Estratto del documento

Pirandello: maggiore esponente della letteratura del primo '900

Introduzione alla figura di Pirandello

Pirandello è il maggior esponente della letteratura del primo '900. È una figura singolare, infatti egli vede la vita come un'enorme pupazzata. Egli è in chiaro conflitto con se stesso e con il mondo che lo circonda ed esprime questa conflittualità con un'espressione interessante, infatti egli si definisce un uomo fuorichiave condannato ad essere allo stesso tempo violino e contrabbasso. (Un uomo in costante disarmonia con se stesso e con gli altri).

Origini e studi

Nasce ad Agrigento nel 1877 in una famiglia benestante - il padre è proprietario di una miniera di zolfo (il suo rapporto col padre sarà conflittuale). Il suo rapporto con la figura paterna è conflittuale e egli stesso ricalca i grandi del letterati del '900 europeo (Joyce, Kafka) tutti vivono con la figura paterna un rapporto difficile; egli pensa di essere addirittura un “figlio cambiato”, pensa che le fate lo abbiano sostituito nella culla portandolo in una famiglia in cui non si riconosce.

Vive invece grandi affinità con la madre – figura più importante per Pirandello nell'ambito familiare. Compie i suoi studi in Sicilia e per proseguire gli studi universitari si trasferisce a Roma ma qui a causa di una lite con un docente di università, è costretto a trasferirsi a Bonn dove si laurea in glottologia (scienza che studia i sistemi linguistici) e si laurea con la tesi sulla “La Parlata di Grigenti”.

Vita matrimoniale e prime opere

Successivamente egli sposerà Antonietta Portulano – una siciliana appartenente ad una famiglia benestante, la cui dote Pirandello darà al padre affinché la investa nella sua attività di famiglia. Il padre provvederà a dargli invece una rendita, per cui Pirandello sposato si trasferisce a Roma – città aperta sul piano culturale. Qui egli si avvicina a un gruppo di letterati con a capo Capuana (verismo). Inizia a collaborare a delle riviste letterarie e comincia ad insegnare, accetta un carico come insegnante presso l'Istituto superiore di Magistero. Nel frattempo, realizza le sue prime opere “Novelle” e nel 1901 pubblica il suo primo romanzo “L'esclusa”.

Cambiamenti economici e influenze personali

Nel 1903 la famiglia di Pirandello è interessata da una sciagura: si allaga la miniera di zolfo di proprietà della famiglia e tutti sono travolti da un grave dissesto finanziario; anche la dote di Antonietta Portulano che era stata investita è ora perduta e ora Pirandello non può più contare sulla rendita dal padre e deve quindi lavorare per vivere e per mantenere la sua famiglia.

Mentre egli reagisce comunque in maniera costruttiva a questo avvenimento, la moglie Antonietta vive un momento di gravissima crisi, addirittura questa crisi compromette il suo equilibrio mentale. Per 16 anni sarà afflitta da atteggiamenti psicotici, sarà ossessiva, maniacale, gelosa del marito. La pazzia di Antonietta è un elemento fondamentale che incide fortemente sull'opera di Pirandello perché egli ha modo di osservare da vicino la pazzia e di soffermarsi a riflettere più volte su quel limite sottile che separa la normalità dalla follia.

Opere principali e periodi difficili

Nel 1904 pubblica “Il fu Mattia Pascal” - pubblicato a puntate sulla rivista “Nuova Antologia”. Nel 1908 pubblica “L'Umorismo” e “Arte e Scienza” due saggi grazie ai quali vincerà il posto di un professore ordinario. Dal 1909 inizia a pubblicare le sue novelle sul “Corriere della Sera”. Nel 1910 esordisce come autore di teatro con “Lunne di Sicilia”. Nel 1912 pubblica il romanzo “Suo Marito” e nel 1913 “I vecchi e i Giovani”. Nel 1915 realizza il romanzo “Si gira” che poi rivedrà e chiamerà “I Quaderni di Serafino Gubbio Imperatore”.

Gli anni della guerra sono di grande solitudine e angoscia, sono gli anni 1915, 1916, 1917, anni in cui si aggrava la malattia della moglie, il figlio Stefano che si è arruolato volontario in guerra viene fatto prigioniero e successivamente muore sua madre - la donna a cui egli era stato forse più legato dal punto di vista affettivo. Saranno anni di interrogativi e proprio in questi anni ritorna alla produzione teatrale e nel 1917 mette in scena “Così è (se vi pare)” e poi 1921 “Sei viaggiatori in cerca d'autore”, opera che si risolve in un fiasco a Roma ma ottiene grande successo a Milano, Parigi, Londra, New York, per cui il grande successo è internazionale e lo porterà ad avere grande fama e riconoscimenti.

Successi e riconoscimenti

A 60 anni abbandona l'insegnamento e fonda una propria compagnia teatrale, per cui abbandona la vita borghese, sedentaria che aveva vissuto fino ad allora e inizia una vita da girovago. Compone ancora qualche romanzo, tra cui “Uno, nessuno e centomila” (1926) e intanto si avvicina anche al cinema. La passione dominante è quella per il teatro, infatti:

  • Nel 1922 inscena “Enrico IV”
  • Nel 1924 inscena “Ciascuno a modo suo”
  • Nel 1930 inscena “Questa sera si recita a soggetto”

Nel 1934 Pirandello viene insignito per il premio Nobel per la letteratura e anche in questa occasione egli assume un atteggiamento contraddittorio, da una parte è lusingato da questo riconoscimento, dall'altra egli lo giudica inutile tanto che si dice che appena ricevette la notizia, scrisse più volte con la macchina da scrivere la parola “pagliacciata”.

Pirandello e la politica

Contraddittorio è anche il suo rapporto con il fascismo. Egli non è un fascista ma nel 1924 si iscrive al partito per vivere, per lavorare e per non essere perseguitato. Egli prende la tessera del partito dopo il Delitto Matteotti, quindi aderisce al fascismo nel momento in cui questo manifesta il suo volto più violento. Nel '29 viene nominato accademico d'Italia, quindi ottiene questo grande riconoscimento dal regime sebbene il suo comportamento nel suoi confronti sia fortemente distaccato.

Da alcuni rapporti dell'OVRA (polizia segreta fascista) che osserva Pirandello risulterà che egli spesso, soprattutto ad est, critica il regime. Per cui l'OVRA scriverà che Pirandello ha la tessera del partito nella tasca ma non ha il partito nel cuore.

Ultimi anni e morte

Negli ultimi anni della sua vita è afflitto da amarezze; nonostante i successi egli si sente solo, triste, malinconico, angosciato. Nel 1936 è impegnato nell'assistere alle imprese della trasposizione cinematografica del suo romanzo “Il fu Mattia Pascal” a Cinecittà, egli si ammala di polmonite e muore nella sua casa romana. Lascia delle disposizioni testamentarie in cui chiede di avere un funerale insignificante, di essere nudo in una bara di prim'ordine, senza corteo funebre, e di essere bruciato e che le sue ceneri vengano sparse nel nulla perché nulla rimanga di lui. (Questo esprime la sua amarezza, la sua angoscia).

Poetica di Pirandello

La sua opera è caratterizzata da elementi estremamente importanti. Nella prefazione a “Sei personaggi in cerca d'autore” egli sintetizza i motivi fondamentali della sua opera in tre nuclei fondamentali:

  • L'inganno della comprensione reciproca fondata sulla vuota astrazione delle parole. (Tema dell'incomunicabilità, gli uomini sono abituati a parlare però non si comprendono).
  • Molteplice personalità di ognuno, perché in ognuno di noi si trovano innumerevoli possibilità d'essere (assistiamo alla frantumazione dell'io).
  • Il conflitto immanente tra la vita che di continuo si muove e cambia e la forma che la fissa, immutabile.

Pirandello si ispira alle filosofie vitalistiche del primo '900 per cui egli percepisce la vita come un flusso di energia spontaneo, profondo, che le convenzioni sociali ci obbligano a portare in “forme” fittizie e superficiali, ossia i ruoli che l'individuo ha nella società (insegnante, adulto, madre) e che comportano doveri, abitudini. Spesso questi ruoli ci fanno soffrire perché gli altri ci vedono diversi da come noi vorremmo essere visti per cui ci vedono diversamente dal ruolo che noi ci siamo costruiti (ciò significa che i ruoli non sempre rispecchiano la nostra vera personalità).

Secondo Pirandello noi siamo maschere che passano in un soffio per lasciare il posto ad altre. Gli uomini sono soffocati dalle convenzioni, dalle regole e quando a volte il flusso violento dei loro desideri straripa, tutto sfocia in tragedia perché l'ordine e l'esistenza si interrompono. Quindi chi si abbandona alle proprie passioni e lascia straripare la propria energia vitale finisce per essere giudicato pazzo. Chi tenta di liberarsi dalla finzione e di mettere a nudo il proprio volto alla fine deve arrendersi perché l'identità dell'uomo è inscindibile dalla maschera che indossa – quindi nessuno può mai mostrare la sua vera natura.

Ma se la vita è un'energia che fluisce e che viene vitalizzata dalla forme, quante forme possiamo ottenere? In quante forme può essere espressa l'unica energia vitale? Dentro di noi convivono più anime, diverse, opposte, più personalità. Se non possiamo rivelare e conoscere la verità di noi stessi, e quindi non possiamo rivelare e conoscere la nostra vera identità, come possiamo conoscere la verità su ciò che ci circonda? Un interrogativo pirandelliano che porta Pirandello al relativismo conoscitivo secondo cui non esiste una verità assoluta, il mondo esterno non lo si può conoscere e non vi è una realtà uguale per tutti. Gli uomini sono condannati al contrasto tra la vita e la forma, a questo relativismo conoscitivo, all'angoscia, all'estraneità reciproca perché noi ci parliamo ma le parole non servono a niente, le parole alludono a varie cose, per cui spesso noi parliamo ma non ci comprendiamo. Secondo Pirandello gli uomini non riescono a comunicare, credono di comprendersi ma in realtà non si comprendono mai.

Pirandello è consapevole che esprimere queste idee significa contrapporsi alle tradizionali concezioni dell'arte e nel suo saggio “L’Umorismo” del 1908 egli prende le distanze dalle poetiche veriste e decadenti e si contrappone anche all'idea di Croce (della poesia vista come intuizione pura). Egli in questo saggio definisce le caratteristiche dello scrittore umoristico perché egli stesso si ritiene tale. Questo tipo di scrittore, secondo Pirandello, è “colui che è in grado di far interagire la fiamma del sentimento e l'acqua ghiaccia della riflessione”.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Pirandello, Vita pensiero e opere - Appunti Pag. 1 Pirandello, Vita pensiero e opere - Appunti Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pirandello, Vita pensiero e opere - Appunti Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ALICEUNI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Perugia o del prof Padua Donatella.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community