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La visione di Freud sui valori e la religione

Secondo Freud, è difficile evitare di pensare che gli uomini abbiano un sistema di valori deviato che li porti a sopravvalutare il potere, la ricchezza e il successo, a discapito dei veri valori della vita che invece sottovalutano. E ciò nonostante non bisogna dimenticare che il mondo umano è vario, così come la sua vita psichica, e ci sono sempre eccezioni che confermano la regola: esistono, infatti, uomini i cui ideali e le cui azioni sono del tutto estranei alle finalità e agli ideali della massa, che riescono ugualmente a ottenere la stima di tutti gli altri.

Il sentimento dell'eternità e la psicoanalisi

A questo proposito, Freud riporta l’esempio di una lettera scritta a un caro amico, per esporgli la sua visione della religione in quanto illusione, a cui tale collega replica affermando che la vera fonte della religiosità è un sentimento che egli chiama il “senso dell’eternità” (il percepire se stessi come un qualcosa di eterno e che possa durare persino dopo la morte, alleviando la paura di cessare di esistere, è il sentimento di un legame indissolubile con la totalità del mondo) e che sostiene sia alla base della fede in qualunque religione.

Facendo dunque riferimento alla lettera ricevuta dal collega, Freud afferma che non è possibile trattare scientificamente i sentimenti e che se ne possono descrivere solo i sintomi fisiologici. Per questo motivo, è necessario analizzare il sentimento sopra descritto tramite la psicoanalisi.

L'Io e le sue demarcazioni

Secondo Freud, normalmente non vi è nulla di più sicuro per noi del nostro sentimento di noi stessi, il nostro Io, che appare autonomo, unitario e ben distaccato da ogni altro oggetto esterno, con cui mantiene linee di demarcazione ben definite. Esiste solo una condizione non patologica in cui questo sentimento si attenua e le linee di demarcazione poste dall’Io nei confronti dell’oggetto esterno divengono tanto sottili da rischiare di svanire: l’innamoramento. Al culmine dell’innamoramento, il confine tra l’Io e l’oggetto esterno rischia di svanire, facendo sì che l’Io appaia, almeno temporaneamente, fuso con il Tu. In tale condizione, secondo Freud, l’individuo si convince in tal modo di questa fusione da assumere perfino comportamenti propri del Tu e non del proprio Io.

In tutte le altre condizioni, la mancanza di confini stabili e ben definiti tra l’Io e l’oggetto esterno è da considerarsi patologica e può aver avuto origine quando l’adulto era un lattante, a causa di uno scorretto sviluppo psichico. Da bambino, l’individuo impara che non tutti gli oggetti sono parte del proprio Io e che alcuni possono essergli portati via temporaneamente o per sempre (es. il seno materno): in questo modo, si crea la prima contrapposizione tra l’Io e l’oggetto esterno, il “di fuori”.

A tale processo contribuisce la percezione delle fonti di malessere, di tutto ciò che non provoca piacere, per cui il bambino tende a stabilire dei confini per separare l’Io da tutto ciò che può diventare fonte di disagio o di malessere, dando vita in tal modo a un primitivo Io-piacere che sarà poi modificato e corretto dalle esperienze compiute nel percorso di vita. Tale processo mette le basi per l’instaurazione del principio di realtà (in origine, l’Io contiene tutto, mentre in seguito separa sé dal mondo esterno). Ciò comporta che il senso dell’Io presente nell’adulto non è altro che un residuo dell’Io primario presente in origine nel lattante.

La memoria psichica e l'evoluzione

Freud spiega, ricorrendo all’esempio dell’estinzione dei dinosauri (il cui unico rappresentante odierno resta il coccodrillo, che è di certo inferiore nelle caratteristiche rispetto alla specie originaria), che non c’è da sorprendersi del fatto che nella vita psichica restino residui di pulsioni e sensazioni primitive, trasformate o modificate dal nostro sviluppo psichico.

In psicoanalisi, ricorda Freud, dimenticare non indica una distruzione della traccia mnestica, anzi, nessun avvenimento della nostra vita psichica va in realtà perduto, ma si conserva, per poi tornare alla luce in circostanze appropriate. A questo proposito, egli afferma che dobbiamo pensare alla psiche come potremmo pensare a una città evolutasi nel corso del tempo, ad esempio Roma: visitando la città odierna vediamo una città moderna, ma con le conoscenze appropriate saremmo in grado di individuare le rovine dell’Urbe e perfino quelle della Roma antica e dei villaggi da cui prese vita, consapevoli allo stesso tempo che molti elementi antichi della città sono ancora sepolti e devono ancora essere scoperti.

Così è la psiche: con il procedere dello sviluppo psichico molti moti pulsionali primitivi vanno dimenticati, alcuni eventi restano sepolti, fin quando con conoscenze adeguate non si cerca di riportarli alla luce o di ricostruirli cambiando semplicemente prospettiva, a meno che non sopravvengano modifiche/lesioni fisiologiche e patologiche che impediscano alla psiche di accedere a tutto il materiale conservato per recuperarlo.

Il bisogno religioso

Con tali presupposti, Freud torna ad analizzare il senso dell’eternità alla base delle religioni, affermando che un sentimento è l’espressione di un forte bisogno e ritenendo che i bisogni religiosi derivino dall’impotenza infantile e dalla nostalgia del padre che questa suscita, sentimento che...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marty Ten di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof De Rosa Barbara.
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