Metodi e tecniche di pedagogia riabilitativa
Introduzione
Per riflettere sulla didattica speciale ci dobbiamo riferire a tre indirizzi di ricerca principali: 1) l’individuazione dei bisogni speciali delle persone e delle finalità da perseguire, 2) la considerazione del contesto integrato nel quale deve inserirsi l’intervento didattico, 3) e la prospettiva longitudinale del progetto di vita.
Allora, il primo aspetto chiama in causa i rapporti tra pedagogia speciale e didattica speciale che sono orientamenti integrati ma non sovrapponibili. Innanzitutto si dovrebbe distinguere tra la didattica speciale intesa come pratica di insegnamento per allievi con bisogni educativi particolari, dalla didattica speciale intesa come disciplina.
Un secondo riferimento obbligatorio è rappresentato dal contesto nel quale gli interventi devono inserirsi. Parlare infatti di didattica speciale dell’integrazione è qualcosa di diverso dalla semplice individuazione di interventi particolari per soggetti che manifestano determinati problemi. Il contesto integrato non fa venire meno l’esigenza di interventi specifici e speciali, anzi accentua questa esigenza. Per poter pianificare gli interventi bisogna favorire un lavoro congiunto tra insegnanti curriculari e quelli di sostegno, creare un ambiente inclusivo, avere un’elevata flessibilità organizzativa.
Un’ulteriore prospettiva dalla quale non si può prescindere per l’impostazione di un corretto approccio educativo è quella del progetto di vita. Cioè vedere l’integrazione scolastica all’interno di una programmazione esistenziale finalizzata alla promozione di una vita qualitativa in tutti gli ambienti sociali in cui la persona vive.
Handicap, disabilità o diversabilità?
Ai giorni nostri non si considera più la menomazione ma la salute; le potenzialità dell’individuo e le sue eventuali disabilità in relazione all’attività e alla partecipazione. In relazione alla terminologia l’ICF richiede l’abbandono di termini con connotazione negativa come menomazione ed handicap, a favore di altri che hanno una connotazione favorevole come quelli di attività e partecipazione sociale.
Mettendo al centro le potenzialità dell’individuo la disabilità viene definita come la conseguenza o il risultato di una complessa interazione tra le condizioni di salute di un individuo, i fattori personali e quelli ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive un individuo. Secondo alcuni autori il termine disabilità dovrebbe essere sostituito con quello di diversabilità in quanto questo termine risulta propositivo e positivo perché mette in evidenza l’essere diversamente abili di molte persone con deficit.
Didattica speciale e pedagogia speciale
Partiamo dal ruolo della pedagogia speciale che è quello di identificare i bisogni speciali delle persone, saperli leggere ed interpretare in maniera specifica. Il compito prioritario della pedagogia è quello di sviluppare una riflessione che guidi l’operatività, quindi rendere sempre speciale ogni tipo di intervento educativo trasformando in patrimonio comune la capacità di cogliere i problemi, le competenze ad affrontarli etc.
Da questa delineazione viene fuori l’esigenza di una didattica speciale intesa come disciplina con la quale si elaborano le teorie dell’insegnamento.
Programmazione curriculare e interazione scolastica
La scuola come ambiente in cui vengono ricercati degli apprendimenti si è orientata verso l’integrazione man mano che sono stati individuati programmi specifici che hanno dato maggiore significato alla presenza dell’allievo con bisogni educativi speciali nelle classi comuni. Oggi il vero problema è caratterizzato dalla necessità di fare acquisire alla scuola le caratteristiche dell’ambiente realmente inclusivo nei confronti di tutte le forme di diversità.
A questo punto la parola d’ordine è programmazione individualizzata in relazione alle esigenze dell’alunno e quelle di insegnamento individualizzato. Tuttavia in molti casi l’individualizzazione è stata sinonimo di separazione, infatti succede spesso che nelle ore coperte dall’insegnante di sostegno l’alunno viene portato fuori dalla classe e questo non fa altro che aumentare il senso di emarginazione e di esclusione. L’allontanamento dell’alunno dalla classe deve essere programmato considerando tutti i rischi che questo comporta. La programmazione individualizzata è caratterizzata da diverse fasi e dispone di diversi strumenti.
Programmazione nelle strutture educative
Programmare significa mettere in sequenza una serie di decisioni, di scelte e di attività necessarie per il conseguimento di particolari finalità. La programmazione va distinta dal programma che è caratterizzato da una configurazione di documento orientativo della prassi, caratterizzato da una certa rigidità; invece la programmazione si presenta come una configurazione del fare scuola ancorata a criteri di rigore e consequenzialità metodologica, ma tuttavia aperta, duttile disponibile alla revisione in sé in relazione al migliore assetto delle procedure didattiche. Comunque la programmazione non può fare a meno di un programma al quale ancorarsi.
Quindi mentre il programma presenta riferimenti che valgono su tutto il territorio nazionale, la programmazione è l’espressione della libertà di insegnamento. La programmazione è articolabile in tre settori fondamentali:
- Programmazione istituzionale della struttura: si riferisce al complesso di atti progettuali che vengono assunti da uno specifico servizio educativo, il riferimento più immediato in riferimento alla scuola è il PDF piano dell’offerta formativa nel quale vengono indicate le finalità di tipo culturale e sociale e le attività attraverso le quali si cerca di perseguirle.
- Programmazione educativa: si riferisce al complesso delle decisioni che vengono assunte dal personale educativo in merito all’...