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Parte prima – Dallo aes rude all’introduzione del denarius

CAPITOLO 1 – La fase più antica

Uno degli strumenti più antichi utilizzato nelle contrattazioni commerciali come mezzo di scambio

è il metallo (soprattutto bronzo) già da molto tempo prima dell’introduzione della moneta; tra le

popolazioni che abitavano la penisola italica esso veniva utilizzato già nel XIII secolo a.C.

Nella fase più antica il bronzo non aveva una forma precisa, ma si presentava in rozzi grumi oppure

fuso in pani con forme differenti. Successivamente si utilizzarono lingotti di metallo fuso in forme

regolari, con delle impronte o senza.

La moneta nasce a Roma molto più tardi rispetto a quelle della Grecia, Magna Grecia, Etruria e

Asia Minore (Roma è uno degli ultimi stati del Mediterraneo ad adottare la moneta). Il passaggio

dall’unità di misura pesata a quella monetata avvenne verso la metà del IV secolo a.C., in età

repubblicana. Le prime serie fuse di bronzo furono denominate aes grave (rame pesante), ed

erano costituite da nominali organizzati secondo la divisione metrologica duodecimale dell’unità

base: la libbra (divisa in 12 once e 288 scrupoli).

Prima dell’inizio delle emissioni monetali fuse, a Roma e nell’Italia centro-settentrionale, era

utilizzato come mezzo di scambio il rame in pezzi di varia grandezza, peso e forma. Si tratta

dell’aes rude (rame rozzo). Questa forma di premoneta veniva impiegata nelle contrattazioni e

valutata a peso, e rispondeva alla necessità di avere da parte dell’acquirente del rame da fondere

per poi fabbricare utensili.

Un altro passo fu compiuto con dei piccoli pezzi, più regolari nella forma e prodotti sempre con la

tecnica della fusione, chiamati aes formatum. Compaiono intorno al V secolo a.C. Sono di forma

rettangolare, hanno un valore e un peso precisi e sono dei lingotti, barre oppure dei pani

metallici. Essi erano utilizzati come normale merce di scambio nel baratto ma poi presero la forma

di un oggetto finito e ci si accorse della facilità di acquisto in una compravendita attraverso

l’utilizzo di queste sempre più piccole forme di metallo.

Il passo successivo fu l’aes signatum (contrassegnati con dei punzoni), di forma rettangolare, con

dimensioni e pesi irregolari e con disegni inizialmente geometrici sui lati. I segni e i simboli più

antichi che compaiono sui pani di rame sono molto schematici, identici ad un ramo secco o ad una

spina di pesce. In seguito la tipologia si è arricchita con figure tratte dal mondo animale (delfino,

gallo) oppure con figure legate a vari spetti della vita della comunità (ancora, scudo, tridente). 1

La produzione dell’aes signatum è da individuare in un’area di influenza etrusca, in un arco

cronologico che va dalla fine del VII-inizi VI secolo fino al III secolo a.C. Il passaggio a Roma deve

essere avvenuto successivamente al periodo della monarchia etrusca.

Dalla forma irregolare si giunse poi a dei lingotti di forma quadrangolare con raffigurazioni di

animali o oggetti.

Tecniche di lavorazione

Le monete antiche erano tutte ottenute con la fusione o la coniazione.

Le monete tipicamente romane più antiche (aes grave librale) furono prodotte con la tecnica della

fusione, come lo erano state le premonete. Essa prevedeva una struttura in argilla (matrice) dove

veniva colato il metallo fuso, quando si solidificava si aveva il tondello. La struttura in argilla

rappresentava il dritto e il rovescio delle monete. Non esistono monete d’argento prodotte con la

tecnica della fusione, ma solo monete in rame; anche la prima monetazione della Repubblica

Romana è fusa. Da questo procedimento Roma si affrettò a svincolarsi non appena entrò in

contatto con il commercio greco e si servì esclusivamente della coniazione.

Le monete di pondometria e di stile prettamente greco, come il didramma e la litra e l’oro del

giuramento, ma anche il denario, furono prodotti con la tecnica della coniatura. Essa prevedeva

l’utilizzo di due coni sui quali erano impressi il dritto e il rovescio delle monete. Sul conio di

incudine (dritto) veniva posto il tondello malleabile (perché riscaldato) che veniva battuto con il

conio di martello (rovescio) attraverso l’uso di una mazza. In questo modo veniva impressa

l’immagine sulla moneta.

Problemi di datazione

Non siamo a conoscenza del momento esatto in cui entra in vigore la moneta a Roma. Le fonti

sono molto frammentarie anche per le stesse monete imperiali, anche se in quel caso ci viene in

aiuto il nome dell’Imperatore impresso su di esse. Di certo Roma inizia ad emettere moneta per

motivi politici e in concomitanza con la sua espansione.

Ripostigli

Molto utili al fine di ricostruire la cronologia delle monete sono i ripostigli. Essi venivano utilizzati

dai contemporanei nei momenti di guerra, in periodi di tensioni sociali o per proteggersi da

eventuali furti. Tuttavia i ripostigli non forniscono delle date precise. Inoltre alcuni di essi possono

essere stati manipolati in varie maniere, ad esempio ricostruiti con l’intrusione di altre monete. 2

Aes signatum: fonti

Plinio afferma che era stato Servio Tullio a introdurre a Roma l’aes signatum e che esso era

contrassegnato con figure di bestiame, la notizia tuttavia non è suffragata da nessuna prova.

A Servio Tullio si è pensato anche di attribuire l’invenzione della misura di peso costituita dalla

libbra romana, è possibile ma anche in questo caso la notizia non è suffragata da nessuna prova.

Inoltre l’aes grave (cioè l’asse librale) secondo alcuni è contemporaneo all’aes signatum; mentre

per altri è di poco posteriore.

La contemporaneità di circolazione dell’aes signatum e dell’aes grave era stata affermata

dall’ormai tramontata teoria ribassista e non accettata né dagli assertori di quella tradizionalista,

né da quelli della teoria media.

Vi è la tendenza a ritenere che l’aes signatum abbia fatto la sua comparsa intorno al 289 a.C., anno

in cui (secondo Tito Livio) avvenne l’istituzione dei triumviri monetales. Questa data, secondo la

teoria media, coincide con quella dell’introduzione dell’aes grave e dell’aes signatum.

L’asse fuso (aes grave): fonti

La prima moneta tipicamente romana per soggetti e pesi fu l’asse librale detto pesante (aes

grave). Presentava immagini su entrambi i lati e non aveva un peso regolare. Anche in questo caso

non è possibile stabilire con certezza la data di introduzione dell’aes grave.

Secondo Cicerone furono i consoli del 430, Giulo e Papirio con la lex Iulia Papiria, ad introdurre il

risarcimento in danaro, infatti venne stabilito che i pagamenti delle multe avvenissero

esclusivamente in rame e non in bestiame (con l’equivalenza di una pecora per dieci assi e di un

bue per cento assi). L’ipotesi più fondata è che si trattasse dell’aes signatum più antico, senza

escludere però l’aes rude.

CAPITOLO 2 – La fase del didramma

La prima moneta d’argento dei Romani fu il didramma, basata sul sistema ponderale greco e

databile al 320 a.C.; fu allora infatti che si verificò un’intensificazione di contatti economici e

politici con la Campania, tanto che il censore Appio Claudio nel 312 a.C. diede inizio alla

costruzione della strada che si dirigeva in quella direzione, e che da lui prende il nome di via Appia.

Proprio per i contatti con la Campania, i didrammi con la scritta in lingua e caratteri romani

assumono il nome di serie “romano-campana”. 3

Il didramma presenta al D/ una testa di Ercole e al R/ la Lupa che allatta i Gemelli, la scritta in

esergo è “Romano” e lo stile è greco.

Prima della coniazione dei didrammi però venne creata una litra in bronzo di pondomenria, stile e

soggetti greci (con al D/ la testa laureata di Apollo e al R/ la parte anteriore di toro androprosopo),

emessa però in quantità scarsa. Si trattava di una moneta in lingua e caratteri greci (RΩMAIΩN:

“dei Romani”), fatta coniare dai romani in una zecca della Campania ad uso dei loro commercianti.

A questa litra di bronzo ne seguì un’altra, anch’essa in bronzo e stile greco (con al D/ la testa di

Minerva e al R/ un toro androprosopo), ma la scritta era in lettere e caratteri romani (ROMANO).

Non sappiamo se queste monete in bronzo circolassero accanto a delle monete d’argento, per

essere utilizzate nel piccolo commercio. Si tratta comunque di una moneta prodotta per una

circolazione ristretta e modesta.

Tuttavia la sua importanza storica è rilevante perché è il primo avviamento dei Romano all’uso

dello strumento monetale, ottenuto con la tecnica della coniazione, anziché della fusione (tecnica

prettamente greca).

CAPITOLO 3 – La fase del Denario

La moneta d’argento tipica della Repubblica Romana è il denario, ma è quella che crea più

problemi per quanto riguarda la datazione.

Il primo a fornire notizie sulla moneta d’argento è Plinio. Da un suo passo sappiamo che “l’argento

fu coniato nell’anno urbis 485 (quindi 269 a.C.) nel consolato di Ogulnio e Fabio, cinque anni prima

della Prima Guerra Punica (che si tenne nel 264 a.C.). E si decise che un denario fosse equivalente a

10 libbre.”.

L’altro autore che accenna all’introduzione di una nuova monetazione in argento nell’economia

romana è Livio, egli porta come riferimento temporale la fondazione di due grandi colonie di

Roma: Rimini, sulla costa adriatica, e Benevento, nel territorio sannita. Con certezza è possibile

datare la fondazione delle due colonie di Rimini e Benevento al 268 a.C.

La differenza di un solo anno con il passo di Plinio è irrilevante. Tuttavia resta il problema di

accertare quale fosse in realtà la moneta argentea di cui parlano i due storici, cioè se si riferiscono

al denario (moneta argentea emessa da Roma con peso e tipologia romani) oppure del didramma

(prima moneta argentea emessa da Roma ma con peso e tipologia greci). Dato che Plinio e Livio

non sono coevi al periodo di cui parlano, è possibile che abbiano desunto notizie alterate nel

tempo. 4

Per poter comprendere di quale moneta parlano i due storici, sono nate tre diverse teorie:

 Teoria tradizionalista che sostiene che il denario sia stato introdotto nel 269-268 a.C. basandosi

sui passi di Plinio e Livio;

 Teoria media che propone una datazione tra il 218 e il 202 a.C. (battaglia di Zama che pose fine

alla Seconda guerra punica) per l’introduzione del denario (sostenuta da Thomsen);

 Teoria ribassista che abbassa l’anno di introduzione del denario al 187 a.C, ritenendo il 269

l’anno di inizio della emissione della serie romano-campana (sostenuta da Mattingly).

La teoria media ha avuto una conferma importantissima grazie ai rinvenimenti di denari anonimi

negli scavi del sito archeologico di Morgantina, in Sicilia (nel Santuario di Demetra e Kore), una

città che fu occupata e distrutta dai Romani nel 211 a.C., quindi durante la seconda guerra punica

(218-202).

Un rinvenimento archeologico di tale rilevanza ha permesso di accantonare la teoria ribassista del

187 a.C. ma non quella tradizionalista legata al 269-268 a.C. Questo perché la moneta antica

rimaneva in circolazione per decenni, inoltre questa località è molto lontana da Roma, dunque i

denari possono aver impiegato molto tempo prima di pervenire a Morgantina.

I sostenitori della teoria tradizionalista si basano inoltre su un recente ritrovamento di un denario

anonimo nell’Acropoli di Monte Adranone, che fu distrutto da Pirro tra il 278 e il 276 a.C.

Tuttavia l’introduzione del denario stabilita dalla teoria media è oggi accettata quasi da tutti gli

studiosi, anche se le ragioni della teoria tradizionalista non sembrano rimossi, questo per alcuni

motivi:

1) L’argento con sopra impresse delle figure è stato introdotto nel 269 a.C. (Argentum signatum,

stessa definizione che usano i due storici Plinio e Livio), cinque anni prima della Prima guerra

punica, quando erano consoli Quinto Ogulnio e Caio Fabio (così come ci testimonia Plinio). Il

fatto che Plinio indichi dei momenti precisi, aumenta l’attendibilità delle sue dichiarazioni;

2) Nel 269 a.C. si ha l’espansione militare e territoriale di Roma nel Mediterraneo;

3) La moneta d’argento – cioè l’introduzione del denario in questo periodo – avrebbe dato a Roma

dei vantaggi commerciali enormi;

4) Il denario è la prima moneta romana che poteva contrapporsi alle monete d’argento orientali e

greche;

5) Come conseguenza esso comportava anche dei vantaggi all’erario, potenziando le casse statali.

Tuttavia tutti questi elementi possono essere ricollegati anche alla seconda guerra punica (218-

202 a.C.), tornando così alla teoria media. Questo perché dopo la seconda guerra con Cartagine,

Roma aveva bisogno di risollevarsi dalla sconfitta contro Annibale e doveva pagare anche le

5

truppe, inoltre c’era la possibilità di contrapporsi al mondo greco (infatti la Magna Grecia aveva

appoggiato Annibale).

Inoltre gli elementi che possono collegare il denario al 269-268, potevano riguardare la moneta

romano-campana, soprattutto per l’espansione militare e commerciale di Roma.

Quindi si può ritenere che nel 269 a.C. è stata introdotta la moneta romano-campana, la moneta

cioè a cui molto probabilmente si riferiscono Plinio e Livio. Essi sapevano dell’esistenza della

moneta d’argento nel III secolo a.C. e la collegavano alla moneta d’argento da loro usata, cioè il

denario.

Quadrigato e Vittoriato

Al didramma successe il Quadrigato, in realtà un didramma esso stesso ma così denominato

perché presentava al R/ una quadriga guidata da Giove e al D/ una testa di Giano.

Probabilmente di poco posteriore al denario o ad esso coevo è il Vittoriato con al D/ la testa di

Giove e al R/ una Vittoria nell’atto di incoronare un trofeo. Sembra che questa moneta sia stata

battuta per necessità commerciali (probabilmente per commerciare col mondo illirico).

Parte seconda – La moneta dell’età repubblicana

CAPITOLO 4 – La tematica repubblicana

Il tipo maggiormente utilizzato durante l’età Repubblicana è quello di Giano barbato al D/ e della

prua al R/. Durante la Repubblica, Ro

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/04 Numismatica

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