Capitolo 1: Il cinema delle origini e la nascita del racconto cinematografico
L’invenzione del cinema la si fa risalire molto spesso alla prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière, il 28/12/1895, ma fu inventato certamente prima il kinetoscopio (Edison), solo visione individuale. Prime invenzioni: lanterna magica e camera oscura. Il cinema non è autonomo fin da subito ma si appoggia ad altri spettacoli, via via però diventerà indipendente (e si delineano le varie personalità).
Nickelodeon: tanti spettacoli, vari orari, prezzi bassi. Le nazioni più prolifere: Francia (Méliès, Pathé, Gaumont), Italia (produzione di film storici monumentali), Danimarca (forte esportazione di film), USA (bloccata dalla guerra dei brevetti). Nel 1908 riorganizzazione, dimensioni industriali. 1906 nascono le serie comiche (Mack Sennett: slapstick comedy, gag rapide, caratterizzazione dei personaggi, ritmo veloce).
1910: distinzione dei vari generi. Aumentano investimenti, i film passano da 15’ a 60’, nascita di Hollywood. Dopo la 1ª GM egemonia USA (Italia e Francia non possono investire più tanto) nascono: Universal, Paramount, Warner, Fox. Starsystem, producer, director.
Modo rappresentativo primitivo
Monopuntuale, illuminazione uniforme, macchina fissa e frontale, fondale spesso dipinto, montaggio poco fluido. Integrazione narrativa = racconto; attrazione dimostrativa = circo, cambia così la relazione film/spettatore. Gli attori non devono più guardare in macchina.
Lumière: vita colta sul fatto, riprese esterne, cinema della realtà. Méliès: cinema del trucco, riprese interne.
Il cinema inglese
Capacità inventiva inglese: Williamson, Smith, Paul, Hepworth. Attenzione per componente attrazionale del trucco. Logiche di montaggio. Smith alterna immagini di qualcuno che sta guardando con ciò che guarda. Continuità d’azione, linearizzazione racconto, unità narrativa. Porter strategie per il nuovo Modo Rappresentativo Istituzionale: continuità spazio tempo ma non simultaneità. Griffith: sperimentazioni di lingua ed espressività. Rendere continuo il montaggio attraverso regole e strategie. 2 obiettivi: rendere comprensibili strutture narrative complesse; investire il cinema di responsabilità morali: attenzione ai dettagli.
Musica e colore nel cinema muto
- Imbonitori: parlano per commentare immagini o raccontare.
- Rumoristi: lavoratori del suono
Il colore è sempre aggiunto dopo: colorazione a mano (con pennellino) poi meccanico ma sempre monocromatici (secondo il valore simbolico).
- Film del 1º capitolo: cinema delle origini (Méliès, Lumière);
- “Intolerance” o “Nascita di una nazione” di Griffith.
Capitolo 2: Il cinema europeo degli anni venti
Periodo di massima espansione per il cinema muto e affermazione del cinema in tutto il mondo. Soprattutto periodo di invenzioni tecniche e formali, il montaggio è “sovrano” e la messa in scena si afferma in tutta la sua importanza. Sono 3 le nazioni che si affermano in questo periodo: tedesco, francese e russo.
Il cinema tedesco
Questa nazione è seconda solo agli USA. Negli anni ’20, dopo la fusione di molte società, si costituisce l’UFA. La cinematografia tedesca conta soprattutto su architetti-scenografi, scrittori-drammaturghi, pittori, per proporre la cultura artistica, architettonica teatrale, letteraria e riuscire a far valere e rendere vendibile il cinema. L’espressionismo, al contrario di quanto si pensa, fu solo una tendenza del cinema muto, dato che lavorò molto sull’immagine, sullo spazio e sulla scenografia per arrivare ad una suggestione assoluta. Il montaggio non è rapido per permettere di vedere la scena e i dettagli.
I personaggi tendono sempre verso un obiettivo ma non lo raggiungono. “Il gabinetto del Dr Caligari” di Wiene è un esempio di coerenza visiva, ricchezza dell’immaginario e porta novità radicali. Il film è la rappresentazione della difficoltà a percepire la verità. Murnau: regista di “Nosferatu” nel quale si vede tutta la sua grande abilità per rendere suggestivi gli spazi, i luoghi vengono scelti accuratamente per rendere inquietante e oscura la visione. Anche la luce ha un implicazione simbolica (nero-male, bianco-bene).
Le caratteristiche di Murnau sono la prevalente forma pittorica, il montaggio funzionale, l’atmosfera cromatica legata al chiaroscuro. Fritz Lang: metteur en scene, costruisce macchine realizzative e porta innovazioni tecnologiche dell’immagine e della scena. È uno dei registi più importanti in Germania, la sua sperimentazione ha come scopo la dimensione figurativa e visiva. Lang è sicuramente diverso da Ejženštein. Generalmente parte da campi lunghi o totali, vuole far vedere tutto il possibile, nettamente e ampiamente per questo Lang non è considerato espressionista.
Kammerspiel: teatro da camera, struttura drammaturgica rigorosa; unità azione, tempo e luogo; no alle didascalie, sì all’autosufficienza narrativa dell’immagine. Lubitsch: prima autore di film storici impegnativi, poi passato alla commedia. Il suo è un interesse per la realtà circostante e per il mondo contemporaneo fatta di sofferenza e di negatività da cui i soggetti vengono schiacciati. Pabst: mette insieme realismo e espressività. Nel suo cinema sono importanti le presenze inorganiche. Non appiattisce l’immagine, ma anzi la carica di espressività, lavorando molto sul chiaroscuro.
Nuova oggettività
Progetto politico-ideologico, con taglio realistico molto esplicito. Riproduzione del mondo visibile, della periferia urbana, denuncia le ingiustizie sociali, partendo dalla metafora e dalla simbolicità del visivo. Ci sono 2 modelli: metaforico-intensivo piano importante rispetto alla sequenza, carattere formale, metafore e simboli; rappresentativo-descrittivo: montaggio analitico e narrativo.
Il cinema francese
È importante nonostante la scarsità di produzione. Forte affermazione del cinema come evento culturale, come vera arte. È l’epoca della Première Vague (cinema come evento estetico). Il cinema è arte che dialoga con le altre arti, pittura e musica, ma non teatro. 3 fattori del ritmo nel cinema: durata, alternanza delle scene, movimento degli oggetti. Il ruolo del montaggio è fondamentale perché assicura il ritmo musicale delle immagini.
Gance: il suo è un montaggio accelerato e quindi intensificazione estrema del movimento. Inventa il trittico: sul grande schermo 3 inquadrature una accanto all’altra. L’Herbier: punta sull’affermazione del cinema come arte della modernità. La forza espressiva e dinamica è data: diversificazione delle immagini, uso dei dettagli, variazioni delle illuminazioni, effetti cromatici.
Epstein: parla di “lirosofia”, il suo cinema è una ricchezza di stati d’animo, sensazioni e sentimenti (e mostrarne la mutevolezza). I montaggi sono rapidi, le sequenze con mobilità leggera, impalpabilità delle sensazioni.
Il cinema sovietico
In questo periodo vi è una realizzazione nelle arti di un processo omogeneo alla Rivoluzione d’Ottobre. 4 diversi punti di vista: cubo-futurismo, teatro sperimentale, teorie del proletkult (la produzione culturale è legata al proletariato), teorie formaliste. Queste ricerche creano esperienze di nuova spettacolarità per creare un rapporto nuovo con le grandi masse popolari. Con l’avvento di Stalin si chiudono definitivamente gli ambiti di ricerca. Però il cinema svolge un ruolo di educazione e propaganda.
Pudovkin: centralità del montaggio. Ejženštein: vertice del cinema sovietico. Autore in cui confluiscono tutte le ricerche del periodo. È un cinema rivoluzionario, fatto di storia dell’arte, letteratura dell’800 e del ’900, psicoanalisi e marxismo. Per Ejženštein l’arte non è emanazione dello spirito ma un modo per veicolare i pensieri e influenzare politicamente le persone. Importanza del montaggio, che viene visto come un conflitto. 5 tipi di montaggio (dal più semplice al più complesso): metrico, ritmico, tonale, armonico, intellettuale.
Altre nazioni
In Italia c’è una forte crisi produttiva e realizzativa. In GB comincia il suo lavoro Alfred Hitchcock.
Le avanguardie
Il cinema d’avanguardia si basa sull’invenzione e la sperimentazione date dal rifiuto e dall’estraneità al cinema ufficiale e alle sue leggi discorsive. È il rifiuto dell’immaginario cinematografico, della comunicazione filmica, delle strutture rigide della messa in scena. Per poter andare fuori dagli schemi, ma non produrre a “caso”, c’è bisogno di intensità. Fondamentalmente c’è un ritorno all’artigianale. I primi sono i futuristi e cubisti italiani e francesi. Ma in Germania operano molti autori: Eggling, Ruttman, Fishinger. In Francia: Man Ray (improvvisazione, immotivazione, indifferenza al prodotto finito, lo scarto, il refuso = il caos), Duchamp, Buñuel, che insieme a Dalí prende la via dell’avventura dell’inconscio, dei sogni, delle allucinazioni.
- Film del 2º capitolo: “Il gabinetto del Dr Caligari” di Wiene;
- “Sciopero” di Ejženštein, o “La madre” di Pudovkin, o “L’uomo con la macchina da presa” di Vertov;
- “Un chien andalou” e “L’age d’or” di Buñuel.
Capitolo 3: Il cinema americano degli anni '20
Dalla fine della 1ª GM alla crisi del '29 si afferma l'industria hollywoodiana diventando modello universale, presentando al mondo intero la tipica American way of life. Grazie anche alla politica liberale, le industrie americane si affermano ovunque, ma soprattutto quella cinematografica: la grande disponibilità di capitali incoraggia l’aumento della produzione. Molte case di produzione acquistano sale cinematografiche, dove poi propongono film da loro stessi prodotti. Blockbooking: per noleggiare anche solo un film, gli esercenti dovevano acquistare pacchetti che comprendevano più pellicole.
Le sale cinematografiche erano un insieme di vari stili, con architetture egiziane o spagnoleggianti. Oltre ai film spesso si accostavano cinegiornali, comiche, musica o altre performances.
- Big Three: Metro Goldwin Mayer (MGM), Paramount e First – National;
- Little Five: Universal, Fox, PDCF, Booking Office, Warner Bros.
Nasce anche la United Artists (Chaplin) che non possedeva sale ma produceva film indipendentemente. A lungo andare accresce però il bisogno di controllare: vita trasgressiva dei divi, e tematiche forti che portano a vari scandali; per questo c’è un processo di moralizzazione e legittimazione Motion Pictures Producers and Distributors Association a capo della quale viene eletto William Hays, repubblicano.
Modello spettacolare
Specializzazione delle diverse case, classificazione dei film, scelte tematiche controllate moralmente, presenza dei divi e cura tecnica e formale attesa dello spettatore. Lo spettatore si identifica maggiormente e viene assorbito totalmente dal mondo della finzione passaggio da MRP a MRI. Vengono affinate le tecniche, della luce o delle inquadrature:
- Key light: lato dell’inquadratura
- Fill light: luce di riempimento, per illuminare lo sfondo
- Backlighting: dietro o sopra il soggetto.
Con la crescita del cinema si affermano registi, attori, generi o filoni.
Eric Von Stroheim: poetica dell’eccesso (vedi schema dopo)
Charlie Chaplin e Buster Keaton: genere comico (vedi schema dopo)
Cecil B. DeMille: strategia registica che punta sulla spettacolarità e sull’individuazione di registri narrativi e di genere drammatico. DeMille si cimenta in 3 generi: commedia brillante a sfondo erotico; racconto biblico “sangue, sesso e bibbia”; western. Vengono prodotte pellicole “ambiziose” (molti kolossal, soprattutto firmati MGM) “Ben Hur” di F. Niblo; “La grande parata” di King Vidor.
King Vidor: vede la perdita di individualità dell’uomo contemporaneo nella nuova società di massa; la sua macchina è sempre mobile e il suo stile è originale (visualizzazione simbolica dell’assunto tematico).
Henry King: realismo minuto e preciso per raccontare personaggi non “verosimili” ma “veri”.
La dinamica narrativa giunge ad esprimere una visione del mondo e della società. Slapstick: modifica ruolo e destinazione del pubblico.
John Ford: il suo stile di messa in scena risulterà caratteristica fondamentale del genere western.
Dopo “Il gabinetto del Dr Calidari” di Wiene, Hollywood inizia a interessarsi e specializzarsi nel genere horror.
Gangster Film: grazie alla politica proibizionistica USA, viene data una visione mitica e realistica delle fratture dell’attuale società. Von Sternberg: realizza film gangster che creeranno clichés tipici di questo genere.
Anche lo star system si plasma secondo la situazione umana e sociale, e si affermano molte star: Rodolfo Valentino, J Gilbert, Gloria Swanson, Clara Bow, Mary Pickford, Duglas Fairbanks.
Il caso Chaplin
Charles Spence Chaplin (londinese di nascita) inizia come mimo, illusionista e acrobata; gira il mondo con una compagnia di pantomima, e arriva negli USA. Qui viene notato da Mack Sennett ed è così che inizia la sua carriera cinematografica. Prende vita il personaggio del vagabondo Charlot (che mette insieme un’eleganza paradossale con una povertà e una miseria disarmanti) anche la mimica e la gestualità marcano questo contrasto. Molti suoi film sono considerati come pacifisti e anarchici (“Charlot soldato”).
In “Il monello” Chaplin guarda a temi come la satira sociale e politica, che sono presenti anche in “Tempi moderni” fino ad arrivare al “Dittatore”, prendendosi gioco di Hitler. I suoi film sono pervasi da ricordi londinesi e da uno sguardo impietoso sugli USA capitalisti. Col passare degli anni Chaplin abbandona Charlot, che però rimarrà per sempre un’icona dinamica universale.
Il caso Keaton
Anche Keaton fa gavetta nei teatri per poi esordire al cinema nel '17. Il suo stile è basato sulla sottrazione, mimica e drammatica, e la schematizzazione geometrica della realtà rappresentata poetica dell’astrazione. La sua carriera scende con l’avvento del sonoro, ma ci rimane una sua splendida interpretazione in “Atto senza parole” di Samuel Beckett.
Il caso Eric Von Stroheim
Come Chaplin anche Von Stroheim muove uno sguardo critico e analitico della realtà umana e sociale, anche se i generi sono completamente diversi. Inizia come assistente di Griffith (da cui impara la tecnica) poi diventa regista indipendente. Il suo è uno stile misto al decadentismo e al naturalismo, volendo cogliere il lato più orrido, perverso e ipocrita dell’uomo, nonché la sua crisi di valori. Von Stroheim viene più volte censurato perché le sue realizzazioni sono un insieme di violenza, crudezza e scandali sessuali. Per questo viene definito (come altri registi americani) “regista maledetto”.
Per finire c’è da dire che Hollywood era molto interessata a talenti emergenti europei; infatti molti attori e registi del vecchio continente si trasferiscono in USA: Greta Garbo, Mountz Stiller, Lars Hensen, Lubitsch, Murnau, Carl Mayer…
- Film del 3º capitolo: un film a scelta di C. Chaplin;
- “Marocco” di Von Sternberg; o “Shanghai express” di Von Sternberg; o “Ninotchka” di Lubitsch.
Capitolo 4: Il cinema americano classico, 1930 – 1960 evoluzione e declino dello “studio system”
Alla fine degli anni ’20 avviene una grande novità: l’avvento del sonoro. Questo periodo però coincide con la grande crisi economica americana del ’29, che però si risolleva con l’arrivo al potere di Roosevelt. Il nuovo presidente punta molto sull’industria (e quindi anche su Hollywood). Gli USA quindi riescono a mantenere la posizione di leader in questo settore. (Diciamo che la storia del cinema dagli anni ’30 ai ’45 corrisponde alla storia di Hollywood).
Due fattori fecero la forza di Hollywood: forza economica, alto standard qualitativo; nonché il ruolo determinante del produttore, anche se la creatività non è affatto dimenticata (anzi, grazie alle tante immigrazioni è sempre più sviluppata). L’illusione della realtà aumenta grazie all’introduzione del sonoro, che avviene in sempre più completa meccanizzazione. Ecco che allora il suono ha la stessa importanza dell’immagine, per avvicinarsi alla verosimiglianza.
Le varie tappe del sonoro
- 1926: La Warner produce 10 film con musica registrata.
- 1927: La Warner produce un film su un cantante, in cui a tratti si sente la sua vera voce. La Fox brevetta il movietone. La RKO (Radio Keith Irpheum) presenta il photophone.
- 1928: 1º film della Warner all talkie.
Dal 1932 si creeranno solo film sonori, il che scatenerà una serie di reazioni contraddittorie. Grazie alla novità, anche i cinegiornali e i documentari diverranno sempre più importanti. Adesso le majors sono: Paramount, MGM, Fox, Warner, RKO; le minors: Universal, Columbia, United Artists. Tutte hanno un logo di riconoscimento che le rende ancora più famose. Lo “studio system” adesso è...
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