Parte prima
Strumenti e strategie operative nella relazione di aiuto alle persone
Capitolo 1
L'assistente sociale e il sistema politico e istituzionale
Il filo rosso del servizio sociale professionale
Il tentativo di dare le giuste risposte ai bisogni delle persone è stato il filo rosso che ha accompagnato, negli anni del dopoguerra, l’elaborazione e la definizione di politiche sociali e l’affermarsi della cultura del servizio sociale. La costruzione dei moderni servizi sociali ha incontrato difficoltà e i servizi stessi degli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo rispecchiavano l’insufficiente e inadeguata legislazione e l’incerta elaborazione teorica delle discipline sociali.
In quegli anni eravamo ben lontani da proposte organizzative in grado di affrontare i bisogni delle persone nella loro complessità e globalità. In quella stessa epoca l’importazione dai paesi anglosassoni delle teorie del servizio sociale e delle professionalità che istituzionalizzavano l’aiuto dette vita a un fermento nuovo da cui sorsero le prime esperienze dei servizi sociali organizzati.
Da quell’epoca il servizio sociale professionale diventa ambito di dibattito e l’elaborazione teorica si arricchisce di contributi significativi che sono spunto e impulso per politiche riformatrici. Il reciproco influenzamento tra servizio sociale e politica e l’intreccio ed evoluzione del concetto di servizio sociale trova numerose testimonianze anche nella letteratura:
- L'influenza pervasiva dell'azione sociale sulla costruzione e realizzazione di politiche sociali non va sottovalutato. Una pratica generativa di risorse che sviluppa sapere e competenza, ha un effetto moltiplicatore che dà voce a fasce di popolazione prima silenziose che si mobilitano per condizionare positivamente l'agire politico.
- L'evoluzione del servizio sociale professionale è infatti legata ai profondi cambiamenti della politica e dell'organizzazione socioassistenziale. La professione, d'altra parte, è costruita su principi etici che mettono al centro l'uomo nella sua unitarietà e totalità e quindi nel suo valore infinito e nella sua qualità di cittadino inserito in un contesto che specifica e sancisce i suoi doveri.
Il perno su cui si è costruito il pensiero del servizio sociale professionale è sempre stato l’uomo con la sua dignità, con il suo essere parte della storia; l’agire professionale di conseguenza ha puntato a riscattarne le potenzialità e la forza. La professione ha agito nel tempo sulle cause della marginalità. Nel tempo la professione ha dovuto rivedere la propria metodologia, la propria collocazione nei servizi, ma i principi e i valori non sono mai mutati. La promozione dell’autodeterminazione è sempre stata un fine da raggiungere dal servizio sociale professionale.
Dal Pra Ponricelli, già nel 1990 affermava che: aiutare una persona significa sostenerla nello sforzo di essere se stessa, di realizzarsi nella propria individualità più che nelle azioni necessarie per soddisfare i propri bisogni. E questo significa passare da una logica di un lavoro professionale che consiste nel “dare” prestazioni, servizi, risorse per colmare carenze.
L’autrice fa un richiamo all’etica che ispira e deve guidare l’azione del servizio sociale professionale evidenzia quanto sia stato difficile in certi periodi storici il rapporto tra etica e politica e quanto il lavoro sociale sia intriso di messaggi e contenuti anch’essi politici.
Gli assistenti sociali non sono cambiati nel corso degli anni, si sono modificate le istituzioni, è cresciuta la partecipazione, il desiderio da parte dei cittadini di essere protagonisti del proprio benessere. La legislazione ha dato sostanza a forme di solidarietà facilitando in qualche modo il lavoro degli assistenti sociali, con percorsi meno frammentati e più orientati a obiettivi di benessere condiviso. Il percorso fatto dalla professione è stato in senso evolutivo disponibile a rivedersi e cambiare per adeguarsi alle trasformazioni sociali alle nuove complessità.
Esiste un filo rosso che guida gli assistenti sociali e che si snoda continuamente per avviare nuovi percorsi. La creatività, la flessibilità, il desiderio di contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale sono i dati caratteristici di una professione che anche oggi afferma la sua forza strategica rinnovando la sua missione e la sua capacità di agire. Gli assistenti sociali degli anni duemila sono di fronte a nuove grandi complessità; devono oggi confrontarsi con bisogni nuovi, con le nuove aspettative di cittadini competenti e con l’incontro tra culture diverse, che stanno generando veri e propri “meticciamenti culturali”.
Gli assistenti sociali devono meritare il riconoscimento accademico e il titolo professionale che li qualifica esperti per l’elaborazione di processi di inclusione sociale di persone, di gruppi, di comunità, capaci di creare condizioni di apprendimento sociale per promuovere autonomia nei cittadini.
Il servizio sociale professionale: definizione, obiettivi e funzioni nel nuovo scenario di politica sociale
Il servizio sociale professionale è il complesso di attività fondato su principi, conoscenze, tecniche, metodi, abilità, comportamenti dell’assistente sociale, volto ad affrontare i bisogni/problemi delle persone, dei gruppi, delle comunità di un determinato sistema sociale per migliorarne le condizioni di vita e per promuoverne l’adeguata realizzazione. I servizi sociali possono essere di natura pubblica e privata e possono avvalersi di strumenti specifici, di professionisti e operatori di appartenenza diversa secondo l’ambito cui sono nominati.
Qualora si rivolgono alle persone, i servizi sociali assumono il titolo di “servizi alla persona”: si tratta di servizi territoriali che rappresentano il sistema integrato di una rete a disposizione del cittadino e inoltre includono l’insieme delle attività che coinvolgono gli operatori in un rapporto diretto con i beneficiari. Fra le caratteristiche dei servizi alla persona vi sono:
- La comunicazione
- La relazione fra l’operatore/i e i beneficiari
Prendiamo in esame il servizio sociale professionale rivolgendo l’attenzione alla figura dell’assistente sociale, oggi professionista laureato che per esplicitare la propria attività deve essere iscritto alla sezione B dell’albo presso l’Ordine professionale degli assistenti sociali della propria regione. L’operatore con l’introduzione della laurea magistrale e attraverso il superamento di uno specifico esame di stato, può iscriversi alla sezione A dell’albo e assumere la connotazione di “assistente sociale specialista”, del quale tratteremo in altro ambito. Il titolo di assistente sociale si consegue oggi dopo un corso di laurea triennale in Scienze del servizio sociale e successivamente al superamento dell’esame di stato per l’iscrizione alla sezione B dell’albo suddetto.
Questa iscrizione è titolo necessario per i professionisti iscritti per caratterizzare le competenze, le metodologie, le funzioni, il mandato di fronte ai destinatari degli interventi, ai cittadini, alle istituzioni e ad altri soggetti del profit e del non profit che si avvalgono di questi operatori.
La professione di assistente sociale viene definita da Mary Richmond come «un’arte di svolgere servizi diversi per e con persone diverse, cooperando con loro a raggiungere il miglioramento loro e della società. Insieme di procedimenti che sviluppano la personalità attraverso un adattamento realizzato coscientemente, individuo per individuo, tra gli uomini e il loro ambiente sociale».
Cesaroni, Lussu e Rovai affermano che questa definizione «riassume la mentalità e lo spirito degli operatori del Servizio Sociale di quel momento che ritenevano sufficienti per un’azione di miglioramento della condizione umana, soltanto le proprie capacità e doti personali».
In Italia, la prima definizione di assistente sociale è stata quella elaborata dalla Commissione nazionale di studio per la definizione dei profili e dei requisiti per la formazione istituita nel 1982 dal ministero dell’Interno. Con essa si ottiene un’articolata descrizione che scandisce sia la natura fondata su valori, principi e metodo di lavoro, sia i compiti, i destinatari, gli ambiti di intervento, gli scopi.
L’assistente sociale è un operatore sociale che svolge la propria attività nell’ambito del sistema organizzato delle risorse messe a disposizione della comunità, a favore degli individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno, aiutando l’utenza nell’uso personale e sociale di tali risorse, organizzando e promuovendo prestazioni e servizi per una maggiore rispondenza degli stessi alle particolari situazioni di bisogno e alle esigenze di autonomia e responsabilità delle persone, valorizzando a questo scopo tutte le risorse della comunità.
Molti autori ricordano quanto la professione si sia ispirata ai grandi principi che affermano la persona come titolare di diritti irrinunciabili, costruendo intorno a essi un ordine etico che ha guidato il servizio sociale professionale nella sua formulazione e nella pratica operativa.
L’assistente sociale è stata una figura che ha vissuto le contraddizioni sociali, l’incertezza della politica, con un’insufficiente difesa da parte delle organizzazioni di lavoro le quali, talvolta, l’hanno usata come “scudo” per contenere l’insoddisfazione degli utenti di fronte a interventi e servizi insufficienti o inappropriati.
L’attenzione degli assistenti sociali verso la persona trova testimonianza nella ricerca continua di modelli e metodologie idonee a salvaguardarne l’integrità ed enfatizza peculiarità e i valori, per concretizzarli in interventi operativi. La particolarità della professione di tradurre i principi e i valori in azioni concrete ha rappresentato il suo punto di forza e, allo stesso tempo, il suo punto di debolezza. Il punto di forza sta nella capacità di concretizzare in interventi pratici principi apparentemente solo filosofici.
Come sostiene Villa, vi è certamente una matrice filantropica del servizio sociale che ha ispirato la costruzione di metodi e strumenti operativi in grado di aderire pienamente al proprio complesso valoriale. Il punto di debolezza risulta essere proprio quello stesso agire pratico che, per la sua concretezza nella realizzazione di interventi immediatamente operativi, ha offuscato la forza di teorie fondate su un profondo apparato valoriale. Il bisogno di agire dell’assistente sociale ha spesso favori-to una connotazione minimalista e portato verso azioni residuali.
L’assistente sociale si realizza in azioni operative, entrambi fondati su valori che hanno poi trovato difficoltà per la loro concreta affermazione. L’impegno del servizio sociale professionale ha dovuto rinnovarsi continuamente come difesa al crescere di una domanda di aiuto sempre più complessa nei contenuti e incerta nelle possibili risposte. La difficoltà di trovare una giusta dimensione, ha così generato interpretazioni del ruolo improntato sul “fare” quotidiano, seppure creativo e teso alla risoluzione dei problemi.
Il centro di interesse dell’azione professionale dell’assistente sociale è rimasto la persona collegata all’ambiente, al territorio.
Crisi del welfare state e politiche sociali
La fine delle società industriali ha generato una frattura tra Stato, famiglie e cittadini singoli. Nel corso degli anni, infatti, le politiche sociali hanno dovuto ricostruire gli antichi modelli di servizio sociale su un approccio burocratico-assistenziale. La rapida crescita del welfare state sia in Italia che in Europa non era stata accompagnata da una “ri-progettazione” organica delle politiche sociali.
Il welfare state denunciava così la sua crisi: la frammentazione dei servizi e degli interventi alimentava una spesa sociale in maniera incontrollata, mentre gli utenti reclamavano forme di soggettività. Lo Stato erogava servizi, gli utenti ricevevano prestazioni, gli operatori si “affannavano” a definire interventi il più possibile adeguati alle persone, seppure nei loro segmenti.
In questo scenario il ruolo delle persone come parte di gruppi come sistema di riferimento per la reinterpretazione del bisogno e per la riformulazione di nuove politiche e come luogo di solidarietà non poteva trovare collocazione e riconoscimento. Il servizio sociale professionale aveva tenuto il passo per accompagnare il rinnovamento che si stava prefigurando. La politica si interrogava su nuove strategie e gettava le basi per il riconoscimento dei bisogni/diritti; i professionisti del lavoro sociale e gli assistenti sociali ridimensionavano «i modelli cognitivi e di intervento in riferimento alla nuova situazione politica e lavorativa superando i vecchi riferimenti per una connotazione dell’assistente sociale quale specialista nel campo degli interventi sociali.
Il welfare state aveva esaurito il suo compito denunciando le numerose contraddizioni che portava con sé. Il sistema sociale, tuttavia, realizzava un bisogno di solidarietà, seppure in una forma insufficiente; Lo scenario politico istituzionale si preparava a un succedersi di avvenimenti e trasformazioni restituendo dignità e centralità alla persona quale espressione di necessità, ma anche di risorse.
Si rendeva ormai necessario un approccio impostato sulla prevenzione, senza tuttavia dimenticare l’importanza della cura e della riabilitazione. La crisi del welfare state e le modalità per il suo superamento sono stati al centro di un ampio dibattito e di scelte differenziate di molti governi. La crisi del welfare state è frutto di fattori molteplici non solo legati all’economia, non è più solo il nodo della sostenibilità finanziaria dei programmi, ma anche una discussione sull’efficacia redistributiva delle politiche e sulla possibilità di arginare l’involuzione burocratica e l’autoreferenzialità di ipertrofici apparati di welfare prendono così corpo nuove formule di sostantivo ridisegno di sistemi di welfare.
Si descrivono formule organizzative aperte a nuovi attori, quali il mercato e il privato sociale dove sorge il disagio. La risposta pubblica non è più adeguata e le tendenze degli ultimi decenni hanno dato ragione a soluzioni più aderenti ai bisogni, più attente alle nuove fragilità e alle disuguaglianze sociali. Lo sforzo della politica è stato dunque verso movimenti e interventi di inclusione e di valorizzazione della società civile che hanno determinato veri e propri patti di cittadinanza e di solidarietà fra ceti, generazioni e soggetti sociali ed economici.
La professione nel nuovo welfare system comunitario
Questo processo di cambiamento pone oggi nuove sfide alle professioni sociali cosiddette dell’aiuto e in particolare agli assistenti sociali che si trovano ad affrontarne la complessità con strumenti che richiedono rinforzo e rinnovamento. Questo rinnovamento che oggi si impone alla professione veniva sollecitato da molti autori già in epoche passate. Ducci nel 1987 propone una lucida analisi:
- La sfida della prevenzione non è l’unica posta al servizio sociale dai valori/obiettivi delle riforme. Dobbiamo chiederci quali competenze sono da sviluppare in relazione a cambiamenti strutturali, per i quali il servizio sociale fa riferimento ad un’organizzazione locale che ha la tutela della generalità dei cittadini di un territorio, inteso come comunità politica.
Questa immedesimazione strettissima tra servizi e comunità/ambiente produce conseguenze su cui, come gruppo professionale, occorre sviluppare un’attenta riflessione, per definire una linea coerente di sviluppo. Le interrelazioni tra servizi, comunità e ambiente incidono profondamente sulla professione, recuperandone la funzione nei servizi sociosanitari. Le sue considerazioni si possono sintetizzare in tre punti:
- Si ha la presa in carico di problemi e bisogni di singoli come di gruppi a rischio;
- Gli operatori si correlano e si confrontano costantemente con il momento politico della comunità locale;
- È svolta un’azione di promozione di forze sociali disposte ad assumersi responsabilità nel miglioramento dei livelli di benessere.
L’intento dell’autore era quello di suggerire alla professione di uscire da una dimensione settoriale che stava snaturando la professione stessa, in tal modo poteva ricercarsi l’etica del lavoro sociale che pone al centro l’uomo e il suo mondo vitale. La dimensione comunitaria è «parte fondativa dell’agire professionale».
Con il passare degli anni, l’evoluzione delle politiche sociali e la resa del welfare state verso un sistema a impronta municipale e comunitario hanno poi ricondotto sul versante della comunità l’approccio del servizio sociale professionale che ha ricollocato il suo stesso modo di conoscere e di agire. La ricerca di strumenti flessibili e dinamici rappresenta la svolta paradigmatica del servizio sociale professionale che ristabilisce il rapporto con l’ambiente come potenziale negativo e nel contempo nutritivo per l’uomo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Metodi e Tecniche del servizio sociale, libro consigliato Assistenti sociali professionisti, Zilian…
-
Riassunto esame Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale, Prof. Nappi Antonio, libro consigliato Assisten…
-
Riassunto per l'esame di tecniche e strumenti del servizio sociale della prof Rovai, Manuale consigliato Assistenti…
-
Riassunto esame Metodi e Tecniche del Servizio Sociale, prof. Cellini, libro consigliato Assistenti Sociali Profess…