Estratto del documento

Come leggere Ossi di seppia di Eugenio Montale

L'autore del suo tempo

Montale è il finto poeta vivo che fallisce nella sua ricerca d’identità. Non amava le biografie e sostiene che l’artista vivo è spesso un uomo come tutti gli altri, un uomo qualunque, e la sua presenza fisica basta a spogliare di ogni interesse l’opera. L’artista che apparentemente vive e pensa come gli altri uomini è veramente insopportabile. La poesia di Montale rappresenta una delle esperienze letterarie più alte del nostro secolo.

Nonostante la riservatezza, la misura e la temperanza dei suoi interventi pubblici intervallati da silenzi, i giudizi e i comportamenti di Montale hanno reso una puntuale testimonianza di integrità morale e civile, che ha segnato le stagioni più importanti della politica, della società e della cultura del nostro paese. L’estrema coerenza e l’austero rigore spirituale si ritrovano identici nel poeta e nell’uomo.

Nel suo saggio La Solitudine dell’Artista, l’isolamento è la condizione propria della vita dell’uomo, ma in specie di colui che si dedica all’attività artistica. Le sue opere sono frutto di un’indagine razionale, di una concentrazione sulla propria interiorità e sulla condizione umana generale. Il poeta sa che le sollecitazioni esterne, anche le più drammatiche e toccanti, non producono necessariamente dei buoni versi.

Montale non riesce a spiegare come crea le sue poesie. Niente è programmato, riflette a lungo per poi scrivere in modo veloce e di getto. In tutto ciò ha però saputo presagire e svelare, magari attraverso trasfigurazioni simboliche e allegoriche, le tragedie (il Fascismo e la guerra) o le problematiche (la massificazione delle società e l’arte ridotta a merce, l’asservimento dell’uomo alla macchina) del suo tempo. Sia la sua figura che la sua poesia sono capaci di imporsi come una severa lezione di stile di vita.

Montale, come Ungaretti di Vita d’un Uomo, pensa alla sua opera come ad una autobiografia poetica e dichiara che la sua poesia si innesca sempre su dati reali e vissuti. La poesia per sua stessa natura maschera, occulta, non di rado depista. Per di più, maggiori sono i dati che affluiscono intorno alla vita di Montale (inediti giovanili, lettere, ricordi, ricordi famigliari e di contemporanei), più si nota la dimensione tutta interiore della sua poesia, tante volte rivendicata.

La migliore biografia di Montale è La Farfalla di Dinard, crocevia di vecchi e nuovi spunti poetici e rivisitazione disincantata di episodi del passato, specie dell’infanzia. Nasce a Genova il 12 ottobre 1896 (lui la odiava ma amava molto la villa delle vacanze a Monterosso dove trascorre l’infanzia), ultimo di cinque figli. La Genova di quei tempi era piena di modernisti, scrittori come Boine e Sbarbaro o scultori come Francesco Messina, ma era una città laboriosa.

La famiglia era borghese, il padre gestiva con due cugini una ditta che importava prodotti chimici, resine, acqua ragia; nel lavoro lo aiutavano i tre fratelli maschi, mentre l’altro aveva trovato impiego in banca. Mentre il padre lavorava insieme ai fratelli, Montale cercava un lavoro degno delle sue vocazioni, anche se a 25 anni ancora non sapeva che fare della sua vita e, essendo il più piccolo, nessuno gli chiedeva nulla.

Ossi di seppia e l'indipendenza economica

A trent’anni, dopo la pubblicazione degli Ossi di Seppia, lascia Genova per trovare un’indipendenza economica, per sperimentare un ambiente culturale più vivo e più prossimo alle sue aspirazioni. Sceglie Firenze, capitale intellettuale dell’Italia fra le due guerre. Si diploma come ragioniere, ma senza entusiasmo, come sappiamo da una lettera della sorella Marianna (“Per farlo arrabbiare bisogna chiamarlo ragioniere”).

Montale ha voglia di imparare e una repentina vocazione per la letteratura, fa letture onnivore e disordinate, che comprendevano testi poetici, filosofici, romanzi, antologie, saggistica letteraria. Fu questo un primo fervido periodo di formazione. Alla passione per la letteratura si aggiunge quella per la musica, tanto che prende lezioni di canto per un periodo. La musica, oltre ad avere influssi determinanti nella sua poesia, rimarrà una passione costante nella sua vita, che tra l’altro metterà a frutto negli elzeviri sul Corriere della sera.

Era un solitario e introverso, con poche occasioni di scambio e comunicazione, tranne che al Caffè Diana di Galleria Mazzini. La gran parte delle sue relazioni sociali si concretizzarono negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Prima dell’esperienza della guerra, tra i 15 e i 20 anni, il suo punto di riferimento fu la sorella Marianna, più grande di lui di due anni. Lei riconosce prima di tutti le doti del fratello, ma è anche preoccupata del suo carattere chiuso e vagabondo (molte delle sue lettere sono un documento fondamentale).

Nel 1926 scrive Meriggiare pallido e assorto. Tuttavia, la sorella aveva capito che i suoi versi non erano ancora il massimo. Altre poesie furono scritte in questi anni, ma l’attenta selezione adoperata da Montale lo portò a non inserirli negli Ossi. I suoi laboriosi anni di apprendistato letterario vengono racchiusi nel Quaderno Genovese, scritto tra il febbraio e l’agosto del 1917. Siamo ancora nella stagione confusa della ricerca priva di solidi referenti culturali. Montale parla dei suoi contemporanei definendoli imbecilli per quello che scrivevano e alcune volte però criticava anche se stesso.

Nel Quaderno ci sono giorni in cui la vita è monotona e il fantasma di un’esistenza dedicata al lavoro è sempre presente. Subentra un’impotenza che si traduce in una generale apatia e Montale comincia a dubitare delle sue capacità. Non cura molto questo diario poiché pensa che la vita è sempre la solita e vorrebbe fare qualcosa di suo: il problema è che rimanda sempre. È incapace di tuffarsi nella vita ed è ben consapevole di appartenere alla razza di chi rimane a terra (Falsetto). Si tratta comunque di crisi passeggere. Continua nei suoi studi ma continua sempre a pensare che arriverà a sessant’anni come un fallito.

Il diario si interrompe all’improvviso con un giovane di poco più di vent’anni che attende di sapere se dovrà partecipare alla guerra. L’Italia entra in guerra e nell’agosto del '17 sarà dichiarato abile e arruolato a Novara. A Parma farà il corso per allievi ufficiali e nel gennaio del ’18 cominciò la sua esperienza di guerra che durò solo pochi mesi. Anche questa esperienza era servita alla formazione di quella rude disciplina interiore di Montale.

Con il dopoguerra si apre il fecondo periodo in cui vengono scritte gran parte delle liriche poi confluite negli Ossi. Inizia a collaborare stabilmente a molte riviste, per esempio Primo Tempo, fondata da Sergio Solmi, Giacomo Debenedetti e Mario Gromo. Alcune amicizie hanno delle ripercussioni importanti sul suo percorso culturale e sulla sua carriera poetica: Angelo Barile, Belzen (che gli fa conoscere Svevo), Kafka, Musil, Solmi (che diverrà uno dei critici più acuti dello scrittore genovese).

Proprio l’intercessione con Solmi consentirà a Montale di presentare all’editore Piero Gobetti il libro degli Ossi di Seppia, che uscirà nel giugno del ’25. Un luogo tipico della geografia montaleana è Monterosso. Qui il riscontro con la memoria è irresistibile, si passa dalla flora alla fauna e se gli Ossi possono essere definiti in qualche modo un’opera impressionistica ciò è dovuto a quel vero e proprio culto del paesaggio praticato in ogni singola poesia della raccolta.

Negli Ossi domina il paesaggio litorale ligure, le Cinque Terre. La villa a Monterosso, in seguito venduta, si affacciava sullo scenario abbacinante di quella natura petrosa e fronteggiava la distesa del mare. Fu per molti anni un rifugio e un luogo di riflessione; qui si consumavano le lunghe villeggiature di Montale. Poco meno di due anni dopo la pubblicazione degli Ossi, nel febbraio del ’27 Montale si trasferì a Firenze. Resterà lì fino al ’48 per poi passare a Milano per lavorare al Corriere della Sera.

A Firenze gli venne offerto un lavoro dall’editore Bemporad. Per Montale questo era un impiego poco gratificante, mal pagato e che gli occupava l’intera giornata, ma rappresentava anche la desiderata indipendenza. A Firenze fece altri lavori dopo questo ma nel ’38 venne licenziato perché contro il regime fascista. Nel 1939, presso l’editore Einaudi, pubblica a stagione di formazione e una nuova strada poetica grazie alle relazioni dirette con Svevo, Pound, Valery e Eliot, la cui teoria del correlativo oggettivo influenzerà la seconda raccolta.

Nella sua Intervista Immaginaria, Montale sottolinea uno degli aspetti più evidenti della biografia fiorentina: la partecipazione alla vita culturale della città. Sono gli anni dei contatti giornalieri con quella parte di classe intellettuale italiana meno prona al regime di Mussolini, il tempo delle Giubbe Rosse. In Stile e Tradizione Montale traccia il profilo di un artista che lavorava in solitudine alla ricerca paziente di una poesia concreta, chiara, onesta, legata alla propria terra e alla migliore tradizione lirica.

Il rigore morale conviveva sempre con l’ironia, con quella inesauribile vena umoristica che troverà largo spazio nelle ultime raccolte poetiche; e la grande dignità di atteggiamenti e pensieri era sempre accompagnata dal suo sapiente distacco, dai suoi modi sonnacchiosi e dalle improvvise astrazioni. Montale cercò di smitizzare la stagione delle Giubbe Rosse, ma è certo che per buona parte di quella generazione egli rappresentò un modello di opposizione non esibita, imperniata su una dirittura interiore senza concessioni.

Montale era contro il fascismo in quanto sosteneva che occultasse la verità di tutti i giorni. Il poeta fino alla fine del conflitto venne perseguitato dal regime, ma alla fine decise di unirsi al partito d’Azione. Da tempo frequentava Drusilla Tanzi, incontrata a Firenze il primo anno e che in seguito diventerà sua moglie per poi, però, morire pochi mesi dopo per i postumi di una caduta. A Milano il poeta rimane fino alla sua morte avvenuta il 12 settembre 1959.

L'ultima stagione poetica

L’ultima stagione poetica montaleana fu agevolata anche da un riconoscimento ufficiale dalle istituzioni italiane. Tra la fine del conflitto mondiale e i primi anni Sessanta la presenza di Montale nel dibattito culturale è piuttosto assidua, ma non è legata solo alla parola poetica. Scrive numerosi saggi che dimostrano l’impiego civile, letterario e politico. Già nel periodo cruciale dell’immediato secondo dopoguerra il poeta genovese ribadiva la sua intenzione di guardare una poesia in cui la vita intellettuale e la vita morale coincidono.

Questo impegno, tuttavia, non era conciliabile con una logica appartenenza a suo modo di vedere faziosa e ottusa. Ancora una volta l’esperienza individuale si trasformerà in poesia. "Che ho a che fare io con i servi?" era questo, tradotto dal greco, il motto della Piero Gobetti Editrice, che troviamo impresso anche nella prima edizione degli Ossi. Alcuni celebri versi degli Ossi, il cui significato filosofico ed esistenziale è legato al preciso contesto poetico e alla storia personale dell’autore, sono interpretati come un rifiuto di partecipazione al tragico processo storico avviato con l’acquisizione del potere da parte di Mussolini.

Ciò che è difficile è determinare il modo in cui Montale si appropria e parallelamente prende le distanze dai movimenti e dalle personalità poetiche del suo tempo. In effetti, quando apparvero, gli Ossi erano forse troppo moderni per essere ben compresi, presentavano caratteri molto innovativi. L’opera montaleana era ritenuta oscura e troppo cerebrale da parte dei primi lettori e quindi era difficilmente etichettabile.

Il primo libro di Montale e tutta la sua poesia giovanile mostrano tratti comuni con i lavori di Ceccardi, Novaro, Boine e Sbarbaro, che rappresentano i modelli più prossimi alle ricerche tematiche e di stile del primo Montale che dedicò ai Trucioli di Sbarbaro il suo primo articolo di critica letteraria. Montale sottolineava come Sbarbaro amasse lo scarto, la poesia degli uomini falliti e delle cose irrimediabilmente scure e mancate. In comune avevano anche la secchezza del linguaggio.

In alcuni casi, come ne I Limoni, è presente un’ascendenza crepuscolare sia per gli ammicchi presenti nel dettato, sia per il tono di ironico distacco, sia per i contenuti. Restano tuttavia dei dubbi consistenti sulle risultanze poetiche generali. È certo che l’autore degli Ossi guarda ai crepuscolari come all’avanguardia a lui più prossima e a Gozzano in particolare come ad un maestro infallibile nella scelta delle parole.

Eppure la concezione della poesia che emerge nel primo libro tende a superare le loro posizioni. La speranza di una rinnovata funzione della poesia inizia a manifestarsi in alcune poesie della prima raccolta, come nel sesto movimento di Mediterraneo (1924). Dunque, la presa di posizione dell’umile, ironico e antiretorico poeta crepuscolare contro i poeti laureati è già in via di superamento.

Negli Ossi si delinea un percorso umano e poetico nel quale è possibile distinguere varie tappe, ognuna delle quali segna una nuova acquisizione intellettuale e stilistica. La poesia degli Ossi si distingue anche per un rinnovato sforzo retorico-formale, per la caratteristica dimensione narrativa, per l’innegabile timbro filosofico, per il competitivo dialogo con la tradizione lirica italiana ed europea, per la sua intima coerenza sentimentale e biografica che dà luogo ad un personaggio-poeta protagonista anche nelle successive raccolte, per la tenacia e la razionalità con la quale affronta il male di vivere e per l’aperta denuncia della crisi della stessa poesia e del ruolo del poeta, crisi alla quale Montale risponde con una schiusa di poesia.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 10
Riassunto esame Letteratura Italiana Contemporanea, prof. Pacca, libro consigliato Come Leggere gli Ossi di Seppia, Villoresi Pag. 1 Riassunto esame Letteratura Italiana Contemporanea, prof. Pacca, libro consigliato Come Leggere gli Ossi di Seppia, Villoresi Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 10.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana Contemporanea, prof. Pacca, libro consigliato Come Leggere gli Ossi di Seppia, Villoresi Pag. 6
1 su 10
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IIFrancyII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community