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Definizione di emozione

Le emozioni sono stati affettivi intensi e di breve durata che si manifestano su almeno tre livelli:

  • Modificazioni fisiologiche (periferiche e centrali)
  • Livello fenomenico-esperenziale (stato mentale vissuto dal soggetto)
  • Livello espressivo-comportamentale (comunicazione delle emozioni, per esempio tramite espressioni facciali)

Capitolo 1: Le teorie psicofisiologiche delle emozioni

Le teorie psicofisiologiche delle emozioni si possono suddividere in due:

  • Le teorie periferiche (James-Lange), secondo le quali l’origine delle emozioni è dovuta alle modificazioni viscero-somatiche
  • Le teorie centrali (Cannon-Bard), secondo le quali l’origine delle emozioni è dovuta ai processi superiori di elaborazione dello stimolo

Teoria periferica di James-Lange

Una delle prime teorie psicofisiologiche fu la teoria periferica di James-Lange, secondo la quale l’emozione coincide con l’esperienza della modificazione somatica: quando lo stimolo viene percepito si ha una modificazione fisiologica, che viene a sua volta percepita come emozione.

In particolare, James sostiene che l’informazione relativa agli stimoli emotigeni (stimoli interni o esterni capaci di elicitare una risposta emozionale) venga registrata dagli organi di senso ed elaborata dai centri corticali e sottocorticali: tale elaborazione produce delle variazioni viscero-somatiche, la cui percezione costituisce l’emozione.

Egli si rifà al pensiero di Darwin (secondo il quale le espressioni facciali delle emozioni, negli esseri umani, sono innate e non apprese, e universali) e ipotizza che alcuni comportamenti adattivi (come lo stringere i pugni o il digrignare i denti per la rabbia) venissero eseguiti volontariamente dai nostri progenitori; la loro continua espressione li ha resi parte di repertori comportamentali automatici, trasmessi ereditariamente ed elicitati ancora oggi da stimoli che hanno acquisito proprietà emotigene.

Lange elabora una teoria simile a James, in più descrive dettagliatamente l’anatomia dell’emozione indicando tre distretti muscolari (muscoli scheletrici, muscoli lisci dei visceri e muscoli lisci del sistema vascolare) che possono aumentare o ridurre la loro attivazione in vari momenti del ciclo emozionale, dando origine a tutte le diverse espressioni corporee delle emozioni: alcune di queste emozioni risultano più frequenti di altre e costituiscono le emozioni di base o primarie.

Teoria centrale di Cannon-Bard

Secondo la teoria centrale di Cannon-Bard, invece, l’emozione non coincide con la sensazione somatica.

Cannon sostiene che lo scopo ultimo delle azioni dell’organismo è il mantenimento dell’omeostasi (cioè dello stato interno psicofisiologico di equilibrio) per cui le modificazioni viscerali hanno un ruolo solo per preparare l’organismo all’azione, e non nell’esperienza di emozione che dipende dall’attività di alcune strutture del sistema nervoso centrale, in particolare dalla neocorteccia e dal talamo: la percezione di uno stimolo sollecita il talamo, che invia impulsi al sistema nervoso simpatico, producendo la reazione fisiologica, e alla corteccia cerebrale, generando la percezione dell’emozione.

Successivamente Bard ha esteso all’ipotalamo il ruolo di centro responsabile dell’emozione. A dimostrazione di ciò, Cannon riporta alcuni dati empirici: per esempio, i gatti sperimentali con una resezione del midollo spinale continuavano a manifestare comportamenti emotivi; tuttavia, studi condotti sull’uomo evidenziano che pazienti con lesioni traumatiche del midollo spinale riportano una riduzione dell’intensità delle proprie sensazioni emozionali dopo l’incidente.

Inoltre, Cannon afferma che i visceri non sono dotati di specifiche vie di trasmissione delle informazioni interocettive ma non è così, in quanto oggi sappiamo che esistono specifici recettori (intercettori) in quasi tutti gli organi interni, ognuno dei quali reagisce esclusivamente a specifici stimoli e le cui informazioni raggiungono tutti i livelli del sistema nervoso centrale.

Inoltre, secondo Cannon quando uno stimolo attivante di qualunque tipo arriva all’organismo, questo risponde con una reazione generalizzata di allarme; tuttavia, successivamente sono stati fatti degli studi utilizzando l’espressione facciale delle emozioni in posa, in base all’ipotesi che le afferenze dai muscoli del volto alla corteccia costituiscono la causa dell’esperienza soggettiva emozionale (teoria del feedback facciale), in quanto la registrazione dello stimolo emotigeno innesca automaticamente l’attivazione di schemi di espressioni facciali specifici di ciascuna emozione di base.

Le teorie periferiche e centrali si sono dimostrate entrambe vere, ma parziali; entrambe inoltre hanno focalizzato l’attenzione soprattutto sugli aspetti biologici.

Capitolo 2: Le teorie cognitive e i tentativi di integrazione con le teorie periferiche

Teorie cognitive

Secondo le teorie cognitive, l’emozione è la risultante di due componenti distinte:

  • Una componente fisiologica di attivazione (arousal)
  • Una componente cognitiva di valutazione dello stimolo emotigeno (appraisal)

Particolare attenzione è assegnata all’evaluative need, cioè al bisogno di attribuzione causale che stabilisce una connessione indispensabile fra arousal, appraisal ed etichettamento cognitivo, in modo da attribuire la propria attivazione corporea ad un evento emotigeno pertinente e da etichettare la propria esperienza emotiva in modo adeguato.

Schachter suggerisce quindi che uno stato emotivo è il risultato di un’interazione tra:

  • Percezione dello stimolo
  • Attivazione fisiologica
  • Interpretazione cognitiva dell’attivazione fisiologica
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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