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Cap. 1

La valutazione del bambino

1.1 Eclettismo, tolleranza e scelta di campo

1. Consapevolezza dei campi: conoscenza delle teorie sottostanti i vari metodi di valutazione del

bambino del B;

2. Scelta del campo: nella valutazione e nella diagnosi;

3. Costruzione di ponti tra campi: cioè approfondire lo studio scientifico dei possibili legami, ponti e

connessioni tra un modo di vedere lo sviluppo e l’altro.

4 modi di interpretare lo sviluppo

Gli approcci allo sviluppo che prendono spunto dalla teoria biologica dell’intelligenza di Piaget la

cui evoluzione dalla nascita all’età adulta viene fondata sull’organizzazione e sull’adattamento

(l’adattamento permette all’intelligenza di aumentare e crescere in base all’esperienza attraverso le

funzioni dell’assimilazione e dell’accomodamento. L’organizzazione dà forma alle strutture mentali

generate dall’adattamento – schemi. È l’interazione con l’ambiente che porterà il neonato e quindi il

B a sviluppare strutture cognitive sempre più sofisticate), di Winnicot di madre sufficientemente

buona che si adatta alle necessità del B permettendogli di diventare sempre più attivo nel processo

di adattamento e di Darwin che parla di continuità dello sviluppo per riferirsi al fatto che lo

sviluppo avviene gradualmente e ha uno scopo; ancora, con la sua idea di selezione naturale in cui

se l’individuo ha le caratteristiche che rispondono alle richieste dell’ambiente, egli sopravvivrà con

la probabilità di trasmettere le sue caratteristiche attraverso la riproduzione e la conseguente idea

della sopravvivenza del più adatto in cui l’individuo che non avrà quelle determinate caratteristiche

per adattarsi, morirà, sono: il meccanicistico, formista, organistico e contestuale.

L’approccio meccanicistico

Per quest’approccio, che riprende da Darwin la funzione selezionatrice dell’ambiente rispetto all’individuo,

lo sviluppo e il cambiamento (quantitativo e additivo) sono continui. Ne deriva sul piano della ricerca,

l’interesse sul funzionamento della macchina-mente, su cosa permette di realizzare una performance o un

particolare comportamento. Grazie all’approccio meccanicistico, abbiamo a nostra disposizione da un lato

molti test per la misurazione di vari aspetti del comportamento umano (approccio psicometrico) e dall’altro

un insieme di conoscenze teoriche ed empiriche sul funzionamento cognitivo (approccio dell’elaborazione

dell’informazione).

L’approccio formista

L’approccio formista fa riferimento al concetto di nicchia evolutiva di Super e Harkness seconda la

quale la nicchia avvolge e circonda il B e si propone come mezzo di mediazione tra le

caratteristiche personali e innate del B e il suo ambiente culturale. Essa si compone dei luoghi fisici

in cui il B vive, delle caratteristiche psichiche di chi si prende cura di lui e delle usanze tipiche

dell’ambiente sociale in cui il B è inserito. Al centro della nicchia c’è il singolo B. questa teoria

riconosce, come Darwin, che esistono caratteristiche preformate a base genetica che rendono gli

individui molto diversi tra loro. L’approccio formista si ispira in particolare all’idea della bontà do

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adattamento: esistono individui costituzionalmente diversi e ambienti strutturalmente diversi; a

volte l’incontro è felice e produttivo e a volte no. Quest’approccio si sforza di individuare quali

siano le caratteristiche di base della personalità che rendono l’adattamento a un certo ambiente più o

meno facile.

L’approccio organismico

L’approccio organistico allo sviluppo, illustrato da Piaget, afferma che lo sviluppo cognitivo è

orientato teleologicamente, con un movimento graduale a cambiamento stadiale (qualitativo e

organizzato). L’approccio psicoanalitico si differenzia dal pensiero piagetiano per la diversità del

campo di studio (sviluppo affettivo e non cognitivo) ma condivide quasi tutte le idee implicite

dell’approccio organistico tranne che lo sviluppo affettivo non è unidirezionale ma può fermarsi e

regredire da uno stadio più avanzato ad uno più primitivo.

L’approccio contestuale

Se l’approccio formista ha come punto di riferimento le caratteristiche costituzionali del B,

l’approccio contestuale ha come fuoco l’insieme del B con la sua nicchia evolutiva. Le idee

fondamentali di quest’approccio sono che lo sviluppo è adattamento attivo alle richieste ambientali

e l’adattamento è interazione bambino-contesto infatti l’organismo e l’ambiente interagiscono

reciprocamente dagli inizi della vita umana. Quest’approccio considera l’adattamento come un

prodotto interattivo delle risorse individuali e delle caratteristiche ambientali. Le risorse personali

sono in parte ereditate biologicamente e in parte vengono costruite nell’interazione con un

particolare ecotipo. Quindi si deduce che gli esseri umani possono adattarsi ad una grande varietà di

richieste ambientali e quest’adattamento si apprende. Sameroff specifica che l’adattamento risulta

regolato dalle interazioni tra genotipo (organizzazioni biologica specie-specifica, fenotipo

(caratteristiche individuali) ed ecotipo (organizzazione ambientale, mediata socialmente, che regola

il modo in cui gli individui entrano in contatto con la realtà. L’ecotipo degli esseri umani si

trasmette da una generazione all’altra o in modo darwiniano e quindi modalità di comportamento

selezionate nell’evoluzione della specie o in maniera lamarkiana in cui si trasmette prevalentemente

per trasmissione di elementi culturali adattivi da una generazione all’altra (ad es. tramite il

linguaggio).

Valutare il bambino

Valutare lo sviluppo di un bambino vuol dire Misurare le sue abilità nelle diverse aree; Verificare se

il suo iter è nella norma o presenta delle difficoltà ed Eventualmente predisporre interventi di

supporto. La valutazione dello sviluppo si serve di strumenti per ottenere le informazioni su cui poi

ricavare dei risultati. In psicologia dello sviluppo si usano:

– Osservazione

– Domande/test

– Sperimentazione

I punti per la corretta valutazione del B sono 3:

1. Corretta selezione del test basandosi sulla revisione della letteratura disponibile previa

definizione degli scopi e delle domande di ricerca. È fondamentale usare test o metodi per

cui siano facilmente reperibili persone con la capacità e le conoscenze appropriate per la

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somministrazione e l’interpretazione dei risultati. È sempre molto utile, inoltre, raccogliere

altre informazioni che possano rafforzare i risultati del test oppure interpretare con cautela;

2. Interpretazione dei risultati della valutazione prendendo in considerazione ogni

differenza significativa tra il comportamento osservato nel singolo B e la disturbazione del

campione normativo. È importante anche, non usare la tecnica o il test per scopi diversi da

quelli previsti dagli autori a meno che non ci sia estensibilità del test;

3. Etica dell’applicazione della misura di valutazione. Considerazioni sulla comprensibilità

del test e sull’appartenenza del B a particolari gruppi; a volte si può modificare leggermente

la procedura e il linguaggio per andare incontro a persone particolari. Infine, è sempre molto

importante dare al B e ai suoi genitori informazioni veritiere, accurate e chiare sulle

procedure che si impiegheranno.

Cap. 2 “La valutazione neuropsicologica in età evolutiva”

La neuropsicologia clinica si focalizza sullo studio dei meccanismi neuronali sottostanti il

comportamento umano e si basa su un’analisi sistematica dei disturbi del comportamento a causa di

alterazioni dell’attività normale dovuti a malattia, danno o modificazioni sperimentali. Per molti la

sua data di nascita risale ad un convegno in cui ricercatori, psichiatri, neurologi e psicologi nel 1949

si incontrarono per discutere dei rapporti fra cervello e comportamento. Nel 1963 nacque la rivista

Neuropsychologia. La neuropsicologia dello sviluppo nasce solo recentemente ed è quindi ancora

dipendente dalle conoscenze della neuropsicologia dell’adulto. Secondo Davis e Barnes lo scopo

fondamentale della neuropsicologia clinica dello sviluppo è la specificazione dei cambiamenti

evolutivi in funzione delle modificazioni sia normali che patologiche del sistema nervoso centrale.

La valutazione neuropsicologica

Essa intende definire il funzionamento cerebrale di un individuo attraverso misure obiettive del

comportamento evidenziando, quindi, gli effetti comportamentali del danno cerebrale. Negli anni

successivi alla II G.M. e fino ai primi anni ’60, i test neuropsicologici venivano somministrati

soprattutto per evidenziare segni di danno cerebrale discriminando con le prestazioni di soggetti

normali. Alcuni test vengono definiti sulla base della localizzazione della lesione: si inizia a parlare

di test “frontali”. Il WISCONSIN CARD SORTING TEST era considerato un test capace di

individuare lesioni del lobo frontale perche i pazienti mostravano particolari difficoltà nello

svolgere un determinato compito.

Con lo sviluppo delle tecniche radiologiche non invasive (tac, rfm, pet), si è reso il contributo della

valutazione neuropsicologica meno fondamentale per la diagnosi e la localizzazione del danno. Gli

scopi nuovi della valutazione sono infatti l’individuazione del funzionamento neuropsicologico per

predire il possibile recupero definendo il trattamento e avendo a disposizione una baseline su cui

confrontare gli effetti della riabilitazione. Spesso la valutazione neuropsicologica deve:

1. Distinguere i disordini funzionali da quello organici;

2. Formulare una diagnosi differenziale dei sottotipi di disordini;

3. Documentare l’incidenza del danno neuropsicologico;

4. Formulare una prognosi; 3

5. Assistere nello sviluppo di programmi di riabilitazione e recupero evidenziando il

potenziale presente per l’intervento;

6. Monitorare le interazioni temporali fra danno neurologico, recupero o deterioramento

delle funzioni cognitive, percettive e motorie.

Nel caso delle valutazioni neuropsicologiche condotte in età evolutiva si possono aggiungere:

7. Documentare il cambiamento nello sviluppo dovuto ad alterazioni nel funzionamento del

sistema nervoso centrale;

8. Studiare l’impatto di stati neurologici alterati sullo sviluppo cognitivo e

comportamentale.

Possono essere individuati 2 approcci fondamentali alla valutazione neuropsicologica.

L’approccio quantitativo

Sviluppato nell’America del nord, si fonda sulla psicometria e intende individuare misure

comportamentali obiettive, valide, standardizzate (Per misurare si intende Ogni tentativo di

quantificare il comportamento degli individui associando dei numeri a degli aspetti specifici del

comportamento osservabile. In psicologia si osservano costrutti e non variabili osservabili). È un

approccio prevalentemente ateorico in cui le inferenze dai punteggi dei test si basano su risultati

empirici e sul concetto statistico di normalità. I test vengono selezionati sulla base della loro

adeguatezza psicometrica piuttosto che sulla base della loro relazione con una teoria funzionale del

cervello, in cui l’adeguatezza di molte misure è stata valutata nella loro abilità a predire disordini

neurologici quando le diagnosi sono ben definite e non ambigue. Una buona misurazione è quella

che tra tutti gli eventi possibili osserva empiricamente quelli che si avvicinano al costrutto preso in

esame. La Misurazione è un processo selettivo in quanto Quando si misura si sono selezionati

alcuni aspetti della realtà e del comportamento e si è deciso di tralasciarne altri. L’approccio

quantitativo sviluppò batterie neuropsicologiche di test permettendo una valutazione globale del

funzionamento psicologico. Reitan et. Al hanno messo a punto 2 batterie di test neuropsicologici

per B come la Reitan-Indiana Neuropsychological Test Battery per B dai 5 agli 8 anni e la HRNTB-

C per ragazzi dai 9 ai 14 anni che comprende test per valutare la percezione, il linguaggio, la

sensazione, il pensiero astratto, l’integrazione senso motoria, la destrezza e la dominanza cerebrale.

Si tratta di un adattamento della batteria sviluppata per adulti in cui i testi sono stati modificati per

renderli più semplici, così come la LNNB-CR. La K-ABC è un’ampia batteria di test cognitivi che

si basa sulla teoria funzionale del cervello proposta da Luria e permette di esaminare B dai 2 anni e

mezzo ai 12 anni e mezzo. Rispetto alla WISC_R è meno indipendente dall’esperienza sociale.

L’approccio clinico e qualitativo

Esso sostiene che forti differenze individuali, anche relative al tipo e alla sede della lesione

cerebrale, precludono lo sviluppo di norme accurate. A portare avanti questa teoria e a svilupparla,

troviamo la neuropsicologia cognitiva in cui numerosi ricercatori utilizzano la metodologia sul

caso singolo con la conseguente costruzione di test per la valutazione di un determinato paziente. È

un approccio flessibile, basato soprattutto su una valutazione della qualità della prestazione. La

neuropsicologia cognitiva ha come obiettivo quello di spiegare la prestazione cognitiva dei pazienti

nei termini di danni a una o più componenti dei modelli del funzionamento cognitivo normale e di

trarre conclusioni circa i processi cognitivi normali dalle abilità e disabilità trovate nei pazienti.

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L’analisi della prestazione effettuata dalla neuropsicologia cognitiva facilita una valutazione

funzionale del B e quindi fornisce le informazioni necessarie per il trattamento e la riabilitazione.

Un esempio: la valutazione dell’attenzione in età evolutiva

Da un punto di vista cognitivo, sono state individuate: l’attenzione selettiva, l’attenzione sostenuta e

le funzioni esecutive.

L’attenzione selettiva è la capacità di selezionare una o più fonti della stimolazione esterna o

interna in presenza di informazioni in competizione. Ascoltiamo e comprendiamo quello che ci dice

un amico anche se nella stanza ci sono altre persone che parlano. Siamo in grado di scegliere alcuni

elementi rilevanti al raggiungimento dei nostri scopi e di ignorare entro certi limiti, quello che non è

rilevante. L’attenzione selettiva può riguardare differenti fenomeni: si può prestare attenzione

al’informazione presentata in una particolare modalità (visiva, acustica ecc.), all’informazione che

origina da una particolare posizione nello spazio (attenzione spaziale), ad un particolare colore o

forma, ad elementi che appartengono ad una particolare categoria. Questa capacità sembra

dipendere da:

a. Un meccanismo eccitatorio che opera, prima della selezione, sia sull’informazione rilevante

che non rilevante;

b. Un meccanismo di inibizione attiva della risposta per l’informazione non rilevante

sopprimendo l’attività che deriva dall’informazione non rilevante.

Studi condotti con B hanno dimostrato che questa capacità inibitoria inizia a svilupparsi in età

scolare e raggiunge i livelli dell’adulto solo durante l’adolescenza. Essa viene valutata con compiti

che richiedono una veloce selezione degli stimoli bersaglio come ad es. il test di Stroop che misura

la capacità di inibire una risposta abituale a favore di una meno usuale. Sono previste tre condizioni:

1. Il B deve leggere una lista di nomi di colori stampati in inchiostro nero;

2. Il b deve denominare il colore di alcuni rettangoli colorati;

3. Il B deve denominare il colore di parole scritte con inchiostro colorato. In questo caso la

parola indica un colore che è incongruente con il colore con cui è scritta.

Viene registrato il tempo necessario per concludere la prova e il numero di risposte corrette

prodotte. Alcuni studi condotti su soggetti in età evolutiva sostengono che questo test non sia un

efficace indicatore di disfunzione cerebrale o di danno frontale in particolare.

Nel test di cancellazione i B devono esaminare serie di stimoli e individuarne e cancellarne alcuni:

viene registrato il tempo necessario per svolgere il compito e gli eventuali errori di commissione e

di omissione. Gli errori di commissione, cioè le risposte sbagliate, sono spesso considerate segni di

impulsività mentre gli errori di omissione, le risposte non date, sono considerati segni di

inattenzione.

L’attenzione sostenuta è la capacità di mantenere l’attenzione su un compito specifico per un

tempo sufficientemente lungo e rende conto della variabilità nel tempo delle prestazioni attentive.

Essa può essere esaminata tramite il Continuous Performance Task in cui vengono presentati

stimoli visivi e il B deve rispondere, premendo un tasto, solo quando si verifica una condizione

specifica ad es. quando la lettera X segue la lettera A. nel valutare l’attenzione è importante

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misurare anche la quantità di informazione che si riesce a ricordare e riprodurre dopo una singola

presentazione: lo span di cifre avanti e indietro del WISC-R possono essere delle prove utili.

Le funzioni esecutive consistono nel controllo volontario del comportamento cognitivo e motorio.

Sono stati ipotizzati due modi di controllo: automatico e volontario.

• Quello automatico viene attivato in situazioni abituali quando il comportamento consiste in

sequenze di azioni ben apprese.

• Quello volontario viene attivato in situazioni nuove o che richiedono azioni intenzionali.

Al fine di una valutazione neuropsicologica, le funzioni esecutive vengono generalmente definite

nei termini di abilità di pianificazione, problem solving, pensiero astratto, flessibilità mentale […].

Deficit delle funzioni esecutive sono spesso associati a lesioni dei lobi frontali e soprattutto delle

aree prefrontali. Studi evolutivi hanno evidenziato la nozione multidimensionale delle funzioni

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Osservazione e valutazione dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Costantini Alessandro.
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