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Il mondo moderno e le origini della sociologia

La sociologia è la disciplina umana che si occupa della dimensione specificamente sociale della vita umana e si pone il fine di promuovere e rinnovare l’autocomprensione della società. Essa nasce come costruzione intellettuale del mondo moderno, poiché ha origine in due fenomeni tipici della modernità:

Contesto storico

1. La rivoluzione industriale (economica e tecnologica): è anche spinta per una rivoluzione sociale e la creazione di due nuovi poli all’interno della società, la borghesia industriale e il proletariato.

2. La rivoluzione francese (politica e istituzionale): ridisegna il sistema politico e le classi sociali, ma continua a limitare i diritti ad una ristretta cerchia di individui.

Entrambe sviluppatesi tra il Settecento e la fine di esso, le due rivoluzioni sono fondamentali per l’inizio del pensiero sociologico perché vennero percepite dagli uomini che le vissero come mutamento radicale dalla condizione preesistente, poiché esse inaugurarono una lunga successione di trasformazioni sociali e materiali di portata e velocità inaudite.

Proprio da questa percezione del mutamento portentoso nasce il desiderio di studiare la società in quanto si comprende che essa non è statica, ma dinamica.

Contesto culturale

Il concetto moderno di scienza (illuminismo ed empirismo) si sviluppa con Galileo e Newton nel Seicento. Il concetto di scienza moderna ha come assunto fondamentale che l’osservazione empirica sia l’unico modo per comprendere la realtà e accedere alla conoscenza.

La rivoluzione industriale e la rivoluzione francese: un mondo in mutamento.

Rivoluzione industriale

Con questo termine si allude ad un processo di industrializzazione che ebbe inizio in Inghilterra nella seconda metà del Settecento.

  • Disponibilità di materie prime a buon prezzo.
  • Controllo delle vie commerciali.
  • Disponibilità per il lavoro di fabbrica di masse di lavoratori provenienti dalle campagne.
  • Disponibilità di nuove tecnologie.

Questo nuovo modello di produzione ha la specificità di far crescere con una certa regolarità la produzione, non permette solo di produrre in quantità strettamente necessarie alla sopravvivenza, ma anche in più, permettendo di accrescere le proprie risorse.

Questa nuova possibilità ha come conseguenza nel modo dell’uomo moderno di percepire il mondo e la società come in continuo mutamento, abituandosi all’idea che la situazione sociale sarebbe stata in futuro diversa da quella attuale.

Rivoluzione francese

Nata in Francia sul finire del Settecento, la Rivoluzione francese affianca all’idea di un mutamento sociale continuo, istillato negli uomini dalla rivoluzione industriale, il concetto di cambiamento politico.

Tale Rivoluzione è, infatti, momento culminante di una serie di processi che portarono innanzitutto alla delegittimazione del potere feudale e all'affermazione di una nuova classe, quella dei banchieri, dei commercianti e degli specialisti, che sostituirono al potere dell’aristocrazia il proprio, sviluppando e affermando come modello egemonico di pensiero la loro propria ideologia, scala di valori. Inoltre, la Rivoluzione francese afferma una nuova legittimità del potere dove esso è fondato sul consenso della società civile a leggi razionalmente stabilite e sull’obbedienza a governanti liberamente eletti.

Essa promuove, quindi, il mutamento come fenomeno normale: se il potere non è irrigidito in forme tradizionali tramandate da sovrano a sovrano, ma se esso è in mano agli uomini, essi possono definire e ridefinire le leggi continuamente, al fine di renderle sempre più perfette.

Il contesto culturale

La sociologia nasce nell’Ottocento, ma ha le proprie radici nelle filosofie tipiche del 1600 e del 1700, le quali hanno in comune l’idea che si possa fare scienza di ogni esperienza:

Illuminismo

L’illuminismo è la tendenza culturale dominante nel diciottesimo secolo, e ha un ruolo fondamentale nell’innescare la Rivoluzione francese in nome della ragione, cioè affermando che nulla è legittimo se non ciò che è motivato razionalmente.

Gli illuministi hanno il merito di aver trasferito la concezione moderna di scienza secondo cui la natura poteva essere osservabile e descrivibile razionalmente dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali, cioè a quello degli uomini e del vivere collettivo. La società appare come una sorta di natura che “si dota di proprie leggi”, e che dunque può conoscerle e, una volta conosciutele, trasformarle secondo ragione.

Le radici culturali della sociologia sono, quindi, attribuibili all’illuminismo, ma la parola “sociologia” viene utilizzata per la prima volta solo nell’Ottocento. In realtà, alla genesi di una parola non corrisponde necessariamente la nascita anche del concetto che esprime, pertanto il primo sociologo della storia è rintracciabile nel periodo illuminista e, in molti, pensano che egli sia Montesquieu. Nel suo libro “Lo spirito delle leggi” lo studioso francese conduce uno studio razionale della società, osservandola e ricavandone leggi, consuetudini che si ripetono meccanicamente.

Empirismo inglese

L’empirismo si sviluppa prevalentemente in Inghilterra e Scozia in contemporanea all’illuminismo; ma se, come gli illuministi, i metafisici rigettano qualsiasi tipo di dogma, essi sono su posizioni molto più scettiche nei riguardi della fiducia alla ragione.

Per gli empiristi il mondo sociale è il prodotto dell’attività degli uomini, ma non come disegno di un singolo, bensì come risultato dell’interazione di tutti ottenibile grazie al mercato.

Per spiegare come il mercato favorisca la coesione sociale bisogna rivolgersi, come fecero gli empiristi scozzesi, alla riflessione economica di Adam Smith il quale affermava che la capacità di produrre di una nazione dipendesse dalla divisione del lavoro, la quale incrementa la dipendenza degli uni dagli altri; infatti, se la produzione di beni è suddivisa gli uomini dovranno affidarsi agli altri per poter avere gli altri prodotti necessari alla sua sussistenza.

L’importanza del pensiero economico di Smith per la riflessione sociologica riposa, quindi, nel fatto che esso metta in evidenza il carattere fondamentale della divisione del lavoro nella vita sociale e nell’individuazione di una istituzione – il mercato - la cui funzione è quella di garantire l’autoregolazione della società al di là delle intenzionali volontà del singolo.

Grazie a questi concetti non importa più chiedersi se gli uomini siano per natura portati all’associazione o al conflitto: quello che è importante è osservare le condizioni che provocano la necessità degli scambi e i modi in cui gli scambi si realizzano.

Importanti sfondi culturali della sociologia

Sono le filosofie tipiche dell’Ottocento:

  • Idealismo
  • Marxismo
  • Positivismo

Il metodo della sociologia

La conoscenza è articolata in:

  • Descrizione: osservazione del dato
  • Spiegazione: risposta al perché
  • Previsione

La sociologia usa un particolare strumento metodologico che può nascere da:

  • Osservazione: ciò che è osservabile a prescindere dalla volontà dell’altro.
  • Intervista: relazione sociale fra due pensanti, un intervistato e un intervistatore, il quale deve tener conto delle reazioni dell’altro.

Sociologia e positivismo

L’Ottocento sul piano culturale è permeato dalle istanze di un nuovo movimento chiamato positivismo, le caratteristiche principali di questa tendenza sono:

  • Atteggiamento fortemente scientista.
  • Laico
  • Erede dell’illuminismo, non ne condivide le posizioni scettiche.
  • È orientato alla organizzazione sistematica delle conoscenze e alla loro valorizzazione in vista del bene comune, ricerca e ordina i fatti che ritiene di poter cogliere con una “oggettività” scientifica.
  • È orientato al progresso: sulla base della conoscenza oggettiva dei fatti ritiene di poter contribuire a rifondare la società.

Saint-Simon

“Parabola del 1819” come testo di riferimento:

  • Consapevolezza che esiste una nuova società, quella industriale.
  • Governo tecnocratico.
  • Socialista utopista.
  • Ideologo
  • Apologeta della rivoluzione industriale, scrive l’opera diretta alla formazione degli industriali chiamata “Il catechismo degli industriali”.

Saint-Simon divide la società in:

  • Industriali: creatori di valore aggiunto, di questa categoria fanno parte sia gli imprenditori che il proletariato.
  • Parassiti: coloro che vivono di rendita, come la nobiltà terriera.

È uno dei primi a teorizzare che possa esistere una scienza anche della società, che egli chiama fisica sociale e che al suo interno è distinta in due ambiti:

  • Statica → ordine
  • Dinamica → mutamento

August Comte

Primo ad utilizzare la parola sociologia. Comte elabora la legge dei tre stadi: la conoscenza umana si è evoluta nel corso della storia secondo tre tappe.

  • Stadio teologico: i fenomeni sono spiegati come effetto di cause magiche e religiose.
  • Stadio metafisico: i fenomeni sono spiegati mediante l’uso di concetti astratti (speculazione filosofica).
  • Stadio positivo: i fenomeni sono spiegati basandosi sulla ricerca dei fatti → sapere scientifico.

A Comte è attribuibile anche una classificazione delle scienze in base allo stadio in cui si sono formate e alla loro complessità, tra le scienze primordiali ricordiamo la matematica e l’astronomia, temporalmente successive sono la biologia, la fisica moderna e, al culmine del percorso e della complessità, la sociologia.

Testo chiave è “Corso di Filosofia positiva” in cui descrive questa nuova scienza, la sociologia che è, secondo Comte:

  • Fisica sociale: scienza modellata sui tratti delle scienze naturali, questa nuova scienza condivide con le altre scienze la metodologia: procede mediante l’osservazione e la misurazione, si serve come strumento fondamentale dell’esperimento.
  • La più complessa fra le scienze e l’ultima a delinearsi nello stadio positivo.

Suddivisa in:

  • Statica: studio del modo in cui le società si autoregolano.
  • Dinamica: studio del mutamento sociale, il quale può avvenire tramite un passaggio progressivo dal semplice al complesso (evoluzione) o mediante un brusco passaggio (rivoluzione).

Nell’opera “Sistema di politica positiva” Comte propone il positivismo come idea politica affermando che quella del positivismo sarà l’epoca del governo dei tecnocrati (influenza di Saint-Simon). Comte affronta anche il problema della religione, che viene definita come elemento fondamentale dell’integrazione nella società, crea anche una nuova religione, la “religione positiva” basata sul culto dell’umanità, per rispondere al problema (che sarà proprio anche della sociologia successiva) riguardante l’ordine e la sua legittimazione.

Alexis de Tocqueville

De Tocqueville non fu propriamente un sociologo, potremmo definirlo un osservatore. Egli, infatti, descrisse il mutamento e le novità del periodo di transizione fra Settecento e Ottocento prestando particolare attenzione al concetto di democrazia, osservandone vantaggi e svantaggi.

Vantaggi:

  • Uguaglianza delle possibilità
  • Possibilità di forgiare la propria sorte
  • Forte mobilità sociale

Svantaggi:

  • Eccessivo individualismo.
  • “Dittatura della maggioranza”: subordinazione di tutte le minoranze al gruppo più numeroso.

Charles Darwin

Opera fondamentale è “Sull’origine della specie attraverso selezione naturale”. Centrale in quest’opera è il concetto di selezione → implica il conflitto e la lotta per la sopravvivenza. Se queste concezioni vengono applicate anche alla società si assiste alla nascita del darwinismo sociale.

La lotta nelle società odierne si esprime attraverso:

  • Competizione: regola di convivenza che stimola le prestazioni e rende continuo il progresso sociale.
  • Concorrenza: competizione applicata all’ambito economico.

Queste due voci sono diverse dal concetto di conflitto perché è prevista la premiazione del merito.

Herbert Spencer

Fu colui che diffuse il termine sociologia.

  • Organicismo: la società come un organismo.
  • Darwinismo sociale: applica la teoria evolutiva darwiniana della lotta per la sopravvivenza allo studio delle formazioni sociali. La storia diviene, quindi, un cammino evolutivo in cui gli uomini adattano le loro forme di convivenza all’ambiente, passando da forme sociali più semplici a quelle più complesse (evoluzione = progresso).

Nell’opera “Principi di sociologia” Spencer fa notare la sua predilezione per la descrizione, il testo è una raccolta di dati e osservazioni catalogate secondo due criteri:

  • Distinzione delle società in base al grado di complessità → la storia delle società comporta un passaggio lineare dal semplice al complesso: crescendo di dimensioni le società sviluppano una rete di organi e funzioni sempre più specializzati e differenziati.
  • Distinzione fra:
    • Società militari: l’ordine è garantito in modo coercitivo (società preindustriali).
    • Società industriali: l’ordine è garantito dalla libera scelta dell’individuo.

Émile Durkheim

Biografia. Émile Durkheim nasce nella Lorena nel 1858 da una famiglia ebrea, è uno dei primi a rivestire il ruolo di professore di una cattedra di sociologia. Ha scritto:

  • La divisione del lavoro sociale
  • Le regole del metodo sociologico
  • Il suicidio
  • Le forme elementari della vita religiosa

Il suo programma fu esplicitamente quello di fondare la sociologia e di riflettere sul problema della coesione sociale, cercando di dare risposta all’interrogativo “che cosa tiene unita la società?”.

Durkheim afferma che per rispondere a questa domanda non bisogna far partire la propria riflessione dall’individuo e dal rapporto tra essi, dal contratto, bensì dalla collettività che precede ogni individualità. Non è possibile comprendere il comportamento di un essere sociale se prima non lo osserviamo all’interno di un tessuto sociale.

Morale, norme e fatti sociali

Una “morale” è un insieme di valori e credenze che si esprimono in “norme”, alle quali ciascun membro della società è vincolato. Questi vincoli possono essere:

  • Esterni: se provocano reazione che portano alla punizione del trasgressore.
  • Interni: se l’individuo sente la necessità di attenervisi.

Le norme possono essere inoltre:

  • Implicite: che avvertiamo senza che vengano scritte o esplicitate, come quelle che regolano il costume quotidiano.
  • Esplicite: norme formalizzate come le credenze religiose.

Norme = fatti sociali.

Dal primo capitolo del testo “Le regole del metodo sociologico”:

“Io adempio a doveri che sono definiti – al di fuori di me e dei miei atti – nel diritto e nei costumi. Anche quando essi si accordano con i miei sentimenti, ed io ne sento interiormente la realtà, questa non è perciò meno oggettiva: non li ho fatti io, ma li ho ricevuti mediante l’educazione. […] vi sono dunque dei modi di agire, di pensare e di sentire che presentano la notevole proprietà di esistere al di fuori delle coscienze individuali. […] sono anche dotati di un potere coercitivo e imperativo in virtù del quale si impongono all’individuo. […] essi hanno la qualifica di sociali è infatti chiaro che il loro substrato, non essendo l’individuo, può essere soltanto la società … “

I fatti sociali

  • Sono ciò che si presenta “normalmente” all’interno di una società.
  • Si impongono ai singoli come qualcosa che proviene dal di fuori.
  • Hanno una sorta di esistenza indipendente che sovrasta la volontà di ciascuno.
  • Sono l’espressione della vita della società.
  • Nascono dall’interazione degli uomini fra di loro.
  • Sono “come cose”: hanno un’esistenza che non si spiega a partire dalle coscienze e dalle azioni degli individui.

Esempio di fatto sociale: il linguaggio. Esso non è creato da alcun singolo preso individualmente, ma ciascun individuo lo trova già dato poiché è il risultato di un’interazione di innumerevoli uomini in un tempo lunghissimo, esso trascende le capacità creative di ciascuno: è una realizzazione collettiva.

La sociologia studia i fatti sociali.

Un approccio funzionalista

La società per Durkheim è più della somma degli individui che la compongono, essa viene descritta come un organismo in cui gli organi cooperano e si integrano fra di loro (organicismo), ognuno di essi ha una propria funzione che il sociologo cerca di comprendere (approccio funzionalista).

Non ogni fenomeno sociale ha, però, una funzione ben stabilita.

Devianza = termine sociologico che intende l’esistenza di comportamenti che si discostano...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vi. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rovati Giancarlo.
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