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Perché siamo ossessionati dagli strumenti del comunicare?

È avvenuta un'intensificazione del ritmo dell'innovazione tecnologica e mediatica (si parla di terabyte, si è sviluppata la microelettronica).

La responsabilità crescente dei media

I media hanno responsabilità sempre più crescenti in veste di protagonisti della storia contemporanea. A partire dall'affermazione della TV, i media erano stati riconosciuti come fattore di trasformazione radicale, per la vita domestica, per i ritmi dell'esistenza, per i processi psichici. La dinamica dei media si presenta con i tratti dell'impetuosità, e molti le attribuiscono il potere di produrre esperienze nuove per l'umanità.

Nel campo della comunicazione siamo legati al secolo passato, antropologicamente condizionati in quanto la comunicazione nasce grazie allo sviluppo tecnologico e culturale del Novecento. L'eredità che il '900 ci ha lasciato si pone sotto il segno della ridondanza e dell'eccesso, della banalizzazione e della fungibilità, ovvero della piena sostituibilità tra i media.

Questo secolo si presenta con caratteristiche contraddittorie: da un lato, le successive ondate di rinnovamento hanno coinvolto l'intero sistema; dall'altro, il secolo è stato attraversato da diverse costanti (la più impressionante è la continuità della crescita della comunicazione nella diffusione dei media e nella loro moltiplicazione).

Il peso dei media

Nel corso del '900, le innovazioni tecnologiche, l'espansione dell'economia capitalistica, le crescenti interdipendenze tra le diverse zone del pianeta hanno portato a un potenziamento dei media. Si tratta di una crescita prima di tutto quantitativa, in quanto si sono moltiplicati in maniera esponenziale il numero di strumenti disponibili per l'ascolto di musica: nel primo quindicennio del '900 il grammofono, il fonografo e i primi registratori magnetici a filo. Dopo la 1a GM si aggiunsero la radio ed il registratore a nastro; dopo la 2a GM apparvero grammofoni e dischi di diverso standard, giradischi, il registratore a nastro, e negli anni '60 si diffusero la stereofonia, la musicassetta che diede vita al walkman, e nacque anche qualche mangiadischi. Negli anni '80 si impose il giradischi, e la cassetta si banalizzò con la diffusione degli apparecchi riproduttori a doppia piastra, e poi sono arrivati il Dat, il Minidisc, il lettore cd portatile, il masterizzatore, ed infine vari tipi di lettore mp3.

Il Novecento è stato un secolo non solo di sviluppo tecnologico ma anche di moltiplicazione delle possibilità, fino alla ridondanza. Ancora più impressionante è la crescita della diffusione dei media stessi e del loro pubblico, quindi dell'accessibilità complessiva dell'informazione. Ad esempio, la vendita di apparecchi radio negli USA iniziò dopo la 1a GM e crebbe fino al 1945 fino a raggiungere il 60% delle abitazioni. Poi, mentre lo sviluppo della TV sembrava rendere obsoleta la radio, nacquero nuovi apparecchi, portatili e da automobile, che si sarebbero progressivamente miniaturizzati. Nel 2000 si contavano negli USA più di due apparecchi radio per abitante. La crescita di apparecchi ha determinato la crescita del pubblico, che ora ha dimensioni inimmaginabili all'inizio del secolo.

Di grande rilevanza nella crescita dei media è la sua relativa indipendenza dai contesti politici. Le innovazioni della comunicazione nei periodi di guerra sono continuate anche nella fase di relativa pace che inizia negli anni '50. Le innovazioni belliche hanno avuto ricadute pacifiche durature, mentre le tecnologie di pace sono state riadattate a scopi bellici. Nuovi strumenti hanno trovato terreno fertile sia nei regimi totalitari sia nelle democrazie ad alto grado di partecipazione popolare createsi dopo il 1945. Ad esempio, la televisione travalica i confini tra totalitarismo e democrazia, come quelli di sviluppo e sottosviluppo; lo stesso sta facendo internet, nonostante i freni che alcuni governi, quale quello cinese, cercano di frapporre alla sua diffusione.

È stata imponente anche la crescita dei soggetti emittenti: oggi milioni di persone possono pubblicare propri interventi o servirsi di organi personali di comunicazione, a differenza dell'inizio del '900 dove le forme di comunicazione erano basate sulla scrittura, la quasi totalità della comunicazione era veicolata dalla stampa, la quale, a sua volta, era sotto il controllo di pochi.

Nel '900 l'istruzione obbligatoria ha offerto la possibilità di leggere il giornale e scrivere le proprie lettere, il telefono e il cellulare hanno consentito il contatto simultaneo a distanza, la radio ha consentito l'ulteriore moltiplicarsi delle voci e, infine, internet ha fatto il resto.

Il processo di crescita ha assunto poi, nell'ultimo terzo del ventesimo secolo, una cadenza inquietante: nel 1965 G. Moore enunciò la sua legge sullo sviluppo della potenza di calcolo dei microprocessori (l'informatico sosteneva che essa sarebbe raddoppiato ogni due anni); da allora la capacità di memoria, di elaborazione e di trasmissione dei computer è cresciuta in termini esponenziali.

La più diffusa tra le spiegazioni dello sviluppo dei media nel '900 è quella che vede il motore della crescita nella tecnologia in quanto tale. Sarebbero state le continue novità sfornate da inventori quali Edison, Marconi, Jobs o grandi imprese come la Philips, IBM a imporre man mano alla società modi nuovi di comunicare. In risposta a questa interpretazione si è diffusa una posizione che vede la tecnologia come socialmente condizionata: non vede la tecnologia come soggetto determinante, ma piuttosto è la società che lo orienta secondo le proprie esigenze.

L'errore che accomuna queste due posizioni sta nel non vedere che sia l'innovazione sia l'invenzione sono parte di processi storici complessi: lo sviluppo delle tecnologie è stato un processo tecnico e sociale, mentre lo sviluppo degli usi sociali è stato un processo socio-culturale e tecnologico.

Un altro tipo d'interpretazione vede nel ventesimo secolo il culmine, e insieme il principio della fine della modernità: questa però, se usata come categoria di tipo classificatorio ha una sua utilità, in quanto permette di sintetizzare e connettere alcuni tratti comuni di determinate fasi storiche, ma non indica quali siano i processi a cui si deve l'avvento di tali fenomeni.

Un'altra teoria, la teoria critica della scuola di Francoforte, ricondusse i mezzi di massa all'apparato di dominio politico-economico: dominio finalizzato a manipolare le menti a fini commerciali, ma anche per far cadere nell'individuo le difese verso le ideologie totalitarie; così anche la scuola di Birmingham riconduce la crescita dei media alle esigenze di egemonia dei ceti dominanti.

Secondo queste interpretazioni, lo sviluppo di comunicazione di massa è integrante del processo di perpetuazione del potere politico ed economico esistente. Esistono quattro diversi modi in cui il controllo sul sistema dei mezzi di comunicazione può favorire l'azione di governo e condizionarla:

  • Propaganda (aspetto sociopolitico): l'uso dei media per ottenere una diretta influenza sui comportamenti politici della cittadinanza. In questa accezione i media si presentano soprattutto come strumenti di propaganda capaci grazie all'uso di un linguaggio suggestivo di agire sul modo di pensare della popolazione. Anche quando un'influenza è generalmente riconosciuta, come nel caso di Goebbels nella Germania nazista, risulta difficile interpretare i meccanismi concreti del suo operare. D'altra parte, il rapido distacco del popolo tedesco dai valori a cui aveva aderito fanaticamente dovrebbe insegnare qualcosa sulla reale profondità di penetrazione del messaggio propagandistico.
  • Capitale simbolico (aspetto simbolico): è la funzione che il controllo dei maggiori media ha nel segnalare le posizioni che i diversi soggetti occupano nella mappa dei poteri. Si possono fare alcuni esempi sul caso italiano: la forte presenza nell'editoria giornalistica di soggetti imprenditoriali che hanno i loro maggiori interessi altrove e che gestiscono i quotidiani più spesso in perdita che in utile; la tendenza nei media controllati dal settore pubblico a spartirsi gli spazi e i posti, nota con il termine di lottizzazione. Questi esempi mostrano come si voglia mostrare al pubblico, ma soprattutto agli altri poteri politici ed economici, la posizione occupata dai diversi soggetti nella mappa del potere. I mezzi si presentano come un capitale simbolico, e ciascun potere più che di promuoverli sembra cercare di assicurarsene il controllo.
  • Distribuzione di redditi e posti (aspetto economico): già dal 1800 singoli, famiglie ed intere comunità hanno affidato le proprie speranze di mobilità sociale proprio alle industrie della comunicazione. Nel corso del Novecento gli eserciti di potenziali lavoratori della comunicazione si sono moltiplicati come la domanda di posti nel cinema, radio, televisione, editoria, man mano che il livello di istruzione media cresceva. Alla fine del secolo alle industrie della comunicazione si rivolgono intere comunità per trovare nell'“economia della conoscenza” quei redditi e quelle speranze che in passato erano legate al mondo delle fabbriche. Il potere dei media è anche possibilità di offrire impiego e di creare forme di dipendenza clientelare, ed è interessato alla crescita del settore della comunicazione in quanto tale, perché dal suo sviluppo trae il suo concreto capitale.
  • Un potere in sé: i media esistenti in un certo paese in una determinata fase storica contribuiscono a definire la collettività, a fissarne i confini in termini anche geografici, a rappresentare la rete dei rapporti sociali.

Tutti e quattro i livelli di intreccio tra i media e i diversi poteri che agiscono nelle società moderne evidenziano una dialettica complessa, non riconducibile ad un'azione lineare o univoca.

La comunicazione non basta mai

Come possiamo motivare la crescita rapida della comunicazione prima ancora che qualcuno ne sentisse il bisogno?

La crescita dei media, sebbene univoca nei risultati, è il frutto della convergenza tra le diverse linee di sviluppo, della tecnologia e dell'economia, delle relazioni internazionali e delle relazioni interpersonali; questa crescita ha carattere incessante e cumulativo; diverse tendenze contemporanee favoriscono sia la nascita di nuovi canali di comunicazione sia un'ulteriore domanda di media, un processo di crescita che tende a riprodurre se stesso moltiplicandosi man mano presentando le caratteristiche di uno sviluppo a spirale, che muove da più parti del corpo sociale.

  • Una delle tesi più suggestive sullo sviluppo della società delle informazioni è stata elaborata da J. Beninger: a partire dalla metà del 1800 il bisogno di strumenti di comunicazione potenti ed affidabili è venuto crescendo in proporzione con la complessità delle attività produttive, e l'esigenza di media efficienti è avanzata man mano che i vari comparti della vita associata diventavano dipendenti l'uno dall'altro. La società moderna si affida sempre più ad organizzazioni di tipo sistemico, e questo rende indispensabile la presenza di strumenti che connettano rapidamente i diversi punti dei sistemi. Man mano che crescono le possibilità di interconnessione, i sistemi si allargano e si diversificano, e le diverse filiere che li compongono si allungano. Ad esempio, lo sviluppo della ferrovia ha avuto come presupposto lo sviluppo del telegrafo, e quello connesso dei sistemi orari unificati nazionali e poi globali; al tempo stesso ha stimolato l'efficienza e la capillarità della comunicazione telegrafica.
  • Lo sviluppo di grandi apparati produttivi e burocratici ha dovuto fare affidamento su apparati tecnici di crescente articolazione ed affidabilità, e la disponibilità di tali apparati ha favorito la formazione di sistemi vasti e simultanei. Le tecniche di comunicazione sono strumento difensivo e adattivo di società che diventano man mano più simili ad organismi viventi. Questa tesi mostra che siamo dinanzi ad un processo di sviluppo di lunga durata ed evidenzia la relazione esistente tra lo sviluppo della comunicazione e lo sviluppo delle reti (dalla 2a Riv. industriale in poi tutto il pianeta è caratterizzato dalla presenza di grandi sistemi tecnici destinati alla distribuzione di energia, al trasporto, al trasferimento di messaggi, ecc. Reti che si sono imposte prima come strumenti, poi come aiuto alla vita quotidiana ed infine come supporti indispensabili, ed hanno continuamente stimolato la ricerca e l'innovazione nel campo dei media).
  • Lo sviluppo di tali mezzi ha favorito non solo la crescita delle singole reti ma l'estensione di modelli sistemici ai diversi aspetti della vita sociale, fino a quando la rete intelligente si è presentata come la sola forma razionale di organizzazione.
  • Accanto ai grandi sistemi tecnici altri processi hanno attraversato il secolo: l'imporsi del mercato come forma organizzativa dell'intera vita sociale, il quale tra tutte le istituzioni economiche è quello che più dipende dalla circolazione continua di informazioni, ma che allo stesso modo le alimenta. La comparsa simultanea in Europa nel '700 dell'economia di mercato è stata accolta come non casuale: la storia dei due secoli successivi conferma che l'economia di mercato richiede e favorisce lo sviluppo di mezzi rapidi e affidabili, che a loro volta hanno determinato l'affermarsi del mercato in tutti i campi dell'esistenza.
  • Nel Novecento c'è stata una svolta nei modelli dominanti di comunicazione, negli anni successivi alla crisi del '29, anni segnati dalla contrazione dei mercati tradizionali e dalla promozione di un nuovo modello di consumi allargati e massificati. Questi sono gli anni del broadcasting radiofonico e della sperimentazione della TV, del rotocalco e del cinema a colori e sonoro che avrebbero fatto da traino al trionfo dell'economia di mercato nel modello statunitense.
  • Questo modello di consumi sarebbe caduto con la crisi degli anni '70, quando l'economia sembra aver affiancato e sostituito l'energia come fluido portante della vita economica dell'Occidente, e la disponibilità di tecnologie poco costose ed efficienti sembra aver sostituito le materie prime a buon mercato. Da questo momento gli sforzi nel trasferimento delle merci si sono concentrati non sulla velocità ma sul coordinamento, secondo un sistema basato sulla circolazione delle informazioni.
  • Questo cambio di paradigma ha portato ad un'economia nella quale il settore economico che produce e mette in circolo le comunicazioni assume una funzione trainante anche rispetto all'industria che aveva fino ad ora tradizionalmente dominato. In questa fase il mercato si è imposto come sola istituzione di riferimento, paradigma a cui tendono a conformarsi anche lo Stato e altri enti pubblici. Il mercato si è affermato by default, cioè riempiendo il vuoto creato in Occidente da altre istituzioni. In concomitanza all'affermarsi del mercato l'informazione si è imposta come il settore in più ampio sviluppo.
  • L'economia di mercato è sostenuta sia dall'efficienza delle reti di comunicazione, sia dalla progressiva diminuzione del costo della comunicazione, divenendo quest'ultima il motore stesso dell'economia. La dinamica ciclica dell'economia e lo sviluppo delle comunicazioni sono divenuti ancora più interdipendenti nel corso del '900. Inizialmente i cicli dell'economia hanno smosso quelli del sistema dei media, per poi coincidere in tutto e per tutto. L'intera storia economica del secolo può essere letta sotto il segno dell'economia dell'informazione.
  • Un ulteriore aspetto che riguarda i media è il sincronismo tra la crescita delle tecnologie del comunicare e di quelle dell'uccidere: i modi di fare la guerra propri del '900 sono connessi ai suoi modi di comunicare, e le guerre hanno fatto svariate volte da incentivo alle tecnologie della comunicazione. McLuhan, in Strumenti per comunicare, definisce le armi come un tipo particolare di media, in quanto strumenti di relazione oltre che di distruzione, e sottolinea che ogni guerra tende ad essere combattuta con le tecnologie più moderne a disposizione. Comunicazione e guerra sono per lui l'una la continuazione dell'altra, secondo un processo a spirale: da un lato, forme di intermediazione pacifica hanno legittimato quello di strumenti distruttivi, dall'altro le esigenze di controllare armi sempre più potenti, e di prevenirne l'uso al nemico hanno richiesto strumenti più efficienti.
  • Il terrorismo, protagonista della guerra attuale, usa come arma la messa in scena della guerra: la comunicazione di un'enorme potenzialità distruttiva per mezzo della creazione di eventi, dalla forte portata emotiva e simbolica. Le guerre degli ultimi decenni sono state caratterizzate da tre-quattro contendenti, ciascuno dei quali ha fatto ricorso a forme di terrorismo in fasi decisive, al fine di evitare forme di pacificazione che avrebbero determinato la sua emarginazione.
  • Hannah Arendt sosteneva che il conflitto armato porta con sé un doppio rischio: da un lato, la tendenza a dimenticare la ragione concreta per cui si è iniziato il conflitto, per fare della violenza stessa la soddisfazione emotiva, il desiderio di primeggiare; dall'altro, la tendenza alla sostituzione dei mezzi ai fini, cioè vedere la potenza degli armamenti come fine in sé. Nel corso del XX secolo l'irrazionalità nella violenza armata si è intrecciata con la pretesa di applicare alla guerra la ragione strumentale propria dell'industria, dando vita a conflitti nei quali le potenzialità distruttive illimitate vengono usate senza vincoli, e i mezzi di comunicazione diventano...
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media: Storia e teoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ortoleva Peppino.
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