regolatore e sostegno
  • Economia nazionale
  • Politica (attraverso la cittadinanza e il diritto di voto e il fatto di assumere un ruolo di guida per lo stato)

Lo stato nazionale perciò viene considerato una 'comunità di destino' perché con la loro azione riescono a costruire per la propria popolazione una comunità di destino secondo la quale si riconosce all'autorità la responsabilità nel mantenere e stabilire l'ordine politico.

Riscalarità e de-nazionalizzazione

Prima l'autorità realizzava la sua leadership tramite una gerarchia che prevedeva lo stato nazionale al vertice. Ma questa nel corso del tempo si ruppe e si crearono nuove gerarchie, e nelle varie dimensioni incominciarono a muoversi diversi attori senza gerarchia.

Si passa ad una riscalarità/multiscalarità, e la presenza di questa si vede in organismi internazionali, nelle associazioni o organizzazioni dell'ambiente che fanno parte di un sistema in cui cooperano attori che si collocano in un ambito diverso, nazionale, internazionale con rapporti non necessariamente gerarchici. Questo tipo di gerarchia è più o meno orizzontale e quindi la centralità è meno rilevante. Qui gli attori hanno quasi le stesse capacità di intervento, e quindi il criterio di coordinamento non è la gerarchia, ma la collaborazione.

Si dice quindi che la globalizzazione in ambito politico riduce la centralità. Poi c'è la multi-territorialità che si riferisce al fatto che i sistemi economici sono più aperti, e questa può essere rappresentata attraverso la rete, costituita da una serie di punti cioè territori che però sono connessi in maniera strutturale, come il mercato finanziario internazionale costituito da una serie di piazze che sono fisicamente collegate da una serie di sistemi informatici, e si tratta quindi di elementi radicati nel territorio ma interconnessi tra di loro.

La de-nazionalizzazione si riferisce al contesto, e afferma che il livello nazionale non è più prioritario, ma conta più un contesto globale, il locale viene ridefinito come parte del globale grazie anche alle nuove tecnologie. La de-nazionalizzazione si può ritrovare nelle politiche, perché queste non riguardano più il livello nazionale, ma il globale. Le politiche economiche di liberalizzazione, privatizzazione, deregolamentazione sono politiche che non hanno più un orientamento nazionale, ma tese ad eliminare i confini a livello internazionale. Sono realizzate cercando di rafforzare l'azione degli attori.

Il governo della globalizzazione economica

Un altro tema all'origine politica della globalizzazione, è la governance di quest'ultima, cioè degli attori che la sostengono e la proteggono. Gli attori principali sono due (in questo caso ci si trova davanti alla multiscalarità), organizzazioni internazionali e i governi nazionali:

  • Organizzazioni internazionali, che sotto la guida dei governi a partire dagli anni '80, hanno sostenuto le politiche di liberalizzazione, come il taglio del fondo nazionale e che quindi trovavano le ragioni della loro nascita nella crisi degli anni '30.

Il fondo monetario nazionale per superare questa crisi ha associato a questi prestiti una serie di condizioni che dovevano favorire la riduzione delle spese pubbliche, apertura scambi commerciali, la liberalizzazione, e quindi favorire l'orientamento al mercato.

Reti di città globali

Le città globali sono città che fanno parte di un network, di un processo globale. Le città globali non esistono in modo interdipendente, ma sono globali in quanto inserite in un ambito globale. I processi legati a queste sono:

  • Multi-localismo
  • Rete economica: processo attraverso la quale queste città sono legate, in particolare i servizi avanzati o servizi alle imprese (servizi di advertising, marketing, consulenza legale, consulenza di management, servizi bancari, finanziari, assicurativi, di amministrazione)

Questo ha portato due processi diversi:

  • Dispersione della produzione verso aree a basso costo di lavoro o emergenti
  • Concentrazione della gestione (aspetto riguardante i servizi alle imprese)

Un altro processo riguardante la rete economica attraverso la quale le città globali sono legate, è l'esternalizzazione, dove le multinazionali per migliorare l'efficienza di gestione, invece di mantenere all'interno una serie di soluzioni, hanno incominciato ad esternarle come quelle di marketing, consulenza ecc.

Le città globali perciò sono luoghi che offrono risorse e opportunità per processi globali, in cui inoltre si radicano processi politici economici e transnazionali. Queste quindi diventano luoghi di attività di elevata produttività, producono molti ed elevati profitti. Questa globalizzazione d'élite economica di alto livello si associa a dei processi ed elementi che vengono radicati all'interno delle città:

  • Sociali élite
  • Marginali
  • Politiche

Questi portano un aumento dei costi degli spazi commerciali, del costo degli immobili, e un aumento della domanda di servizi a basso valore aggiunto.

Altro processo legato alla globalizzazione è l'informalizzazione: per sopravvivere e resistere in un ambiente competitivo, molte attività sono costrette ad immergersi nell'economia informale (vale a dire, ad esempio, lavori irregolari, emigranti come lavoratori anziché lavoratori autoctoni, laboratori in cantina ecc). Questo processo porta la formazione di un'area svantaggiata, costituita da reti globali antagoniste. Perciò le diverse attività sono in concorrenza per utilizzare gli stessi spazi, e quindi domanda e concorrenza spingono nell'informalizzazione e che quindi alimenta processi migratori e a conseguenti fenomeni etnicizzati e femminilizzati (etnicizzazione e femminilizzazione).

Migrazioni e globalizzazione

Le migrazioni possono essere un indicatore di globalizzazione, ma possono essere viste anche come variabile indipendente.

In che misura le multinazionali influenzano la migrazione? Investimenti indiretti esteri (FDI)

In che misura le politiche de-nazionalizzate influenzano la migrazione? (sono liberaliste)

Partendo da una prospettiva economica che fa riferimento agli individui che emigrano, si sottolineano due gruppi di fattori:

  • Fattori di spinta (push), migrazione come spinta da condizioni disagiate e di precarietà
  • Fattori di attrazione (pull)

La scelta di emigrare parte da fattori soggettivi/cognitivi, soprattutto dipende da:

  • Aspettative
  • Interpretazioni
  • Risorse

Inoltre dipende anche da fattori strutturali, i flussi migratori non sono un processo random, sono tipicamente un fatto collettivo non individuale. Esiste una struttura chiara dei processi migratori, ci sono degli aspetti cognitivi e strutturali che costituiscono la migrazione.

  • Legami/ponti che collegano le zone di origine con quelle di destinazione, da un punto di vista cognitivo ma anche concreto.

Oltre che nel periodo coloniale, pure nei periodi post-coloniali esistono legami che selezionano i possibili posti che riguardano la destinazione in base a:

  • Alla lingua
  • Cittadinanza
  • Amministrazione coloniale (gli imperi coloniali avevano un'amministrazione coloniale dove lavoravano anche funzionari locali)
  • Economia (fra il paese dominante e quello dominato si crea un rapporto economico)

Ci sono inoltre attori diversi coinvolti nel processo di migrazione agli individui che migrano:

  • Emigrati (che diventano gli stessi elementi amplificatori e sostenitori dal processo migratorio)
  • Stati --- reclutamento
  • Privati --- esportazione, questo vuol dire che la migrazione non è solo una scelta individuale, ma da un lato deriva da legami preesistenti e da un lato viene promossa da altri attori. Lo stato, ad esempio, avendo bisogno di manodopera, opera un reclutamento. I governi possono anche operare un'esportazione (Corea del Sud, Filippine che hanno sostenuto la manodopera per soddisfare le richieste degli USA o del Giappone). Ma ci sono anche i privati come gli scafisti.

Classi sociali e globalizzazione

Classi sociali: Esistono classi sociali (cioè gruppi di persone che discendono dalla globalizzazione)? Esistono classi globalizzanti (cioè gruppi di persone che promuovono e sostengono la globalizzazione)? Esistono classi globalizzate (cioè gruppi di persone che subiscono la globalizzazione)?

Rapporti tra classi globali: Quali sono i processi di formazione delle classi? Qual è il ruolo nella globalizzazione?

All'interno di una società è possibile avere strati che si presentano in forma verticale e nel loro insieme prendono il nome di stratificazione. La classe è tipicamente riferita alla dimensione economica, e gli elementi oggettivi-soggettivi sono dimensioni importanti nella misura in cui si definisce la classe come gruppo di persone che abbiano interessi comuni collegati alle variabili oggettivi che si riconoscono (il riconoscimento è duplice, è sia interno che esterno), base sostanziale di una identità collettiva. Inoltre, l'azione collettiva promuove gli interessi della classe.

All'inizio del '900 la classe più numerosa era quella formata dai braccianti, successivamente con l'avvento della seconda guerra mondiale, si ebbe un declino della classe operaia che fece emergere l'idea che l'idea di classe non esisteva più. In pratica, il miglioramento economico avrebbe indebolito la rilevanza della classe.

Secondo Weber inoltre, la posizione di classe era intesa per un controllo delle risorse. Quindi tra stratificazione, classe, e posizione gerarchica si aveva un collegamento. In riferimento a questo, quindi, la stratificazione sociale odierna all'interno di un contesto globalizzato prevede tre tipi di classi ordinate gerarchicamente:

  • Elite economica: rappresenta la classe apicale, ed è formata da persone molto mobili (manager e consulenti) radicati in centri finanziari, infrastrutture e regole.
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Musyca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica ed economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pedersini Roberto.
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