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Capitolo 1: Stato e scuola, dalla monarchia alla repubblica nello stato liberale

1861: origini del sistema scolastico italiano. Con la legge Minghetti del 1861, creata poco dopo l’Unità d’Italia, si introdusse un’organizzazione dello Stato fondata sul decentramento e sulla valorizzazione delle autonomie locali e sociali. Tutto ciò si verificò in seguito a un periodo di divisioni in ogni ambito. Bisognava inculcare in qualche modo in sentimento di italianità.

1877: Francesco De Sanctis ricordava che solo lo stato nazionale aveva il diritto e il dovere di far rapportare tutti gli strati sociali.

Ruolo dello stato

Non solo di comandare la nazione ma di plasmarla istruendo lo spirito dei cittadini secondo i principi ritenuti necessari. Si cerca di incentrarsi sull’uniformità a discapito della diversità. Lo stato deve guidare e illuminare ogni cittadino nei diversi atti di vita. Lo stato insegnante e sorvegliante non deve essere indifferente alla politica e alla morale. Si seguivano le ideologie illuministe (diffusione del sapere) in cui si cercava di liberare i principali mali della società. La scuola si occupava di integrazione sociale, culturale e territoriale del paese e della civilizzazione/progresso della nazione. Il rapporto stato e scuola è analogo al rapporto tra persona e lo strumento che si usa per realizzare un obiettivo.

Scuola apparato dello stato: qualcosa di unico e controllato in ogni sua parte perché espressione di un unico pensiero politico, giuridico, amministrativo e organizzativo.

Teoria dei due popoli

Primo popolo costituito da persone grandi, mature e migliori e perciò un popolo poco numeroso mentre l’altro dalla gente comune, immatura, inferiore e obbediente ai principi della chiesa. Il primo popolo avrebbe potuto guidare lo stato e plasmare le persone mentre il secondo deve obbedire al primo.

Ruolo della scuola in uno stato unitario

Civilizzare e cittadinizzare il secondo popolo con principi etici, giuridici e culturali stabiliti dal primo. La scuola popolare si diffuse come lotta contro l’analfabetismo e come mezzo unitario sul piano dei valori, della lingua, della cultura e dei costumi. Un altro obiettivo della scuola era quello di selezionare, formare e riprodurre la classe dirigente ovvero il primo popolo. Bisognava che tutto ciò fosse accompagnato da intelligenza e merito, due grandi qualità che esaltano il talento personale.

Nello stato fascista

Riforma Gentile: scuola volta alla civilizzazione e all’educazione alla cittadinanza del secondo popolo. Si esalta per anche la funzione selettiva e elitista della scuola con l’introduzione degli esami da superare. Con ciò la scuola è resa più severa e rigorosa e si creano giovani migliori, con talento. Gli studiosi partivano dal presupposto che tutti gli individui fossero uguali al momento della nascita.

Hobbes: per far sì che lo stato non fosse troppo paternalista e autoritario bisognava che l’individuo si realizzasse pienamente in tutti i sensi, che non ammettesse intermediari nelle proprie decisioni e nei rapporti con le autorità. Lo stato veniva concepito come unico interprete e tutore contro gli interessi dei singoli e dei gruppi sociali. Lo stato con il fascismo divenne etico, educatore, previdenza, banchiere, trasportatore ecc.

1922: riforma De Stefani: riforma del pubblico impiego. Viene imposto l’obbligo di studio scolastico statale per avere le competenze fondamentali per poter assumere impieghi professionali negli uffici pubblici. La scuola diventa così un apparato ideologico-politico dello stato educatore e dello stato delle corporazioni. Negli anni '30 la statalizzazione delle scuole era rimasta nelle mani degli enti locali.

Capitolo 2: Autonomia e implicazioni pedagogiche

Autonomia significa darsi delle leggi e delle regole che si seguono nell’agire e agire con le proprie forze.

L’autonomia non è anarchia ma libertà/responsabilità

L’autonomia non è anarchia visto che non implica assenza di norme ma solo norme che i soggetti scelgono da sé e che si impongono in libertà. La libertà è compatibile se è sostenuta da coloro che credono che saremmo liberi se qualcuno ci spiegasse che tutti i nostri comportamenti e le nostre scelte sarebbero sottomesse a leggi naturali. Chiamano quindi libertà ciò che di noi non si è ancora riusciti a spiegare con le leggi del naturalismo ma che un giorno verrà svelato dagli scienziati.

Altro tipo di libertà è quello definito da Kant: alcuni sostengono che tutto il nostro ciclo di vita segue le leggi della natura mentre altri sostengono che gli esseri razionali sono in grado di comprendere quali norme razionali seguire bene. Kant sostiene gli esseri che seguono le leggi morali del dover essere dettate dalla ragione. La libertà e la responsabilità non sono cose distinte dal nostro essere. Si possono definire autonome solo un essere avente libertà e responsabilità che lo portano a trionfare sulla determinatezza del gruppo sociale in cui vive e a vivere la vita come un continuo sforzo del personale di imporsi sull’impersonale e del volontario sull’involontario.

L’autonomia non è autarchia ma relazioni (inter-relazione)

Autarchia: auto-fondazione, auto-sufficienza di sé, all’essere quello che siamo senza aver bisogno di altro che noi, all’essere il principio di noi stessi senza aver bisogno di altri. Ogni persona ha un rapporto con l’essere, cioè con l’altro. La persona è sempre stata definita: sostanza, individuale, con una sua natura, che consiste nel suo essere razionale.

Lo stato non è preposto a definire le relazioni tra gli uomini che li rendono tali ma, anzi, è la razionalità, la socialità la relazionalità delle persone umane che crea le forme sociali dello stato moderno. Non possono essere lo stato e le sue leggi a creare i costumi della persona, a comandarli e costituirli con il potere della sua norma, ma sono i costumi delle persone, il loro vivere la relazione ed essere relazione, nella libertà e responsabilità a dover creare lo stato e le sue leggi. Essendo le persone a creare lo stato, e non viceversa, dovrà essere lo stato a costruirsi e a funzionare corrispondendo alla razionalità e alle relazionalità delle persone. Non devono quindi essere le persone ad adattarsi a ciò che viene stabilito dallo stato. Lo stato dovrà proteggere le forme sociali già esistenti.

Capitolo 3: Cattolici: tre idee per una repubblica nuova

Idee che i cattolici nell’immediato dopoguerra misero a disposizione della politica italiana per la definizione di un modello culturale e istituzionale alternativo a quelli ereditati.

Centralità della persona e sue conseguenze istituzionali

Persone con diversa dignità e affidabilità a seconda che appartenessero a uno dei due popoli, i cattolici non chiedevano protezione ma giustizia e indipendenza. Essi rivendicavano di poter vivere in libertà e responsabilità nella società e nel mondo godendo dei propri meriti e pagando le proprie colpe. La religione cattolica è un nemico della democrazia. Tra le varie dottrine cristiane, il cattolicesimo è una delle più favorevoli all’uguaglianza delle condizioni. La società religiosa si compone di due elementi cioè il sacerdote e il popolo. Sotto il sacerdote tutti i fedeli sono uguali.

Art.3 Costituzione: Repubblica rimuove gli ostacoli limitando la libertà e l’uguaglianza dei cittadini promuovendo il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei singoli alla vita economica, politica e sociale del paese.

Voto alle donne: per la prima volta con il referendum del febbraio 1946, voluto da De Gasperi. Prima non le era data la possibilità di votare perché considerate troppo influenzabili per poter esprimere voti consapevoli per le grandi scelte del paese. Bisognava creare una forma di democrazia basata sull’uguale dignità di tutti indipendentemente dalle condizioni di sesso, razza, religione, ricchezza.

Libertà personale: libertà della persona di scegliere il proprio bene, sopportando le conseguenze delle proprie scelte e prendendosi la responsabilità (consapevolezza). Libertà non solo di pensare nel segreto della propria mente ma soprattutto di dire, fare, agire. Una libertà non solo personale ma anche sociale tenendo conto non solo delle singole persone ma anche delle forme sociali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Bertagna Giuseppe.
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