Università degli studi di Catania
Patologia generale
Appunti a cura di Antonella Milazzo
Corso di Laurea in Infermieristica 2014-2015
Milazzo Antonella Skuola.net
Patologia generale
Per comprendere cos’è una patologia, bisogna aver chiaro in mente cos’è il concetto di salute: secondo la definizione dell’OMS del 1948, la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia. Se si parla di una patologia o alterazione della salute non è soltanto il difetto fisico, ma è inteso anche come difetto emotivo, psicologico e di inserimento sociale e tutto quello che causa in noi un’alterazione della nostra omeostasi. L’omeostasi, che il nostro organismo tende sempre a mantenere e a riportarlo a valori normali nel caso di qualche alterazione, consiste nell’insieme dei meccanismi messi in atto da ogni essere vivente per mantenere a livello ottimale le funzioni espletate dalle cellule, dai tessuti, dagli organi e dagli apparati che lo costituiscono. È molto facile, nel nostro organismo, che vi siano alterazioni cellulari e di qualunque altro tipo, e quindi se non ci fosse un meccanismo che l’organismo instaura per recuperare l’omeostasi, ci sarebbe sempre la malattia.
Le manifestazioni patologiche
- Fenomeno morboso = per esempio una semplice abrasione, un semplice arrossamento o pallore. Il fenomeno morboso è inteso come singolo sintomo che si manifesta isolatamente.
- Processo morboso = risultante dall’interazione di più fenomeni morbosi. Associazione di più fenomeni morboso, come l’infiammazione (vasocostrizione, iperemia, leucocitosi) e la febbre (iperemia, tachicardia, oliguria).
- Stato morboso = condizione patologica stazionaria ben definita, spesso priva di influenza per l’intero organismo, nel quale possono subentrare fenomeni di adattamento, ma capace di rendere questo più suscettibile alla comparsa di altre manifestazioni patologiche. Stazionario vuol dire che è una condizione patologica che ha causato patologia ma che adesso è in una situazione stazionaria; tale condizione non necessariamente influenza l’intero organismo e possono subentrare fenomeni di adattamento per esempio, un uomo alla quale è stato tolto un rene, nel quale l’organismo crea una serie di adattamenti e sopravvive naturalmente come una persona normale. Ma se si ha qualsiasi problema allo stesso organo, sarà sicuramente più suscettibile a determinate condizioni patologiche che una persona normale non indurrebbe a determinate patologie.
- La malattia = è una condizione dinamica, evolutiva che di manifesta con alterazione anatomia e o funzionale di uno o più organi che turba la condizione omeostatica originaria e induce uno stato di reattività dell’intero organismo. La malattia poi può prendere diverse strade:
- Andare incontro alla guarigione, con l’intervento di trattamenti esterni, farmaci ecc.
- Andare incontro a cronicizzazione, se lo stimolo continua e la malattia, qualsiasi sia l’agente, non si è stato in grado di rimuoverlo.
- Morte della persona malata.
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Eziologia
L’eziologia studia le cause che inducono un turbamento persistente dell’omeostasi dell’organismo. Qualsiasi sia la malattia, la scienza che si occupa delle cause che l’ha scatenata è chiamata eziologia. Le cause che possono scatenare determinate malattie possono essere:
- Di tipo esogeno = agenti presenti nell’ambiente e possono essere cause fisiche (radiazioni, raggi solari, ultravioletti), chimiche (farmaci e sostanze chimiche) e biologiche (malattie infettive).
- Di tipo endogeno = alterazioni insite nel genoma e trasmesse ereditariamente.
Patogenesi
La patogenesi studia i meccanismi attraverso cui, partendo dalla causa, si è raggiunta la malattia, responsabili della comparsa della malattia, in conseguenza all’azione di agenti patogeni. La patogenesi è importante ai fini preventivi e terapeutici.
La malattia può essere classificata secondo particolari criteri:
- Topografico = sulla base della regione del corpo prevalentemente interessata.
- Anatomico = sulla base del tessuto o dell’organo prevalentemente interessati.
- Funzionale = sulla base delle funzioni prevalentemente interessate.
- Patologico = sulla base della natura del processo patologico.
- Eziologico = sulla base delle cause.
- Epidemiologico = sulla base di dati statistici dimostranti la maggiore incidenza in determinate categorie o in determinati periodi dell’anno.
- Molecolare = sulla base delle molecole alterate e della conseguente modifica funzionale.
Patologia ambientale
La patologia ambientale si interessa di cause esogene da agenti di natura fisico chimica presenti nell’ambiente. Le patologie ambientali possono essere:
- Patologie da riduzione e da aumento della pressione barometrica
- Patologie da alte e basse temperature
- Patologie da trasferimento di energia meccanica
- Patologie da trasferimento di energia termica (ustioni)
- Patologie da trasferimento di energia radiante
- Patologie da trasferimento di energia elettrica
- Agenti chimici quali causa di malattia
Patologie da riduzione e da aumento della pressione barometrica
Chiamate anche Baropatie e consistono in patologie di variazione della pressione atmosferica. Normalmente la pressione atmosferica a livello del mare è di 760 mm Hg. A tale pressione corrisponde la pressione dell’ossigeno. Esse si suddividono in:
- Ipobaropatie = quando si raggiungono rapidamente elevate altitudini. Man mano che si sale in altitudine vediamo che la pressione atmosferica si riduce e diventa rarefatta, riducendo la pressione di ossigeno, la saturazione e si riduce la CO2, arrivando a valori veramente bassi e incompatibili con la vita a 12 mila metri. Se la pressione dell’ossigeno diminuisce, i primi che ne risentono sono gli organi, nei quali si riduce la presenza di ossigeno. Si parla di ipossia ipossica, dove ipossia significa già riduzione dell’ossigeno, ipossica perché esistono diverse forme di ipossia ma in questo caso si definisce ipossica perché è dovuta ad una ridotta concentrazione di ossigeno nell’aria. L’ipossia anemica è la riduzione dell’ossigeno a livello dei globuli rossi. Il primo sintomo dell’ipossia ipossica è un senso di stanchezza, seguita progressivamente da sonnolenza, cefalea (inizia una sorta di infiammazione a livello neuronale con edema) nausea, e se non si interviene coma e morte. Fino a 9 mila metri la saturazione dell’ossigeno rimane in un certo senso molto compatibile con la vita, ma anche con l’ossigeno puro, oltre i 12 mila metri non si riesce. Avendo poco ossigeno, l’organismo cerca in tutti i modi di compensare questa alterazione per raggiungere l’omeostasi, e cerca di aumentare l’ossigenazione ma con l’iperventilazione (respiro accelerato) con conseguente tachicardia per aumentare gli scambi respiratori. Aumenta la pressione arteriosa dell’ossigeno ma aumenta anche l’eliminazione di CO2, condizione anormale poiché esiste un meccanismo che si chiama equilibro acido-base del nostro corpo, dovuto al mantenimento di un pH che deve essere mantenuto costante. Quando questo pH viene alterato, con riduzione o aumento, diventa acido o basico portando alle condizioni di alcalosi o acidosi sia respiratoria che metabolica. Quando si elimina CO2, si innalza il pH, andando in alcalosi respiratoria, in cui il compenso respiratorio non può esserci ma si ha il rene che va a compensare tutti gli squilibri acido-base, aumentando o riducendo l’escrezione di bicarbonato e contribuiscono anche i sistemi tampone (carbonato/bicarbonato, fosfato/idrogenofosfato). Dopo qualche giorno, il rene elimina l’eccesso di bicarbonato per ridurre il pH e farlo ritornare in condizioni normali e nel frattempo continua l’iperventilazione per contrastare la condizione ipossica e si aggiunge un altro fattore: la stimolazione dell’eritropoiesi, secondo cui il midollo osseo determina la produzione di un maggior numero di globuli rossi per facilitare l’ossigenazione di emoglobina. Questa condizione patologica può essere superata con l’acclimatazione, che consiste nella permanenza di giorni o settimane ad altitudini progressivamente maggiori per dare all’organismo il tempo di adeguarsi a questa nuova saturazione. Si chiama mal di montagna acuto quando saliamo velocemente e poi tendiamo a ridiscendere, e mal di montagna cronico quando invece per qualche motivo permaniamo a altitudini non estremamente alte ma si hanno sintomi simili al mal di montagna acuto, ma si dice cronico perché in realtà si associano tanti sintomi fino a quando diventa incompatibile con la vita. L’edema cerebrale è provocato dalla dilatazione delle arteriole perché, avendo una carenza di ossigeno, si ha vasodilatazione a tutti i livelli e soprattutto nella zona del cervello. Si viene a creare un essudato dovuto all’infiammazione a livello cerebrale e abbiamo il mal di testa causato dall’ipossia ipossica, responsabile anche della pressione intra-capillare perché si forma il trasudato, uno dei primi stadi dell’infiammazione. Stesso principio a livello polmonare: si viene a creare un edema per lo stesso motivo. Successivamente si ha insufficienza cardiaca perché il cuore va atrofia dovuta alla tachicardia prolungata. Insufficienza cardiaca con conseguente riduzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti e rischio di morte se il soggetto non viene trasportato a bassa quota.
- Iperbaropatie = quando si va rapidamente in profondità. A livello del mare si ha una pressione di 1 atm e litri di azoto in soluzione nell’organismo sempre 1. Si va a considerare quindi la pressione, l’azoto e l’ossigeno. Man mano che si scende in profondità, si attua la legge di Boyle secondo cui a temperatura costante il volume di un gas si modifica in maniera inversamente proporzionale alla pressione a cui il gas è sottoposto. Man mano che la pressione aumenta, aumenta la concentrazione di gas che passa in soluzione liquida. La quantità di azoto che va in soluzione in forma liquida, aumenta. Quando non c’è più pressione ritorna da liquido a gassoso. La prima sintomatologia è la tossicità associata all’azoto con sensazione di ebrezza. Si ha poi una riduzione dei movimenti. Man mano che si scende ancora in profondità, le condizioni aumentano: si avrà sonnolenza e ridotta capacità lavorativa in continuo aumento. Il liquido di azoto nel sangue, se non si fa una riemersione progressiva, per dare il tempo all’azoto di passare dalla fase liquida alla fase gassosa, non si è in grado di gestire la decompressione e si creano delle bolle di gas a livello del sangue, causando delle piccole ischemie a seconda di dove si va a localizzare e bloccare questa bolla. Se si è usciti, la terapia consiste nel mettersi nella camera iperbarica, dove riportano alla profondità adeguata, l’azoto passa nuovamente a stato liquido e fanno la decompressione a poco a poco, con conseguente ritorno alle condizioni normali. Oltre alla tossicità dell’azoto, man mano che scendiamo, la concentrazione dell’ossigeno, a differenza dell’alta montagna, è maggiore, troppa ossigenazione a livello plasmatico e dei tessuti. L’intossicazione da ossigeno ha come sintomi la menzognera sensazione di controllo (posso scendere ancora…), disprezzo del pericolo, disturbi auricolari e visivi, nausea, convulsioni e coma.
Patologie da alte e basse temperature
- Patologie da elevate temperature ambientali = tra cui abbiamo:
- Colpo di sole o insolazione, quando si ha un’esposizione prolungata ai raggi solari a capo scoperto con sintomi quali cefalea, alterazioni psichiche con spesso morte se rimangono per troppo tempo sotto il sole senza potersi riparare.
- Colpo di calore tropicale, con temperature a 40° con alto grado di umidità. Si avrà un innalzamento della temperatura corporea fino a 44°, convulsioni, perdita della coscienza, coma e morte, dovuta all’alterazione dell’equilibrio idrico salino. In questi casi è inutile bere acqua, meglio un energizzante o acqua con sale. L’organismo interviene per riportare l’omeostasi e si ha una risposta emostatica dove si ha una ritenzione con trattenuta di cloruro di sodio per carenza di Sali, aumento della sete, e introduzione spontanea di acqua e Sali.
- Colpo di calore comune, avviene sia in alcune professioni, sia quando si sta in luoghi chiusi caldi e poco ventilati. Il ricambio di aria fa avvenire il meccanismo di convezione e arrangiamento, cioè noi eliminiamo il calore in eccesso con il ricambio di aria. Il colpo di calore comune è molto frequente d’estate in rapporto specialmente con il caldo umido che non permette una sufficiente termodispersione. La sintomatologia è prevalente cardio vascolare: si ha una vasodilatazione per eliminare il calore in eccesso, collasso cardiocircolatorio, ovvero svenimento, e tachicardia, perdita di coscienza e ischemia cerebrale. Si devono applicare dei panni umidi sulla fronte e sventolare con il ventaglio in modo da far circolare l’aria di fronte la persona che ha il problema, somministrare una bevanda salina e se possibile immergerla in acqua fredda.
- Patologie da ridotte temperature ambientali = chiamate anche patologie da congelamento. Le parti interessate sono soprattutto le estremità del corpo. Si ha il contatto con aria o superfici molto fredde e l’organismo, per prima cosa cerca di adattarsi inducendo la vasocostrizione che causa il pallore delle parti più esposte come il viso e le estremità. Ad un certo punto, se il freddo permane e i vasi sono già vasocostretti, vanno in paralisi, e il sangue ristagna creando una stasi sanguigna. In quella zona avremmo l’arrossamento della cute per vasoparalisi e una formazione di edema, con infiammazione che chiameremo iperemia passiva che porterà un riscaldamento al fatto che il sangue è rimasto paralizzato all’interno dei vasi. Con questo sangue ristagnato si riduce l’ossigenazione del tessuto ed ecco che, quando continua la permanenza al freddo, si passa dal pallore, rossore per vasoparalisi, cianosi per mancanza di ossigeno e la pelle diventa bluastra alle estremità. Se è possibile intervenire si cerca di coprire la persona; se purtroppo non si può intervenire si passa al congelamento di secondo grado, secondo cui si aggiunge l’edema: l’infiammazione avanza a tal punto che si formano delle bolle dovute alla formazione del trasudato. Aumenta la pressione idrostatica dentro il vaso con una pressione che va dall’interno all’esterno per lo stesso principio delle ustioni. Nel frattempo si perde gradualmente la sensibilità. Nel congelamento di terzo grado si passa direttamente alla necrosi tissutale, con perdita di tessuto per il freddo. Si parla di assideramento quando c’è la completa alterazione della termogenesi, produzione di calore, e della termodispersione, i meccanismi che si attuano per allontanare il calore. In questo momento si comincerà a sentire sonnolenza e morte quando scendiamo a temperature al di sotto dei 25°C. Nel caso in cui le persona venga recuperata, la terapia dovrà consistere in un riscaldamento graduale per impedire che si verifichi uno shock cardiocircolatorio.
Patologie da trasferimento di energia termica (ustioni)
- Ustioni o scottature. Le ustioni si hanno quando la temperatura sale al di sopra di 40-45 gradi e la loro gravità dipende da svariati fattori. Tra cui:
- Quantità di calore trasferito
- Livello di temperatura raggiunta nei tessuti
- Durata ed estensione del contatto con la sorgente di calore
- Modalità di trasferimento del calore (il calore umido è peggio di quello secco, in quanto il secco si elimina velocemente con un meccanismo di trasudazione, mentre il calore umido non riesce ad evaporare e rimane a causare il danno)
- L’epitelio con abbondante strato corneo è più resistente, come ad esempio mani e piedi. Gli agricoltori e i contadini, che stanno tanto tempo sotto il sole, hanno una pelle iper-cheratinizzata per resistere ai raggi solari.
Per ripassare, apparato tegumentario è formato dall’epidermide che è lo strato più superficiale, il derma, che si trova sotto l’epidermide, con una serie di inclusioni quali il muscolo del pelo, l’innervazione, le papille del derma, vasi sanguigni e infine, ultimo strato, l’ipoderma, dove ci sono le ghiandole sudoripare.
Per quanto riguarda le ustioni, possiamo evidenziarne quattro, ognuna per ogni grado:
- Ustione primo grado, con vasodilatazione e conseguente arrossamento della zona interessata. Siamo a livello dell’epidermide. Caratteristica lesione è l’eritema. Consiste essenzialmente in una tipica risposta infiammatoria acuta con rilascio di istamina (che si trova nei granuli dei mastociti). Ha carattere transitorio: entro pochi giorni si ha una regressione e completa restitutio ad integrum: le cellule non sono morte e non c’è stata una lesione, quindi non esiste la cicatrice.
- Ustione secondo grado, con vasodilatazione e arrossamento dell’epidermide e derma, le due zone interessate. Abbiamo uno spessore molto più grande che viene coinvolto e si ha un inizio di infiammazione con tutto quello che ne consegue.
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