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Dalla fisiologia alla psicologia: la Germania

La psicologia si sviluppò in Germania, con le ricerche di psicofisica. Gustav T. Fechner (1801/1887) cercò di dimostrare l’identità tra mente e corpo, tra spirito e materia. Verso il 1860 formulò la nota legge per cui la sensazione aumenta in funzione del logaritmo dell’intensità dello stimolo e avviò un ampio programma di ricerca sui processi sensoriali, mostrando che la sensazione è qualcosa di materiale, oggettivo e misurabile.

Hermann L. F. von Helmholtz (1821/1894) contribuì a delineare i principi teorici della nascente psicologia. La percezione completa si ha solo dopo che le sensazioni sono state “interpretate” dai processi nervosi centrali. La constatazione che la velocità di conduzione nervosa non è istantanea portò lo studioso a formulare l’ipotesi che il movimento del corpo non è costituito dall’espressione diretta della volontà, ma da una serie temporale di eventi successivi: sensazione, pensiero, movimento.

Wilhelm Wundt diede una sistematizzazione a tutte le ricerche condotte fino a quel punto. Nel 1879 fondò un laboratorio di ricerca in cui le ricerche condotte da lui e dai suoi allievi si moltiplicavano con l’aumento della fama e della fortuna della nuova disciplina. Nel 1881 pubblicò la prima rivista specializzata di psicologia scientifica, Philosophische Studien (studi filosofici), che nel 1903 prese il nome di Psychologische Studien (studi psicologici). Formulò un programma per la psicologia il cui oggetto erano i processi psichici studiati secondo il metodo dell’introspezione, cioè attraverso una forma di esperienza indiretta.

La psicologia doveva pervenire a una conoscenza scientifica delle esperienze coscienti elementari, scomponendo la coscienza nei suoi elementi costitutivi ed ultimi. L’esperienza cosciente si articolava in una serie di processi fondamentali: immagini, atti riflessi, sensazioni, ecc. Questi processi, tra loro connessi, si integravano in un atto complesso detto “sintesi creativa” o “appercezione”, in cui tra S e R sarebbero intervenuti la percezione, l’appercezione e la volontà. Ultimo obiettivo della psicologia era delineare le leggi con cui si compongono gli elementi sottostanti ai processi coscienti studiati sperimentalmente mediante l’introspezione, che divenne il metodo introspezionale di quanto accade all’interno dell’organismo nelle diverse situazioni sperimentali. La validità derivava dall’osservanza scrupolosa di alcune condizioni: il trovarsi in uno stato “vigile” per percepire anche le più sottili sfumature di quanto affiora alla coscienza. Nonostante queste precauzioni, ogni osservatore dava spesso differenti dati.

Nel 1890 ridusse la sua attività di laboratorio per dedicarsi allo studio del pensiero, del linguaggio e dei costumi sociali. A Lipsia si formò la prima generazione di psicologi.

Hermann Ebbinghaus

Hermann Ebbinghaus (1850/1909), dopo la lettura dell’opera di Fechner, pensò di poter estendere l’uso del metodo sperimentale allo studio delle funzioni mentali superiori, in particolare alla memoria. Era convinto di poter misurare la difficoltà del materiale da apprendere in base al numero di ripetizioni necessarie per apprenderlo. Utilizzò come materiale da apprendere sillabe prive di senso poiché queste non comportavano associazioni o significati che avrebbero facilitato il compito di apprendimento “puro”. Stabilì la curva dell’apprendimento e i principali fenomeni di interferenza che caratterizzano il ricordo. Fondò la rivista Zeitschrift fur Psychologie (rivista di psicologia) sulla quale poterono scrivere gli psicologi che lavoravano al di fuori dei laboratori di Lipsia e che non trovavano accoglienza nella rivista di Wundt. Contrastando l’imposizione Wundtiana, favorì il sorgere di correnti diverse da quella, come la scuola di Wurzburg. Dimostrò che la psicologia poteva far propri strumenti elaborati da altre discipline: fisiologia, statistica e la matematica.

Franz Brentano

Franz Brentano (1838/1917) era convinto, al pari di Wundt, che la psicologia dovesse essere una scienza, ma propose di sostituire allo studio dei contenuti dell’esperienza l’indagine sugli “atti” stessi dell’esperienza: il “vedere” ha significato solo in relazione al “vedere qualcosa”, da momento che l’atto si riferisce a un oggetto cui esso rimanda. La psicologia possiede un’oggettività intrinseca perché si riferisce agli atti dello spirito, atti di ideazione, di giudizio, di amore, di odio.

Oswald Kulpe

Oswald Kulpe (1862/1915), anche se allievo di Wundt, se ne allontanò dopo aver constatato i limiti della psicologia della scuola di Lipsia. Osservò che il metodo sperimentale non poteva più essere considerato valido quando le condizioni della reazione allo stimolo erano complesse: in questa circostanza il compito del soggetto cambiava in tutte le sue componenti, diventava qualcosa di diverso. Nel 1896 diede origine alla scuola di Wurzburg. Lo studio del pensiero condotto in analogia a quello della memoria ideato da Ebbinghaus: ne emerse che studiando il pensiero e il giudizio, si trovava una gran quantità di sensazioni, ma nulla che corrispondesse a un “giudizio”; il pensiero non era accompagnato sempre dalla produzione di immagini. Johannes Orth, nel 1903, riteneva necessario ipotizzare l’esistenza di atteggiamenti coscienti. Narziss Ach, nel 1901, riteneva necessario ipotizzare l’esistenza di tendenze determinanti. Henry J. Watt, nel 1905, riteneva necessario ipotizzare l’esistenza di predisposizioni ad agire. Il lavoro svolto a Wurzburg si differenziò non soltanto per quanto riguardava l’oggetto dell’indagine, ma anche il metodo. L’introspezione sperimentale sistematica consisteva nell’impegnare il soggetto in qualche operazione mentale e poi nell’esaminare il modo in cui aveva pensato o ragionato attraverso l’esposizione o il resoconto verbale di ciò che era avvenuto nella sua mente.

I limiti dell’introspezione furono messi in luce, e uno studio adeguato dei contenuti apparve sempre più irrealizzabile. Ciò contribuì a far sorgere l’interesse per lo studio del comportamento, parallelamente la tesi elaborata a Wurzburg costituì una conferma per le nascenti scuole psicoanalitiche. Il contributo che la Germana e l’Austria dettero alla psicologia non poteva definirsi finito: la teoria psicoanalitica di Freud determinò una mutazione nell’opinione pubblica e nei costumi.

Dalla fisiologia alla psicologia: la Russia

Lo sviluppo della psicologia in Russia restò strettamente legato alla fisiologia. Ivan Pavlov (1849/1936) sviluppò la teoria dei riflessi condizionati. Era un fisiologo e, studiando i processi fisiologici della digestione nei cani, scoprì che accanto ai riflessi semplici costituiti dalla risposta fisiologica a un certo stimolo si possono avere anche riflessi condizionati, che costituiscono una forma elementare di apprendimento. Il condizionamento si verifica quando la risposta appropriata a un certo stimolo viene trasferita su un altro stimolo se tale risposta viene opportunamente rinforzata. Il processo di condizionamento si basa quindi su un’associazione tra i due stimoli. Elaborò una teoria dell’adattamento degli animali e dell’uomo all’ambiente denominata: “teoria dell’attività nervosa superiore”.

Lev S. Vygotskij (1896/1934) elaborò una complessa teoria psicologica imperniata sul presupposto che lo sviluppo della psiche è connesso agli stadi dello sviluppo socioeconomico. Nel 1934 pubblicò l’opera Pensiero e linguaggio: la psiche non è altro che il rispecchiamento delle condizioni materiali fondamentali, su queste l’essere umano agisce consapevolmente verso fini concreti e può intervenire per modificarle e trasformarle. La coscienza delle azioni è il prodotto del collegamento che sussiste tra i diversi ordini di riflessi e il linguaggio, che è alla base della vita sociale e che discrimina l’essere umano dagli animali, infatti è l’espressione principale della vita psichica umana ed è alla base dei processi della coscienza. I processi superiori (pensiero, linguaggio e memoria) non hanno un’origine naturale, ma sociale e per spiegarle bisogna entrare nell’ambito dei rapporti umani e nelle condizioni della storia sociale.

Dalle scienze naturali alla psicologia: la Gran Bretagna

In Inghilterra predominò l’orientamento applicativo da cui derivò la psicologia differenziale. Herbert Spencer (1920/1903) aveva sostenuto che la mente poteva essere compresa analizzandone le modalità di sviluppo. La psicologia doveva essere considerata una disciplina strettamente legata alle scienze biologiche e allo studio comparto dell’uomo-animale.

Francis Galton (1822/1911) era possibile distinguere le diverse capacità umane e tra queste studiò in particolare l’intelligenza. Una volta isolato un certo numero di capacità, ne indagò la distribuzione nella popolazione per verificare se esistesse un meccanismo nervoso preposto alla trasmissione ereditaria di capacità ordinarie tipiche del genio. Ebbero inizio la psicometria e lo studio delle differenze individuali; l’idea era quella di incoraggiare la riproduzione delle menti migliori e maggiormente dotate ed di impedire la moltiplicazione dei mediocri e degli incapaci. Nel 1901 pubblicò la rivista Biometrika e fondò diverse istituzioni che dettero impulso alla ricerca come il laboratorio di eugenetica e quello di antropometria.

Charles E. Spearman (1863/1945) si dedicò all’elaborazione di nuove tecniche per quantificare i risultati sperimentali. Avvalorò la tesi per cui l’intelligenza identificata nel “fattore g” corrispondente a una “capacità generale” poteva essere studiata mediante una serie di prove oggettive.

George F. Stout determinò il passaggio dalla filosofia alla psicologia in quanto insegnò filosofia della mente e metafisica a Oxford.

William H. R. Rivers (1864/1922) medico, nel 1893, ottenne l’incarico di psicologia fisiologica e svolse ricerche psicofisiche sulla fatica e sugli effetti dei farmaci, poi orientò i suoi interessi versi l’antropologia.

Frederic C. Bartlett (1886/1969), dal 1922 al 1957, insegnò psicologia a Cambridge e approfondì lo studio della percezione, della memoria e del pensiero. La concezione è il frutto dell’integrazione degli stimoli fisici con l’organizzazione del sistema nervoso, interazione che determina una forma di apprendimento. L’essere umano classifica ed interpreta le informazioni che provengono dall’esterno secondo processi e schemi mentali appresi. I dati da ricordare subiscono una trasformazione e l’evocazione è una ricostruzione che risulta dal nostro atteggiamento nei riguardi dell’intera massa attiva dell’esperienza passata. Definì questa organizzazione dell’esperienza passata con il termine “schema”.

Nel 1897 venne fondato il primo laboratorio di ricerca presso l’University College di Londra e questa fu la condizione per realizzare il distacco definitivo della psicologia dalla fisiologia.

Dalla psicopatologia alla psicologia: la Francia

Theodule A. Ribot (1839/1916) può essere considerato il fondatore della psicologia francese, soprattutto per l’opera di divulgazione delle ricerche condotte in Inghilterra e nei laboratori tedeschi. Nel 1885 si ebbe il primo insegnamento di psicologia e nel 1889 aprì il primo laboratorio francese. Riteneva che la psicologia dovesse essere sperimentale e che proprio nella malattia fosse possibile ravvisare la forma migliore di sperimentazione. Perciò lo studio dei fenomeni patologici avrebbe portato a una piena comprensione di quelli psicologici; l’essere umano era considerato e studiato nell’insieme delle sue manifestazioni comportamentali con particolare riferimento ai processi mentali superiori e alla personalità a cui è possibile ricondurre l’origine dei comportamenti patologici.

Suoi allievi

Pierre Janet (1859/1947) riteneva che l’oggetto della psicologia dovesse essere la “condotta” intesa in senso tanto ampio da includere anche la coscienza e tutte le sue influenze esterne che interagiscono nella generazione di un particolare comportamento. Si dedicò allo studio dell’isteria come una forma di nevrosi; il suo metodo terapeutico era la catarsi, che consisteva nel far ricordare al paziente in condizioni normali avvenimenti specifici della sua vita passata. In stato di ipnosi i pazienti possono ricordare avvenimenti che invece non sono in grado di ricordare in stato di veglia e in questi si notò un notevole miglioramento dei disturbi. La sua opera fu sostanzialmente una perspicace continuazione dell’imposizione data da Ribot allo studio della psicologia.

Alfred Binet (1857/1911) nel 1894 fondò la rivista L’annè Psychologique e l’anno dopo divenne titolare del laboratorio di psicologia fisiologica, che era stato utilizzato con tutti gli strumenti usati a Lipsia, ma non seguì le orme della psicologia Wundtiana in quanto era convinto che la psicologia dovesse affrontare i problemi relativi al pensiero e all’intelligenza. Studiò quest’ultima con il metodo dell’introspezione, giungendo a conclusioni analoghe a quelle degli psicologi della scuola di Wurzburg. Nel 1903 pubblicò il libro Lo studio sperimentale dell’intelligenza: ciò che poteva essere analizzato era il rapporto tra un individuo e un altro e, all’interno dello stesso individuo, si potevano mettere in evidenza le relazioni che sussistono tra i diversi processi psichici e stabilire quali sono quelli determinanti. Formulò una scala metrica dell’intelligenza che consisteva nella classificazione degli individui secondo la capacità dimostrata nel risolvere una serie di prove ai diversi livelli d’età: era possibile stabilire un ordine relativo ai punteggi conseguiti nel risolvere determinate prove in un gruppo di bambini della stessa età. Inoltre, distinse l’età mentale da quella cronologica seguendo l’ipotesi per cui esiste una “capacità generale” relativa alle varie età dell’individuo.

Una nuova scoperta: se era possibile misurare l’intelligenza, si poteva estendere questo metodo anche allo studio dei fenomeni psicologici. Fu accolta positivamente al College De France e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes, e questa scuola attrezzò il laboratorio diretto da Binet che nel 1912 successe a Pièron.

Henri Pièron (1881/1964) nella prolusione del 1908 sull’Evoluzione dello psichismo identificò l’oggetto d’indagine della psicologia nel comportamento inteso come attività globale degli individui nell’interazione che essi hanno con l’ambiente in cui vivono. Alla psicologia spetta la ricerca di come vengono utilizzate queste funzioni cui è riservato il compito di garantire la sopravvivenza e la creazione di forme di vita altamente complesse e raffinate. Pièron dedicò tutta la sua vita allo studio sia delle sensazioni che del comportamento, contribuendo in modo particolare alla diffusione delle teorie psicologiche, soprattutto come primo presidente dell’Union International de Psychologie Scientifique.

Henri Wallon (1879/1962) pose al centro dei suoi studi lo sviluppo del carattere e delle personalità infantile a quella adulta. Partendo dallo spunto evoluzionistico per cui l’uomo durante la vita si trasforma sulla base delle stimolazioni che gli giungono dall’ambiente, cercò di analizzare e approfondire tutte le trasformazioni che portano al conseguimento della maturazione intellettiva, affettiva e più in generale della personalità.

Jean Piaget (1896/1980) fu un naturalista, filosofo, epistemologo nonché psicologo; elaborò una teoria generale della conoscenza fondata sul concetto di sviluppo secondo un principio di continuità tra la filogenesi e l’ontogenesi. L’adattamento all’ambiente consiste nel rapportarsi dialettico di strutture e funzioni. L’intelligenza si identifica con le strutture sempre più complesse che sottostanno al comportamento delle forme di vita inferiori fino all’uomo. Si occupò principalmente dello sviluppo dell’intelligenza del bambino; la coordinazione delle azioni del bambino appena nato fosse già una forma di intelligenza e che con la maturazione biologica e sociale e il complicarsi del comportamento si determinassero funzioni sempre più complesse. Analizzò lo sviluppo di ogni aspetto dell’attività cognitiva infantile: linguaggio, morale, attività simbolica e presa di coscienza dell’azione. Piaget definì genetica la sua prospettiva per indicare che in base allo studio del divenire delle strutture del pensiero del bambino si può comprendere non solo come tali strutture operano nell’adulto, ma anche l’uso che ne fa l’essere umano per la costruzione della conoscenza scientifica, che costituisce la forma più complessa del pensiero.

  • 1923: Linguaggio e pensiero del fanciullo
  • 1924: Giudizio e ragionamento nel bambino
  • 1926: La rappresentazione del mondo nel fanciullo
  • 1932: Il giudizio morale nel fanciullo
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraSimba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Grazzani Gavazzi Ilaria.
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