Introduzione
L'analisi del legame spesso invisibile tra globalizzazione e pedagogia deve partire dall'enunciazione di tre parole chiave, capaci di riassumere il quadro necessario alla comprensione di tale prospettiva:
- Crisi: Etichetta assegnata a svariati ambiti disciplinari, piaga che ha segnato la nostra società ormai globalizzata, immagine riassumibile nella caduta generale di una serie di modelli logici, ontologici e ideologici che avevano connotato il passato, disciplinando ogni azione umana verso un ordine unitario.
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Cambiamento: La nostra epoca appare caratterizzata da una serie di mutamenti “strutturali” di varia natura:
- Mutamenti economici, con la nascita del modello postfordista dell'organizzazione del lavoro, capace di schiacciare l'economia fordista fondata su un'idea di lavoro stabile, locale, garantito e duraturo, attraverso l'introduzione di un lavoro flessibile, de-localizzato e smaterializzato, dove l'alienazione dell'uomo/lavoratore rischia di raggiungere dei livelli spaventosamente elevati;
- Mutamenti tecnologici, con la diffusione ormai globale delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione (in particolare telematiche), in grado di annullare il tempo e la distanza tra gli individui, permettendo a tutti di vivere lo stesso momento e lo stesso luogo contemporaneamente, senza più limiti geografici o temporali;
- Mutamenti culturali, legati all'affermarsi di nuovi modelli identitari, nati non soltanto dai numerosi processi di migrazione che hanno caratterizzato il secolo scorso, ma anche dalle varie forme di contaminazione ormai diffusissime attuate attraverso gli scambi commerciali tra culture.
- Sfida: Intesa in questo caso come “sfida all'educazione” (provocazione rivolta all'educazione, che dovrebbe elaborare delle nuove linee guida o strategie da seguire per rispondere ai continui cambiamenti esterni) e come “sfida dell'educazione” (sfida che l'educazione lancia nei confronti della società, cercando di prevedere, tenere sotto controllo e gestire tali sconvolgimenti e le loro conseguenze). La prima vittima di tale sfida è ovviamente la scuola: quale dovrebbe essere il volto della formazione oggi?
Le finalità originarie, che vedevano gli insegnanti impegnati alla formazione di cittadini appartenenti ad uno stato nazionale, dall'identità ben definita, è stato messo in discussione inizialmente in ambito epistemologico, poi addirittura pratico: come dovrebbe rispondere l'educazione all'affermarsi di una società sempre più globalizzata? Quali sono i presupposti dell'educazione del futuro?
Potremmo ipotizzare diversi scenari; il primo sarebbe strettamente economico: il sapere come lo intendiamo oggi cesserebbe di esistere, diventando un prodotto vendibile; la formazione sarebbe incentrata su logiche di mercato, volta alla preparazione del soggetto in relazione al mercato del lavoro che dovrà affrontare. Un secondo scenario avrebbe un occhio di riguardo nei confronti del soggetto, proponendo un modello di sviluppo “planetario”, con un'educazione fondata sulla “cultura della differenza”, in opposizione con qualunque ottica etnocentrica.
Aspetti generali della globalizzazione: ragione pedagogica e ragione economica a confronto
Globalizzazione e pedagogia: relazione oppure opposizione?
Ci si chiede spesso come mai nel processo di globalizzazione non intervengano quasi per nulla le scienze dell'educazione e la dimensione educativa, in termini di riflessione e di proposta pedagogica.
Nel corso degli anni si è diffusa un'immagine della globalizzazione distorta e unilaterale, incentrata esclusivamente sulla sfera economica: l'uomo, rinchiuso in una sorta di “gabbia d'acciaio” (citando Weber), sarebbe vittima delle logiche di mercato, di un processo sempre più omologante nel quale egli non può intervenire in nessun modo. L'entrata in gioco dei sistemi educativi diventa possibile soltanto all'interno di una prospettiva capace di estendere il concetto di globalizzazione anche alla figura dell'essere umano: egli può essere “educato” alla vita globale, non deve necessariamente adeguare la propria ragione alle scelte economiche. Sganciando quindi la globalizzazione dall'ambito finanziario e assegnandole un volto anche culturale, la pedagogia diventa fondamentale in quanto legittimata, dal punto di vista epistemologico, ad affermare nuovi principi e nuovi modelli di convivenza planetaria. Tale strumento pedagogico deve innanzitutto svuotare i termini chiave della globalizzazione (totalità, globalità, interconnessione, relazione, sistema) dai loro contenuti di natura economica, rendendoli degli strumenti volti al raggiungimento di scopi educativi di natura universale. In questa prospettiva, l'apparente opposizione globalizzazione-pedagogia sparirebbe del tutto: la pedagogia, nata per contribuire al miglioramento della condizione esistenziale dell'uomo, non avrebbe nessun problema ad adattarsi al modello di globalizzazione attuale, in quanto capace di comprendere e gestire i normali processi di emancipazione dei gruppi umani nel mondo.
Si potrebbe addirittura parlare di una reciproca interazione tra le due sfere.
Ruolo delle nuove tecnologie e di comunicazione nell'era della globalizzazione
Con la diffusione sempre maggiore delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione, stiamo assistendo ad un crollo dei sistemi spazio-tempo fino ad allora adottati nella società umana; queste due dimensioni risultano compresse, schiacciate, ma soprattutto non più insuperabili.
L'interpretazione di questo sconvolgimento è spesso duplice; ci si chiede: un tipo di globalizzazione simile mira a garantire più benessere, più conoscenze e più tecnologie o punta soltanto a mettere in discussione il sistema affermatosi precedentemente, imponendo il proprio punto di vista? Sebbene la risposta sia ancora incerta, è possibile affermare con sicurezza che ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale, nella cosiddetta era post-moderna, che sta producendo dei risultati impensabili, se paragonati alle aspettative del passato.
Mai si poteva immaginare un tale sconvolgimento della dimensione spazio-temporale dell'esperienza umana, in un sistema tradizionale che considerava il concetto di identità come qualcosa di innato, frutto delle esperienze vissute dagli individui, legate ai luoghi/spazi in cui essi si trovano e alle relazioni quotidiane che instaurano negli incontri faccia a faccia.
L'identità attuale risulta slegata dall'appartenenza a un luogo o a un tempo definito: gli abitanti del mondo globalizzato possiedono un'identità in divenire, aperta a continui scambi e confronti con altre identità diverse. Uno degli strumenti che più ha contribuito all'affermazione di tale paradigma è stato la rete telematica: capace di svincolare l'essere umano dai suoi normali limiti rappresentati dalle categorie spazio-tempo e offrendogli la possibilità di entrare in contatto con persone non fisicamente presenti, essa ha “ucciso la distanza”, garantendo a chiunque la possibilità di abitare lo stesso tempo e rendere più sfumati i normali confini territoriali, culturali e politici.
Verrebbe però da chiedersi: la globalizzazione è un processo completamente nuovo o si tratta di una novità abbastanza relativa, in quanto legata alle volontà dell'economia capitalistica, che da sempre mira al raggiungimento di una dimensione planetaria? In questa prospettiva, tale fenomeno potrebbe essere visto come l'evoluzione più recente della modernizzazione capitalistica. Ad un'analisi più attenta, la sua natura risulta però abbastanza problematica; produce più ricchezza ma anche più povertà, più comunicazione ma anche più solitudine, appare mal distribuita e diseguale nei suoi effetti tra paesi ricchi e paesi poveri, tra Nord e Sud del mondo, tra occidente e oriente.
Uno dei suoi capisaldi è, secondo Bauman, “l'estetica del consumo”, che sostituirebbe l'etica del lavoro dominante nella società precedente: “lo scopo del gioco del consumo non è tanto la voglia di acquisire e possedere, né di accumulare ricchezze in senso materiale, tangibile, quanto l'eccitazione per sensazioni nuove, mai sperimentate prima. I consumatori sono prima di tutto raccoglitori di sensazioni: sono collezionisti di cose solo in un senso secondario e derivato.” Ne deriva una percezione della realtà più estetica che morale; il problema principale del capitalismo sembrerebbe non tanto quello di produrre più merci, ma di formare più uomini destinati a consumarle, diffondendo l'idea che le trasformazioni sociali sono possibili soltanto attraverso la soddisfazione dei bisogni indotti dal capitale.
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