Museologia
Disciplina che, in base a conoscenze specialistiche circa la natura degli oggetti del museo, ne studia i contenuti, la storia e individua le modalità di trasmissione di questo sapere all’esterno. Ricerca i significati e l’essenza costitutiva del museo; ne studia l’impianto, l’ordinamento e lo sviluppo.
Museografia
Complesso di azioni che garantiscono la progettazione degli spazi espositivi di un museo e un legame logico e semantico tra l’architettura del museo e il suo contenuto. Disciplina che si dedica allo studio del miglior sistema espositivo per rendere leggibili i contenuti del museo, assicurare la conservazione delle opere e ottimizzarne la sicurezza.
Le differenze tra museologia e museografia
La museologia guarda al museo da un’angolazione teorico-storica. Il museologo è colui che conosce le collezioni e ne progetta l’ordinamento. La museografia guarda al museo da un’angolazione operativo-architettonica. Il museografo è colui che traduce in un sistema espositivo adeguato il messaggio che gli oggetti possono trasmettere al pubblico.
Origini e sviluppo dei termini
Il termine “museographia” viene codificato nel 1727 da Caspar Friedrich Neickel. Il termine “museology” viene introdotto nel 1948 da ICOM (International Council of Museums). Neickel aggiunge anche idee e suggerimenti per realizzare un museo, introducendo quindi un elemento progettuale: “Quando si sia raccolto in un luogo un’ingente quantità di rarità di ogni tipo, si scelga per la loro sistemazione un posto che per comodità dei venti sia situato a sud-est, che abbia mura ben asciutte, soffitto a volta, buona distribuzione di luce diurna e sia inoltre ben protetto da ogni inconveniente. Le pareti e il soffitto non abbiano altra decorazione che una luminosa tinta bianca. Questo museo di rarità da me pensato è in lunghezza due volte più grande che in larghezza, ed è esposto in piena luce, in modo che in esso possano essere.”
Il museo moderno
Al tempo di Neickel la collezione ha ancora una dimensione privata: nessuna preoccupazione d’uso sfiora la raccolta, proprio perché essa non è ancora destinata alla pubblica utilità. La vocazione per il pubblico è invece quanto emerge con prepotenza nel museo moderno. La museologia nasce nel momento in cui il museo incentra la sua attenzione sui suoi rapporti col pubblico. La museologia affronta i progetti di cambiamento e di innovazione del museo e del suo ruolo, partendo dalla conoscenza profonda della loro genesi e dal costante dialogo con la museografia.
Negazione del museo nel Novecento
Centralità sociale del museo
Il problema dei musei secondo Paul Valéry: “Non amo eccessivamente i musei. Ve ne sono molti di ammirevoli, non ce n’è alcuno piacevole. Le idee di classificazione, di conservazione e di utilità pubblica, che sono giuste e chiare, hanno poco a che fare con il piacere. Al primo passo che muovo verso il bello, una mano mi toglie il bastone, una scritta mi proibisce di fumare. Già raggelato dal gesto autoritario e dal senso di coercizione, entro in una sala di sculture dove regna una fredda confusione. Mi muovo in un tumulto di creature congelate, ciascuna delle quali esige, senza ottenerla, l’inesistenza di tutte le altre. Per non dire del caos di tutte quelle dimensioni diverse, della sintesi d’evoluzione che ci è offerta da una tale raccolta di esseri perfetti e incompleti, mutilati e restaurati...”
“Con l’animo preparato a tutte le pene avanzo verso i quadri. Davanti a me si estende nel silenzio uno strano disordine organizzato. Sono colto da un orror sacro. Il mio passo diventa religioso. La mia voce muta e si stabilizza su un tono un po’ più alto che in chiesa, ma un po’ più basso di quanto non suoni comunemente. Ben presto non so più che cosa sono venuto a fare in questa solitudine tirata a cera, che sa di tempio e di salotto, di cimitero e di scuola ... Sono venuto per istruirmi, per cercare l’incanto, o per compiere un dovere e rispettare le convenienze?”
“L’orecchio non riuscirebbe ad ascoltare dieci orchestre contemporaneamente. Ma l’occhio si trova costretto ad accogliere un ritratto e una marina, una cucina e un trionfo … e per di più deve accogliere allo stesso sguardo armonie e modi di dipingere non paragonabili tra di loro.”
“In materia d’arte l’erudizione è una sorta di sconfitta: chiarisce ciò che non è affatto sottile; approfondisce ciò che non è affatto essenziale. Sostituisce le sue ipotesi alle sensazioni, la sua prodigiosa memoria all’esistenza della meraviglia. Venere trasformata in documento.” Délìces, piacere, incanto svaniscono quando l’arte diventa una questione di educazione, di erudizione. “Venere trasformata in documento”
“Musei: cimiteri! Identici veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti. Musei: assurdi macelli di pittori e scultori. Noi non vogliamo più saperne del passato, noi giovani e forti futuristi” (Marinetti, Manifesto del futurismo).
Il secolo del museo
Il 900 è il secolo che più ha combattuto il museo. Ma è anche l’età della sua massima organizzazione. In questo secolo si verifica la capillare penetrazione della realtà e dell’immagine del museo nel mondo contemporaneo. Non esiste ambito dell’attività umana che non si proponga al pubblico attraverso il suo museo, divenuto dunque quasi la necessaria integrazione di ogni forma di conoscenza. Il museo ha come destino quello di cogliere tutto il reale allo stesso modo della spirale che partendo da un punto va verso l’infinito.
Uffici e manuali del museo nel XX secolo
- 1926 - Sotto l’egida della Società delle Nazioni viene fondato l’Office International Des Musées (OIM) che si occupa di organizzare incontri sul tema dell’allestimento nei musei che forniranno le prime regole basi per la museografia del XX secolo.
- 1927 - Francia: pubblicazione di 3 numeri della rivista “Mouseion”, Bulletin del’Office International Des Musées Institut De Coopération Intellecutelle De la Société des Nations che intende documentare e collegare le esperienze museografiche europee e americane.
- 1934 - Madrid Prima Conferenza Internazionale di Museografia. Si discute di museografia come disciplina che deve cercare di raccordare: collezione, edificio, pubblico. Emerge la necessità di una collaborazione tra specialisti di settori diversi.
- 1936 - Muséographie. Architecture et Aménagement des Musées d’Art è il primo manuale di museografia applicata, ripreso e aggiornato dall’Unesco alla fine degli anni cinquanta.
- 1948 - Fondazione dell’ICOM. Promuove il coordinamento tra musei e professionisti museali. È impegnata a preservare, assicurare continuità e comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale. Intende il museo non solo come custode del passato, ma anche come motore per l’incremento dello sviluppo sociale.
- 1955 - Convegno di Museologia tenuto a Perugia, Dopo i disastri bellici, il problema non si limitava a una restituzione degli istituti museali, ma a rispondere alle esigenze espresse da un pubblico divenuto ormai di massa. Il pubblico chiedeva di acquisire conoscenze attraverso le istituzioni culturali, in modo tale da riconoscersi in una propria, rinnovata, identità.
- 1967-1968 - Università di Firenze: primo insegnamento di museologia da parte di Luisa Becherucci.
“La conoscenza che il museo sottende e quindi promuove è conoscenza estetica, intendendosi questo termine sottratto all’abituale riferimento alla bellezza, e ricondotto al suo significato etimologico dal verbo greco ‘aistanomai’ che significa semplicemente percepire” (Luisa Becherucci). Il museo oppone alla conoscenza divulgata attraverso i libri una forma di conoscenza basata sull’esperienza diretta con gli oggetti, sull’esperienza visiva. Il museo è dunque un potente mezzo di comunicazione non verbale perché si basa sull’esperienza diretta. L’apprendimento avviene attraverso l’oggetto, l’immagine.
Che cosa non è un museo
Non è un archivio. Non è una scuola. Non è un ospedale per il ricovero di relitti del passato. Non è un magazzino.
Definizioni di musei e collezioni
Alcune definizioni di Musaeum (luogo delle Muse): Termine di origine greca utilizzato per definire gli ambienti in cui si riunivano studiosi e filosofi nella Biblioteca di Alessandria. “Il Museo fa parte del palazzo del re, include una passeggiata, un luogo fornito di sedili per le conferenze e una grande sala dove i dotti membri del Museo mangiano insieme. Questa istituzione ha proventi comuni e un sacerdote come direttore, un tempo nominato dai re e ora dall’imperatore” (Strabone, 58 a.C. - 21/25 a.C.).
Museo: “Collezione. Raccolta debitamente ordinata di cose spettanti alle scienze naturali, o fisiche, o all’antiquaria, per uso pubblico e anche privato. Luogo che le contiene” (Crusca, 1910).
“Raccolta di oggetti interessanti per valore storico, scientifico, artistico ecc / il luogo dove tali cose sono disposte / roba da museo, anticaglia che non serve più a niente” (voc. Palazzi 1975).
- A differenza dei vocabolari europei, quelli italiani trascurano il fatto che il museo è un’istituzione.
- In queste definizioni non c’è differenza tra museo e collezione; tra collezione e ambiente che la contiene.
- A differenza dei vocabolari europei, non viene sottolineata la funzione espositiva e non c’è alcun riferimento al pubblico.
- Nei vocabolari italiani alla parola “museo” viene attribuito un valore esclusivamente negativo. Solo in Italia infatti l’espressione “pezzo da museo” ha valore spregiativo. In quelli europei ha valenza ambivalente.
Definizione di museo dell’ICOM
(art.2 Statuto dell’I.C.O.M., adottato dall’assemblea generale de l’Aja del 1989):
“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educativi e di diletto.”
Caratteristiche del museo
Permanenza
Primo tratto caratteristico del museo, strettamente connesso con quello delle sue collezioni. Contrariamente alla collezione privata, che può disperdersi alla morte del proprietario, il museo sopravvive ai suoi fondatori.
Istituzione
Si caratterizza come ente o organismo comunque durevole. È istituito con determinate finalità, regolato da norme, dotato di un’organizzazione, sostenuto da mezzi e apparati.
Assenza di fini di lucro
Esclusione del profitto come propria finalità, il che implica altre finalità (di studio, educazione, diletto) conseguendo le quali si raggiunge un diverso tipo di redditività. Istituzione pubblica. Qualunque ne sia lo stato legale è, a differenza della collezione privata, aperta al pubblico e posta al servizio della società.
- Raccogliere
- Conservare
- Ricercare
- Esporre
- Educare
Processo di musealizzazione
Dal territorio al museo. Contraddizione: musealizzare significa produrre una grave lacerazione in un tessuto storico? Procedura: inventariazione, catalogazione.
Conservare
Sottrarre l’oggetto al suo naturale degrado: ordinaria manutenzione. Preservare la forma dell’oggetto nella sua integrità: restauro. Scheda conservativa: cartella clinica. Contraddizione: conservazione/esposizione.
Ricercare
È premessa alla conservazione del bene. È funzionale all’esposizione del bene. Identificare la genesi spirituale e storica dell’opera. Consente di individuare il complesso di relazioni che legano l’opera al contesto storico e al territorio. Fa sì che i beni non siano più i relitti dispersi di un naufragio, ma elementi attivi di un rinnovato circuito vitale. Ricercare significa anche essere in grado di analizzare la propria realtà, comprenderne limiti e punti di forza per puntare su azioni di qualità.
Esporre
Esposizione: primo veicolo della comunicazione non verbale che il museo promuove. L’esposizione deve fare emergere l’identità forte del museo e la potenzialità comunicativa delle opere. Operazione nella quale devono saldarsi museologia e museografia. Contraddizione: esposizione/conservazione.
Educare
Educazione museale: insieme di attività (dalla sperimentazione, alla programmazione, dalla riflessione teorica all’autovalutazione) mediante le quali si cerca di rendere accessibile e comprensibile a tutti il patrimonio. Mediazione culturale: attività che si interpone tra i saperi e gli oggetti museali, da una parte, e i pubblici dall’altra. Consente di superare il black-out semantico che si è creato tra visitatore e opera. Risponde a esigenze di formatività e di comprensibilità.
“Compito del museo non è quello di ridisegnare costantemente la propria ‘offerta’ di cultura per attrarre sempre più clienti. Il museo, in quanto luogo di ricerca e di educazione, deve elaborare strategia di conoscenza e di accesso al proprio patrimonio sia per gli specialisti, che per il grande pubblico, favorendo nel visitatore la riappropriazione dei beni di cui è insieme proprietario e custode, favorendo la comprensione dell’identità culturale dei luoghi in cui l’osservatore vive o che sta visitando.” Salvatore Settis
“Il museo non può essere unico e uguale ovunque, secondo generali principi standardizzati, ma nel rispetto di regole tecniche riconosciute le migliori dallo studio scientifico dei problemi di conservazione degli oggetti, deve assumere di volta in volta il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono.” Franco Russoli, Direttore della Pinacoteca di Brera dal 1952 al 1977.
La storia del museo
Alla base di un progetto deve esserci un’analisi storica: ecco perché la museologia ha come fondamento la storia del museo. La storia del museo parte dal gesto del collezionare, uno degli archetipi del comportamento umano.
Primi studi sul collezionismo
Jiulius von Schlosser, Raccolte d’arte e di meraviglie (Die Kunst - und Wunderkammern der Spätrenaissance), 1908. Dal 1901 al 1922 direttore delle collezioni di scultura e arti minori del Kunsthistorisches Museum e delle collezioni di Ambras; docente di storia dell’arte all’università di Vienna. Impulso alla collezione come istinto innato riscontrabile anche negli animali e in maniera informe e ludica anche nei bambini. Stretto rapporto tra impulso alla collezione e concetto di possesso personale, unito al complesso concetto di ornamento. Per il possessore la collezione diventa simbolo di valore, di riconoscimento e dunque di potere e come tale acquista significato (raccolte di tesori dei capi tribù primitivi come proiezione verso l’esterno del concetto di possesso come ornamento).
Dialettica tra momento pubblico e privato
Il possesso si oppone alla sola percezione visiva. “Un oggetto chiuso nella teca di un museo deve patire l’innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l’oggetto muore - di soffocamento e degli sguardi del pubblico - mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ciò di cui pronuncia il nome, così il collezionista appassionato restituisce all’oggetto, gli occhi in armonia con la mano, il tocco vivificante del suo artefice. Il nemico del collezionista è il conservatore del museo.” Bruce Chatwin, Utz.
Collezione e morte
Spesso la collezione inizia in corrispondenza di un grave lutto. (Utz inizia la propria collezione di porcellane di Meissen dopo la morte del padre. Il duca di Berry, così come Isabella Steward Gardner, avvia la collezione dopo la morte del figlio. Freud, dopo la morte dell’amico Fliess, inizia una raccolta di copie in gesso di statue fiorentine, paragonandosi a Schliemann: entrambi recuperano un passato che rimane ancora vivo, anche se sepolto nella terra e nella memoria.) Desiderio del collezionista di vincere la caducità delle cose e di se stesso. Si collezionano oggetti per sottrarli alla vita che fugge, per sfidare la morte e trattenere il tempo. Baudrillard: “L’uomo che colleziona è morto, ma egli si sopravvive letteralmente in una collezione che già da questa vita lo ripete indefinitamente al di là della morte.”
Krysztof Pomian
Collezionisti, amatori, curiosi. Definisce la collezione “un insieme di oggetti naturali o artificiali, mantenuti temporaneamente o definitivamente fuori del circuito di attività economiche, soggetti a una protezione speciale, in un luogo chiuso sistemato a tale scopo ed esposti allo sguardo.”
Questo meccanismo produce un paradosso: gli oggetti collezionati hanno un valore di scambio senza avere un valore d’uso.
I semiofori
L’oggetto collezionato, rifiutando il nesso con la vita, si pone a distanza, si separa dall’osservatore e dalla sua esperienza. L’appartenenza degli oggetti a uno spazio separato è quanto costituisce il loro valore. E il loro valore nasce dal fatto che questi oggetti divengono semiofori, ossia segnalano una serie di significati altri.
Da una parte ci sono gli oggetti utili che si consumano. Massimizzazione dell’utilità. Dall’altra ci sono i semiofori, cioè oggetti che non hanno utilità ma che sono dotati di un significato e rappresentano l’invisibile. Massimizzazione del significato. A seconda delle diverse epoche determinate categorie di oggetti assurgono al ruolo di semiofori. E questa è la storia che seguiremo.
Alle origini del museo
Il meccanismo del collezionare: Togliere gli oggetti dalla loro vita quotidiana, annullandone il valore d’uso. Tenerli fuori dal circuito delle attività economiche.
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