La linguistica
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. Tutti i linguaggi sono sistemi di comunicazione, servono cioè a trasmettere informazioni da un individuo, che possiamo chiamare emittente, ad un altro, il ricevente (o destinatario). Tutti i linguaggi sono identici nella loro funzione ma non nella loro struttura. Il linguaggio naturale, o umano, ha una struttura molto specifica e quindi diversa da altri linguaggi animali o dei computer ecc. Solo la specie umana è capace di acquisire il linguaggio umano, e neppure le scimmie antropoidi (gorilla e scimpanzé) sono in grado di farlo.
Lo studio scientifico
Lo studio scientifico è la metodologia tipica di ogni scienza: 1) la formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari; 2) la formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile. Ovvero 1) la scienza si trova di fronte a tanti fenomeni diversi; il punto 2) definisce la caratteristica propria che il discorso scientifico deve avere: essere formulato in termini definiti in modo esplicito e fondarsi su esperimenti ripetibili. Il compito della linguistica è formulare ipotesi generali sulla struttura del linguaggio.
La linguistica è una scienza descrittiva e non normativa: il suo scopo è di spiegare ciò che effettivamente si dice (ricondurre a leggi generali). L'indicazione delle forme buone e da evitare è il compito della grammatica normativa. La linguistica ha un fine conoscitivo, vuole spiegare il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi di tale comportamento.
Caratteristiche proprie del linguaggio umano
Il linguaggio umano è discreto e tutti gli altri sono continui. Discreto vuol dire che i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l'esistenza di limiti ben definiti. Ad esempio, i suoni (p) e (b) oppure (t) e (d), per quanto simili, si differenziano (i primi due sono articolati con le labbra, gli altri due tramite il contatto della lingua con i denti superiori). Nei sistemi continui invece è sempre possibile specializzare sempre più il segnale: la danza delle api (modifiche sottili nel ritmo e durata ecc).
Un'altra differenza è che in generale i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole di ogni lingua umana non costituiscono un insieme finito, perché si creano continuamente parole nuove. A queste creazione continua contribuisce il meccanismo della ricorsività: esso permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un'altra frase, poi in quest'ultima un'altra frase ancora e così via. [frase semplice > frase complessa (formata da frase principale e frase dipendente)] → usando verbi come dire, sostenere, credere, affermare, ritenere, pensare ecc. → il processo potrebbe continuare all'infinito: non c'è un limite, in linea di principio, alla lunghezza delle frasi di una qualunque lingua naturale, ma le nostre limitazioni di spazio, tempo e di memoria non ci permettono di costruire effettivamente una frase di lunghezza infinita.
C'è quindi un contrasto tra la capacità potenziale di produrre frasi di lunghezza infinita e la realizzabilità effettiva di tali frasi. La ricorsività è presente solo nel linguaggio umano e i risultati di esperimenti fatti su scimpanzé e gorilla confermano questa affermazione. Gli ostacoli più grandi sono: la differenza tra la nostra anatomia e quella delle scimmie, il nostro apparato fonatorio è molto diverso dal loro (era la ragione del fallimento del primo esperimento in assoluto, anni 1950).
A partire dagli anni sessanta si studiarono altre forme di comunicazione che realizzassero le parole e le frasi senza usarne i suoni: il linguaggio gestuale dei sordomuti americani (American Sign Language, ASL), mentre altri fecero uso di un insieme di oggetti di plastica, ognuno con un dato concetto e da disporre in un ordine determinato. I primi risultati provocarono grandi entusiasmi ma le scimmie istruite a parlare un linguaggio umano non rivelavano mai la capacità di produrre frasi complesse, ovvero non possedevano la ricorsività. Inoltre le scimmie esaminate cominciavano a parlare solo dopo che erano esplicitamente stimolate a farlo e non come i bambini che imparano spontaneamente a parlare.
Quindi il linguaggio umano è un sistema altamente specifico, e gli scienziati riuscivano a intendersi con le scimmie solo perché tra loro si era creato un sistema di comunicazione di due diverse specie (come con gli animali domestici).
* → indica che la combinazione di parole è agrammaticale (mal formata) per il parlante nativo di una lingua. Il senso intuitivo di grammaticalità è una caratteristica essenziale della competenza del parlante nativo di una determinata lingua. Nelle lingue naturali, le frasi non sono organizzate come una semplice successione di parole, in cui la forma di una parola è determinata dalla forma di quella precedente, o comunque più vicina: al contrario, in molti casi la forma delle parole è determinata da quella di altre parole molto “distanti” (dipendenti dalla struttura).
Se volessimo costruire un linguaggio artificiale, lo vorremmo più semplice: come per esempio quello informatico che è indipendente dalla struttura, cioè in esso il valore di ogni elemento è normalmente determinato solo da quelli degli elementi precedenti.
Il linguaggio e le lingue
Il linguaggio è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di discretezza e di ricorsività, che lo distinguono da altri sistemi. La lingua è la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità.
Un filosofo medievale, Ruggero Bacone (1214-1292), scrisse che la grammatica è unica ed identica nella sostanza, anche se varia accidentalmente: le lingue sono differenti, ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacità umana specifica, quindi hanno molti elementi in comune, visto che sono realizzazioni diverse dell'unico linguaggio. La sua posizione fu abbandonata completamente nell'Ottocento. Dal Novecento i linguisti ritenevano che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo. Nella seconda metà invece si è tornati di nuovo ad una concezione del rapporto tra unicità del linguaggio e diversità delle lingue simile a quella di R. Bacone: esistono dunque gli universali linguistici, come la ricorsività e la dipendenza dalla struttura.
Una caratteristica che distingue le varie lingue è l'ordine delle parole, l'ordine degli elementi principali della frase: in italiano è SVO, in arabo e altre lingue semitiche è VSO e in turco e giapponese è SOV.
La riflessione sul linguaggio nasce a partire dai filosofi greci come Platone e Aristotele e gli stoici. La linguistica come scienza nasce soltanto a partire dall'inizio del 1800. la concezione del linguaggio come capacità specifica è alla base della teoria linguistica di Noam Chomsky nota come grammatica generativa.
Capitolo 2
Le lingue storico-naturali sono sistemi articolati su più livelli: quello dei suoni (fonologia), delle parole (morfologia), delle frasi (sintassi) e dei significati (semantica). I parlanti nativi di una determinata lingua hanno competenza di ognuna di questi livelli. Ognuno di questi livelli ha un carattere “sistematico” nel senso che le unità di ogni livello sono interdipendenti.
Le lingue del mondo si possono studiare sia sincronicamente (senza fare ricorso alla variabile tempo) sia diacronicamente (considerandone cioè il mutamento nel corso del tempo). Una lingua è un oggetto naturale perché normalmente non possiamo dimenticarci come si fa a parlare o a capire quel che viene detto, come per esempio quando apprendiamo a guidare una bicicletta.
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