FATTO DA FRANCESCA AVIETTI
ELEMENTI DI FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE
Introduzione
Dopo la metafisica.
La ricerca filosofico-educativa si occupa dei temi della pedagogia generale ed è rivolta a
studiare i fini, i mezzi, le strategie, i ruoli che la caratterizzano infatti se la pedagogia
generale mette in rilievo i fini della formazione e le strategie educative, essa si coniuga con la
filosofia dell’educazione, in quanto quest’ultima è una guida ricorrente di quei fini e di quelle
strategie.
Filosofia ed educazione si integrano a vicenda: sono mezzo e fine, processo e prodotto l’uno
dell’altra; è in base a questa fusione tra pensiero riflettente e prassi operativa che si può definire
il ruolo e il raggio d’azione della filosofia dell’educazione.
si pone la questione dell’ “autonomia” della scienza pedagogica rispetto ad altre scienze
Qui
umane/sociali, ovvero le tecnologie dell’istruzione, la sociologia dell’educazione, la
psicopedagogia, la storia e la pedagogia sociale.
Infatti la pedagogia come tutte le altre scienze umane, non ricerca più una verità assoluta,
com’è accaduto nella tradizione metafisica. In anni recenti, è venuta affermandosi la necessità di
un duplice riaggiustamento all’interno del discorso pedagogico: da un lato si è profilata
l’opportunità di far riguadagnare alla pratica della ricerca in educazione un senso più genuino;
dall’altro lato, si è postulata l’ autonomia di quella ricerca, la quale autonomia pedagogica è
stata vista come “una capacità dei saperi dell’educazione di attraversare rigorosamente e
focalizzare intenzionalmente i problemi relativi a inculturazione, acculturazione, apprendimento,
educazione, istruzione e formazione dei soggetti.
Gli esiti più significativi evidenziano che la pedagogia può essere considerata
una scienza autonoma purchè non si confonda l’autonomia con
l’isolamento.
Infatti la pedagogia come altre scienze, è correlata con diverse discipline
Da cui coglie dati/info da elaborare in forma coerente in base alle proprie
Finalità.
La pedagogia si occupa dell’agire formativo e del suo realizzarsi nei rapporti (interpersonali,
educativi, comunicativi ecc) e in relazione a valori come la libertà dell’individuo, il diritto
universale alla formazione, il rispetto della persona, la democrazia.
Dunque il compito che possiamo assegnare alla filosofia dell’educazione è quello di lavorare
dopo dentro
la metafisica e la pedagogia per condurla alla sua quota più alta, quella della
critica. In questo senso la filosofia dell’educazione assume un ruolo fondamentale nell’ambito
della pedagogia generale.
E per questo il compito della filosofia dell’educazione è quello di coordinare, animare,
organizzare, secondo una logica dialettica, il sapere/agire educativo e di mantenere aperti i
problemi ricorrenti della formazione, quasi sempre articolati all’interno di classiche antinomie
pedagogiche (teoria/prassi, fini/mezzi, autorità/libertà).
L’identità attuale.
Benchè la pedagogia si occupi dei processi intenzionali e non intenzionali che concorrono alla
formazione dei soggetti singolarmente e socialmente intesi, essa è soprattutto analisi delle
condizioni e degli itinerari che appartengono a quei processi.
La pedagogia, rispetto ad altre scienze umane ha uno statuto speciale (generale, trasversale,
empirico), una funzione specifica (ermeneutica, ricostruttiva) e una logica definita (plurale,
argomentativa). pedagogia critica
dal fronte della che si è parlato della necessità di “perimetrare” il sapere
è
pedagogico rispetto alle attuali sovrapposizioni con altri settori disciplinari, come l’economia, la
psicologia e la sociologia. In tal senso la riflessione anche in Italia, a partire dagli anni ’70, ha
tentato di impedire che le pratiche educative venissero “invase” da altri paradigmi teorici!
Questa è stata una stagione felicissima che ha dato i suoi frutti su più versanti: da quello
analitico-critico, a quello problematico-argomentativo, a quello ermeneutico-epistemologico.
Una volta decostruite le radici culturali del Moderno potremmo trovarci di fronte a una sostanziale
trasformazione (anche) della pedagogia, intesa come “filosofia pratica”, in grado di acquisire il
paradigma postmoderno, e al contempo, mantenere vivo quell’impegno etico-razionale che già negli
anni ’60 Bertin indicava come l’indicatore di senso indispensabile per unire la razionalità critica del
sapere pedagogico con la problematicità dell’esperienza educativa. Da qui il doppio legame della
pedagogia generale con la filosofia dell’educazione, che da un lato è quel sapere specializzato che
studia i fenomeni educativi sia da un punto di vista logico che axiologico, dall’altro si propone come
libera discussione attorno a tutti i problemi della formazione.
La forma e i problemi.
La forma del saggio racchiude e indica al meglio la tipologia dei problemi educativi; la
saggistica infatti appare come la forma più adeguata a cogliere la complessità, l’articolazione, la
specificità di tali problemi.
Infatti tra le varie “scritture” che la storia della filosofia conosce, quella del saggio è sicuramente
forma sostanza
la più adeguata per spiegare/comprendere la particolarità della filosofico-
educativa perché quella del saggio è una scrittura filosofica che si caratterizza per una capacità
di problematizzazione aperta e di argomentazione razionale, per un legame con la soggettività
del pensatore, per un sapersi rivolgere a qualsiasi argomento. discorso
Quella del saggismo è stata una forma/tendenza filosofica che è nata dall’incrocio del
pensieri, personale e problematico.
e dei ma connotando tale incrocio in modo assai Il saggio
non propone soluzioni ma vuole discutere e tenere viva la discussione; è stato centrale nella
Saggi
Modernità e soprattutto nel 1580, l’anno in cui uscirono i di Montaigne, fino al ‘900,
aperto, cruciale e decisivo,
secolo in cui il saggismo si è imposto come un esercizio critico
il modello critico
pienamente in sintonia con della filosofia attuale, così orientato verso forme di
scrittura/pensiero radicali, non tradizionali, capaci di tenere viva la problematicità del discorso
inquietudine.
filosofico e la sua radicale
Anche molti pedagogisti hanno contribuito a consegnarci saggi-chiave contrassegnati da: rigore
metodologico, forza teoretica, efficacia stilistica, funzione interdisciplinare e pensiero critico.
SAGGIOvia aurea per indagare sulla “coscienza” della pedagogia, sul suo sapere interiore che
sistematizza e problematizza la vita del pensare/fare educazione.
Per tutte queste ragioni, il SAGGIO funziona in pedagogia!
Cap.1 La pedagogia e la sua struttura
Alla ricerca degli “universali” o “fondamentali”.
L’immagine attuale della pedagogia è un’immagine complessa, articolata, che tuttavia si
concentra su quel sistema “universale” il cui baricentro è costituito dalla formazione dell’uomo.
Da qui una nozione di gnoseologia pedagogica problematica che mantiene al centro del
proprio discorso i problemi formativi, le questioni relative all’educazione, alla formazione e
all’apprendimento dei soggetti singolarmente e socialmente intesi una teoria di tipo
quindi
filosofico-riflessivo-critico!
Dunque, considerata l’ “ipercomplessità” della pedagogia c’è bisogno di capire come funziona
la struttura del discorso pedagogico:
carattere distintivo si articola su due tronconi (pedagogia come epistemologia e pedagogia
il forma mentis
come axiologia) che vengono a conciliarsi in una critica e interpretativa!
il dibattito pedagogico è alla ricerca dei suoi “universali” o “fondamentali”:
Tutt’ora
certamente alla base di tutti gli “universali” o “fondamentali” stanno l’educazione e la
formazione che rappresentano i presupposti “assoluti” del discorso pedagogico. Comunque la
rosa degli “universali” è molto più ampia ed è costituita dalla cura, dalla coltivazione, dalla
persona, dalla saggezza, dalla relazione, dall’ascolto e dalla libertà. Essi si danno ad una doppia
lettura, sia dentro le teorie sia dentro le pratiche.
Inoltre cogliere i “fondamentali” significa cercare momenti di convergenza (gli “universali”) tra
visioni politiche, ideologiche, morali, culturali assai diverse tra loro. Quindi si tratta di un’azione
che va al di là di un risultato epistemologico e assume un significato culturale non trascurabile.
Oltre gli “ismi” filosofici.
L’eredità filosofica che ha agito e che agisce tutt’ora in filosofia dell’educazione è di notevole
portata. Basti pensare ad alcuni “ismi” (empirismo, criticismo, idealismo, marxismo,
personalismo, problematicismo, esistenzialismo) che hanno operato all’interno del congegno
pedagogico, ora come orientatori, ora come ispiratori, ora come paradigmi dominanti.
La dialettica tra gli “ismi” è funzionale, anche in pedagogia, alla problematizzazione e
criticità
all’integrazione critica delle soluzioni, decantando la che deve ispirare il “fare
pedagogia” di fronte alle nuove “sfide dell’educazione” come orizzonte formativo;
bioetica
nesso tra famiglia, media e scuola; il corpo come dispositivo pedagogico, tema/problema del
dialogo: questi sono esempi radicati nella cultura del nostro tempo, che toccano la pedagogia.
In questo senso matura l’idea di una filosofia dell’educazione che dialoga con i vari fronti della
filosofia.
Così tutta la ricerca teorico-educativa sembra aver cambiato atteggiamento infatti la forza degli
“ismi” si è ridotta in funzione di un loro intreccio dove la loro azione sembra più incisiva ed
efficace. Questa nuova situazione è anche il frutto di un’emancipazione del pedagogico rispetto
al filosofico fase, questa, che ha evidenziato la necessità di mantenere un’equidistanza tra
una
una riflessione puramente teorica e una riflessione operativa.
Oggi l’epistemologia e la struttura delle teorie educative si sono collocate volontariamente oltre
gli “ismi” filosofici trovando una maggiore unità. La vastissima letteratura internazionale sulla
filosofia dell’educazione mostra il bisogno di superare posizioni di netto “schieramento”
pedagogico e andare verso una maggiore integrazione tra le singole teorie educative.
SIAMO DI FRONTE AD UNA CONCEZIONE OMOLOGANTE, CHE CANCELLA LE DIFFERENZE?
perché -piuttosto- le rimette in discussione criticamente e crea “ponti” tra le molte
No,
alterità. Ciò significa negoziare l’organizzazione di un discorso pedagogico in vista di una
gestione costruttiva e di una soluzione comune dei problemi educativi.
modello “atteso” è quello di una pedagogia che è chiamata a farsi “scienza rigorosa”,
Il
capace di riflettere su se stessa e di cogliere la struttura profonda del proprio “primato”, basato
tanto sul momento presente quanto sugli itinerari possibili.
COSTITUZIONE DI 1 CITTADINANZA ATTIVA, FEDELTA’ ALLA DIMENSIONE SOGGETTIVA E
INTERSOGGETTIVA.
Problematizzazione, intenzionalità e progettualità.
La ricerca fenomenologica ha contribuito a consolidare la riflessione pedagogica attorno alla
problematizzazione, all’intenzionalità e alla progettualità in ambito formativo.
Già a partire da Husserl, per poi procedere con Scheler, abbiamo una ricchissima metodologia e
una serie di importanti indicatori in grado di fissare i criteri regolativi nell’ambito del discorso
pedagogico.
fenomenologia rappresenta un prezioso invito a un modello diverso di razionalità
La
pedagogica, aperto alle dimensioni etiche, affettive e soggettive della formazione; nel caso della
problematizzazione, dell’intenzionalità e della progettualità, l’operazione è doppiamente
pedagogica- decostruttiva e ricostruttiva!
Quindi l’APPROCCIO FENOMENOLOGICO penetra la ricerca educativa integrando i fondamenti
pedagogici con gli eventi riguardanti il soggetto; tale metodologia è in grado di descrivere e di
localizzare i fenomeni educativi all’interno del contesto dell’esistenza umana.
La prassi intersoggettiva per esempio, introduce un discorso che garantisce una sorta di
universalizzazione degli interessi esistenziali, spiegata dalla fenomenologia mettendo in gioco
soggetti capaci di parlare/agire in un “discorso” sviluppato intersoggettivamente all’interno di
una comunità linguistica, culturale, religiosa, politica. questo aspetto ci pare
anche
pedagogico, in quanto l’esistenza, oltre a rivelarsi carica di tradizione, rappresenta la
“traslazione” della coscienza all’interno della realtà storica.
Il mondo della vita, che lega strettamente la soggettività all’oggettività, si allaccia alla ricerca di
una “prassi teorica” e attraverso la riflessione fenomenologica è assai evidente come i temi della
problematizzazione, dell’intenzionalità e della progettualità risultino pregnanti anche all’interno
del discorso pedagogico contemporaneo.
Per sintetizzare, problematizzazione, intenzionalità e progettualità rappresentano tre momenti
profondamente uniti nella filosofia dell’educazione problematizza costantemente
quest’ultima
il discorso pedagogico, in quanto lo rende intenzionale attraverso una sua progettualità.
Ovvero, se la problematizzazione è la qualificazione fondamentale della teoria/prassi educativa,
l’intenzionalità e la progettualità ne rappresentano le condizioni necessarie per il reale sviluppo.
---Problematizzazione: ci suggerisce una metodologia e una serie di indicatori in grado di
legittimare una visione costruttivistica e problematica della conoscenza e di fissare i caratteri
regolativi del discorso pedagogico.
---Intenzionalità: ci consegna degli strumenti critico- interpretativi indispensabili per fissare
l’agire educativo. Nelle pratiche formative è sempre vivo un modo di “intenzionare l’altro”,
anche nelle situazioni che appaiono povere di “incontro”.
---Progettualità: il soggetto stesso è più di una semplice presenza; esso è presente e
partecipante insieme e indica che la percezione non è mai rigorosamente oggettiva ma è,
piuttosto, imbevuta di progettualità, che si rivela un dispositivo determinante per far decollare il
discorso pedagogico.
La “pedagogia critica” e l’anthropos
Sia dal mondo laico sia da quello cattolico, in Italia sono emerse varie posizioni che vengono a
sintetizzarsi in quella che viene chiamata “pedagogia critica”, un modello che si è sviluppato tra
gli anni ’70 e gli anni ’90 del XX sec, quando la pedagogia ha vissuto una fase di fortissima
intensità teoretica ed epistemologica dialogando con lo strutturalismo, la psicoanalisi, la
sociologia critica importante caratterizzata da un radicale processo di
stagione
demistificazione!
Il movimento critico-radicale di rinnovazione pedagogica ha fatto parte di questo insieme,
articolandosi al suo interno con una serie di istanze e di specificità, tra cui quella della
anthropos.
coltivazione dell’
Tutto ciò ha portato a vedere la “pedagogia critica” come un dispositivo cruciale per scardinare
le istituzioni educative, per affrontare i problemi educativi, interpretare l’istituzione scolastica e
mettere a punto riflessioni pedagogiche inedite.
In questo clima di revisione radicale dei processi educativi, delle pratiche didattiche, la
pedagogia è stata “smontata” nei suoi condizionamenti, nei suoi interessi e sono venuti così ad
affermarsi alcuni modelli innovativi, orientati verso principi/valori profondamente diversi rispetto
a quelli tradizionali/dominanti “antipedagogica” che ha contribuito a smascherare
esperienza
la “riproduzione sociale” operata dalle istituzioni educative, a combattere contro i “miti degli
adulti”, a recuperare e valorizzare l’età infantile, a denunciare le forme perverse
dell’insegnamento e a rilanciare il ruolo della relazione educativa.
Paradigma che ha decostruito gli aspetti fondamentali del pedagogico e dell’educativo fino a
iuxta propria principia.
ripensarli
ITALIAgli studiosi che hanno alimentato il cotè teorico della pedagogia contemporanea si
sono mossi procedendo verso una scomposizione/ricomposizione della pedagogia tradizionale
spesso carica di contraddizioni. COSTELLAZIONE DISCIPLINARE
La paideia greca con Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene; l’humanitas dei latini che
guarda alla cittadinanza; la paideia Christi, con la quale si ha la necessità di risvegliare il maestro
interiore (la parola paideia significa “pedagogia”; il prefisso pais- significa fanciullo però la
pedagogia dall’800 in poi non si occupa più solo della fanciullezza ma della formazione
dell’uomo, che non risponde alle leggi cronotopiche) ; la Bildung tedesca, che si colloca tra
Illuminismo e Romanticismo, anche se pesa di più quest’ultimo.
Questi sono necessari alla costituzione del soggetto, al raggiungimento di un suo equilibrio
etico-esistenziale. degrè
Questo è un ripensamento radicale rivelatosi indispensabile per raggiungere una sorta di
zero d
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