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Educazione poetica: dalla Poetica di Aristotele alla poetica dell'educare

Indice

  • Preface, di Stephen Halliwell
  • 0. Premessa
  • Un’assunzione di responsabilità
  • Capacità relazionale e capacità mimetica
  • L’uomo mimetico
  • 1. L’umanità della Poetica
  • L’apertura di senso sull’uomo
  • Criticità della disattenzione alla mimesis
  • Una pagina fondamentale
  • 2. Dalla teoresi al vivere
  • Il gioco poetico del bambino
  • Lo statuto ontologico/esistenziale dell’atto mimesico
  • Offrire il proprio esserci per l’esserci dell’altro
  • 3. Verso un’educazione poetica
  • Una scelta responsabile
  • Luoghi di una poetica dell’educazione
  • Aforismi aperti
  • Bibliografia

0. Premessa

L’uomo vive oggi una crisi. Si tratta di una crisi “del relazionarsi” nell’uomo: si assiste a un vuoto di coordinate per il relazionarsi dell’uomo a se stesso e all’altro da sé, sia esso un altro uomo o altro dall’uomo. Tutto ciò dovrebbe stimolare per l’educazione un terreno fertile sul quale lavorare, una responsabilità alla quale non può sottrarsi. La riflessione sull’educabilità umana è chiamata a dare il suo contributo.

In questo testo perciò l’autore ha scelto di avviare la sua riflessione dalla rilettura dei grandi filosofi greci che per primi si sono interessati a investigare e a riflettere sull’uomo al fine di comprendere la natura propria dell’uomo e a indicare di quale paideia (educazione) egli abbia bisogno affinché possa raggiungere il fine ultimo del suo agire e della sua vita ovvero la felicità. Dunque quale paideia rende l’uomo veramente felice? Ci si soffermerà per capire ciò principalmente sull’analisi del testo Poetica di Aristotele (con qualche cenno ad altri autori).

È necessario per prima cosa chiarire quale sia la natura umana per Aristotele. Egli nella Politica definisce l’uomo come “animale razionale” e non è difficile capire come tale identificazione dello specifico umano abbia giocato un ruolo cruciale nell’edificazione della società occidentale. Non è necessario descrivere quanto l’attenzione e la cura nell’educare la razionalità nell’uomo abbiano dato di bello e di buono all’essere umano ma è necessario invece rendere evidenti i limiti che essa incontra nel voler risolvere la crisi che segna l’attuale momento storico.

Per riuscire a far ciò è necessario che si tenga conto di un altro aspetto dell’uomo, che va adeguatamente educato, e cioè la sua mimesicità. Secondo l’autore del libro dunque se tale aspetto venisse adeguatamente curato e nutrito, come avviene con la razionalità, si potrebbe produrre un cambiamento radicalmente positivo nella qualità delle relazioni umane e nella felicità propria dell’uomo.

La non alimentazione appropriata di questa mimesicità ha invece, secondo l’autore, reso l’uomo pressoché incapace di direzionare autonomamente tale aspetto rendendolo impotente di fronte a chi invece conosce la sua natura e che con scopi non sempre dei migliori ha voluto e vuole sfruttarla per i propri interessi. (Per tale motivo Platone nella Repubblica parla del cosiddetto “farmaco” ovvero la conoscenza della natura mimesica umana quale rimedio a ciò).

Ma oltre ciò un’altra ragione per cui la razionalità senza la mimesicità sembra non poter aiutare l’uomo nell’essere felice risiede nel fatto che essa non riesce a dirigere l’uomo verso un agire veramente preoccupato dei bisogni dell’altro, determinando il verificarsi spesso di azioni che sono fonte di disarmonie per la convivenza ma anche a livello più ristretto in ogni rapporto umano che sia di coppia, di amicizia, familiare.

Ma Aristotele poi continua il suo pensiero sulla natura dell’uomo in un altro testo che è la Poetica. Qui egli nelle prime pagine afferma:

<< [...] L’attività mimetica (mimeisthai) è connaturata (sùmphuton) agli uomini fin dall’infanzia, ed essi si differenziano dagli altri animali perché sono gli esseri più mimetici di tutti (mimetikòtatòn), e perché acquisiscono le conoscenze fondamentali attraverso la mimesi (dià mimèseos) >>

L’attività mimesica dunque è un’attività che secondo Aristotele esiste nell’uomo e negli animali e si differenzia in questi solo per l’intensità con cui è presente nell’uomo ed è ciò che gli permette di conoscere. L’uomo dunque apprende attraverso la mimesi.

La via è stata segnata con maestria anche da Edda Ducci nel suo ricercare e praticare una modalità appropriata ed efficace per "filosofare sull’educativo" (con “Essere e comunicare”, “Approdi dell’umano. Il dialogare minore”, “L’uomo umano”). Benjamin parla esplicitamente di un indebolimento della facoltà mimetica nell’uomo.

Per indicare tale attività però non si può utilizzare il termine “imitazione” (ed è qui secondo l’autore che è sorto il fraintendimento della società) in quanto troppo riduttivo perché rimanda ad un agire che coglie ed esprime solo caratteristiche superficiali ed esteriori, mentre la mimesi è un qualcosa anche d’interiore che coinvolge tutto l’essere. (Molti animali infatti sono molto più mimetici dell’uomo e capaci di sorprendenti e ineguagliabili trasformazioni).

Anche Platone nella Repubblica parla della mimesis definendola come un “rendere se simile, nella voce e/o nel gesto, a qualcuno” ma anche lui non parla di un qualcosa puramente esteriore ma presenta i risultati che essa produce nell’interiorità del soggetto anche in assenza di un movimento esteriore (senza cioè un gestire corporeo o una vocalizzazione). Ma in più egli dice anche che tutto ciò può avvenire in modo inconsapevole nel soggetto.

Inoltre se la razionalità è propria solo degli uomini, la mimesicità al contrario è presente anche negli animali (ma solo negli uomini può esprimersi fino al vertice di fare arte). Da qui forse la scelta effettuata da sempre dalle istituzioni educative di dedicarsi esclusivamente a far sviluppare al bambino la capacità razionale trascurando totalmente quella mimesica.

1. L’umanità nella Poetica

Aristotele, nello svelare le cause che a suo parere sono motivo dell’esistenza della poesia, ci presenta l’attività mimesica sotto due diversi dinamismi, entrambi uniti dalla finalità dell’apprendere/comprendere. Egli ci dice che quando l’uomo fa attività mimesica comprende, ma comprende anche quando contempla l’attività mimetica fatta da altri.

Il movimento dunque che agisce interiormente nell’individuo è sempre lo stesso ed è un processo che può essere definito come “as-similazione”. L’uomo quindi comprende, secondo Aristotele, per as-similazione.

Tutto ciò risulta estremamente importante per l’agire educativo e può essere facilmente attuato nella pratica scolastica ma anche estesa a qualunque pratica educativa che veda in scena un educatore e un educando (e rimane valida ogni qualvolta un essere umano voglia comunicare ad un altro essere umano qualcosa di umanante). L’insegnante infatti proprio in forza di questa capacità naturalmente umana di farsi simili ad altro da noi può produrre un’opera - la sua lezione - in cui egli stesso si assimila a ciò.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teatro ed educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Scaramuzzo Gilberto.
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